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(it) Comidad: Spese elettorali in Palestina

Date Mon, 6 Feb 2006 13:10:23 +0100 (CET)


La vittoria elettorale di Hamas alle prime elezioni palestinesi è stata
l'occasione per i commentatori occidentali di esercitarsi nei consueti
rituali di falsa autocritica, che in effetti servono soltanto a ribadire
quanto già si sosteneva in precedenza. Recriminare sul credito politico e
finanziario che l'Occidente avrebbe offerto prima ad Arafat e poi al suo
partito uscito oggi sconfitto dalle elezioni, costituisce un falso
storico. Arafat non è mai stato rimesso in gioco dall'Occidente e,
tantomeno, dagli Stati Uniti, i quali hanno sempre puntato esplicitamente
ad un cambio della leadership palestinese. Arafat fu, infatti,
riconosciuto come interlocutore direttamente dal primo ministro israeliano
Rabin, il quale scavalcò in quella occasione la diplomazia statunitense,
cosa che gli sarebbe costata la vita di lì a poco.
Non sono mancati neppure gli scontati commenti razzistici sul fatto che
elezioni nei paesi islamici finirebbero per premiare i fondamentalisti
religiosi, come era già avvenuto in Algeria. Il razzismo può giustificare
sia l'esigenza di esportare con le armi la democrazia, sia la
constatazione che con certi popoli tutto ciò è una fatica sprecata. La
propaganda ha i suoi giri a vuoto, i suoi finti meccanismi di contrasto
che riconducono sempre allo stesso punto.

Quale che sia il Paese o l'etnia impegnati nelle elezioni, il meccanismo
elettorale funziona sempre allo stesso modo, cioè vince chi è in grado di
spendere di più. Hamas ha potuto mettere in campo in questi anni una
quantità esorbitante di mezzi finanziari. La popolazione palestinese è
diventata sempre più dipendente dall'assistenza fornita da Hamas, che ha
allestito un vero e proprio welfare. La versione che la propaganda
occidentale ha offerto di questo dato di fatto, è stata basata sulla
corruzione di Al Fatah, la quale avrebbe invece sperperato i mezzi
finanziari elargiti dai Paesi occidentali.

La corruzione, però, non è certo un'esclusiva palestinese, e rimane la
questione della sproporzione di mezzi finanziari tra i due schieramenti in
campo. I governi democratici sanno bene come funziona realmente la
democrazia, ed è davvero strano che abbiano fatto mancare ai loro presunti
beniamini di Al Fatah i mezzi necessari per vincere le elezioni.

Tutto diventa, però, meno strano se non si accetta di prendere per buono
lo scenario propagandistico di un Occidente preoccupato per le sorti del
conflitto arabo - israeliano. La vera strategia dell'Occidente - sia degli
Stati Uniti che della Unione Europea (ovvero della diarchia franco -
tedesca) - è stata, storicamente, quella di destabilizzare l'area
arabo-islamica per colonizzarla. Dopo la Prima Guerra Mondiale anche il
sionismo è stato usato per operare questa
destabilizzazione/colonizzazione. Quando il sionismo ha cercato di
sottrarsi a questo uso, vi è stato ricondotto a forza, come la sorte di
Rabin insegna.

Comidad, 2 febbraio 2006

Da http://www.comidad.org

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