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(it) Umanità Nova, n.13: Solito gioco, solita partita , solita truffa. Noia elettorale

Date Tue, 11 Apr 2006 13:59:57 +0200 (CEST)


Se dovessi riassumere in un solo termine quello che provo, e non mi sembra
di essere il solo, rispetto alle elezioni politiche non potrei che parlare
di noia.
Cinque anni addietro, un governo delle sinistre aveva deluso e sfiancato
la propria base sociale, la Confindustria si era espressa per un
cambiamento di governo, l'alleanza fra Polo e Lega garantiva la vittoria
alla destra. Ricordo ancora, con un misto di divertimento e fastidio la
pletora di anziane signore che facevano propaganda negli scompartimenti
ferroviari per il centro destra mentre i supporter della sinistra tenevano
le orecchie basse e si limitavano a paventare i danni che la destra
avrebbe fatto se, come appariva probabile, avrebbe vinto.

Oggi, la situazione sembra opposta. La destra ha governato dimostrandosi,
ma potevamo attenderci altro?, mediocre. Nonostante il cavaliere azzurro
lo giuri ad ogni apparizione televisiva, è evidente che le tasse non sono
state ridotte, il quadro economico è desolante e non si vede traccia del
promesso miracolo berlusconiano, lo scontro fra governo e sindacati
sull'abolizione dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori si è chiuso
con una sostanziale sconfitta del governo stesso, il grande padronato ha
cambiato casacca e la destra è costretta ad imbarcare gruppi
dichiaratamente fascisti e razzisti nella speranza di ramazzare i voti
necessari a vincere la partita.

Naturalmente, non è affatto scontata una vittoria della sinistra. Mi
sembra, infatti, evidente che il corpo elettorale è sostanzialmente
stabile e che tutto si giocherà su di una quota abbastanza marginale
dell'elettorato, coloro che decideranno se votare e cosa votare negli
ultimi giorni e che, in ogni caso, non rivelano le proprie intenzioni ai
volenterosi sondaggisti.

In soccorso della destra, fra l'altro, si è dichiarata una forza di
notevole consistenza e capacità di influenza qual è santa romana chiesa
che sembra tornata alla tradizione del collateralismo con la DC. Non è una
novità, nella misura in cui è una novità, di poco conto. Dobbiamo, a
questo proposito, ricordare che la chiesa, nel mentre si occupa della
città di dio, è molto attenta a quanto avviene nella città degli uomini e,
in particolare ai flussi monetari dallo stato a se stessa e, da questo
punto di vista, la destra è, dobbiamo riconoscerlo, stata più munifica
della sinistra.

È interessante, a questo proposito, rilevare come le forze maggiori della
sinistra abbiano fatto finta di non accorgersi di quanto avvenuto, abbiano
dichiarato la propria riverenza al clero e lasciato a forze minori la
difesa della laicità delle istituzioni. In particolare il bizzarro ibrido
fra destra liberista e sinistra riformista che costituisce la Rosa nel
pugno si è trovata a gestire il monopolio, o quasi, della laicità trovando
una sua ragion d'essere.

D'altro canto, la sinistra parlamentare effettivamente esistente vede al
proprio interno contraddizioni altrettanto rilevanti rispetto a quelle che
caratterizzano la destra. Se da una parte convivono democristiani soft e
fascisti hard, nell'altra vi sono democristiani altrettanto puri e laici
d'assalto senza contare quanto resta della tradizione comunista nazionale
dagli stalinoti Rizzo e Diliberto ai movimentisti del PRC.

Una cosa, guardando alla campagna elettorale, è comunque certa. Mi
riferisco alla fine, ma non porrei limiti alla provvidenza ed alla
possibilità di resurrezione, del parlamentarismo rivoluzionario.

