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(it) Torino: 25 aprile alla lapide a Baroni

Date Mon, 24 Apr 2006 12:09:33 +0200 (CEST)


25 aprile resistente
Martedì 25 aprile ore 14 deposizione di fiori e bicchierata antifascista
in corso Giulio Cesare angolo corso Novara. Lì c'è la lapide che ricorda
Ilio Baroni partigiano anarchico caduto combattendo il nazifascismo...
"Baroni sa di rischiare tutto, ma come nel passato mette a repentaglio la
sua vita per proteggere quella degli altri. Ecco Baritono che cerca di
recuperare l'automezzo del suo distaccamento; Baroni è ora completamente
allo scoperto e lo protegge, ma una raffica colpisce in pieno Baritono;
Baroni continua a sparare, poi, d'un tratto, tutto tace; la sua arma non
canta più; Baroni è morto; si è accasciato sulla sua arma; è caduto da
eroe." (Fabbri)

Ilio Baroni (1902-1945), nome di battaglia "il Moro", era un anarchico di
Massa Marittima (Gr) che come tanti era giunto a Torino per trovare lavoro
come operaio alla Fiat Ferriere. Diviene subito un personaggio di spicco
negli ambienti sovversivi e antifascisti ed organizza attorno a sé un
nutrito gruppo di compagni. Sfumato il tentativo di raggiungere la Spagna
rivoluzionaria nel '36, si dedica in tutto e per tutto alla resistenza
antifascista a Torino. Condannato per attività antifascista e propaganda
anarchica e trascorsi alcuni anni di carcere e confino, diventa il
comandante della VII brigata Sap delle Ferriere. Il compito delle Squadre
di Azione Patriottica (Sap), che vedevano affiancati partigiani
provenienti da diverse realtà politiche, era di difendere industrie e
macchinari, sabotare la produzione, rafforzare la coscienza antifascista
con la propaganda e prepararsi militarmente all'insurrezione. Il Moro, al
comando della squadra di manovra Sap, sarà protagonista d! i vere
e proprie azioni di guerra in stile gappista, fino a quando, nel fatidico
aprile del '45, troverà la morte in battaglia. Il 25 aprile a Torino la
città è paralizzata dallo sciopero generale, scoppia l'insurrezione, e la
città diventa a breve un campo di battaglia. Baroni e i suoi attaccano la
stazione Dora e si guadagnano un successo, ma giunge una richiesta
d'aiuto dalla Grandi Motori. Il Moro non esita ad aiutare i compagni nel
mezzo di una battaglia furiosa, e cade sotto il fuoco tedesco. È il 26
aprile. Il giorno dopo la città sarà completamente liberata dai fascisti,
senza dover nemmeno aspettare l'arrivo delle formazioni esterne. Il 28
aprile i Volontari della libertà di tutte le formazioni percorrono le vie
di Torino cantando le loro canzoni. Ilio Baroni non potrà vedere il
momento per cui ha lottato duramente tutta la vita?

Ma il fascismo non è morto il 25 aprile del 1945?

Oggi come negli anni '20 le squadracce fasciste sono protagoniste di
aggressioni, attentati, violenze. Ne sono vittime militanti politici e
sindacali ma anche immigrati, omosessuali, senza casa? Tre anni fa a
Milano ci è scappato il morto: Davide Cesare è stato ucciso a colpi di
coltello da tre fascisti che lo hanno aggredito in strada. Lo scorso anno
a Verona due esponenti di un centro sociale colpiti a coltellate, pugni e
calci sono vivi ma sono stati ad un pelo dal lasciarci la vita. Nella
nostra città, l'episodio più grave risale ad un anno fa, quando una
squadraccia fascista è entrata di notte nella casa occupata Barocchio e ha
colpito per uccidere. Due degli occupanti, svegliati dai rumori sono e
scesi nel cortile interno, sono stati feriti a coltellate. Uno dei due,
colpito da più fendenti, ha avuto l'intestino perforato, operato d'urgenza
se l'è cavata, ma solo il caso ha voluto che non accadesse di peggio.
Eppure media e politici minimizzano la gravità della situazione,
accanendosi invece contro chi cerca di opporsi alla violenza fascista.

Di seguito il volantino che distribuiremo in questi giorni.

