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(it) Argentina: Occupare, resistere, produrre - intervista a un membro del Movimiento Nacional de Empresas Recuperadas de Argentina

Date Mon, 5 Sep 2005 13:24:13 +0200 (CEST)


"OCCUPARE, RESISTERE, PRODURRE"
(Intervista fatta da Jesus MONGE a Guillermo ROBLEDO, del Movimiento
Nacional de Empresas Recuperadas de Argentina, e apparsa sul n.171 del
novembre 2004 della pubblicazione mensile anarcosindacalista "Rojo y
Negro" edita dalla C.G.T. di Spagna)
* * * * *
Premessa: Guillermo viene da Buenos Aires e fa parte del Movimiento
Nacional de Empresas Recuperadas, il quale è un movimento sociale che
emerge dalle mani dei lavoratori durante le crisi degli ultimi quattro
anni in Argentina.

In giro per l'Europa e dopo essere stato a Berlino e Madrid è arrivato il
22 Ottobre a Saragozza. Dopo aver partecipato alle Giornate del
Coordinamento dei lavoratori dell'Auto della C.G.T. ci ha concesso uno
spazio per le nostre domande.

D.: Perché nasce il movimento di recupero delle imprese in Argentina?

R.: Il movimento sorge dopo che i sindacati storici d'Argentina tradiscono
i lavoratori nel decennio di Menem. C?è stata una drastica, profonda
deregolamentazione del lavoro che ha generato una caduta salariale e un
aumento della disoccupazione; quest'ultima ha raggiunto il 20% a livello
nazionale, e il 40% calcolando il sotto-impiego. In queste condizioni un
salario è più o meno di 230 Euro e l'indennità di disoccupazione è di 50
Euro. Davanti a questa prospettiva di miseria che il capitalismo metteva
in atto in Argentina, i lavoratori decisero che qualora un'impresa avesse
chiuso, invece di disperdersi individualmente, si sarebbero uniti
collettivamente in cooperative di lavoro o in organismi di autogestione.
Questo fenomeno acquistò talmente forza, che tutte le imprese che si
recuperarono ebbero successo, infatti nessuna delle imprese recuperate in
Argentina ha chiuso. In tal modo, i lavoratori in Argentina si sono resi
conto che hanno un nuovo strumento di lotta, quello di prendersi carico di
ciò di cui non si faceva carico il padrone e neanche lo Stato.

L'esperienza delle imprese recuperate non è limitata al mondo del lavoro e
ai lavoratori ma ha implicato anche l'entrata nelle imprese recuperate di
centri culturali, di giovani intellettuali delle città, docenti per
organizzare scuole... e ha fatto sì che l'esperienza si sia estesa grazie
ad un semplice passaparola, senza la necessità dei mezzi di comunicazione.
A partire da questo punto, i lavoratori in Argentina non accettano nessuna
chiusura di una impresa se prima non si tenta di formare una cooperativa
che cominci a farla funzionare.

D.: Da quanti anni funziona tutto questo?

R.: Le prime esperienze hanno avuto inizio sette anni fa, però più
massicciamente da circa quattro anni. Il movimento oggi ha quasi 200
imprese che lavorano, il 50% di esse sono del settore metalmeccanico, il
30% sono dell'industria grafica, ci sono anche quelle del settore
alberghiero, imprese di servizi... Dentro le imprese recuperate
attualmente ci sono circa 14.000 lavoratori.

D.: Quanto credete che sia cambiata la prospettiva del lavoratore, la sua
coscienza di classe, di fronte a questo processo?

R.: Al 100%. Si tratta di un salto qualitativo in cui il lavoratore è
impegnato non solo nella gestione dei numeri della società, che fino ad
ora erano segreti, ma è anche chiamato a partecipare e decidere nella
gestione mediante assemblee mensili. Tutti i lavoratori discutono, si dà
una dimensione al dibattito, grazie al quale i lavoratori passano a una
dimensione di politicizzazione lavorativa e sociale che fa sì che si abbia
un altro livello di libertà, quando si rendono conto che il loro lavoro
non è strettamente il compito di produrre, bensì che ha una dimensione
sociale. In questo senso c?è un comportamento libertario che avanza, senza
alcun allineamento per quanto riguarda le scelte politiche. Infatti nelle
cooperative c?è pluralismo, partecipa gente di tutte le correnti
politiche, però nessuno tenta di imporre il suo punto di vista.

D. : Considerate che questo modello di recupero delle imprese è necessario
esportarlo al resto dei paesi latino americani o europei e che può
servire come strumento per creare un' enorme contraddizione al
capitalismo?

