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(it) Comidad: Influenza aviaria - la vera infezione è l'emergenza

Date Mon, 20 Feb 2006 13:13:59 +0100 (CET)


La notizia secondo cui l'influenza aviaria avrebbe raggiunto il Meridione
d'Italia, corrisponde allo stereotipo propagandistico di un Sud "infetto",
anche metaforicamente. Non a caso le regioni "infettate" sono quelle in
cui si registra anche l'infezione della criminalità organizzata. Ottimo
motivo per distogliere migliaia di carabinieri dall'ordine pubblico, per
impiegarli invece nella caccia alle galline allevate sui terrazzi dagli
irresponsabili feticisti dell'uovo fresco al mattino. Ecco che una nuova
finta emergenza sanitaria, mette involontariamente in luce anche
l'artificiosità delle precedenti emergenze di ordine pubblico.
Il Sud d'Italia non è nuovo a queste finte emergenze sanitarie.
Nell'estate del 1973, Napoli fu presentata come affetta da un'epidemia di
colera, che non c'è mai stata. Migliaia di persone furono ricoverate,
altre centinaia di migliaia vaccinate, ma le statistiche sulla mortalità
in quel periodo nella provincia di Napoli sono esattamente nella media, a
smentire ogni ipotesi di epidemia.

In quel caso la finta emergenza sanitaria aveva un movente preciso ed
immediato, cioè sgombrare Napoli dai turisti stranieri, come misura
preventiva di controspionaggio per proteggere la base NATO di Bagnoli,
data l'imminente recrudescenza della guerra fredda. In quell'occasione la
base NATO poté anche reclamizzarsi in modo rassicurante, collaborando
paternalisticamente alla vaccinazione di massa.

Le emergenze sono un essenziale strumento del colonialismo per umiliare e
sottomettere certe zone, ma l'emergenza - colera a Napoli era stata anche
un laboratorio sperimentale per più vaste emergenze che si sarebbero
attuate di lì a poco. Il 1973 sarebbe stato, infatti, anche l'anno
dell'Austerità e delle domeniche senza traffico in tutta Europa, a causa
della presunta mancanza di petrolio.

La perdita d'importanza della base di Bagnoli e la sua relativa
dismissione, hanno consentito a Napoli un po' di respiro in questi ultimi
dieci anni. È stata possibile una ripresa turistica e d'immagine della
città, alcuni restauri sono stati compiuti ed alcune opere pubbliche sono
state completate, nuovi siti archeologici hanno potuto finalmente essere
"scoperti", sebbene noti da tempo, ma condannati ad un forzato oblìo dalle
esigenze militari. Tutto ciò che è stato ascritto immeritatamente al
cosiddetto "rinascimento bassoliniano", era in realtà dovuto ad un
allentamento della morsa statunitense su Napoli.

Da un po' di tempo risulta chiaro, però, che la relativa tregua è finita.
Ogni emergenza trova ormai una corsia preferenziale. Qualche giorno prima
dell'aviaria, a Napoli era bastata un po' di opposizione al progetto di
privatizzare l'acqua, per scatenare l'immediata rappresaglia di una
emergenza idrica, lasciando l'intera zona ospedaliera senza acqua per più
di tre giorni.

La propaganda antimeridionale ed antinapoletana ha ripreso fiato, come
dimostra l'ultimo pilotato best seller di Giorgio Bocca, "Napoli siamo
noi", che riprende le tesi dell'altro best seller di oltre dieci anni fa,
"L'inferno". Strani omicidi come quello di Locri, ed anche quello avvenuto
a Napoli, che ha colpito il consuocero di Dario Fo, ripropongono lo
scenario di un'attività dei servizi segreti che intende accreditare
l'esistenza di una nuova emergenza di ordine pubblico nel Sud d'Italia.

È difficile oggi stabilire quali siano le generali motivazioni strategiche
di questa nuova ondata di emergenze. Quel che è certo, è che il Sud
d'Italia non costituisce soltanto un capro espiatorio, ma anche un
laboratorio, quindi nessuno può sentirsi al sicuro.

Comidad, 16 febbraio 2006


da http://www.comidad.org

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