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(it) Umanità Nova, n.6: Missing in Uzbekistan. Rapimenti oc culti e voli fantasma

Date Fri, 24 Feb 2006 10:47:32 +0100 (CET)


Le recenti rivelazioni di Craig Murray, ex-ambasciatore britannico in
Uzbekistan dal 2002 al 2004, confermano tutta la gravità e l'estensione
del programma di "extraordinary renditions", conosciuto in Italia come il
caso dei rapimenti occulti e dei voli fantasma attuati dalla CIA, che vede
coinvolti numerosi apparati segreti di Stato.
Murray, costretto alle dimissioni dal Foreign Office proprio per la
decisione di rendere noti i legami fra Stati Uniti e Gran Bretagna in tali
operazioni fuori da ogni legalità internazionale, ha denunciato in
particolare la collusione tra la CIA e il regime dell'Uzbekistan nel
gestire proprio in tale paese un largo programma di repressione
"antiterrorismo" comprendente trasferimenti, detenzioni e torture di
prigionieri della CIA provenienti dall'Afganistan ma anche da paesi
europei, in parallelo con un piano di eliminazione sistematica degli
oppositori interni uzbeki che avrebbe comportato l'uccisione di almeno 7
mila persone. L'ex-ambasciatore, che da parte sua ha deciso di investire
di tale questione il Consiglio d'Europa a Strasburgo, dato che la UE
condanna ufficialmente la tortura, ha tra l'altro confermato la
collaborazione tra governo italiano e CIA in tale ambito, come già
clamorosamente emerso in occasione del rapimento a Milano dell'imam Abu
Omar ad opera di 22 agenti CIA, su cui adesso pende un patetico mandato di
cattura spiccato dai magistrati italiani.

Vediamo comunque di ripercorrere le tappe principali dello svelamento di
questa imbarazzante realtà, ben presto dimenticata e generalmente rimossa
dalla quasi totalità dell'informazione ufficiale italiana.

Le prime indiscrezioni vennero fatte trapelare lo scorso anno,
nell'emblematica data del 2 novembre, dal Washington Post che iniziava a
riferire di un sistema di prigioni sotto copertura, fuori dai confini
statunitensi, istituito dalla CIA dopo l'11 settembre; tale rete
detentiva, veniva affermato, comprendeva centri di detenzione (definiti
black sites o black spots) in otto diversi paesi, tra cui Tailandia,
Afganistan e altri non nominati dell'Est europeo.

In realtà, in seguito si apprendeva che tale sistema era operativo ben
prima dell'attacco alle Twin Towers; sul settimanale tedesco Die Zelt del
29 dicembre 2005 sarebbe infatti comparsa un'intervista ad un importante
funzionario della CIA secondo il quale l'inizio dei trasferimenti segreti
di presunti terroristi islamici verso paesi terzi sarebbe risalito al 1995
su disposizione dell'allora presidente Bill Clinton, con l'appalto di
detenzioni e interrogatori includenti il ricorso alla tortura a servizi
stranieri.

Lo stesso ex-capo della CIA, George Tenet, pochi giorni prima aveva
peraltro ammesso davanti al Congresso Usa di aver personalmente ordinato
ben 70 "renditions" prima dell'11 settembre 2001 e 150 dopo tale data.

Per quanto riguarda invece i paesi dell'ex blocco socialista coinvolti in
tale rete non menzionati dal Washington Post, Mark Galasco, già analista
militare del Pentagono ed attualmente consulente di Human Right Watch,
indicava subito Polonia e Romania, confermando l'esistenza di una rete di
prigioni segrete con estensione dall'Europa sino all'Asia e al
Medioriente, collegate da voli coperti di trasferimento di prigionieri
provenienti dall'Afganistan e dall'Iraq, in parte poi sepolti vivi a
Guantanamo, tra il 2001 e il 2004.