R. : Sì, chiaro, questo è l'obiettivo del nostro viaggio. Le
multinazionali ogni volta vanno a generare minore impiego nel mondo,
dovuto all?alto livello di componenti tecnologiche insite nel lavoro. O i
lavoratori usano strumenti di auto-impiego, di autorganizzazione,
difendendosi da questa forma di organizzazione del lavoro, o il problema
della disoccupazione dei lavoratori nel mondo sarà più grave di quello che
è oggi. In Argentina prende piede il paradosso che le imprese del settore
automobilistico sono tutte ferme. Sono al 5% della capacità produttiva;
invece le imprese recuperate dai lavoratori, nonostante siano
tecnologicamente più obsolete, stanno lavorando al 60%. Le imprese
recuperate, con tecnologia più obsoleta stanno generando più impiego che
le multinazionali con tecnologia avanzata. Qui si vede che c'è una
contraddizione insanabile del capitalismo a livello mondiale. Il fatto che
i lavoratori hanno la produzione nelle proprie mani e discutono i problemi
politici della società, credo sia un asse importante. In Argentina abbiamo
incominciato per necessità, per disperazione in molti casi, però altra
cosa potrebbe essere il livello del dibattito, se il modello cominciasse a
moltiplicarsi e prendesse una dimensione internazionale. Come farà il
capitale per dare lavoro agli ottanta milioni di nuovi lavoratori che
entrano ogni anno nel mondo? Non c'è risposta. O la troviamo noi o sarà
difficile trovarla. IL MOVIMENTO HA OGGI QUASI 200 IMPRESE CHE IMPIEGANO
CIRCA 14.000 LAVORATORI.

D. : Come ha reagito lo Stato argentino di fronte al movimento recuperatore?

R. : In questo momento ci sono 5.000 imputati in giudizio, e in qualsiasi
momento possono diventare prigionieri politici del sistema. Non tutti i
prigionieri appartengono al movimento recuperatore di imprese, giacchè ve
ne sono anche di altri movimenti, come quello dei piqueteros. Noi
cerchiamo un movimento di solidarietà internazionale, che consista nel
mandare lettere al Presidente della nazione Kichner, giacchè è l'unico che
ha la facoltà di liberare, di mettere fine a questi processi giudiziari,
perché altrimenti il sistema li usa per intimorire la gente e il movimento
non si espanderebbe. Il sistema funziona in questa maniera.

D. : Com'è il sistema organizzativo ed il livello di partecipazione che si
genera?

R. : Il movimento appoggia il processo di nascita fino a che la
cooperativa non si stabilizza. Con la "Legge di Espropriazione", il
meccanismo è il seguente: chiude la fabbrica, ci se ne appropria, si
organizza la cooperativa e si chiede al potere politico che espropri i
beni e che li dia ai lavoratori. Questo è un processo che dura dai due ai
tre mesi, dove le cooperative più consolidate sono quelle che aiutano le
altre che stanno nascendo. Perché bisogna resistere, affinchè non avvenga
lo sgombero. Bisogna portare aiuti alimentari, c'è da dare il "coraggio"
ai compagni che stanno lì. In questo momento tutte le cooperative si
aiutano tra di loro, in più, è l'unico requisito che chiediamo ai compagni
delle cooperative. E' uno scambio politico e culturale importante dove a
fronte dell'appoggio non chiediamo nessuna iscrizione a un partito
politico né a un sindacato, ma semplicemente che dopo sia solidale con il
resto dei lavoratori. Questo meccanismo ha funzionato perfettamente,
perciò il processo si è potuto estendere fino ad oggi, a 200 imprese. Una
volta che la cooperativa è in marcia, c'è la gestione interna del come
produrre, che cosa vende, quanto pagare il salario, quanto investire...
Qui il movimento già non interviene per niente. Ogni gruppo di lavoratori
impara rapidamente a organizzarsi, senza professionisti, senza gestori,
senza padrone.

D. : In Europa la dislocazione delle imprese, soprattutto nel settore
rurale, suppone una destrutturazione economica e una condanna
all'emigrazione verso le grandi città. Come affrontate il fallimento di
imprese nel settore rurale?

R. : Nell'ambiente rurale, nei comprensori, è notevole vedere come tutto
il popolo si unisce a difendere le cooperative in forma massiccia. Per
esempio, la fabbrica di trattori (che è la prima della nazione e sta in
mano dei lavoratori) è localizzata in un paese, nella località di Las
Varillas, a Cordoba. Tutto il paese dipende dalla sopravvivenza
dell'impresa. Tutti i settori lavorativi e popolari sono implicati nel
processo, questo è molto importante. In molti casi, i lavoratori,
organizzano la cooperativa prima che fallisca l'impresa, in forma
preventiva, per disporre in anticipo dello strumento di gestione
nenessario. E' un modo di dire al capitale:" Se te ne vai, io continuo.
Non ho bisogno di te". Sarebbe interessante che il movimento sindacale in
Europa facesse uno studio dei casi di delocalizzazione e spinga, stimoli
la formazione di cooperative preventive.


Puoi contattare Guillermo Robledo al seguente
indirizzo e-mail <impacoop -A- speedy.com.ar>

(traduzione di CIB Unicobas, Bari)

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