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(it) "Kronstadt Uprising": Lo Zapatismo è un movimento libertario?

Date Mon, 16 Jan 2006 19:38:09 +0100 (CET)


Un anarchico italiano residente nel Chiapas cerca di rispondere a questa
domanda. E spiega perché sì...
Come anarchico che vive in Messico e appoggia il movimento zapatista, mi
viene fatta questa domanda molte volte da parte di molti compagni di
luoghi diversi.Voglio così approfittare di questo spazio per rispondere,
consapevole che questa è semplicemente la mia visione e quindi senza
dubbio parziale o discutibile.
Credo che lo zapatismo (o meglio il neozapatismo) abbia tentato, fin dal
suo arrivo sulla scena nel ?94, di evitare qualsiasi etichetta,
sottolineando solamente che gli esseri umani hanno il cuore dalla parte
sinistra. Loro affermano anche che il mondo che vogliono costruire è un
mondo colorito, con molte diversità, un mondo con la giustizia, la libertà
e la democrazia per tutti. Non desiderando etichettare (né essere
etichettati), credo che sia poi importante andare a vedere quali siano le
caratteristiche più importanti di questo movimento. Analizzando le loro
parole (cioè, documenti e comunicati), credo che questi si possano
sintetizzare nei seguenti punti:

* Antimilitarismo: un esercito sì, ma solo di autodifesa, il fine del
quale è la propria estinzione.L?EZLN è un esercito armato poveramente che
viene sostenuto grazie alla collaborazione logistica delle comunità. Non
si tratta di una guerriglia, ma di un esercito, e con questo voglio
sottolineare la partecipazione diretta delle comunità nella guerra, la
quale dà un carattere di massa al conflitto: si partecipa, a diversi
livelli, agli sforzi di una guerra che tutti hanno deciso di fare.Marcos
afferma durante la Convenzione Nazionale Democratica: "Lottate. Lottate
senza tregua. Lottate e sconfiggete il governo. Lottate e sconfiggeteci.
Una sconfitta non sarà mai così dolce come quella dove risulterà che avrà
vinto la transizione pacifica alla democrazia, alla dignità e alla
giustizia"; poi, sottolineando come le armi aspirano ad essere inutili:
"La logica militare è la logica più antidemocratica e antiumana che
esiste. In questo senso, l?EZLN ha una volontà di suicidio... di
scomparire in quanto militare". "Comandare ubbediendo" non sono solo
parole, ma fatti concreti ed in questo senso sembrano esemplificare la
Consulta [consultazione] fatta nel ?95, nella quale fu data a tutta la
popolazione la possibilità di decidere quale sarebbe stato il destino
della loro stessa organizzazione militare.

* Il non-potere: l?EZLN cambia radicalmente la logica delle ultime (ed
attuali) guerriglie latinoamericane: la lotta non è per il potere, il cui
stesso significato molte volte viene attaccato e deriso, ma per ottenere
precisamente la giustizia, la libertà e la democrazia. "Prendere il
potere? No, qualcosa un po? più difficile: un mondo nuovo" scrive Marcos
in una lettera allo scrittore Gaspar Morquecho, un mese dopo l?inizio del
sollevamento. Questo è evidentemente uno dei punti più difficili da
comprendere per tutti quei movimenti che, in un modo o nell?altro, si
rifanno al marxismo e che non sono capaci di concepire una rivoluzione
senza la presa del potere. Molte volte mi è capitato di vedere l?imbarazzo
di molti politici ed intellettuali marxisti o pseudomarxisti, i quali,
nella loro mente chiusa, fatta di slogan imparati a memoria, non sapevano
rispondere su come gli zapatisti possano pensare ad un processo
rivoluzionario senza la presa del potere. La maggior parte di questi erano
capaci di rispondere alla domanda SENZA RISPONDERE (già... si sa che in
questo caso i politici di tutto il mondo sono maestri). Quelli invece che
non avevano imparato così bene l?arte moderna di fare politica arrivarono
al punto di negare quanto è stato tante volte ripetuto dagli zapatisti e,
con un sorriso ironico, affermarono, con la voce bassa "ma no, loro dicono
così solo in modo un po? propagandistico; vedranno che poi...".

