A - I n f o s
a multi-lingual news service by, for, and about anarchists **

News in all languages
Last 40 posts (Homepage) Last two weeks' posts

The last 100 posts, according to language
Castellano_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkçe_ The.Supplement
First few lines of all posts of last 24 hours || of past 30 days | of 2002 | of 2003 | of 2004 | of 2005 | of 2006

Syndication Of A-Infos - including RDF | How to Syndicate A-Infos
Subscribe to the a-infos newsgroups
{Info on A-Infos}

(it) USA/Canada: Documento di strategia della NEFAC - "I Comunisti Anarchici ed i sindacati nel Nord America"

Date Mon, 16 Jan 2006 19:52:36 +0100 (CET)


Introduzione:
In quanto comunisti anarchici puntiamo ad una radicale riorganizzazione
del lavoro. Noi vogliamo luoghi di lavoro che siano gestiti direttamente
dai consigli federati dei lavoratori e dai consigli territoriali. Noi
vogliamo che i supremi organi decisionali siano le assemblee dei
lavoratori nei luoghi di lavoro e nel territorio in cui vivono. Noi
vogliamo abolire il sistema salariale, mettere fine alla alienazione ed
alla divisione del lavoro, e vivere in una nuova società fondata sul
comunismo libertario. Per raggiungere questo fine, è necessario ingaggiare
una lotta contro i padroni; una lotta tra la classe lavoratrice e la
classe datoriale, una lotta di classe rivoluzionaria che avrà fine solo
quando lo stesso sistema di classe verrà distrutto e quando ciascuno avrà
il controllo ed il beneficio della ricchezza che tutti noi, in quanto
lavoratori, produrremo.

Noi riteniamo che la lotta per la società comunista libertaria debba
coinvolgere l'intera classe lavoratrice e vediamo i luoghi di lavoro ed i
sindacati dei lavoratori come un riferimento essenziale di lotta e di
mobilitazione. I sindacati rappresentano le più grandi realtà organizzate
della classe lavoratrice. Per questa ragione riteniamo che sia essenziale
la presenza degli anarchici all'interno dei sindacati. Gli anarchici
devono stare dentro le lotte sindacali, sia perché siamo noi pure
lavoratori, sia perché siamo dei rivoluzionari. Mentre lottiamo contro i
padroni insieme ai nostri compagni di lavoro, noi lottiamo per
l'avanzamento del nostro progetto sociale.

Noi comunisti anarchici dobbiamo organizzarci all'interno dei sindacati,
portandovi la nostra prassi caratteristica. Diventiamo così protagonisti
delle lotte, sia come portatori di un progetto sociale rivoluzionario, sia
come compagni di lotta degli altri lavoratori nella lotta collettiva
contro lo sfruttamento. Noi scegliamo la partecipazione contro
l'autoritarismo e scegliamo la solidarietà contro l'isolamento. E' tramite
questo processo di lotta collettiva che la classe lavoratrice può
radicalizzarsi e diventare più sensibile alle idee dell'anarchismo. Per
vincere questa battaglia delle idee, noi promuoviamo l'azione diretta, il
mutuo appoggio e la democrazia diretta all'interno dei nostri sindacati ma
ancor più all'interno del movimento dei lavoratori nella sua interezza.
Questo è in breve ciò che intendiamo per prassi rivoluzionaria anarchica.


La lotta di classe

In ogni periodo della storia umana - dall'età antica al feudalesimo
all'attuale sistema capitalistico - vi è sempre stata una divisione tra
coloro che producono beni e servizi ed una piccola minoranza che ne trae
profitto. Questa divisione ha portato allo sviluppo di interessi
inconciliabili tra le due maggiori classi sociali ed economiche, con il
perpetuarsi di una continua lotta fra le due classi.

La lotta di classe non è affatto confinata all'interno dei luoghi i
lavoro. Il conflitto di classe si mostra quotidianamente nel territorio
nelle lotte per il diritto alla casa, per lo stato sociale, per il diritto
ad un'istruzione di qualità, contro le carceri e la violenza della
polizia, nel campo della cultura popolare ed in particolare contro il
razzismo, il sessismo ed altre forme di oppressione che stratificano e
dividono all'interno la classe lavoratrice. La lotta di classe non è
dunque semplicemente lotta per un salario migliore e per migliori
condizioni di lavoro, ma è anche lotta quotidiana per dare una direzione
alla società.

