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(it) Trapani: 28 dicembre presidio e manifestazione antirazzista: Gli antirazzisti non dimenticano

Date Sat, 23 Dec 2006 11:26:34 +0100 (CET)


Gli antirazzisti non dimenticano
Trapani, 28 dicembre 2006
DALLE ORE 9.00 - PRESIDIO ANTIRAZZISTA DAVANTI IL CPT
ORE 16.00 - MANIFESTAZIONE ANTIRAZZISTA, CONCENTRAMENTO IN PIAZZA VITTORIO
EMANUELE
* per ricordare Rabah, Nashreddine, Jamel, Ramsi, Lofti, Nasim morti nel rogo
del 1999 e tutti i migranti morti nei naufragi, davanti le nostre coste,
spariti nelle campagne o sepolti sotto le macerie dei nostri cantieri
* per la chiusura del Centro di Permanenza Temporanea "Serraino Vulpitta", del
centro di Salinagrande e contro ogni ipotesi di ulteriore allestimento di altre
strutture detentive per immigrati nella nostra città

* per la chiusura di tutti i CPT e l'abolizione delle leggi razziste
(Bossi-Fini e Turco-Napolitano), per la libertà di movimento di tutte e tutti,
in Italia e nel mondo

* per il riconoscimento dei diritti fondamentali per tutti, immigrati e non:
lavoro, casa, salute, istruzione, dignità contro ogni sfruttamento e ogni
razzismo e per l'eliminazione del legame tra contratto di lavoro e permesso di
soggiorno

* per l'unità delle rivendicazioni e delle lotte dei lavoratori italiani e
stranieri perché la precarietà e il disagio sociale colpiscono tutti, senza
distinzioni

* contro ogni guerra e ogni intervento militare (dall'Afghanistan al Libano),
perché solo la pace e la cultura del dialogo e della dialettica democratica
sono le premesse essenziali per risolvere i conflitti

* per l'autonomia dei movimenti e l'affermazione delle strutture di base,
dell'associazionismo e della società civile come luoghi propositivi di
elaborazione, di democrazia diretta e di autorganizzazione delle lotte

COORDINAMENTO PER LA PACE - TRAPANI

PULLMAN DA PALERMO:
tel: 389 99 81 308
Il prossimo 28 dicembre ricorre il settimo anniversario della strage del Centro
di permanenza temporanea "Serraino Vulpitta" di Trapani, il primo campo di
internamento istituito in Italia da un governo di Centrosinistra con la
promulgazione della legge Turco-Napolitano.

Sei immigrati morirono nell'incendio scoppiato in seguito alla loro rivolta per
trovare la libertà e questa tragedia è diventata negli anni il simbolo più
evidente dell'ingiustizia su cui si fondano le politiche attuate in Italia in
materia di immigrazione.

In tutti questi anni, il CPT "Vulpitta" ha continuato a essere il lugubre
scenario di proteste anche eclatanti, di atti di autolesionismo, di tentativi
di suicidio e fughe rocambolesche: tutto questo dimostra chiaramente che, al di
là della mistificazione e della propaganda messe in atto dalle autorità, il
"Vulpitta" è un campo di internamento come tutti i CPT, un luogo abietto dal
quale le persone tentano di fuggire ad ogni costo.


CPT e propaganda governativa

Trapani, città-frontiera, è sempre stata considerata da chi ha governato un
avamposto irrinunciabile nella repressione dei migranti. All'assoluzione
giudiziaria dell'ex prefetto Cerenzia per la strage del "Vulpitta" ha fatto
seguito, dopo sette anni, una vera e propria assoluzione politica elargita da
un altro governo di Centrosinistra che è tornato in più occasioni a Trapani per
ribadire, attraverso le parole dei suoi rappresentanti, l'assoluta funzionalità
e operatività del CPT "Vulpitta", così come emerso dalle dichiarazioni
rilasciate dal presidente della commissione ministeriale sui CPT che ha
visitato il "Vulpitta" e ne ha tessuto le lodi. Un'operazione, questa della
commissione itinerante voluta dal governo, utile a lavare la coscienza di una
classe dirigente che ha istituito questo CPT e che oggi, a giudicare dalle
proposte di modifica alla legge Bossi-Fini annunciate dal ministro Giuliano
Amato, non intende affatto chiudere i CPT ma gestirli in maniera sempre più
efficiente contando possibilmente sulla legittimazione di tutti quei soggetti
individuali e collettivi che, interloquendo e collaborando con la commissione
sui CPT, hanno assunto posizioni ambigue e insostenibili.


