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(it) "Kronstadt Uprising": Quale alternativa sociale, politica e culturale in Irak?

Date Fri, 13 Jan 2006 11:59:44 +0100 (CET)


La situazione che in Irak viene rappresentata dai mass media occidentali -
con qualche rara eccezione ? è quella di una contrapposizione fra le forze
del Bene ? cioè le criminali forze imperialiste d?occupazione statunitensi
con i loro vassalli ? e le forze del Male ? cioè le feroci bande
reazionarie islamiste o baathiste che seguono la stessa logica di potere
delle prime: la società civile irakena semplicemente non esiste!
Questa rappresentazione è un imbroglio politico-ideologico che non
racconta quella che è la realtà sociale in Irak.
Infatti non si parla dei ricorrenti scioperi dei lavoratori e delle
lavoratrici irakeni/ne, dei movimenti e delle lotte dei disoccupati e dei
violenti attacchi di varia matrice politica contro le associazioni
femministe per il loro attivismo. Non si parla di un vasto movimento
sociale e culturale che lotta quotidianamente in vario modo: dai numerosi
e combattivi scioperi
anti-governativi ai lunghi sit-in di protesta davanti alle sedi delle
autorità filo-imperialiste per denunciare delle condizioni di vita
disumane, dall?autodifesa contro le bande terroriste nelle fabbriche ai
presidi pubblici delle donne contro la sharia -cioè contro la legge
islamica-, dalle manifestazioni per il diritto al lavoro a quelle
anti-teocratiche represse nel sangue dalle forze d?occupazione e dalle
bande della "resistenza" reazionaria.

In Irak si lotta da parte di tanti proletari per una vita più dignitosa e
più libera, contro la criminale occupazione USA, contro il governo irakeno
sostenuto dagli USA e contro tutti coloro che vogliono gettare l?Irak nel
più tetro oscurantismo.

Volgendo lo sguardo ad Occidente si può vedere come in Europa la sinistra
istituzionale sia sempre più serva del militarismo a stelle e strisce.
Inoltre una questione assai inquietante è quella di vari gruppi
dell?estrema sinistra italiana ed europea che -a causa della loro miseria
culturale- si lasciano catturare da una falsa rappresentazione mediatica
costruita ad hoc della situazione irakena e finiscono con il dare il loro
incondizionato sostegno politico a delle bande reazionarie -quale "unico
baluardo contro
l?imperialismo"- che non esitano ad ammazzare centinaia di civili con
ciechi attentati, a sparare su donne e operai che non si inchinano davanti
ad un feroce fanatismo politico-religioso. La logica che finiscono per
adoperare questi gruppi vetero-stalinisti e riformisti-arrabbiati
occidentali è la seguente: "spari agli americani... allora ti sosteniamo
incondizionatamente e a prescindere!". Il culto virile e necrofilo
dell?arma da fuoco fa passare ogni portatore di kalachnikov per un
"resistente" indipendentemente dal suo progetto sociale e politico e le
teste mozzate e filmate vengono salutate come trofei sulla strada della
"liberazione"(sic!)...

La realtà è che le milizie islamiste e baathiste portano avanti una feroce
e reazionaria logica di potere speculare a quella del militarismo
statunitense assassino. Quest?ultimo - con alleati vari, Italia in testa -
ha seminato morte e distruzione in tutto l?Irak, si pensi alla strage di
Falluja, si pensi alle decine di migliaia di morti causati dall?invasione
e dall?occupazione -gli "effetti collaterali"- si pensi alle sistematiche
torture nei carceri irakeni perpetrate dall?esercito statunitense.

Ma in Irak esiste -come si diceva- una alternativa sociale e politica che
si sta sempre più concretizzando in alcune importanti organizzazioni.
Esiste l?Unione dei disoccupati irakeni (UUI) che conta centinaia di
migliaia di aderenti autorganizzati. Esiste la Federazione dei consigli
operai e dei sindacati irakeni (FWCUI) con migliaia di aderenti. Esiste il
movimento femminista irakeno per la libertà delle donne (OWFI) con
centinaia di donne impegnate in prima persona. Si tratta di organizzazioni
che stanno riscuotendo un crescente consenso fra gli oppressi e sfruttati
di tutto l?Irak.

Per quanto concerne la prima organizzazione, la UUI, essa è una
significativa esperienza di autorganizzazione sociale generalizzata delle
lotte da parte dei diseredati irakeni per conquistare una vita dignitosa.

Per quando riguarda la FWCUI, essa si ispira ad un comunismo di sinistra
consiliarista, che vede nel protagonismo diretto dei lavoratori e delle
lavoratrici nei luoghi di lavoro il fulcro dell?azione sociale di classe e
trasformativa.

