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(it) Comidad: Osama Bin Laden - Un'icona dell'autorazzismo

Date Fri, 3 Feb 2006 11:19:02 +0100 (CET)


Il ritorno mediatico di Osama Bin Laden di qualche giorno fa ha lasciato
uno strascico di commenti giornalistici, per stabilire se questa sua
sortita debba essere catalogata come un segno di forza oppure di
debolezza. Questa discussione è già di per sé dimostrativa del fatto che
l'effetto terrorizzante dell'icona di Bin Laden è pressoché inesistente,
tanto da rendere fondato il sospetto che l'uso propagandistico di questa
icona da parte degli Stati Uniti rientri in una generale visione
colonialistica dei rapporti internazionali. Bin Laden è un'icona
razzistica, una sorta di simbolo di impurità razziale. Femmineo e
mellifluo, ma barbuto, mezzo bianco e mezzo scuro, Bin Laden svolge il
ruolo di suscitare non terrore, ma orrore, nel pubblico occidentale. Egli
è l'ibrido ribelle che non vuole ammettere il giusto diritto del
dominatore bianco.

Quando si parla di razzismo, si va oltre la semplice propaganda, si
affronta uno dei miti costitutivi delle oligarchie e delle gerarchie
sociali. Quindi il razzismo non si applica soltanto alle diversità
razziali esistenti; il razzismo cerca, crea ed inventa queste diversità.
Il razzismo americano, ad esempio, non è nato soltanto in funzione della
sottomissione della gente di colore, ma anche per organizzare e
giustificare la discriminazione fra gli stessi bianchi.

Uno dei Padri Fondatori degli Stati Uniti, Benjamin Franklin, per
sostenere che gli anglosassoni fossero "il nucleo principale del popolo
bianco", del "popolo puramente bianco" ("purely white people"), affermava
che "Spagnoli, italiani, francesi, russi e svedesi generalmente tendono a
essere di colore vagamente scuro" (Benjamin Franklin, Writings, Library of
America, New York 1987, p.374). Se Franklin non esitava a scorgere
tendenze negroidi persino negli svedesi, è evidente che il suo obiettivo
era di formalizzare una gerarchia anche tra i popoli occidentali.

L'icona di Bin Laden è un inquietante messaggio subliminale che la
propaganda statunitense lancia per fomentare non solo il razzismo, ma
anche
l'autorazzismo, degli occidentali.

Il problema è che non si è mai abbastanza bianchi. Lo zelo fanatico di
alcuni filoamericani - da Oriana Fallaci a Giuliano Ferrara - non è dovuto
soltanto ai vantaggi materiali che ne ricevono, ma al desiderio di
riscattarsi dalla condizione di mezzi bianchi che la mitologia
statunitense gli ha assegnato.

Comidad, 25 gennaio 2006

Da http://www.comidad.org

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