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(it) Comidad, aggiornamento Manuale del Piccolo Colonialista

Date Sat, 23 Dec 2006 11:22:48 +0100 (CET)


MANUALE DEL PICCOLO COLONIALISTA - AGGIORNAMENTO
Il colonialismo è una tecnica di dominio che si riproduce con precise costanti nel
corso della Storia.
Queste prime voci costituiscono l'avvio della stesura di un manuale a riguardo.
Chi fosse interessato, può anche fornire il suo contributo.
Comidad
* * * * * * * * * *
5 - Lo sterminio degli Indiani dell'area caraibica
Con il secondo viaggio di Cristoforo Colombo ad Haiti, alla fine del 1493,
diventano più chiari gli scopi e i metodi di questi viaggi d'esplorazione.
L'occupazione in armi dell'isola, poi ribattezzata Hispaniola, messa in atto con
l'arrivo di un'armada di diciassette navi e millecinquecento uomini segna l'atto
inaugurale della colonizzazione europea che presto si abbatterà su tutto il
continente americano con una ferocia inaudita.

La pratica coloniale deve essere sorretta da un discorso di gerarchizzazione ai
danni dei popoli invasi; ecco quindi delinearsi le prime tracce di una ideologia
che diventerà letteratura e che si rafforzerà proprio sostenendo la pratica
coloniale. Già dopo il suo primo viaggio, Cristoforo Colombo scrive: "gli
indigeni sono adatti ad essere comandati e a che li si faccia lavorare, seminare
e portare a termine tutti gli altri lavori che si rendessero necessari, e a che
si insegni loro ad andar vestiti e a prendere i nostri costumi".

In realtà gli Indiani accolgono molto bene gli spagnoli, ma questi li
costringeranno a cambiare tipo di coltivazione per nutrirli, a costruire le case
e le città per gli occupanti e soprattutto a lavorare per l'estrazione dell'oro,
attraverso un lavoro durissimo con un ritmo sproporzionato al modo vita e alle
capacità fisiologiche del popolo di Haiti, che soccomberà velocemente. Un certo
tipo di letteratura coloniale ci racconta che gli Indiani non furono capaci di
adeguarsi a quell'ideologia del lavoro che gli occidentali chiamano civiltà, ma
la pratica coloniale dimostra che il vero scopo degli Spagnoli era quello di
costringere altri a lavorare al posto loro ovvero di ridurli in schiavitù.

D'altro canto, l'incontro con società meno gerarchizzate spinge gli Europei a
produrre discorsi sulla mancanza di regolazione nella vita familiare e sessuale
degli indiani, che se da un lato servono da giustificazione per l'opera
"civilizzatrice" dei conquistatori, dall'altro lato, surrettiziamente,
garantiscono la possibilità di abusare di questi popoli.

Amerigo Vespucci, nel suo Mundus Novus, dimostrava quanto il mito del "buon
selvaggio" trovasse già una sua prima formulazione, molto prima del
romanticismo, e come fosse già funzionale al colonialismo: "Essi non hanno
vestiti, né di lana né di seta, perché non ne hanno alcun bisogno. Non hanno
beni che gli appartengono in proprio, ma tutte le cose sono in comune; vivono
senza re, senza autorità superiore e ognuno è padrone di se stesso. Hanno quante
donne vogliono, il figlio giace con la madre e il fratello con la sorella, e
ognuno con la prima che si trova alla sua portata o che incontra. Ogni volta che
vogliono, divorziano e non seguono alcun ordine a riguardo. Inoltre, non hanno
chiese, non hanno leggi e non sono neppure idolatri."

In realtà, gli Indiani Tainos di Haiti non corrispondevano affatto a questo
modello arcadico, ma Colombo li descrive con gli stessi sogni in testa. Eppure,
quando gli Indiani organizzeranno la resistenza, il giudizio su questo popolo
cambierà completamente: se prima erano ritenuti uomini e donne pacifici, molto
dolci e facili da convertire al cristianesimo - che, non dimentichiamolo, era
l'unico scopo dichiarato di quei viaggi -, appena essi iniziano a combattere
saranno considerati come perfidi, ladri, assassini o saccheggiatori. Le diverse
popolazioni indiane erano capaci di accogliere degli stranieri per un certo
tempo, ma non hanno mai pensato di concedere loro un diritto di occupazione
permanente e ancor meno di lavorare sotto i loro ordini.

Nell'estate del 1494 tutta Haiti è in guerra. Nel marzo del 1495 gli Indiani
sono schiacciati nella battaglia di Vega Real con perdite altissime. Da quel
momento praticheranno la strategia della terra bruciata, ma saranno respinti
sulle montagne e la maggior parte di loro morirà di fame. I sopravvissuti
saranno costretti a lavorare in miniera o nei campi; le malattie epidemiche, in
particolare il vaiolo, colpiranno organismi già debilitati da ritmi di lavoro
forsennati. Le cifre danno in parte conto del massacro e di un regime che oggi
si potrebbe definire concentrazionario. La stima più corrente della popolazione
dell'isola all'arrivo di Colombo, e che richiama il rapporto dei dominicani del
1519, è di circa 1,1 milione di persone. Nel 1507, il tesoriere Juan de
Pasamonte non ne conta più di 60.000. Nel 1520 c'era solo un migliaio di Indiani
a Hispaniola e più nessuno a Porto Rico. La stessa catastrofe si abbatterà poi
su Cuba, dove si erano rifugiati alcuni Tainos, sulla Giamaica e infine su San
Juan de Porto Rico.

La rapida scomparsa della massa indiana che doveva servire da manodopera
gratuita, spinge i colonizzatori a importare i primi schiavi neri provenienti
dalla Spagna dove la schiavitù era ancora in vigore.

Il colonialismo pratica la guerra d'aggressione, il saccheggio e lo sfruttamento
contro i popoli che ne sono vittime, ma produce anche una sedimentazione di
discorsi sull'inferiorità di questi popoli e sul primitivismo da cui bisogna
emanciparli, discorsi che è possibile rintracciare ogni volta che il
colonialismo entra in azione.



Chi volesse consultare i documenti precedenti, può reperirli sul sito
www.comidad.org sotto la voce "DOCUMENTI".


Da: "Vincenzo Italiano" <tamerix -A- inwind.it>

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