Tuttavia, come comunisti anarchici, noi abbiamo un particolare interesse
strategico verso le lotte nei luoghi di lavoro, poiché è lì che c'è la
possibilità di sfidare direttamente gli interessi materiali del
capitalismo. Il capitalismo è soprattutto un sistema di relazioni sociali,
ma è anche un sistema economico con reali punti di debolezza a livello di
produzione, distribuzione e comunicazione. La nostra più grande forza in
quanto lavoratori organizzati è rifiutare collettivamente lo sfruttamento
del nostro lavoro. Una classe operaia organizzata è una forza che ha le
potenzialità per abbattere questo sistema e ricostruire la società sulla
base dei nostri interessi.

I lavoratori che producono ricchezza nel sistema capitalistico si trovano
in una condizione molto diversa da quella delle classi oppresse delle
epoche precedenti. Prima di tutto, noi abbiamo oggi la capacità produttiva
per creare ricchezza sufficiente a provvedere alle necessità basilari
(cibo, casa, vestiario, istruzione, sanità) di tutti ed ulteriore
ricchezza da utilizzare per la scienza, la cultura, le comodità e così
via.

In secondo luogo, ed ancora più importante, il fatto che nella vita di
ogni giorno da lavoratori ci prepariamo a poter eventualmente autogestire
la società.


Burocrazia sindacale e riformismo

Sebbene siamo consapevoli del fatto che esistono alcune eccezioni, va
detto che la realtà del movimento sindacale nordamericano oggi è fatta di
compromessi e di collaborazione con lo sfruttamento capitalistico. I
sindacati oggi svolgono un ruolo di mediazione tra la classe lavoratrice
ed i padroni, e spesso agiscono come comitati di affari che negoziano la
vendita della forza lavoro dei loro iscritti alla parte datoriale (ed in
cambio offrono ai loro iscritti benefici materiali quali la sicurezza del
posto di lavoro, l'assistenza sanitaria, miglioramenti salariali). Essi
cercano di mitigare le forme di sfruttamento capitalistico, invece di
mettere fine allo sfruttamento in sé.

Se il movimento operaio nel corso degli anni ha fallito nel porsi come
crescente e fondamentale sfida al potere capitalistico, le organizzazioni
sindacali invece si sono date una struttura sempre più verticistica e si
sono integrate nel sistema. I dirigenti che guidano questi sindacati non
fanno altro che contenere le spinte di lotta dei lavoratori all'interno di
un quadro di compatibilità con le relazioni che essi hanno intessuto con i
datori di lavoro e con la classe politica.

Sebbene vi siano delle differenze tra i vari sindacati (alcuni sono più
democratici e più conflittuali di altri), resta il fatto che la stragrande
maggioranza è controllata da funzionari retribuiti, i quali controllano la
contrattazione con la controparte, si occupano delle vertenze e tendono ad
avere un rapporto con la base limitato alla fornitura di servizi, senza
mai verificare con essa il loro mandato. Questa strozzatura burocratica,
insieme ad anni di legislazione per la regolamentazione del lavoro, hanno
trasformato i sindacati in ostacoli reali allo svilupparsi di una seria
forza di classe in Nord America, perdendo quindi quel ruolo storico di
supporto alla lotta di classe che avrebbero dovuto mantenere.

