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(it) Torino: il prete, Pera e due scritte su un muro "sacro"

Date Fri, 28 Oct 2005 10:57:27 +0200 (CEST)


Il presidente del senato Marcello Pera ha esternato su Torino.
È intervenuto su disoccupazione, carovita, repressione, cantieri infiniti,
olimpiadi, Tav? Niente di tutto questo: Pera ha parlato di "scritte" sui
muri di una chiesa. E intanto il CPT-lager di corso Brunelleschi
raddoppia. La notizia è di quelle da rabbrividire. Il cpt è il posto dove
a Torino rinchiudono i migranti colpevoli di voler vivere in questa città,
colpevoli di essere nati fuori dai confini della Fortezza Europa,
colpevoli di essere nati. Da qui ogni giorno vengono deportati verso paesi
dove li attendono la fame, la guerra, il carcere.

Se ne parla? Fa "notizia"? Ma figurarsi! Sulla stampa cittadina esce
qualche articolo sulle proteste di quelli che abitano vicino al lager, da
sempre disturbati da quella "cosa" piazzata vicino ad appartamenti pagati
cari e che perdono prezzo per via di questa "esternalità negativa".
Appartamento signorile, 3 camere, cucina abitabile, ampio terrazzo, "vista
lager"? beh ammetterete che suona male! Meglio la proposta del
fascistissimo prossimo candidato sindaco, il mazziere Agostino Ghiglia che
i "clandestini" li vorrebbe fuori città, in un luogo isolato dove non
possano arrecare offesa al "bon ton" dei torinesi. E dove, ma questo
Ghiglia non lo dice, le forze del disordine statale possano agire
indisturbate contro chi non accetta la galera e si ribella.

Va beh? i quotidiani cittadini si sono scordati del lager, ma le notizie
ghiotte non mancano lo stesso! A muoversi stavolta è stato nientemeno che
il presidente del senato Marcello Pera, il quale è intervento sul "caso"
Torino. Accipicchia! Parlerà di disoccupazione, carovita, repressione,
cantieri infiniti, olimpiadi, Tav? Ma figurarsi! Parla di scritte sui
"muri di una chiesa". Sì, sì avete capito bene "scritte"! Scandalo!
Profanazione! Giunta inetta che permette lo scempio! Il parroco, tale
Vitiello, in arte "Don", lancia invettive sulla cultura di morte che
domina la città e, visto che ha un giornalista davanti, ne approfitta per
fare una bella tirata sulla sperimentazione della pillola abortiva al S.
Anna. Il tutto per un paio di "nazi-ratzinger" e di "impiccheremo Pisanu
con le budella dei preti". Sotto i riflettori soprattutto quest'ultima
scritta che, ma i cronisti ovviamente lo ignorano, riprende il testo di
una nota canzone anticlericale dell'inizio del secolo scorso "con le
budella dell'ultimo prete impiccheremo quel boia del re!". A quei tempi
bastava entrare in un'osteria delle barriere operaie di Torino per
sentirla cantare, magari intercalata con qualche bell'epiteto in dialetto.
Altri tempi, altra Torino. Oggi se qualcuno, come è accaduto al corteo
contro sgomberi e repressione di sabato scorso, mentre è imbottigliato da
frotte si sbirri di ogni colore, traccia una scritta su un muro di chiesa
viene accusato di? profanazione. Quelli delle chiese non sono muri come
gli altri, sono muri sacri, tanto sacri che a loro è permesso non pagare
la tassa comunale sugli immobili. A loro sono spalancate le porte delle
scuole statali: 3077 nuove immissioni in ruolo per insegnanti di religione
cattolica, nominati dalla curia ma pagati dalla collettività si aggiungono
agli oltre 9000 dell'ultima estate. Gli altri, i precari laici in attesa
da anni, possono aspettare ancora un po'. Di questa vergogna non una
parola sui giornali, non un politico di destra o di sinistra che apra
bocca. D'altra parte in un paese dove i ministri vanno a presentare la
finanziaria al cardinale Ruini, è normale che il presidente della Camera
dei deputati si scomodi per due scritte su una chiesa a Torino. Una città
dove c'è un lager per bambini e dove quello per adulti sta per
raddoppiare. Ma questo non fa notizia e non suscita indignazione.
Il male, diceva Arendt, è sempre banale, a farlo sono piccoli uomini
comuni come Pera, Pisanu, Berlusconi, D'Alema, Chiamparino? ma soprattutto
il male lo fanno i tanti che sanno, vedono e tacciono. Qualche volta
addirittura applaudono.