Immigrazione, sfruttamento, precarietà

La clandestinità alla quale sono condannate migliaia di persone resta un punto
di forza per la tutela degli interessi di tutti quei datori di lavoro senza
scrupoli che non esitano a sfruttare il lavoro degli immigrati nella quotidiana
schiavitù che si consuma nelle nostre campagne e nei nostri cantieri.

E, a maggior ragione, il meccanismo che lega l'ottenimento del permesso di
soggiorno al contratto di lavoro si fonda sulla flessibilità e la
precarizzazione dei lavoratori, in un quadro normativo generale prodotto da
anni di concertazione e che ha reso le vite di tutti i lavoratori, italiani e
non, sempre più instabili. In particolare, in Sicilia e nella provincia di
Trapani, lo sfruttamento della manodopera migrante in settori determinanti come
l'agricoltura, l'edilizia e la pesca è diventato un business sempre più ghiotto
per la mafia nostrana e per le organizzazioni criminali straniere che speculano
sul traffico di esseri umani.

Questa guerra all'immigrazione è strettamente legata alle politiche globali di
guerra infinita: milioni di persone si spostano ed emigrano anche a causa dei
conflitti che insanguinano il mondo (spesso voluti e sostenuti dalle democrazie
occidentali con interventi diretti o con la vendita di armamenti), ma neanche
profughi e richiedenti asilo ricevono in Italia un trattamento adeguato
all'emergenza della loro condizione.

Al contrario, i governi che in Italia si sono succeduti in questi anni non
hanno esitato a imbarcare il paese in imprese militari rendendosi complici
delle strategie guerrafondaie volute in primo luogo dagli Stati Uniti
d'America. La finanziaria del governo Prodi parla da sé: tagli pesantissimi
alla spesa sociale, alla scuola pubblica e alla sanità per dirottare milioni e
milioni di euro nelle spese militari e nel rifinanziamento delle missioni
all'estero.

La lotta per la libertà di circolazione degli individui deve poter mettere in
discussione non solo l'attuale impianto normativo dell'Italia o dei singoli
stati, ma anche l'essenza stessa di questa Europa che - dal trattato di
Schengen in poi - ha disegnato una raccapricciante mappa di esclusione fatta di
sbarre, filo spinato, deportazioni e naufragi nel mediterraneo.


Contro tutte le guerre

La critica alle politiche repressive nei confronti dei migranti non può
prescindere, inoltre, da una posizione inequivocabilmente pacifista, che ripudi
la guerra senza compromessi nella consapevolezza che il terrorismo di guerra è
un orrore che sta alla base del crescente disagio di più di due terzi della
popolazione mondiale, stretta nella morsa di intollerabili disuguaglianze
nell'approvigionamento delle risorse.

Oggi più che mai pensiamo sia necessario dare nuovo slancio all'opposizione
sociale, alla capacità dei movimenti, delle strutture di base,
dell'associazionismo, della società civile di leggere la realtà in maniera
autonoma respingendo ogni tentativo di cooptazione da parte della classe
politica per ricostruire percorsi di critica e di lotta dal basso contro le
profonde ingiustizie che lacerano la nostra società e i nostri territori.

Quello che noi rivendichiamo è il rispetto dell'inalienabile e universale
diritto alla libertà di movimento per tutte e tutti perché chiunque deve poter
vivere pienamente la propria vita a prescindere dal luogo in cui è nato/a.

Non possiamo accettare che Trapani, e tutta la Sicilia, continuino a essere
terre di frontiera circondate da un mare pieno di morte e disperazione, né si
può tollerare l'esistenza dei centri di permanenza temporanea, così come dei
centri di identificazione, che sono e restano spazi di eccezione in cui le
persone sono trattenute contro la loro volontà e al di là di ogni principio
umano e giuridico, per il solo fatto di essere immigrate, di appartenere a una
categoria sociale che la legge criminalizza e reprime.

Il prossimo 28 dicembre manifesteremo a Trapani.

http://www.coordinamentoperlapacetp.blogspot.com


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