E' importante capire come sia emersa questa burocrazia. Ondate a
ripetizione di attività organizzativa sindacale, dagli scioperi a gatto
selvaggio alle occupazioni, hanno costretto i padroni e lo Stato
capitalista ad una ritirata tattica con la concessione di diritti alle
organizzazioni sindacali. Ma anziché a un evolversi dello scontro di
classe, si è assistito ad un processo di limitate e compatibili
concessioni di garanzie. Con la conseguenza di regolamentare e
settorializzare le lotte sindacali perché si mantenessero al di sotto del
livello di cruciale di rottura. E' così emersa una nuova generazione di
funzionari sindacali incaricati di raffreddare il conflitto di classe.
Questi funzionari dovevano placare la base degli iscritti con la firma di
contratti vantaggiosi dal punto di vista salariale e nel frattempo
garantire la tranquillità della forza lavoro ed un clima favorevole
all'accumulazione capitalistica. Benché fossero tollerate delle
intemperanze sindacali, questi funzionari erano obbligati a far rispettare
i contratti e a tenere buona la base. Questa burocrazia ha poi sviluppato
strutture centralizzate e metodi di controllo coerenti col suo ruolo e le
sue funzioni.

Al di là della burocrazia e delle gerarchie interne, la maggior parte dei
sindacati che sono riconosciuti dallo Stato, non osano muoversi al di
fuori del quadro legislativo esistente e limitano così la loro capacità
effettiva di agire contro il padronato. Il che comporta un sostegno solo
per lotte moderate, e la scarsa propensione a mettersi in gioco persino in
manifestazioni di segno moderato. Quei sindacati locali che vogliono
portare avanti una linea più indipendente e scontrarsi con la controparte,
devono fare i conti con gli ostacoli che gli creano i funzionari
sindacali. Nelle situazioni in cui sindacati locali della AFL-CIO o della
CLC si mostrano troppo militanti, i sindacati nazionali o internazionali
usano il loro potere per imporre una sorta di dittatura chiamata
"trusteeship", dove i delegati eletti sono costretti a dimettersi e i
locali vengono affidati ai delegati nominati dall'apparato burocratico.

Gli attivisti sindacali anarchici devono opporre una resistenza
rivoluzionaria alla burocrazia sindacale, rifiutare il compromesso con i
padroni, e sfidare direttamente chi lavora per rafforzare il compromesso
di classe. E' necessario costruire un movimento di base e di massa che
comprenda il ruolo della burocrazia sindacale ed il suo autoriprodursi e
che possa rompere sia con tale burocrazia che con le sue tattiche e quelle
capitalistiche finalizzate a controllare le lotte operaie.

Dal momento che i sindacati esistenti non sono in grado di abbattere la
classe dei capitalisti (né molto spesso sono capaci di sostenere efficaci
lotte sindacali contro di essa), si rende necessario costruire un
movimento indipendente dalle gerarchie sindacali, fuori e dentro i
sindacati, che abbia come obiettivo la trasformazione della società. Se le
lotte operaie esprimono maggiore conflittualità ed aprono maggiori spazi
di solidarietà, allora l'auto-organizzazione diviene una possibilità
realistica.

Le tendenze indipendenti di base all'interno degli attuali sindacati, i
gruppi di resistenza nei luoghi di lavoro, le reti di solidarietà operaia
(dalle squadre volanti ai centri operai ai gruppi di studenti/lavoratori,
ecc), ed eventualmente assemblee operaie e coordinamenti, ci danno la
percezione dell'esistenza di un movimento capace non solo di vertenzialità
con i padroni, ma anche di sviluppare l'unità e la coscienza di classe
necessari per una lotta che scardini l'ordine sociale capitalistico. Sono
questi i contesti in cui la NEFAC cerca di agire nei luoghi di lavoro.


Le divisioni nel movimento operaio

Abbiamo tutti sotto gli occhi lo stato di esclusione che molti lavoratori
subiscono all'interno del sistema capitalistico per ragioni di
discriminazione (razziale o di genere). Queste forme di divisione
rafforzano le tattiche capitalistiche per isolare e dividere i vari
settori della forza lavoro e al tempo stesso rafforzano le tendenze
reazionarie all'interno della classe operaia.