Federazione Anarchica Torinese - FAI
Corso Palermo 46 - la sede è aperta ogni giovedì dalle ore 21,15
Info: fat@inrete.it; 011 857850 oppure 338 6594361

Sotto il testo del volantino che stiamo distribuendo in questi giorni in
città.

Torino: medaglia d'oro per la repressione
Luci del varietà e galere
Il sindaco ha proclamato la tregua olimpica, condendola con spettacoli e
lustrini. Ma dietro le luci del varietà c'è una città dove operai con le
facce di chi viene da posti dove la sicurezza, il salario, le libertà sono
un lusso, lavorano giorno e notte perché tutto sia pronto per la vetrina
olimpica, uno scatolone di miliardi pubblici per interessi privatissimi.
Altri operai hanno sigillato le case occupate e sgomberate perché la
Torino da bere del primo millennio non può tollerarle a due passi dalla
piazza delle premiazioni olimpioniche. Vogliono cambiare il volto di
Torino, trasformarla in un baraccone per i pochi che possono pagare il
biglietto di questo costoso Luna Park. Nel centro ripulito da migranti e
poveri si moltiplicano i locali "trendy", mentre ai margini si fa fatica a
campare. Non c'è posto per i bambini negli asili, la sanità è allo stremo,
il lavoro sempre più servitù malpagata, la libertà un miraggio che si
perde dietro i blindati di polizia che pattugliano giorno e notte. E
allora ecco l'operazione di "immagine", come direbbero quelli della
pubblicità. L'idea è semplice e folgorante: fare come i greci, proclamando
la tregua olimpica in occasione dei giochi invernali del 2006. Una trovata
che ci dice a chiare lettere che siamo in guerra. Se non lo fossimo che
bisogno ci sarebbe di proclamare una tregua?

Il nostro bravo sindaco e con lui la giunta, i partiti della maggioranza e
quelli dell'opposizione, hanno un'idea particolare di "tregua", che
consiste nell'assicurarsi che tutti gli oppositori, quelli che non amano
il razzismo, il fascismo, la devastazione ambientale, la servitù
salariata, il TAV, le galere, i cpt-lager per migranti siano messi a
tacere. Con le buone e, se necessario, con le cattive. Non è il caso di
stupirsi. Chi fa parte di un partito, i DS, che è pacifista solo con le
guerre proclamate dagli altri (vedi "missione" in Iraq) e neppure tutte
(vedi Afganistan), e che chiama le guerre che scatena "operazioni
umanitarie" c'è da aspettarsi di tutto. I morti sotto i bombardamenti in
Serbia e Kossovo tanto non vanno mica a votare. I torinesi, sia pure
sempre meno, a votare ci vanno e ci andranno anche tra qualche mese. E
allora? A Roma una volta si diceva "pane e circo". Di pane qui sotto la
Mole a dire la verità non è che ce ne sia molto e allora vai con il circo!
I giochi olimpici del 2006, un baraccone miliardario dove una montagna di
soldi pubblici sono spesi per gli interessi dei soliti pochi, una vetrina
promozionale per dare lustro ad una città che affonda peggio di New
Orleans nella melma del dopo Fiat. Penosa la kermesse della "grande"
Punto, perché è noto anche ai sassi che si tratta solo di prolungare
l'agonia succhiando il più possibile da una citt! à che
di sudore e sangue sull'altare del profitto ne ha versato sin troppo.
Questa vetrina non la deve sporcare nessuno e allora, con l'ausilio di una
suadente campagna di criminalizzazione mediatica, quest'estate sono
partite le grandi manovre repressive. 20 inquisiti, di cui 9 agli arresti
domiciliari e uno in carcere accusati di devastazione e saccheggio,
resistenza e lesioni. La loro colpa? Aver tentato di manifestare in centro
per denunciare l'aggressione fascista contro due occupanti del Barocchio
feriti da una squadraccia fascista che mirava ad uccidere. Contro gli
antifascisti e contro gli antirazzisti che un mese prima avevano
manifestato in solidarietà ai migranti in rivolta al CPT di Torino, si è
scatenata prima la polizia, poi la magistratura. Il potere politico e la
stampa hanno fatto il resto. Il sindaco si è distinto nel chiedere lo
sgombero dei posti occupati e dei centri sociali e le forze del disordine
statale hanno prontamente risposto con otto sgomberi: Osservatorio
ecologico per tre volte, LSO, Fenix, Alcova e Rrosalia.