Solamente gli anarchici hanno sempre insistito su questo punto; anzi, è
stato proprio sulla presa del potere attraverso la costituzione di partiti
politici per poi stabilire il socialismo che si è prodotto la frattura
incurabile all?interno della Prima Internazionale tra marxisti ed
anarchici. "Se le cause del male continuano ad esistere, anche se gli
indigeni andranno al potere, loro stessi si corromperanno e si venderanno"
afferma Marcos, spiegando che il loro essere rivoluzionari non è nato per
conquistare il potere, ma per la lotta per la DIGNITA? PER TUTTI e che
questo si può ottenere solamente cambiando i valori sociali dominanti ed
attraverso una trasformazione profonda delle relazioni sociali.

"Dignità?" ha risposto il comandante Isaac che cosa volesse dire per loro
questo parola. "Vedete, noi crediamo e sentiamo di avere la capacità di
controllare il nostro destino. Non è necessario che loro ci conducano per
mano. Non ci serve qualcuno che ci opprima o ci manipoli. Come indigeni
desideriamo la nostra autonomia, abbiamo bisogno di questa identità, di
questa dignità. Della dignità per vivere e rispettare". Nella stessa
logica, nel luglio del ?94, attraverso la Seconda Dichiarazione della
Foresta Lacandona, l?EZLN aveva lanciato un appello perché la società
civile "nella quale si trova la nostra sovranità" si organizzasse nella
Convenzione Nazionale Democratica, perché "la rivoluzione non finirà con
una nuova classe o con un nuovo gruppo al potere, ma con uno spazio libero
e democratico di lotta politica".

* Non volendo il potere, automaticamente gli zapatisti si allontanano
dalla logica di essere un futuro partito e prendono le distanze da queste
organizzazioni (e dalle loro logiche elettorali). Si rifiutano di imporre
un proprio modello prestabilito, incentivando invece la partecipazione
attiva di tutti (tradotta in pratica nei concetti dell?autonomia e
dell?autogestione) nella costruzione di un mondo diverso. L?EZLN rifiuta
la strategia maoista di accerchiare le città dalla campagna; la lotta
armata viene concepita come parte di un processo più ampio, al quale
l?EZLN può integrarsi. Da quello che è passato nel gennaio del ?94 fino ad
oggi, risulta chiaro l?interesse da parte dell?EZLN di subordinare la
guerra al ritmo dei movimenti sociali (la cosiddetta "società civile").
Nei fatti sono gli stessi zapatisti a dirci che loro non sono la sola
strada, la sola verità onnipotente. Scrive su di loro Raul Ribecchi:
"L?EZLN riconosce che rappresenta una sola bandiera, ma che può sorgere
una bandiera ancora più grande. Tale bandiera più grande può essere un
movimento nazionale rivoluzionario che unisce le tendenze più diverse, i
pensieri più diversi e le forme di lotta più diverse. Un messaggio diretto
sia ai movimenti sociali che agli individui, ma che esclude i partiti
politici in quanto, come dicono gli zapatisti, sono loro quelli che meno
sanno delle necessità della partecipazione della gente".

* Una lotta frontale contro il modello economico neoliberale e contro il
suo modello culturale.

In un periodo nel quale i maggiori partiti e movimenti di sinistra del
mondo sembrano accettare (alcuni persino li giustificano come positivi) i
diktat della FMI (Fondo Monetario Internazionale) e del BM (Banca
Mondiale), dal Chiapas si è ascoltata per la prima volta una voce piccola
ma ferma e chiara: "Ya basta" seguito da un?altra frase che arriva ai
potenti della terra come blasfemia terribile "Nulla per noi, tutto per
tutti". (entrata in vigore TLC).

* Antirazzismo: le innumerevoli facce con le quali si manifesta: neri,
gialli, indigeni, donne, omosessuali, lesbiche, etc...

* Ecologismo: centrato più sui criteri della cosmologia indigena che non
su quegli occidentali, è sufficiente passare un po? di tempo in qualsiasi
comunità indigena per rendersene conto.


Delegazioni, non governo

Desiderando, invece, analizzare la loro organizzazione concreta, possiamo
vedere che tutte le decisioni più importanti si prendono esclusivamente
dopo avere consultato le comunità. Il contatto con le comunità viene
mantenuto da parte dei membri del CCRI, organo formato esclusivamente
dagli indigeni eletti dalle loro comunità (ed al quale Marcos non può
appartenere, in quanto mestizo - [meticcio]).

