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(it) Umanità Nova, n.30: Senza famiglia, senza legge. Gli affetti e le relazioni fuori dal controllo di stato e chiesa

Date Wed, 28 Sep 2005 10:01:42 +0200 (CEST)


"L'origine della parola "famiglia", d'altronde, è il termine latino
famulus che significa: servitore, servo. Di una simile concezione della
famiglia molti non ne vogliono più sapere." (Luce Irigaray)
* * * * *
Da alcuni giorni il tema della famiglia è molto dibattuto, aiutato dalla
dichiarazione di Prodi che si è impegnato, nel caso vada al governo, a
varare i Pacs. I patti di solidarietà a garanzia dei diritti civili
(chiamati pacs, acronimo francese, e si sa, oggi bisogna risparmiare su
tutto anche sulle parole), non "distruggono affatto la famiglia" come
taluni sostengono ma, secondo me, la rafforzano e la mettono a fondamento
della società.

Ma procediamo con ordine...

Io credo che nella famiglia, così come la viviamo oggi, non ci sia nulla
di naturale. Essa cambia a seconda delle culture e del momento storico. Un
piccolo esempio: questa estate, in India, nello stato dell'Orissa, ho
avuto modo di incontrare gruppi etnici che si organizzano secondo un
modello sociale e culturale definito "tribale". Definito dagli altri,
naturalmente, che danno a questo termine il significato di arretrato,
primitivo. Eppure alcune regole di comportamento sono molto più civili
delle nostre.

I ragazzi non vivono con i genitori ma in grandi case comuni, divisi più o
meno per fasce di età e la loro educazione è affidata a tutti i membri
della comunità. Gli adolescenti hanno case comuni: i rapporti sessuali
sono molto liberi, sia prima sia dopo il matrimonio. Primitivi? Forse...

Questo per dire che l'unione tra persone è sempre stata fondamentale nella
storia dell'umanità, sia per motivi riproduttivi, sia per motivi affettivi
e di aiuto reciproco, ma il modello di famiglia è stato invece
diversificato nel tempo e nello spazio, codificando e regolando sia i
rapporti tra i sessi, sia il rapporto tra le generazioni.

Oggi ci troviamo di fronte a profondi mutamenti nella famiglia: sono sotto
gli occhi di tutti i ragazzi che vivono in due famiglie in seguito alla
separazione dei genitori, o le famiglie in cui convivono nonni, figli e
nipoti. Anche i rapporti tra i sessi non sono sicuramente gli stessi di
alcuni anni fa: l'atteggiamento maschile di fronte alla riproduzione e
alla cura è, e non per pochi, cambiato. Accanto al solito "pater familias"
assente c'è chi invece rivendica il suo desiderio di essere padre
educante. E talvolta sono le donne che non riconoscono questo desiderio, o
che semplicemente non sono in grado di accettarlo. Le identità si
trasformano. Anche i rapporti tra le generazioni cambiano e a chi scappa
di casa per sottrarsi all'autorità asfissiante si sostituisce chi si
prende cura del genitore vecchio, in un alternarsi di ruoli, e in un
rafforzamento dei rapporti tra generazioni.

Di fronte a questi cambiamenti abbiamo però una società che formalmente li
riconosce, ma di fatto li sospinge, li relega nel privato evitandone
accuratamente di tenerne conto.

Siamo in una società sempre più contraddittoria.

Sui giornali i fatti "privati" vengono messi in prima pagina e sulle
vicende private di gente comune o famosa si sprecano chilometri di
foreste. Dall'altra, però, il privato deve rimanere personale, non può
essere generalizzato.

Un privato che è sempre pubblico, ma che non cambia mai i rapporti pubblici.

E accanto ad una società paurosa e misogina, che si rifugia nella
negazione del cambiamento, perché non capace di gestirlo, abbiamo una
chiesa paurosa e misogina.

Siamo di fronte a delle gerarchie ecclesiali niente affatto stupide, che
dimostrano di conoscere le donne, i loro sentimenti, la loro forza e le
loro debolezze. Peccato però che il loro odio per esse sia profondo e
intrinseco, non estirpabile. Ed ecco allora la legge sulla procreazione
assistita, le leggi sui consultori, i richiami alla sacralità della
famiglia, all'istinto materno, al ruolo della donna. Perché le loro
preoccupazioni vengono sempre tradotte in leggi repressive: ed in tal caso
siamo noi che dovremmo cominciare a preoccuparci.

Sicuramente ha ragione l'Osservatore Romano quando afferma che Prodi
semplicemente cerca voti.

Però a me vedere che si afferma un pensiero che vuole veder riconosciuto
dallo stato a tutti i costi la propria unione sentimentale inquieta molto,
perché riafferma con forza la potenza simbolica della famiglia e dello
stato.

La paura del domani prevale sull'intelligenza e sulla passione e porta
alla richiesta di aiuto e codificazione dei comportamenti, alla
"normalizzazione" delle situazioni.

La famiglia patriarcale è morta e nessuna lo rimpiange, ma anziché partire
da questa constatazione per affermare un pensiero ed una pratica di
libertà nei rapporti interpersonali, si desidera che qualcun altro si
occupi e codifichi i nostri rapporti umani, sessuali e affettivi.

Comunque io continuo a pensare che l'unica famiglia simpatica sia la
famiglia Addams...

R.P.


Da Umanità Nova, numero 30 del 25 settembre 2005, Anno 85
http://www.ecn.org/uenne

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