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(it) Lecco: Foibe - fra menzogna e propaganda

Date Fri, 3 Feb 2006 11:17:38 +0100 (CET)


FOIBE: FRA MENZOGNA E PROPAGANDA
Domenica 12 febbraio, ore 1600,
presso la Cooperativa dei lavoratori di Valmadrera (Lecco), via Trieste 1
***********************
In questi giorni l'apparato mediatico ripropone l'annosa
questione del "confine orientale" in maniera del tutto
strumentale falsificandone luoghi, dati, e contestualità
storico-politiche.
Ma i fatti legati all'episodio "foibe" andarono proprio
come ci viene propinato dalla propaganda fascio-governativa?
Quali furono i ruoli e le responsabilità dell'esercito italiano
e del regime fascista nell'aggressione militare nei confronti
della Jugoslavia nel 1941?
Chi e quanti furono realmente gli infoibati?

Che ruolo ebbero in quella tragica vicenda?

A cosa mirano e chi sono i revisionisti che manovrano questa farsa
vergognosamente riconosciuta da una legge dello stato?

INTERRVERRÀ A. KERSEVAN, autrice del libro "Un campo di concentramento
fascista, Gonars 1942 1943".


Collettivo libertario lecchese

**********************


ITALIANI BRAVA GENTE?

La legge del 30 marzo 2004, n.92 che istituì il "Giorno del Ricordo, in
memoria delle vittime delle foibe, dell'esodo giuliano-dalmata, delle
vicende del confine orientale e concessione di un riconoscimento ai
congiunti degli infoibati", voluta a gran voce da tutta la Destra Eversiva
e da AN, partito sdoganato nel 1993 per pressanti motivi elettorali, che
non ha mai rinnegato il proprio passato e che durante il conflitto in
Jugoslavia per bocca del suo segretario Gianfranco Fini arrivò persino a
reclamare il litorale adriatico come italiano, e votata pressoché a
maggioranza dal Parlamento, è solo l'ennesimo episodio di una più ampia
campagna revisionista ed eversiva che da 10 anni ha messo radici nel
paese, conquistando ampi settori dell'opinione pubblica e politica.

Accompagnati dalle ormai tristemente famose parole dell'esponente DS,
Luciano Violante sui bravi soldati della Rsi, dai lanci editoriali di
libri-spazzatura come quelli di Gianpaolo Pansa, descritti come
"imperdibili libri che fanno luce sulla storia d'Italia", si è arrivati
all'intitolazione di strade, piazze, monumenti, ai gerarchi fascisti del
Ventennio, persino a restaurare un bosco dell'Appennino che raffigurava il
volto di Mussolini, e nei casi più recenti, ad esponenti di quella feccia
fascista degli anni '70 e '80, manodopera attiva del terrorismo eversivo
di Destra che insanguinò il paese con stragi e omicidi, supportati da
Servizi Segreti italiani e non, dalla P2, dalle alte sfere dell'esercito,
rimaste pressoché intatto dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, e
favorevoli ad un colpo di stato militare col fine di instaurare una
dittatura su modello greco e spagnolo. Un processo questo di
pacificazione, di auto assoluzione teso a perpetuare il mito
dell'"italiano brava gente", propagandato fin dalla primissima età
scolare, nelle fiction televisive, nelle retoriche celebrazioni del 25
aprile trasformatosi in un giorno di pacificazione nazionale, in nome
dell'amore patrio.

Tutto questo è falso e fuorviante e viene da chiedersi: erano brava gente
quelle 517 vittime accertate nelle foibe, secondo gli studi più
attendibili, esponenti di quelle forze di occupazione fascista nei
Balcani, responsabili di migliaia di morti, deportazioni, di
un'italianizzazione forzata volta a cancellare l'identità stessa dei
popoli occupati?

Era un italiano brava gente il generale Mario Roatta, Capo di Stato
Maggiore in Croazia, già mandante dell'omicidio dei fratelli Rosselli,
realizzato con l'appoggio dell'Ovra, famoso per il suo pugno di ferro nei
confronti della popolazione, condannato all'ergastolo per crimini di
guerra, sfuggito in Spagna, con l'appoggio del Vaticano e rientrato in
Italia nel 1966, amnistiato, le cui foto comparivano ancora sulle pareti
degli uffici dell'Esercito?

Erano italiani brava gente quei soldati che in Africa bombardarono con
l'iprite, impiccarono, sterminarono migliaia di persone?

Erano brava gente i 1282 criminali di guerra italiani amnistiati per
logiche di riassestamento geopolitico?

Erano brava gente coloro che aprirono più di 200 campi di concentramento?

La Giornata del Ricordo è volta a celebrare quell'Italia imperialista
uscita sconfitta dalla guerra e oggi quella stessa Italia la possiamo
ritrovare nella riapertura dei campi dei concentramento ad opera del
Centro-Sinistra, chiamati con finezza linguistica Campi di permanenza
temporanea, dove gli immigrati fermati sono considerati ne più ne meno
come gli slavi del 1940; sul fronte internazionale con la politica
interventista negli stessi Balcani, con azioni volte allo smembramento
della Federazione Jugoslava; la Prima Guerra del Golfo; la fallimentare
missione "Restore Hope" in Somalia con le feroci azioni della Folgore,
legata da un filo nero ai migliori reparti d'assalto fascisti; i
cosiddetti bombardamenti umanitari sul Kossovo; in Afghanistan con la
missione Isaf e l'appoggio alla politica terrorista americana (ultimo
episodio sono i contributi per il carcere di Pol-e Charki, la nuova
Guantamano alle porte di Kabul); l'intervento in Irak a difesa dei pozzi
petroliferi dell'Eni e di questi giorni la notizia degli stretti legami
economici e militari fra Italia e la dittatura Eritrea, con l'assessore
regionale di An, Piergianni Prosperini, nominato portavoce ufficiale in
Lombardia per l'Eritrea.

Italiani bravi gente è allora solo una leggenda, buona solo per coloro,
come il nostro Presidente della Repubblica, abituati ad addormentarsi
felici e contenti avvolti nella loro bella bandiera italiana, che sia
quella con lo scudo sabaudo, quella col fascio littorio o il semplice
tricolore che sventola ancora nei territori occupati in mezzo mondo.

COLLETTIVO LIBERTARIO LECCHESE

Da: "Andrea Consonni" <infinitejesst -A- libero.it>

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