Afferma Tacho: "Tutti noi comandanti eravamo eletti democraticamente nelle
assemblee delle comunità o dai responsabili locali che eleggono i
regionali. Le assemblee eleggono i delegati del CCRI perché i compagni
della base devono sapere chi eleggono, e se le persone si comportano male,
la base li toglie. Perché qui non si tratta del lavoro di
un?organizzazione, ma del lavoro di una popolazione".

Un?organizzazione armata, quindi, che rimette tutte le decisioni
importanti alla sua base, che ha anche la possibilità di esercitare un
controllo continuo sulle persone che poi mettono in atto le decisioni
prese.

Sono anche chiare le somiglianze rispetto a quello che scrisse Malatesta:
"Ma se poi voi anarchici avrete molte relazioni sociali, avrete bisogno di
delegare funzioni, di dare incarichi, di nominare rappresentanti?"

"Certo, ma non credete che questo equivale a nominare un governo. Il
governo fa le leggi e le impone, mentre in una società libera le
delegazioni non sono che determinati incarichi, provvisori, per fare certi
lavori, e non danno diritto a nessuna autorità nè a nessun compenso
speciale. E le risoluzioni dei delegati sono sempre soggette
all?approvazione dei mandanti".

Da quello detto finora, mi pare chiaro che il progetto politico zapatista
è un progetto di tipo libertario e che la sua organizzazione interna
tenta, entro i limiti che impone la guerra e quindi il fatto di essere un
esercito, di mantenerne lo spirito. Come anarchici, credo che sia
importante riconoscere queste caratteristiche, così come credo che sia
necessario stare attenti a non idealizzarle e sapere anche riconoscere i
difetti che ha qualsiasi individuo o movimento, e che possono essere
superati solo attraverso una critica costruttiva.

Certo che, per esempio, la situazione della donna nelle comunità,
nonostante La Legge delle Donne applicata nell?EZLN, ancora non è come
quello che i libertari e gli zapatisti si propongono; ma in quale parte
del mondo lo è?

Credo che il fatto di proporre un cambiamento sia già molto importante e,
se nella realtà ancora manca molto, questo vuol dire solamente che c?è
molto lavoro ancora da fare (d?altra parte, anche fra noi anarchici
possiamo vedere che in molte riunioni ci sono modalità che non sono molto
libertarie, e non per questo diciamo che la libertà o l?anarchia siano
sbagliate).

Così, facendo un altro esempio, parole (troppo ripetute) dagli zapatisti,
come bandiera o patria, mi rendono immediatamente un po? irrequieto, a
causa della mia cultura politica.

Certo, qualcuno può dire che il senso è quello della rivendicazione di
essere trattati come messicani (in quanto più messicani di qualsiasi
altro) e di rifiutare l?imposizione della cultura colonizzatrice
occidentale.In tutti modi, credo che su questi punti, come forse su altri,
come anarchici dobbiamo continuare a lottare duramente per portare avanti
sempre di più il nostro messaggio libertario.

Credo che sia importante per gli anarchici messicani e quelli di altri
paesi appoggiare energicamente gli zapatisti, i quali più di chiunque
altro si sono organizzati per sfidare il modello politico, economico,
sociale e culturale esistente. Questo non deve significare perdere la
propria identità come anarchici - questo sarebbe un errore grave e nessuno
l?ha preteso. Non è che gli zapatisti, perché appoggiano energicamente il
movimento universitario e il suo sciopero giusto, non siano più zapatisti;
al contrario, come zapatisti loro dicono, senza imporlo, quello che
pensano. Credo quindi che il modo migliore per gli anarchici di appoggiare
il movimento zapatista sia quello di organizzarsi, ognuno dove e con chi
meglio crede, per creare un impatto con le loro idee libertarie nella
costruzione di una società nuova.

Pietro Vermentini

(traduzione dallo spagnolo di Leslie Ray)
dal sito anarchico Contropotere


Da "Kronstadt Uprising", foglio anarchico e libertario del Gruppo
Kronstadt, Volterra.


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