Non possiamo negare l'esistenza all'interno del mondo del lavoro di
differenze linguistiche, etniche o "razziali" che alimentano comportamenti
razzisti, xenofobi e reazionari tra gli stessi lavoratori. Noi dobbiamo
batterci contro queste divisioni, agendo autonomamente per costruire
alleanze internazionaliste ed antirazziali. Attraverso l'organizzazione di
classe nei luoghi di lavoro, i lavoratori possono sviluppare strategie che
mettano fine alle divisioni razziali ed alla xenofobia sia dentro che
fuori i luoghi di lavoro, dimostrando come il razzismo sia una costruzione
sociale che serve a mantenere il potere della classe dominante, secondo la
massima del divide et impera. Per rendere possibile una lotta di classe
internazionalista ed anti-razzista, dobbiamo vivere e realizzare una
alternativa sociale in grado di creare luoghi di incontro tra diverse
culture in cui ciascuno possa imparare dall'altro.

E' necessario difendere i lavoratori migranti clandestini dall'attacco
dello sfruttamento capitalistico al loro "status legale". E' necessario
sconfiggere le tendenze razziste e xenofobe all'interno della classe
operaia, costruendo solidarietà tra movimenti di base e di massa di
lavoratori migranti con status "legale" ed "illegale". La nostra arma
migliore per sconfiggere le tendenze razziste è quella di organizzarsi per
perseguire obiettivi comuni, di modo che il capitalismo non possa trarre
vantaggio dallo status di lavoratori migranti per peggiorare i livelli
salariali e le condizioni di lavoro per tutti i lavoratori.
Nell'organizzare la difesa dei lavoratori migranti all'interno dei luoghi
di lavoro, smascheriamo le relazioni capitalistiche che usano i confini
geografici per dividere i lavoratori in forza-lavoro legale ed illegale
nel supremo interesse della classe capitalista. Questa attività di
denuncia tende ad indebolire il controllo dello Stato sulle distinzioni
etniche e nazionali.

Dobbiamo prendere atto della oppressione specifica che subiscono le donne
all'interno del sistema capitalistico e patriarcale. Prima della
industrializzazione ed anche dopo, il posto assegnato alla donna è stato
per molto tempo quello di "regina della casa", come sua prima e naturale
vocazione. Quando le donne sono state massicciamente utilizzate
nell'ambito del lavoro, si sono levate proteste da parte dei gruppi
religiosi e persino da parte dei sindacati, col pretesto che il lavoro
delle donne era contrario all'ordine naturale delle cose. Ma da quando lo
sviluppo della società non può fare a meno del lavoro delle donne,
essenziale allo sviluppo del capitalismo ed alla sopravvivenza delle
famiglie operaie, abbiamo visto un proliferare di legislazione che
pretende di stabilire qual è il tipo di lavoro più connaturato alla natura
della donna. Si sono così creati una serie di ghetti occupazionali in cui
la qualifica professionale non aveva alcun riconoscimento se non quella di
essere "naturale" per le donne. Quindi, se il lavoro delle donne non
derivava da un apprendimento diversificato o da speciali attitudini, bensì
da qualità innate, non poteva avere alcuna particolare remunerazione. Ecco
perché il lavoro delle donne era ed ancora è sottopagato e svalorizzato.
La realtà capitalistica del doppio lavoro quotidiano -quello di
riproduzione sociale (cura della casa e dei figli) in aggiunta a quello
sottopagato- costringe le donne ad isolarsi nella sfera domestica privata.
Dobbiamo perciò lottare contro la disuguaglianza sociale ed economica che
colpisce le donne nella società e nei luoghi di lavoro, lottare contro le
discriminazioni salariali ai danni delle donne, contro il basso tasso di
copertura sindacale, come pure contro la precarietà e le pessime
condizioni di lavoro a cui sono costrette le donne. La solidarietà del
movimento operaio deve andare a tutti i lavoratori, che siano riconosciuti
o illegali, salariati o no. Dobbiamo perciò sostenere e difendere
l'organizzazione autonoma delle donne intorno alle loro condizioni
materiali, difendere tutte le conquiste di classe, comprese quelle a
vantaggio delle donne.