Di fronte anche alle precise accuse dell'ex-rappresentante dell'ONU in
Afganistan, Cheriff Bassiouni, nei confronti dei governi polacco, rumeno e
ungherese di aver ospitato prigioni occulte della CIA in cui si esercitava
la tortura, i rispettivi governi si affrettavano a negare tale circostanza
in quanto il rifiuto dell'uso della tortura è, sulla carta, pregiudiziale
per l'adesione all'Unione Europea; in particolare il ministro degli esteri
di Bucarest aveva definito tali notizie come "illazioni infondate" e di
"una fastidiosissima rottura di scatole". Ma la Suddeutsche Zeitung
smentiva tali dichiarazioni, indicando persino alcune delle ex-basi del
Patto di Varsavia utilizzate in Polonia e Romania a questo scopo, poi
rapidamente sgomberate dopo le prime rivelazioni del Washington Post
mentre i prigionieri, presumibilmente, erano stati trasferiti "da qualche
parte nel Nordafrica".

Il governo degli Stati Uniti da parte sua, pur ammettendo i voli
effettuati da compagnie aeree private emanazioni della CIA stessa, come
prevedibile ha sino ad ora negato l'esistenza dei "siti neri" in cui
personale statunitense avrebbe praticato o coordinato le torture sui
prigionieri; ma fu lo stesso segretario di stato Usa, Condoleezza Rice, ad
ammetterle implicitamente quando, in visita in Europa, ha annunciato
l'intenzione del governo di Washington di vietare al personale militare
statunitense il ricorso alla tortura sui prigionieri.

Rispetto ai governi europei, ci sono numerose indicazioni sulla connivenza
degli apparati soprattutto inglesi, spagnoli e italiani in questo genere
di operazioni. Secondo le denunce di Amnesty International e le
rivelazioni del Guardian, in Gran Bretagna i cosiddetti voli fantasma
sarebbero stati oltre 400, anche se Blair ha sostenuto di "non sapere
niente". Per quanto riguarda invece la Spagna, è stato il New York Times a
indicare nell'aeroporto di Maiorca uno dei punti di transito per i
trasporti segreti dei presunti terroristi sequestrati.

Il governo italiano ha cercato invece di negare persino l'evidenza.

Fin dal 2003 il sindacato dei lavoratori del trasporto aereo SULT aveva
sollevato il problema dell'esistenza in molti aeroporti italiani del
passaggio di "voli neri" (riconoscibili dalle sigle ZZ e XH senza un
corrispettivo nel codice internazionale di identificazione) e di "voli
grigi" (compiuti da aerei senza alcun segno di riconoscimento di
nazionalità o di compagnia), la cui natura e funzione apparivano del tutto
misteriose. Quindi in seguito a questa denuncia e alle proteste, tali
trasporti furono deviati sulle basi Usa di Aviano e Sigonella.

Dopo una successiva indagine, dai registri dell'ente di controllo dei voli
statunitense (FAA) è emerso che dopo l'11 settembre 2001 sono state
compiute almeno 17 missioni aeree segrete Usa attraverso gli aeroporti
italiani (Venezia, Roma, Firenze, Genova, Forlì e Olbia), mentre secondo
le informazioni fornite dal SULT altri aerei non identificati sarebbero
transitati anche da Milano-Malpensa, Napoli, Catania e Rimini.

Ovviamente, non possono esistere voli fantasma, dato che tutto il traffico
aereo necessita di autorizzazioni e controlli delle autorità preposte,
eppure il governo italiano continua a tacere e nascondere anche l'ovvio.

Berlusconi, anche dopo il clamoroso rapimento dell'imam, ha "escluso" che
la CIA abbia "mai compiuto azioni illegali sul nostro territorio", mentre
a livello europeo Frattini ha sostenuto che non esiste "alcun riscontro"
sull'esistenza di carceri segrete della CIA in Europa e si é opposto
finché è stato possibile all'istituzione di una specifica Commissione
d'inchiesta in sede europea.

Sarà quindi interessante vedere se un eventuale governo di centro-sinistra
avrà la volontà politica di affrontare questo perdurante segreto di stato,
parte integrante di quella guerra permanente in cui da tempo l'Italia è
fedelmente arruolata.


U. F.

Da Umanità Nova, numero 6 del 19 febbraio 2006, Anno 86
http://www.ecn.org/uenne

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