L'ultimo esponente di questo ossimoro politico è stato, infatti, liquidato
per avere fatto dichiarazioni improvvide. Il buon Marco ferrando,
esponente della sinistra bolscevica hard del PRC, si è giocato lo
stipendio di parlamentare e la possibilità di animare le assemblee
elettive con dichiarazioni ardite grazie alla mancanza di pazienza che lo
ha indotto ad uscirsene con qualche banalità di sinistra prima e non dopo
le elezioni. Se dovessimo, non che la questione ci appassioni, trovare una
spiegazione razionale ad una tale dabbenaggine, non potremmo che pensare
all'esigenza di rassicurare nel merito della sua adesione al marxismo
rivoluzionario (fa un po' ridere ma in questo modo si definiscono) la sua
corrente nel partito visto che era accusato di essersi venduto all'orrida
maggioranza bertinottiana.

Il PRC, fatta la scelta di aderire all'Unione, è costretto dalla logica
stessa di questa decisione, ad accentuare i propri caratteri di partito di
sinistra moderna, movimentista, non violenta, pluralista.

È evidente che la condotta del suo gruppo dirigente è determinata da una
pressione e da una speranza.

La pressione è quella al fronte unito antiberlusconiano che la sua stessa
base elettorale richiede ed impone. La speranza consiste nel puntare su di
una svolta blandamente socialdemocratica dell'Unione che dovrebbe fare
scelte parzialmente diverse da quelle che hanno caratterizzato il
precedente governo di sinistra per quanto riguarda, quantomeno, la
legislazione sul mercato del lavoro e sul welfare.

Se, e la cosa non è del tutto impossibile, il probabile governo
dell'Unione tenterà di garantire un minimo di legame sociale anche a
fronte dei disastri determinati dall'attuale quadro legislativo per quanto
riguarda le giovani generazioni, il PRC potrà affermare che alcune riforme
riguardo ad una qualche forma di reddito minimo garantito saranno state il
prodotto della sua scelta governativa.

Naturalmente vi sono alcune questioni sulle quali il possibile governo
delle sinistre si spaccherà come una mela. Penso alla politica estera e
alle missioni di pace, al sostegno alle imprese nazionali, all'ordine
pubblico e, senza alcuna pretesa di avere capacità profetiche, ritengo sia
scontato chi l'avrà, magari con il supporto di settori della destra,
vinta.

È interessante, oggi, rilevare come, nelle contraddizioni del PRC tenti di
inserirsi l'orrido PdCI rivendicando l'identità comunista che i
bertinottiani tendono a mandare al macero. Si tratta, con ogni evidenza,
di un'operazione strumentale di basso profilo. Il PdCI è lo stesso partito
che ha sostenuto la guerra in Jugoslavia, che è stato al governo nel corso
della seconda guerra del golfo, che ha accettato di tutto e di più quando
era al governo nel giro precedente.

D'altro canto, il modello togliattiano che pratica ha una sua logica e
funziona per settori di base veterocomunisti abituati ad accontentarsi di
bandiere rosse con falce e martello e ad ingoiare di tutto e di più. In un
mondo
caratterizzato dalla mancanza di memoria è possibile che il PdCI raccolga
consensi di "sinistra" così come La Rosa nel Pugno potrebbe avere successo
nei settori laici della sinistra moderata infastiditi dall'attitudine
papalina dei DS.

La partita interessante che si giocherà, nel caso di una vittoria di
questi signori, sarà, con ogni evidenza, quella dell'autonomia dei
lavoratori e, in genere, delle classi subalterne nelle lotte e nei
percorsi organizzativi.

Alcuni segnali positivi sui sono dati nel periodo passato, dal movimento
No TAV alle mobilitazioni dei lavoratori dei trasporti e, senza facili
ottimismi, si può valutare che settori della militanza sociale siano
orientati a non fare sconti ad un eventuale governo "amico".

Si deve, naturalmente, mettere nel conto la possibilità che settori "di
movimento" maturino una svolta governativa e, soprattutto,
sottogovernativa a fronte di limitate concessioni a gruppi, associazioni,
istituzioni impegnati nel "sociale" ma è anche evidente che queste
concessioni riguarderanno più il ceto politico che l'area sociale che
pretende di rappresentare.

Si tratterà, a maggior ragione, di tenere alto il livello della critica,
dell'iniziativa, della mobilitazione.

Cosimo Scarinzi


Da Umanità Nova, numero 13 del 9 aprile 2006, Anno 86
http://www.ecn.org/uenne

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