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(it) Trapani, 28/12 - LA LIBERTÀ NON SI MENDICA. SI CONQUISTA. Volantino anarchico

Date Thu, 28 Dec 2006 15:28:38 +0200


Sono trascorsi sette anni dalla strage del Centro di permanenza temporanea "Serraino Vulpitta" di Trapani. La guerra all'immigrazione iniziata dal Centrosinistra con la promulgazione della legge Turco-Napolitano ha affinato metodi e strategie con l'applicazione della Bossi-Fini da parte del Centrodestra, e in tutti questi anni la sistematica negazione della libertà e dei diritti fondamentali delle persone è stata la linea di condotta di tutti i governi, senza distinzioni. Oggi, il Centrosinistra è tornato a governare confermando un indirizzo politico all’insegna della repressione dei migranti arricchita da una serie di bugie e ipocrite messinscene.
Di tutte le falsità sbandierate dal governo Prodi per accreditarsi quale esecutivo sensibile ai temi dell’immigrazione e dell’antirazzismo, quella dell'istituzione di una commissione ministeriale per vigilare sullo stato dei CPT italiani è sicuramente la più irritante. Con questo espediente il governo ha fatto credere di voler fare luce sulla gestione dei CPT e ha coinvolto nell’operazione associazioni e individui appartenenti al variegato movimento antirazzista. Un'ottima mossa per congelare l'opposizione sociale, mettere la briglia ai movimenti e criminalizzare chi non si presta a questa pantomima del controllore che controlla se stesso. E intanto il ministro Amato lo ha detto chiaramente: i CPT non si chiudono.
Ma dal "Vulpitta" di Trapani gli immigrati continuano a scappare, continuano a farsi del male per poter uscire, continuano a cercare la libertà negata. Nell’ultimo anno è successo un po' di tutto, ma i rappresentanti del governo venuti a Trapani per visitare la struttura non hanno battuto ciglio promuovendo a pieni voti il campo di internamento. Lo ha fatto il sottosegretario Lucidi (DS), e lo ha fatto il presidente della commissione De Mistura.
Nel frattempo, in tutta Italia il dramma dell'immigrazione miete costantemente le sue vittime. Qualche mese fa a Licata un muratore rumeno, Mircea Spiridon, è rimasto due giorni sotto le macerie del cantiere crollato in cui lavorava perché il suo italiano e sicilianissimo padrone – che lo sfruttava in nero, da clandestino – negava che ci fossero operai lì quel giorno. All'inizio di dicembre, ad Ancona, due bosniaci sono morti asfissiati dentro un tir nel quale si erano infilati per oltrepassare la frontiera ed entrare in Italia. Nello stesso giorno, un immigrato bulgaro si è impiccato dentro al CPT di Lamezia.
Tutte queste morti continuano a gravare interamente sulle spalle di chi oggi detiene il potere in Italia e in Europa. Le possibilità di entrare regolarmente in Italia e avere un permesso di soggiorno sono minime, praticamente inesistenti: si chiede a chi cerca un lavoro di dimostrare di avere già un lavoro; si chiede a chi scappa dalla guerra di dimostrare di avere già una casa; si chiede a chi cerca il minimo per vivere di dimostrare di avere già tutto. Gli immigrati sono condannati alla clandestinità perché così sono più ricattabili e sfruttabili dai padroni e dalle mafie: non possono difendere i loro diritti perché è come se non esistessero. Lo Stato procura ai datori di lavoro masse di manodopera a costo zero da impiegare nelle nostre campagne, sui nostri pescherecci, nei nostri cantieri. Più sono clandestini e più sono schiavi. Più sono braccati e più fanno comodo al capitale.

Quasi dieci anni di lotte contro i CPT e per la libertà di movimento sono serviti a sviluppare ovunque esperienze di autorganizzazione, di azione diretta, di solidarietà concreta fra italiani e immigrati a partire dal principio che i diritti che rivendichiamo per gli immigrati sono i diritti che rivendichiamo per tutti poiché precarietà, sfruttamento e flessibilità sono problemi che riguardano tutti quanti i lavoratori, senza distinzioni.
I tentativi del governo Prodi di spacciarsi come governo umanitario che da un lato promette maggiori diritti e dall'altro dimostra di voler continuare la repressione sugli immigrati, confermano chiaramente quello che gli anarchici dicono da sempre: non ci sono governi amici.
Solo su una cosa potranno contare i lavoratori, gli sfruttati, gli oppressi, i migranti e i senza potere: su loro stessi e sulla loro volontà di disertare i meccanismi della rappresentanza e della delega per ribaltare radicalmente lo stato di cose presenti. Soltanto così è possibile costruire una società di liberi ed eguali in cui ogni catena sarà spezzata e ogni frontiera sarà abbattuta.

Federazione Anarchica Siciliana
Federazione dei Comunisti Anarchici – Sezione di Palermo
Commissione Antirazzista della Federazione Anarchica Italiana – FAI
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