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(it) Umanità Nova, n.6: Svizzera: 17 giorni di sciopero a R econvillier. Un duro scontro

Date Wed, 22 Feb 2006 13:00:20 +0100 (CET)


Mentre scrivo dura da oramai 17 giorni lo sciopero di Reconvillier - in
Svizzera, nella regione del Jura bernese - alla fonderia "Boillat" di
Swissmetal. La ditta, si legge nel suo sito internet, è leader mondiale
nella fabbricazione di prodotti ad alto valore aggiunto e che sono
principalmente destinati all'industria elettronica, automobilistica,
orologiera, delle telecomunicazioni ed infine per la costruzioni di aerei.
Si capisce dunque l'importanza di una simile fabbrica e, soprattutto,
della pressione che grava sugli operai e le operaie in sciopero.
Ma veniamo alle ragioni dello sciopero. I lavoratori e le lavoratrici
hanno deciso di incrociare le braccia quando Swissmetal ha annunciato la
decisione, a fine 2005, di voler ristrutturare l'azienda con conseguente
licenziamento di 35 lavoratori e lavoratrici e, per l'azienda, un
risparmio pari a 5 milioni di franchi svizzeri all'anno (circa 3 milioni
di euro). I lavoratori rifiutano inoltre il trasferimento delle attività
fondiarie a Dornach. Una misura che graverebbe moltissimo su una regione
della Svizzera già duramente colpita dalle numerose delocalizzazioni degli
anni scorsi.

Ma la rabbia cresce ancora di più alla luce di quanto successo nel 2004
quando uno sciopero aveva segnato un vittoria importante per i dipendenti
che temevano le ripercussioni di una politica aziendale da sciacalli.
Infatti, dopo aver ottenuto una serie di garanzie come futuri investimenti
nell'azienda, miglioramento delle condizioni di lavoro e un aumento
salariale; queste conquiste nate dall'accordo preso tra azienda sindacati
e confederazione vengono cancellate con un colpo di spugna in questi
giorni.

Ma il voltafaccia dei padroni questa volta ha veramente fatto andare su
tutte le furie gli impiegati della Swissmetal, i quali oltre al
mantenimento del loro posto di lavoro chiedono anche un maggior
riconoscimento delle loro capacità. Nonostante l'ordine della direzione
dell'azienda di non lasciar trapelare nulla alla stampa riguardo i
provvedimenti annunciati gli operai entrano in sciopero e si inseriscono
energicamente nella cronaca svizzera rendendo pubbliche le loro
rivendicazioni.


Uno sciopero autorganizzato

Fondamentalmente due aspetti sono interessanti in questo sciopero.

Il primo aspetto è, forse, il più importante e interessante ed è dato
dalle modalità organizzative e decisionali. Tutte le decisioni, le prese
di posizione, le modalità di lotta, ecc., vengono prese attraverso
assemblee e comitati che sono stati costituiti in occasione dello
sciopero. Nonostante il ruolo del sindacato UNIA (il più grande sindacato
in Svizzera nato nel 2005 dalla fusione di tre sindacati) sia molto
importante, gli operai hanno finalmente conquistato un ruolo ed
un'autonomia che da tempo in Svizzera non si vedeva. Infatti, dai tempi
della pace del lavoro le lotte sindacali sono morte e i sindacati hanno
rinunciato ad ogni forma di lotta radicale, e con essi anche i lavoratori,
i quali si sono abbandonati a rivendicazioni attraverso i binari
istituzionali perdendo ogni tipo di incisività. Inoltre, hanno troppo
spesso ricoperto un ruolo di sudditanza nei confronti del sindacato e del
Governo.

Questo sciopero invece dimostra che la capacità di combattere è ancora
viva ed è più o meno intatta, bisogna però riscoprirla e valorizzarla. Non
credo che si possa parlare di autorganizzazione vera e propria ma il
metodo adottato a Reconvillier lascia intravedere sicuramente una volontà
che si dovrebbe attentamente coltivare.

Oltre alle "classiche" prese di posizioni e metodi di lotta adottate da
operai e sindacati negli ultimi anni, gli operai praticano delle vere e
proprie azioni dirette come, ad esempio, il blocco dei camion che
tentavano di entrare nella fabbrica per ritirare il materiale rimasto
imprigionato nello stabile.