Noi non crediamo che basterà abolire semplicemente il capitalismo per
distruggere mentalità e comportamenti di stampo razzista o patriarcale
all'interno della classe operaia. La lotta di classe è una lotta contro
ogni forma di oppressione, per cui il sistema classista sarà abbattuto da
una rivoluzione operaia e di massa inter-razziale e di genere trasversale.
Nell'organizzarci contro queste forme di discriminazione all'interno dei
luoghi di lavoro, emergono le connessioni tra lo sfruttamento
capitalistico e le forme di oppressione sociale, nonché il modo di
convogliare le lotte specifiche in una sola lotta unitaria e di classe per
la liberazione di tutti i lavoratori. Il nostro lavoro di base e di massa
deve puntare ad organizzare delle campagne contro queste divisioni ed a
costruire organismi operai che siano antirazzisti, antisessisti ed a
favore di migranti. Le mobilitazioni e le azioni in difesa di questi
settori di classe emarginati all'interno dei luoghi di lavoro, il sostegno
all'autonomia organizzativa dei gruppi oppressi in ogni area della vita
sociale, il supporto all'auto-organizzazione consapevole nelle lotte, sono
strategie che ci portano a partecipare alla creazione di organismi di
classe, antirazzisti, femministi ed internazionalisti, capaci di
svilupparsi in un più avanzato movimento di lotta di classe.


Autonomia di base e di massa

Se la società è una vasta rete di connessioni di lavoro cooperativo,
allora questa rete di cooperazione può essere il punto di partenza, anche
solo un punto di partenza, per spezzare i vincoli della coercizione,
dell'autoritarismo e dello sfruttamento. E' in questa rete di lavoro
cooperativo, che contempla milioni di azioni quotidiane, che si trovano le
basi reali della vita sociale. Senza questa rete di relazioni, spesso
misconosciute e non retribuite, la società collasserebbe. Noi crediamo che
affinché le lotte operaie possano muoversi verso il comunismo anarchico,
esse debbano prefigurare al loro interno le basi sociali per la
riorganizzazione della produzione all'interno di un'economia comunista
libertaria. Queste basi sociali non possono prescindere da una scelta
cooperativa delle lotte operaie all'interno dei luoghi di lavoro, scelta
che si deve allargare e si deve generalizzare non sono agli altri luoghi
di lavoro ma anche al di fuori di essi, nel territorio e nei luoghi di
vita sociale.

A volte la lotta si formalizza in gruppi di lavoratori che agiscono al di
fuori ed in opposizione non solo alla classe sfruttatrice ma anche contro
la burocrazia sindacale. Queste forme di organizzazione sono state
chiamate in tanti modi: comitati operai, squadre volanti, gruppi di
resistenza, comitati d'azione, ecc. Altre volte si è trattato di forme di
lotta informali, come collettivi di azione spontanei, sit-in di
scioperanti, occupazioni, sabotaggi, abbassamento dei ritmi, scioperi a
gatto selvaggio, che hanno utilizzato reti informali sempre esistite tra i
lavoratori. Ciò che importa non è il nome che essi si danno o il tipo di
organizzazione specifica che assumono, quanto come la lotta di classe
senza mediazioni di queste formazioni operaie inizi la trasformazione
dell'organizzazione della produzione.


Alleanza territorio/lavoro

E' importante costruire legami tra gli organismi di base delle lotte
popolari nel territorio e nei quartieri e le lotte sindacali che si
verificano in quel territorio. E' ciò che noi chiamiamo alleanza
territorio/lavoro. Un'alleanza tra due ambiti che si rafforzano
reciprocamente tramite le lotte in corso nei quartieri come nei luoghi di
lavoro. E' per questo che la NEFAC promuove la pratica dove gli organismi
popolari nel territorio e gli organismi sindacali si sostengano
reciprocamente, sviluppino solidarietà, e mettano fine alla divisione
artificiale che sembra esserci tra lotte sociali e lotte sindacali.


Istituzioni alternative

Il movimento operaio ha storicamente impegnato gran parte delle sue
energie nella costruzione di istituzioni sociali alternative permanenti.
Alle origini del movimento operaio vi era un fiorire di organismi di mutuo
appoggio costituiti dalle organizzazioni dei lavoratori. Molto tempo prima
che il governo monopolizzasse i servizi sociali, le organizzazioni operaie
avevano creato reti di istituzioni cooperative in tutti i settori: scuole,
asili, colonie estive per piccoli ed adulti, case di riposo, centri
sanitari e culturali, servizi assicurativi, istruzione tecnica, edilizia,
casse di credito, ecc. Se da un lato riconosciamo che in passato il
movimento operaio ha ottenuto importanti vittorie tali da costringere il
governo a farsi carico di certi servizi, non dobbiamo tuttavia dimenticare
che noi ci battiamo per servizi sociali autogestiti e controllati
direttamente dai lavoratori stessi.

