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(it) Comunicato CdD-FdCA: "La sussidiarità come progetto eversivo del capitale

Date Thu, 8 Sep 2005 10:17:26 +0200 (CEST)


LA SUSSIDIARIETA' COME PROGETTO EVERSIVO DEL CAPITALE
La presentazione al Meeting ciellino di Rimini del documento
dell'Intergruppo parlamentare sulla sussidiarietà rilancia la piena
applicazione di tale principio nel tessuto sociale italiano per combattere
"il partito della rendita,... il parassitismo, il privilegio, i monopoli,
le corporazioni, l'assalto alle risorse pubbliche" e per mettere "il bene
comune al centro". Parole suadenti, canto di sirene pericolose.
Già nel 2000 scrivevamo:
"La sussidiarietà come concetto giuridico nasce nell'800 e viene
esplicitata da un lato negli scritti di Proudhon ("la capacità politica
della classe operaia") e dall'altro nella dottrina sociale della Chiesa,
al cui interno riceve una sua sistemazione teorica divenendo uno degli
assi portanti dall'azione sociale della chiesa cattolica tesa a
valorizzare il ruolo delle società intermedie quali la famiglia e le
confessioni religiose rispetto allo stato, liberale e laico. Tale
principio oggi, è divenuto di estrema attualità, poichè il prevalere del
mercato globale nell'economia mondiale ha imposto un ridimensionamento dei
poteri degli Stati nazionali e ha stimolato la crescita a livello
istituzionale del ruolo e delle funzioni di quelle entità
politiche-territoriali minori, quali regioni, province, comuni, che, per i
loro ambiti d'azione, la loro competenza, il radicamento nel territorio,
presentano per il capitale finanziario il vantaggio di offrire minore
resistenza alle leggi di mercato e di fronte all'immaginario collettivo
appaiono più adatti ad assicurare la tutela degli interessi dei cittadini
ed una più efficace ed efficiente gestione delle risorse. Al tempo stesso
l'incapacità delle forze politiche a livello nazionale di contrastare i
processi di mondializzazione ha fatto crescere il ruolo delle formazioni
sociali intermedie per cui all'interno di queste aree agiscono formazioni
politiche, sociali, religiose, gruppi di interesse che tendono ad assumere
una funzione egemone all'interno dell'area istituzionalmente definita
(regione, macroregione, stato all'interno di un più ampio stato federale,
provincia autonoma, territorio a statuto speciale)".

L'intergruppo parlamentare chiede "più sussidiarietà orizzontale". Per
"costruire un nuovo rapporto tra Stato, società, cittadini", "uno Stato
più asciutto ed efficiente...capace di riconoscere e valorizzare la
progettualità della società civile e quella vitalità che muove dal
basso...".

In realtà, questo aspetto del principio di sussidiarietà è stato assunto
dal governo dell'Ulivo tra i criteri ispiratori della L. 59/97 e del
successivo D. Lgs. 112/98 dismettendo del pubblico ciò che può essere
assicurato dal privato. Un ulteriore passo in questa direzione è
costituito dalla L. 265/99 che amplia enormemente la possibilità di far
svolgere compiti e funzioni pubbliche a soggetti privati in regime di
appalto o convenzione. Infine, la riforma del titolo V della costituzione
con referendum istituzionale del 2001.

La riforma della sanità e la legge 62/2000 sulla parità scolastica e gli
stessi fondi pensione sono già esempi eloquenti di sussidiarietà e dei
conseguenti processi di privatizzazione e di mercificazione che si sono
innescati.

Ciò che era welfare pubblico, solidarietà sociale, salario indiretto e
salario differito, viene sublimato nel grande mercato delle opportunità
individuali e dei servizi privati. Sarebbe grave illudersi che la
sussidiarietà orizzontale significhi meno Stato; significa solo fine della
previdenza e dell'assistenza pubblica, dell'istruzione pubblica, della
sanità pubblica, dei trasporti pubbblici e così via!!

Il principio di sussidiarietà orizzontale serve quindi a smantellare i
servizi pubblici, a produrre nuove occasioni di guadagno per gli
imprenditori, che potranno ricavare profitto dalla gestione di servizi
come scuole, ospedali, assistenza agli anziani e ai disabili, cultura,
servizi sociali in genere. Potrà consentire di dividere il Paese su base
religiosa ed etnica attraverso scuole e servizi finanziati con denaro
pubblico. Al contrario, nella versione libertaria il principio di
sussidiarietà è strumento di autogoverno e partecipazione, di iniziativa
di tutti alla gestione solidale dei servizi in una visione armonica della
società dove la scuola, ad esempio, fa propria la libertà di educazione,
il pluralismo in campo religioso, la tolleranza, rifiuta la divisione per
etnie, razze, censo.

L'intergruppo parlamentare chiede anche più "sussidiarietà verticale".
Perchè "Lo spostamento verso la periferia di meccanismi decisionali deve
essere inteso come mezzo per favorire un maggiore protagonismo della
società nella gestione del bene comune". Per evitare un "nuovo centralismo
delle regioni".