Il punto di riferimento ideale e pratico che ha contribuito alla nascita
di queste due realtà sociali e politiche organizzate -nate nel 2003- è
stata l?insurrezione del 1991 sul finire della prima guerra del Golfo da
parte dei proletari del Sud e dell?Est dell?Irak. In molte città nacquero
dei consigli operai fondati sul modello delle shoras della rivoluzione
iraniana del 1979. Questi consigli cominciarono a riorganizzare la vita
sociale in Irak su nuove basi di libertà ed uguaglianza, dimostrando le
capacità di una vasta autogestione da parte della popolazione. Gli USA
lasciarono a quel punto che la guardia nazionale irakena del dittatore
Saddam Hussein reprimesse
l?insurrezione, cioè favorirono la sanguinaria repressione, temendo che in
Irak si realizzasse una autentica alternativa sociale anticapitalista alla
dittatura. Nel 1993 cinque organizzazioni rivoluzionarie che erano nate
sulla base dell?insurrezione del 1991, si fondono per dare vita al Partito
comunista dei lavoratori irakeno, il quale si associa al movimento
iraniano
rivoluzionario che porta lo stesso nome. Quest?ultimo fondato dal
pensatore e militante marxista iraniano Mansoor Hekmat due anni prima, si
distingue per una intransigente difesa dei consigli operai, per una
opposizione risoluta nei confronti del nazionalismo, per un rifiuto totale
del capitalismo di stato di tipo stalinista e per un programma di
rivoluzione sociale che si situa nell?alveo del comunismo di sinistra
consiliarista e autogestionario. In Irak militanti del Partito comunista
dei lavoratori si sono impegnati/e nella costruzione dell?UUI e della
FWCUI, ma anche dell?organizzazione del movimento per la libertà delle
donne irakene (OWFI).

Il movimento femminista irakeno organizzato rappresenta una novità
importante nel panorama irakeno e mediorientale. La lotta diretta delle
donne irakene per l?uguaglianza fra i sessi per quanto concerne il lavoro,
i diritti civili e politici e per l?affermazione di una critica di genere,
rappresenta una lotta fondamentale di autodeterminazione contro il feroce
patriarcato teocratico islamista, che è proprio sia della "resistenza"
reazionaria che del governo irakeno "democraticamente" eletto. Questa
lotta femminista radicale può essere un passaggio fondamentale sulla
strada dell?autoemancipazione degli sfruttati e oppressi dell?Irak e di
tutta l?area mediorentale, per il protagonismo sociale e culturale che le
donne irakene stanno esprimendo, che va ad intersecarsi con la lotta di
classe per cacciare l?occupante e creare una vera alternativa di vita in
un Irak libero. Inoltre comincia a crescere anche un movimento organizzato
irakeno degli studenti universitari che si batte per la libertà e
l?uguaglianza, che è stato oggetto di feroci attacchi da parte degli
islamisti con la complicità delle forze di polizia del governo irakeno.

Queste nuove organizzazioni rifiutano il tribalismo, l?islamismo
integralista, il nazionalismo baathista, rifiutano il terrorismo della
"resistenza" reazionaria irakena e nello stesso tempo si battono contro
l?occupazione USA & company e contro il governo filo-statunitense irakeno
e ritengono gli USA i primi responsabili della situazione di barbarie e
devastazione attuali in Irak. Esse si battono per l?unità di tutti gli
sfruttati e oppressi, al di là delle varie appartenenze etniche e
religiose e denunciano la sporca operazione USA -operazione terrorista-
del divide et impera in Irak, cioè quella di fomentare una guerra
interetnica per continuare a dominare, operazione che viene oggettivamente
corroborata dall?ideologia e dalla pratica dei vari gruppi islamisti e
baathisti.

Ritengo che come anarchici e libertari sia importante sostenere la
resistenza sociale, di classe e culturale irakena che si esprime
attraverso queste organizzazioni, fermo restando le nostre differenze
ideali e di metodo -da approfondire con i protagonisti diretti- che ci
sono con esse su varie questioni.

Primo perché l?altra "resistenza" è quella dei tagliatori di teste che
puntano a realizzare uno stato teocratico o qualcosa di simile e secondo
perché penso che sostenendo criticamente e attivamente una lotta sociale
"dal basso" a tutto campo, con ampi processi di autorganizzazione
proletaria, potranno sempre più circolare le idee e le pratiche libertarie
e anarchiche in quel paese e nell?area mediorientale.

Sarebbe importante dunque dare vita ad una forte e concreta solidarietà
internazionalista, anche per sostenere le necessarie forme di autodifesa
dei proletari irakeni e delle donne in lotta, di fronte ai continui
attacchi sanguinari che provengono da destra e manca.

Per mettersi in contatto con le organizzazioni irakene -UUI, FWCUI e OWFI-
consultare questo sito: http://www.solidariteirak.org


Alex


Da "Kronstadt Uprising", foglio anarchico e libertario del Gruppo
Kronstadt, Volterra.

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