Un secondo aspetto interessante è la stupefacente solidarietà della
popolazione locale: commercianti e famiglie si sono mobilitati sia per
dare supporto materiale, fornendo cibo agli operai della fabbrica, che
sostegno politico e morale con la larga partecipazione alla manifestazione
del primo febbraio (attorno a 5000 i partecipanti). E oggi (10 febbraio)
alla manifestazione in solidarietà agli operai erano ben 10.000!
Raddoppiati nel giro di circa una settimana.


La situazione è in stallo

Attualmente la situazione dello sciopero è ferma: le due parti rimangono
rigidamente sulle loro posizioni.

Gli operai hanno fatto sapere attraverso il loro portavoce Nicolas
Wuillemin: "Queste persone (consiglio di amministrazione e direzione di
Swissmetal) desiderano distruggere il nostro sito e la nostra impresa.
Dobbiamo continuare a resistere perché è la sola speranza di avere un
futuro".

Da parte invece della impresa si continua a esigere la ripresa dei lavori
per eventualmente riprendere i negoziati. Pena la soppressione immediata
di 120 posti di lavoro con il rischio che la filiale di Reconvillier
fallisca all'istante. Secondo i sindacati questo è l'annuncio della
volontà di chiudere lo stabilimento.

La risposta dei sindacati a questi provvedimenti è stata la proposta di
creare un pool di investitori che sarebbero disposti ad acquistare
l'azienda e continuare autonomamente l'attività. La proposta è tuttavia
ancora poco chiara.


Nello scontro è intervenuta anche la confederazione Svizzera che
attraverso il ministro dell'economia Joseph Deiss ha nominato un mediatore
tra le parti che dovrebbe, a parer suo, permettere "di riportare la
fiducia fra le parti". Si tratta di Rolf Bloch ex padrone di una fabbrica
di cioccolato, che riuscì a far riprendere i lavori nella sua azienda dopo
un duro sciopero? se non altro una persona imparziale!


Nubi all'orizzonte

Nonostante la dura lotta portata avanti senza ricerca di compromessi-burle
dai lavoratori, la situazione non sembra camminare verso un futuro
migliore per i dipendenti della "Boillat". La direzione infatti, sembra
decisa a smantellare la filiale: nel frattempo ha acquistato una fabbrica
in Germania con una produzione identica a quella di Reconvillier.

D'altronde non ci si poteva aspettare nulla di più in un paese dove la
"pace del lavoro" ha tolto ogni potere ai sindacati ed ha permesso agli
impresari di diventare i padroni indiscussi del mondo del lavoro. Troppi
anni di concertazioni, di piccole conquiste inutili ad una reale modifica
dello stato attuale di cose, troppi anni di lotte avanzate unicamente
attraverso i rigidi binari istituzionali imposti una volta dal Governo e
dall'altra dai padroni. I sindacati per troppo tempo sono stati uno
strumento in mano ai padroni e che ha permesso a questi ultimi di far
accettare a dolci pillole la loro volontà.

Se si aggiunge che oggigiorno le imprese possono rovinare intere regioni e
migliaia di vite perché libere di spostarsi ovunque senza che niente e
nulla le fermi - anzi! - la frittata è fatta ed il futuro comincia a
delinearsi meglio?


Alcune questioni sul tappeto

Lo sciopero di Reconvillier offre un'altra chiave di lettura oltre a
quella proposta che è specifica alla Svizzera. Voglio dire che oggigiorno
i metodi di lotta per così dire "classici", non sono probabilmente più
incisivi: che senso ha scioperare se la fabbrica può da un giorno
all'altro andarsene lavandosene le mani? Gli operai e le operaie non
riprendono a lavorare? Chissenefrega, vado a sfruttare altrove.

Certo i rapporti tra operai, sindacati e padroni sono cambiati parecchio,
ma l'impressione è che i sindacati non riescano più a stare al passo.

Come anarchico dico che solo lavorare per costruire una solidarietà
internazionale ha senso. Una solidarietà che ponga di fronte alle imprese
che girano il mondo sfruttando e seminando ingiustizie un muro di rabbia e
di rifiuto. Certo, ma come fare?

La "sinistra istituzionale", in Svizzera come altrove, è morta ed incapace
di reagire e proporre qualcosa.

Ma noi siamo ancora in grado di influenzare e di ridare linfa alle lotte
sindacali? Sicuramente ha ancora senso contrapporre i nostri principi di
uguaglianza, libertà e solidarietà, ma come fare senza cadere in discorsi
retorici e che sanno troppo spesso di muffa e che troppo spesso
allontanano le persone?

Michele Bricòla


Da Umanità Nova, numero 6 del 19 febbraio 2006, Anno 86
http://www.ecn.org/uenne

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