In realtà, per restare solo in ambito di democrazia borghese, la
sussidiarietà verticale comporta , come scrivevamo nel 2000:

* "La tecnica della legislazione a cascata: per cui gli stessi principi
vengono ripetutamente sanciti da norme diverse in modo da sfuggire a
qualsiasi censura costituzionale e allo stesso potere di controllo
parlamentare;

* L'accrescimento dei poteri degli organi esecutivi rispetto a quelli
assembleari e l'introduzione di personale politico non elettivo negli
esecutivi;

* La scomparsa dei controlli amministrativi sugli atti dell'esecutivo."

E' evidente la sperequazione che si può creare tra le diverse regioni:
tante sanità e tante scuole diverse da regione a regione, gabbie salariali
e tutele ambientali diverse da regione a regione, e così via.

E' evidente come la vertenzialità sul territorio messa in azione da
comitati e movimenti specifici, si possa trovare di fronte ad una
controparte istituzionale che tende ad agire ed a legiferare come
strumento nelle mani di forti interessi economici privati, salvo
nascondere le proprie responsabilità dietro il rimpallo di competenze nel
contenzioso derivato dalla legislazione concorrente, in barba al principio
di diritto all'uguaglianza di trattamento e di opportunità. Oppure, le
lotte e le spinte all'auto-organizzazione sociale vengono disinnescate,
incanalate e addirittura rappresentate dalle istituzioni decentrate
(comuni, regioni) pervase da una sorta di "riformismo etico", pronte ad un
altro scontro con lo Stato (sic!).

Quindi il principio di sussidiarietà verticale, cioè quello tra le diverse
istituzioni, renderà ancora più difficile incidere sulle strutture di
governo. Eliminando ogni controllo sulle leggi regionali, che diventano
comunque applicabili, favoriscono la balcanizzazione degli ordinamenti su
scuola, lavoro, previdenza, sanità, e una differenziazione dei diritti
fondamentali in relazione al territorio nel quale si risiede.

Nella accezione libertaria, invece, la sussidiarietà corrispnde alla
cooperazione ta i diversi livelli decisionali, ha alla base strutture
assembleari e di partecipazione di tutti alla gestione della politica,
strutture che si basano sull'autogestione e il rifiuto della delega
elettorale.

Inoltre il federalismo introdotto dalla sussidiarietà non è governato
dalla solidarietà: si basa sulla delega a istituzioni locali, che
tratterranno le risorse prodotte sul territorio, alimentando le
disuguaglianze per consentire un miglior dominio del capitale sul lavoro e
spezzare la solidarietà tra gli sfruttati. Introducendo la legislazione
"concorrente" tra Stato e Regioni in materie come sanità, istruzione,
tutela della sicurezza sul lavoro, previdenza, ricerca scientifica, beni
culturali, si cerca di introdurre elementi di differenziazione tra le
diverse aree del paese.

Nella visione libertaria, invece, il federalismo è solidale e permette la
redistribuzione delle risorse tra aree ricche e aree povere.

L'intergruppo parlamentare chiede più "sussidiarietà fiscale". E cioè "lo
strumento attraverso cui si riconosce al contribuente la possibilità di
concorrere alle spese pubbliche destinando direttamente una parte
dell'imposta a soggetti Non profit ritenuti meritori, attraverso una
contribuzione etica e tagliando dal basso la spesa sociale inefficiente".
Si propone l'incremento delle deduzioni e nuovi 8x1000 dedicati a welfare
privato e ricerca.

Usando lo slogan "Più dai, meno versi" (che compare anche nel DL sulla
competività) si vuole incentivare lo spostamento di quote sensibili della
capacità contributiva dal pubblico per tutti e di tutti verso il
"pubblico" di qualcuno per qualcuno ma anche a segmenti della produzione.
Che ognuno si crei il proprio welfare, finanzi i soggetti "no profit
meritori" che vuole e poi deduca pure il tutto dalla dichiarazione dei
redditi. Altro che recupero dell'evasione contributiva, altro che utilizzo
della fiscalità generale per servizi sociali pubblici per tutti. Non è
difficile immaginare quanto la Chiesa e le sue diramazioni secolari e
quanto molte lobbies mascherate da onlus si aspettino da una tale
applicazione della sussidiarietà. Saranno nuovamente il censo, il credo
religioso, l'appartenenza a certe lobbies a determinare l'offerta ed il
beneficio di salute, di benessere, di istruzione e di mobilità delle
persone e non più semplicemente il far parte di una società che tutela
diritti e bisogni in un contesto di solidarietà sociale.

Insomma un trionfo dell'individualismo in base al principio "da ciascuno
secondo le sue possibilità, a ciascuno secondo le sue possibilità"! Nella
prospettiva anarchica, invece, che il principio ispiratore di una società
libera, egualitaria e solidale che garantisca gli individui come la
collettività è quello che recita "da ciascuno secondo le sue possibilità,
a ciascuno secondo i suoi bisogni".

O forse c'è qualcuno che spera di aprire ad esempio una scuola libertaria
usando la sussidiarietà orizzontale e la sussidiarietà fiscale???


Consiglio dei Delegati
FEDERAZIONE DEI COMUNISTI ANARCHICI

Firenze, 4 settembre 2005


http://www.fdca.it


Da: Federazione dei Comunisti Anarchici <fdca@fdca.it>

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