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(it) Roma: Proposta di incontro su autogestione e difesa degli spazi occupati

Date Mon, 16 Jan 2006 19:38:40 +0100 (CET)


AUTOGESTIONE E DIFESA DEGLI SPAZI OCCUPATI
Molteplici sono le ostinate anomalie che, nonostante quel che ci propina
la propaganda di regime, affermano la propria essenza esprimendo
resistenza attiva in questo occidente alla deriva, immerso in un progresso
che dichiara l'inesorabilità della propria avanzata verso la distruzione,
travolgendo le nostre vite e triturando tutto ciò che è di ostacolo
all'imposizione del pensiero unico democratico e capitalista.
Le occupazioni e specificatamente quelle di tendenza
anarchica/antiautoritaria sono state da sempre sinonimo di rottura con lo
stato "democratico", basando la propria esistenza sull'autogestione e la
sperimentazione quotidiana di rapporti umani e politici attraverso il
confronto orizzontale, senza capi né ruoli. La linfa vitale di questo tipo
di esperienze risiede da sempre nel vissuto reale, connesso ad interessi
sviluppati nell'autenticità delle relazioni, non orientati a tornaconti di
tipo economico né all'ipocrisia dei giochi di potere, del politicantato di
genere assistenzialista e garantista.

Diversi anni or sono lo spartiacque della scelta pro/contro la
legalizzazione delle occupazioni, fino ad allora un magma non chiaramente
discernibile, soprattutto se osservato dall'esterno, ha ben evidenziato la
sostanziale alterità di percorso tra i cosiddetti C.S.O.A. e tutte le
diverse
sperimentazioni di orientamento anarchico-libertario-antistituzionale che,
superando la definizione stessa di "centro sociale", ne hanno scelte
altre, inoltrandosi per i sentieri più svariati.

Tra la metà degli anni '80 e l'inizio dei '90 tutta una serie di passaggi
consequenziali ha portato ad una crescente differenziazione e al parallelo
sviluppo di due mondi vicini ma allo stesso tempo incompatibili, come
incompatibili sono le scelte di chi persevera nel rifiuto della delega e
della rappresentanza/rappresentatività istituzionale con quelle di chi,
abbandonata l'originaria attitudine astensionista, dall'esplicita
indicazione di voto passa direttamente e con estrema disinvoltura alla
candidatura personale. Non ci interessa in questo momento fare l'intero
elenco delle distinte modalità e dei distinti contenuti impliciti nei modi
di vivere e concepire le occupazioni, ci preme invece analizzare la
situazione che, specialmente negli ultimi mesi, si è venuta a delineare
nella politica delle istituzioni locali, in special modo di quelle a guida
di centro sinistra. Si può ben vedere come tra le varie emergenze
quotidianamente strombazzate dai servi dell'informazione (una settimana di
sole diventa siccità, una giornata di pioggia diventa alluvione) un posto
di riguardo sia assegnato alla "battaglia per la legalità", un argomento
capace di mettere d'accordo la destra e la sinistra. E in una fase in cui
i vari schieramenti politici si spostano verso il centro per il recupero
del settore sociale più moderato, che sulla paranoica illusione di
sicurezza aspira a stabilizzare la propria esistenza, è necessario
attaccare quelle istanze che ancora scelgono di porsi fuori da qualsiasi
confronto
istituzionale. Questa retorica della legalità, propagandata come finalità
etica, non è altro che uno strumento politico, un vincolo fittizio
astutamente dribblato ogniqualvolta rappresenti un ostacolo agli interessi
dominanti: il carattere del tutto relativo dell'etica legalitaria è stato
nuovamente messo a nudo proprio in questi giorni dallo scandalo bancario
che ha colpito rampanti banchieri e faccendieri legati sia alla destra che
alle coop rosse (di vergogna...).

Legalità e ordine, dunque...

E allora via alla tolleranza zero contro l'immigrazione clandestina, la
"micro-criminalità", il lavoro nero, gli ultrà negli stadi, i suonatori
rom nelle metropolitane, contro chi protesta per fermare la costruzione di
eco-mostri che deturperanno e avveleneranno irrimediabilmente intere aree
del "bel paese italico".

In questi mesi abbiamo dovuto subire una serie di sgomberi che non hanno
colpito soltanto spazi anarchici ma anche realtà come quelle dei
migranti, ai quali leggi volute sia da destra che da sinistra impongono
una situazione di illegalità obbligata. Non possiamo che ricordare gli
sgomberi del MAF a Firenze, del Fenix, dell'Osservatorio, dell'Alcova e
della Rrosalia a Torino, delle baraccopoli dei rumeni a Bologna, delle
occupazioni dei migranti in varie città del Nord Italia e di molti altri
che si consumano quotidianamente nell'oblio generale. E il futuro non si
prospetta più roseo.

Anche qui a Roma il "sindaco più amato d'Italia", il diessino "Water"
Veltroni, ha dichiarato di voler sposare la linea del recupero del
patrimonio pubblico (soldi...) lasciato al "degrado" (eccoci...) per un
ritorno alla legalità (di nuovo la parola profetica...). Il piatto che ci
vorrebbero servire è infine condito dalla presenza dei fascisti che, da
tempo rintanati all'angolino, ora risbucano fuori assaltando posti
occupati e luoghi di ritrovo "di sinistra", mentre allo stesso tempo,
cavalcando le tematiche sociali in maniera demagogico-reazionaria,
occupano case (concesse da illustri protettori politici), gestiscono radio
e insozzano la città con la loro mefitica propaganda (con i soldi dei loro
finanziatori più o meno occulti), inserendosi in tutto e per tutto nei
percorsi tradizionali dell'antagonismo
istituzionalizzato.

Di contro la pratica antifascista appare il più delle volte evanescente,
con un arretramento dei "compagni" anche nei quartieri storicamente
"rossi".

In una tale situazione pensiamo sia necessario riaprire un confronto da
troppo tempo sospeso e tessere una tela tra le situazioni
anarchiche-libertarie-antiautoritarie e antiistituzionali, occupate e non,
destinate a subire con frequenza crescente l'attacco repressivo
dell'autorità, che porta avanti a tappe forzate il proprio piano di
sradicamento e normalizzazione. Per valutare la possibilità di un'azione
comune per la difesa degli spazi stessi e per rilanciare momenti e/o
campagne di lotta sugli argomenti propri della nostra quotidianità
individuale e collettiva, credendo ancora nella capacità delle realtà
autogestite di inserirsi all'interno delle contraddizioni del dominio,
portandole alla luce e contribuendo a farle esplodere.

Perché dietro e dentro questi spazi c'è la vita pulsante di individui
determinati nella volontà di non ridurre la propria esistenza a misero
ruolo in uno spettacolo di mera rappresentazione della realtà.

Prima, ora e ancora contro ogni autoritarismo, per l'autogestione e
l'azione diretta.

Quindi invitiamo a partecipare all'assemblea che si terrà su questi temi a
Torre Maura Occupata, Via delle Averle 10, Roma, Sabato 28 gennaio 2006
alle ore 16.00 durante la tre giorni per i 14 anni di occupazione.


Da: <torremaura@libero.it>

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