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(it) Comidad: Il razzismo di sopravvalutazione - i casi di Napoli e della "lobby ebraica"

Date Thu, 14 Dec 2006 09:44:36 +0100 (CET)


NEWSCOMIDAD
Ecco le news settimanali del Comidad. Chi volesse consultare le news precedenti,
può reperirle sul sito www.comidad.org sotto la voce "COMMENTARIO".
* * * * * * * * * *
IL RAZZISMO DI SOPRAVVALUTAZIONE:
I CASI DI NAPOLI E DELLA "LOBBY EBRAICA"
Di recente l'Osservatorio sulla Camorra è stato ricostituito a Napoli.
L'iniziativa è stata promossa dal "Corriere del Mezzogiorno", cioè dal "Corriere
della Sera", il che la dice tutta sul ruolo che questo Osservatorio svolgerà nel
sistema della disinformazione.

Non è un caso che l'Osservatorio si ricostituisca sull'onda del successo di
pubblico del libro "Gomorra" di Roberto Saviano. Il mito da infondere e coltivare
nell'opinione pubblica è infatti quello della camorra imprenditrice, altrimenti
detta "sistema". La tesi di Saviano consiste nell'affermare il carattere
"avanzato" della Camorra rispetto alla Mafia. Mentre quest'ultima si attarderebbe
nel ruolo di "Antistato", la Camorra vedrebbe se stessa essenzialmente in ruolo
affaristico ed imprenditoriale.

In realtà l'equazione tra Mafia e Antistato non ha alcun fondamento storico ed è
nata in funzione propagandistica negli anni '80, quando occorreva accreditare
l'idea di un legame ideologico tra Mafia e terrorismo, in quanto entrambi ostili
allo Stato. Ad hoc è stato creato anche un "terrorismo mafioso" che ha manifestato
la sua credibilità quando si è scelto come bersaglio nientemeno che Maurizio
Costanzo.

In questa circostanza, ancora una volta, l'area d'opinione della sinistra si è
rivelata vulnerabile e manipolabile. Il libro di Saviano è stato accolto
trionfalmente senza alcun senso critico, allo stesso modo in cui è stata accettata
senza riserve la notizia delle presunte minacce camorristiche allo scrittore.
Internet è stata invasa da centinaia di messaggi di solidarietà a Saviano, e
soltanto in rari casi si è notata la logica richiesta di precisare e
circostanziare in cosa consistessero tali minacce, che di fatto hanno determinato
un'eccezionale promozione del libro.

L'abile mistificazione di Saviano consiste nel presentare come novità quella che è
un'ovvietà. Ogni criminale organizzato tende a vedere se stesso come un uomo
d'affari, e la cosa ha un fondamento, allo stesso modo in cui ogni uomo d'affari,
in definitiva, è un criminale. Durante il proibizionismo in America, il più
grosso trafficante d'alcol non fu Al Capone, ma un uomo d'affari "regolare",
Joseph Kennedy, il padre di John e Bob.

I confini tra affarismo, criminalità e colonialismo commerciale non sono affatto
definiti, e probabilmente tali confini non ci sono.

Ciò che ha creato confusione è questo slogan del cosiddetto "imperialismo
americano", che ha determinato anche una serie di improprie analogie con l'Impero
Romano. Nella definizione teorica, l'Impero è stato poi trasformato in un'entità
sfuggente, una categoria dello spirito, aldilà della comprensione e della critica.

In realtà l'imperialismo romano era un colonialismo fiscale, basato sulla
riscossione regolare di tributi, da qui il suo interesse ad una relativa
stabilità. Il colonialismo americano è invece a carattere commerciale, consiste
nel trasformarti a forza in un cliente, quindi crea instabilità. Non è molto
diverso da ciò che si vede nei film western, a patto di saperli leggere. Arrivano
le eroiche giacche blu a costruire il forte e dietro di loro c'è l'agente del
governo "corrotto", che invece di proteggere gli Indiani gli vende whisky
adulterato e fucili.

A Napoli il "forte" è la base NATO, gli Indiani sono i Napoletani, mentre il
whisky adulterato oggi consiste in eroina afgana e cocaina colombiana, ma, più o
meno, il quadro è quello.

Il binomio "whisky e fucili" ovvero droga e armi, fu anche alla base del successo
del colonialismo britannico verso la Cina, costretta nell'800 con due "Guerre
dell'Oppio", ad aprire il suo mercato all'oppio che gli Inglesi facevano coltivare
in India. La Cina andò incontro ad un processo di dissoluzione sociale, non solo
per i milioni di drogati, ma anche perché il Paese si spaccò in aree di influenza,
controllate da bande criminali che realizzavano i loro profitti con la
distribuzione di oppio e si facevano guerra comprando le armi britanniche.

Anche se su scala diversa, ciò somiglia a quanto accade oggi a Napoli, eppure
quasi nessuno sembra accorgersene. A Napoli si è stabilito da decenni un
politologo inglese, Percy Allum, che si è occupato dell'analisi del "Potere a
Napoli", diventando una sorta di guru per l'opinione di sinistra. Allum ha
affermato una volta di essersi un po'napoletanizzato e di aver ceduto
all'ideologia del "tengo famiglia". Sarà per il bene della sua famiglia che, in
quarant'anni di studio del Potere a Napoli, Allum non si è mai accorto del Potere
su Napoli, cioè della occupazione militare che la città subisce. Possibile che
questa occupazione non abbia alcuna influenza sulle vicende del Potere locale?

I Gava, i De Mita e i Bassolino vengono circondati perciò dello stesso alone
mitologico che irradia dai camorristi: sono sì degli eroi negativi, ma comunque
eroi, in quanto rappresentano se stessi e solo se stessi nella saga della lotta
per il Potere in città.

L'equivoco del cosiddetto "imperialismo americano" è anche alla base della mitica
lobby ebraica che costringerebbe i poveri Stati Uniti ad appoggiare Israele. In
una logica imperiale infatti non avrebbe nessun senso l'appoggio degli Stati Uniti
all'aggressività di Israele, ma in una logica di colonialismo commerciale ce l'ha,
eccome. È proprio grazie alla minaccia israeliana che gli Stati Uniti possono
vendere armi ai Paesi arabi dell'area. Tra i clienti degli USA ci sono l'Arabia
Saudita, l'Egitto, ma ci sono stati anche l'Iraq di Saddam Hussein e persino la
Siria. La destabilizzazione è funzionale al colonialismo commerciale, che può
vendere armi ed impedire la nascita di economie stabili in grado di fare
concorrenza.

La sopravvalutazione razzistica del peso ebraico impedisce anche di vedere i
sistemi di terrore con cui le stesse comunità ebraiche vengono costrette a
sostenere Israele. Sul sito sionista americano Masada 2000 è stata pubblicata una
lista siglata come S.H.I.T. - la "lista della merda" -, in cui sono elencati i
nomi di oltre settecento Ebrei americani che "odiano se stessi e tradiscono
Israele" (in inglese questa formula dà appunto l'acronimo S.H.I.T.). Tra i nomi ci
sono, ovviamente, quelli di Noam Chomsky e di Woody Allen.

In questo contesto di colonialismo commerciale, anche il mito razzistico
napoletano e il mito razzistico ebraico sono oggetti di vendita nel campo d'affari
della comunicazione.

14 dicembre 2006


Da: "Vincenzo Italiano" <tamerix -A- inwind.it>

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