L'ANTIFASCISMO NON SI PROCESSA!
Il 27 giugno inizierà il processo contro dieci antifascisti torinesi
accusati di "devastazione e saccheggio" per aver preso parte ad un corteo
antifascista. Ricordiamo i fatti.
L'11 giugno dello scorso anno, una squadraccia fascista entrata di notte
al "Barocchio" accoltellava due occupanti. Solo per caso non c'è scappato
il morto. Il 18 giugno un corteo antifascista partito da S. Salvario
arriva in via Po, dove la polizia impedisce l'ingresso in piazza Castello,
caricando. Durante la fuga va in frantumi una vetrina e un po' di tavolini
ammucchiati sulla strada sono dati alle fiamme. La polizia arresta in
piazza due anarchici. A metà luglio è il turno di altri manifestanti: tra
galera e domiciliari si faranno sei mesi. La tesi del PM Tatangelo è che
vi fosse un piano preordinato per attaccare la polizia e dare il via ad
incidenti nel centro cittadino. L'accusa è di "devastazione e saccheggio".
Si rasenta il ridicolo, ma purtroppo c'è poco da ridere: 10 antifascisti -
Andrea, Darco, Fabio, Manu, Massimiliano, Mauro, Roberto, Sacha, Silvio e
Tobia - rischiano da 7 a 15 anni di reclusione.

La pulizia olimpica non si è limitata agli arresti e la "ramazza" ha
colpito anche i posti occupati: 11 sgomberi, con il relativo corredo di
denunce. È in atto una vasta manovra repressiva volta ad azzittire,
reprimere criminalizzare ogni forma di opposizione sociale. Nel mirino:
antifascisti, antirazzisti, occupanti di case, lavoratori in sciopero,
anticlericali, anti Tav? Nessuno deve disturbare i progettisti della
città Luna park, che ricicla gli spazi della città fabbrica e insieme
immagina una città-porto di terra, ganglio di un sistema di scambi veloci
(TAV) e ricca di attrattive per i viaggiatori di passaggio. Sono in ballo
miliardi (di euro) e nessuno deve mettersi di mezzo. Nessuno deve
denunciare il lucroso intreccio tra politici amici di chi fa gli affari,
nessuno deve indicare il ruolo di magistrati dai colori più vari che agli
affari han deciso di garantire tranquillità. Nessuno deve opporsi al
saccheggio dei beni comuni ed alla devastazione dell'ambiente. Altrimenti
rischia di trovarsi alla sbarra accusato di devastazione e saccheggio.
Intanto i rigurgiti di fascismo e nazismo sono ormai quotidiani.
Mentre una sinistra dimentica di se e della propria storia fa a gara con
la destra nel riscrivere la storia di ieri per poter meglio gestire lo
squallore dell'oggi, i fascisti agiscono indisturbati. Non si contano più
gli attentati a sedi politiche e sindacali, i pestaggi e le aggressioni ai
danni di immigrati, gay, barboni, esponenti di altre aree politiche. Oggi
come ieri i fascisti uniscono randello e doppio petto, complicità
istituzionali e retorica rivoluzionaria: sono le truppe di complemento
chiamate a fare i lavori sporchi che i loro sponsor politici non possono
(ancora) fare.

La nostra regione sta vivendo ormai da mesi sotto assedio: le Olimpiadi,
le elezioni di primavera e il Tav sono stati lo sfondo di una partita che
mira alla normalizzazione dello spazio sociale, all'azzeramento delle
lotte. Il processo del 27 giugno ha una valenza che va ben la di là della
Mole. Devastazione e saccheggio è un reato di natura collettiva che ben si
presta all'intento di criminalizzare le manifestazioni di piazza. Non c'è
uno straccio di prova che dimostri che i 10 compagni abbiano danneggiato
l'arredo urbano. Ma che importa? A sentire i PM, basterebbe l'intenzione.
E che l'intenzione vi fosse lo deducono dalle biografie politiche redatte
dai funzionari di polizia. Detto in altro modo: sono colpevoli perché
anarchici o antagonisti, al di là della responsabilità individuale sui
fatti loro contestati. Se il teorema di Laudi e Tatangelo dovesse
passare, i primi a pagare sarebbero i nostri compagni, ma subito dopo
sarebbe il turno dei valsusini, degli antifascisti milanesi incarcerati
l'11 marzo e di chiunque manifesti pubblicamente la propria opposizione
all'ordine costituito. È in gioco la libertà di tutti. Una libertà per la
quale oltre 60 anni fa combatterono e caddero in tanti: la nostra città è
costellata dalle lapidi che ricordano i ribelli caduti. Ieri chiamavano
gli antifascisti banditi, oggi devastatori.
Oggi come ieri sono partigiani della libertà.

SABATO 10 GIUGNO MANIFESTAZIONE NAZIONALE
CONTRO LA REPRESSIONE A TORINO

Federazione Anarchica Torinese - FAI
Corso Palermo 46 Torino - la sede è aperta ogni giovedì dopo le 21
fat@inrete.it; 011 857850; cell. 338 6594361


Da: Federazione Anarchica Torinese <fat@inrete.it>

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