Se dal canto loro certe istituzioni rischiano di essere (e sono state)
assorbite all'interno del sistema capitalistico (e non costituiscono una
strategia per un cambiamento sociale rivoluzionario), noi prendiamo
posizione a favore di servizi creati e gestiti dai lavoratori che operino,
per quanto meglio possibile in un sistema capitalistico, sulla base dei
bisogni dell'intera classe lavoratrice, con la partecipazione delle
comunità che beneficiano dei servizi. Noi riteniamo che tali istituzioni
ed il loro programma possano aprire spazi di sperimentazione di forme
limitate di autogestione pur vigendo il capitalismo.


Centri operai

Oggi una delle espressioni del bisogno di istituzioni operaie alternative,
come pure di un'alleanza tra territorio e lavoro, è rinvenibile nello
sviluppo dei centri operai. Questi centri operai forniscono logistica e
sostegno per le campagne di solidarietà in difesa dei lavoratori migranti,
dei lavoratori delle piccole aziende, dei lavoratori di aziende in cui non
c'è il sindacato. La NEFAC sostiene la nascita, la crescita e la
partecipazione alla vita di questi centri operai nell'ambito di una
strategia extra-sindacale.


Sindacalismo di base ed organizzazione intercategoriale confederale

Noi sosteniamo il sindacalismo intercategoriale al di sopra delle
categorie e dei settori. Il sindacalismo intercategoriale mette insieme
tutti i lavoratori di un'industria in una sola organizzazione sindacale.
Il tradeunionismo che prevede che ogni realtà, professione o settore venga
rappresentato da diversi sindacati, indebolisce l'identificazione e la
solidarietà di classe. Allo scopo di creare un movimento operaio su basi
di classe, la NEFAC sostiene l'eventuale sviluppo del sindacalismo di
base, che incorpori tutti i lavoratori senza distinzione di specificità,
settore, categoria ed occupazione.


Lo sciopero generale

Una parte centrale del nostro programma riguarda l'indizione dello
sciopero generale. Esso funzione come una sorta di ponte tra le richieste
di riforme e lo scopo ultimo della rivoluzione. Il vecchio sistema di un
sindacato che indice lo sciopero per i suoi iscritti e contro quel padrone
ha dimostrato i suoi limiti. I capitalisti si aiutano a vicenda contro i
sindacati. Le aziende sono cresciute in dimensioni, tramite fusioni ed
acquisizioni, su scala nazionale ed internazionale. Una multinazionale
oggi usa i profitti fatti in un ramo della sua rete di affari per coprire
le eventuali perdite verificatesi in un altro ramo a causa di scioperi. I
padroni hanno il loro "sindacato", che altro non è che lo Stato nazionale.
Grazie allo Stato hanno potuto mettere fuori legge i metodi di sciopero
più efficaci, come i picchetti di massa, l'occupazione delle fabbriche,
gli scioperi di solidarietà tra vari settori industriali. Così i tribunali
possono limitare gli scioperi e certe categorie di lavoratori non possono
scioperare affatto.

Noi pensiamo che la risposta stia nel far crescere la solidarietà tra i
sindacati, così come tra i sindacati ed il territorio. Quanti più
lavoratori possibile dovrebbero essere pronti a scioperare gli uni per gli
altri insieme. Sarebbero molto utili scioperi di distretto simultanei che
coinvolgano una grande quantità di lavoratori, al punto di mettere in
crisi la produzione in tutta l'area. Potrebbe trattarsi di una città o di
una contea o di più paesi o a livello globale. Non sarebbe facile fermare
questo tipo di scioperi generali.