La "tregua" olimpica di Chiamparino e soci ha il volto della guerra, della
guerra sociale.

Una guerra che mira a mettere la sordina sulla Val Susa, dove un'intera
valle dice NO al TAV e dove i politici di ogni colore vogliono rompere la
resistenza di gente che per difendere la propria vita e la propria salute
sta bloccando da mesi i primi cantieri.

Una guerra che vede i fascisti scorazzare per la città mentre gli
antifascisti sono nel mirino di giudici e poliziotti.

Una guerra che tratta da criminali coloro che si oppongono alle leggi
razziste, alle galere per migranti, alle deportazioni ed al razzismo. Una
guerra dove in un anno 4 migranti sono morti nel corso di "normali"
controlli di polizia. A Torino, mica a Baghdad! Si riempiono la bocca con
le iniziative per i giovani, con i "centri sociali" comunali sotto
naftalina, ma chiudono gli occhi e le frontiere di fronte ad altri giovani
, quelli con una "g" sola, quelli che muoiono in mare, che vengono
rinchiusi e deportati, che non hanno futuro in paesi devastati dalla
feroce guerra per il dominio. Quelli per cui la "tregua olimpica" è solo
una beffa.

Una guerra in cui gli operai Fiat che fischiano il sindaco sono trattati
come nemici mentre si sprecano sorrisi e strette di mano per i padroni
della città.

Una guerra in cui agli anarchici fanno indossare gli abiti dei cattivi da
perseguitare per mettere a tacere chi, in questi anni, si è opposto con
determinazione e tenacia alla guerra, ai bombardamenti umanitari,
all'occupazione militare dell'Iraq e dell'Afganistan?

Chiamano tregua un po' di lustrini appesi, qualche dibattito con
intellettuali new-global, un arco che già penzola un poco, qualche appello
lanciato al vento.

In questa guerra non c'è tregua. Chi pensa tuttavia che manganelli, galera
e repressione possano fermare le lotte sociali non conosce il cuore di
questa città che pretende di amministrare, non sa che se stato e padroni
non danno tregua? saranno in molti a non darne loro.

Prossime iniziative
Novembre antimilitarista

Italiani brava gente?
Le guerre e le armi tricolori dai massacri in Libia a quelli in Kosovo,
Iraq e Afganistan 4 novembre: assemblea sulla guerra, il ruolo
dell'Italia, le basi e le industrie di morte, le campagne e le azioni di
boicottaggio della macchina bellica e del suo apparato di propaganda.
Introduce Pietro Stara.

11 novembre: film "Il leone del deserto", un film di guerra come tanti, di
quelli fatti a Hollywood, ma che in Italia non è mai entrato perché è
stato vietato? Vi si raccontano i crimini spaventosi commessi dall'Italia
contro la popolazione libica sottoposta per 34 anni ad una dura
occupazione.

E, per finire, il 18 novembre un film che è un classico della narrazione
antimilitarista su celluloide "Uomini contro" di Francesco Rosi con Gian
Maria Volontè. Tutte le iniziative si svolgeranno a partire dalle ore
21,15 in corso Palermo 46. Precederà aperitivo benefit pro antirazzisti
ed antimilitaristi sotto inchiesta per devastazione e saccheggio. e
inoltre? smilitarizziamo Torino - l'antimilitarismo scende in strada.

Libertà per Mehmet Tarhan!
Mehmet è un anarchico, gay e antimilitarista turco. Arrestato l'8 aprile
scorso, più volte picchiato e messo in isolamento, è stato condannato a 4
anni di carcere per il rifiuto di fare il militare. In sciopero della fame
contro i suoi aguzzini, rischia di morire. Chi vuole inviare lettere di
protesta può scrivere all'ambasciata turca <turchia@turchia.it>

E poi? dicembre anticlericale. In programma: la cena antinatalizia, film e
un'assemblea


Da: Federazione Anarchica Torinese <fat@inrete.it>

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