Piuttosto che uscire dalle fabbriche o dagli uffici, i lavoratori
dovrebbero prenderne possesso occupandoli. Questo metterebbe in difficoltà
i capitalisti nei loro tentativi di introdurre crumiri o aggredire gli
scioperanti (che potrebbe causare danni alle loro proprietà). Messi fuori
i padroni dai luoghi di lavoro, i lavoratori potrebbero riorganizzare la
produzione, producendo beni e servizi in base ai bisogni del territorio.

Lo sciopero generale è stato usato molte volte in molti paesi -in America,
in Europa, in Asia, in Africa ed in Australia. Spesso con risultati
limitati. Ma uno sciopero generale pone la possibilità di una rivoluzione
soprattutto se riguarda molte città o un intero paese. Poter avere il
controllo operaio di una città o di una regione, anche solo per poco,
consigli operai che si sostituiscono allo Stato, lavoratori che
controllano le strade invece della polizia, fabbriche che producono quello
che serve alla collettività - questo dà l'idea di una forma diversa di
società. E suggerisce la domanda:"Perché non liberarci del capitalismo e
dello Stato?!"

Ma i lavoratori hanno patito numerose sconfitte contro solo poche
vittorie. E non hanno fiducia nel loro potere. Al di là della retorica
radicale, uno sciopero generale vittorioso dimostrerebbe in pratica che
abbiamo il potere per cambiare la società.


Rivoluzione

Qualsiasi movimento popolare per il potere della classe operaia deve
prepararsi a difendere se stesso. La classe operaia ha già una fonte di
potere che consiste nella sua capacità di abbattere l'economia e
riorganizzarla su basi diverse. Ma ciò non è sufficiente per resistere ad
una situazione di terrore fisico permanente messo in atto dallo Stato. La
classe operaia deve poter resistere con le armi in pugno. Le squadre di
difesa operaia devono mutare il loro compito da quello di difesa dei
picchetti contro i crumiri ed i provocatori a quello di milizie popolari.
La difesa armata deve essere combinata con un appello rivolto ai ranghi
delle forze armate eventualmente inviate contro i lavoratori. Le forze
armate sono composte da figli di lavoratori che possono essere
sensibilizzati. E saranno più disposte a rinunciare allo scontro se
percepiscono che i lavoratori intendono andare fino in fondo verso la
vittoria. Quanto più la classe operaia è seriamente decisa all'autodifesa,
tanto meno ci sarà violenza.

Le rivoluzioni del passato hanno prodotto nuovi governanti. Noi vogliamo
costruire un movimento di lavoratori auto-organizzato ed autogestito, in
cui il popolo armato è democraticamente organizzato, l'economia è di tipo
comunista basata sul principio "da ciascuno secondo le sue capacità, a
ciascuno secondo le sue necessità". Vogliamo abbattere lo Stato,
smantellare il capitalismo e tutte le istituzioni autoritarie e creare la
libertà duratura del comunismo libertario.

Vogliamo una rivoluzione sociale irreversibile, in cui gli sfruttati e gli
oppressi prendano il posto dei loro padroni e si autogestiscano. I
lavoratori sostituiranno il capitalismo con una federazione di industrie e
territori autogestiti in cui si produce per i bisogni e non per il
profitto.

Nel sistema capitalistico, i lavoratori sono parte di un meccanismo di
produzione ed accumulazione permanente di plusvalore che viene rubato al
loro lavoro. Nella società comunista anarchica la produzione può essere
realizzata solo dalla cooperazione produttiva che ha luogo nel territorio
nella sua interezza. Nella società comunista anarchica non vi saranno
luoghi di produzione isolati. La riorganizzazione della produzione
richiede per sua natura l'eliminazione della divisione tra luogo della
produzione e luogo di vita.



Adottato dall'11° Congresso Federale della NEFAC svoltosi a Sherbrooke,
Quebec il 5-6 novembre 2005
http://www.nefac.net

Traduzione a cura di FdCA - Ufficio Relazioni Internazionali

Da: Federazione dei Comunisti Anarchici <fdca@fdca.it>

_______________________________________________
A-infos-it mailing list
A-infos-it@ainfos.ca
http://ainfos.ca/cgi-bin/mailman/listinfo/a-infos-it


A-Infos Information Center