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(it) Umanità Nova, n.34: Cresce la rivolta dei dannati dell a terra. Chiudere i CPT per la libertà e la dignità dei migranti e di noi

Date Fri, 28 Oct 2005 10:56:30 +0200 (CEST)


Alla vigilia delle scadenze nazionali di Gradisca d'Isonzo e di Bari, il
movimento antirazzista deve fare i conti con una situazione sociale e
politica delicatissima.
Contro ogni logica umana e al di là di qualsiasi senso etico, le reazioni
governative all'inchiesta giornalistica de L'Espresso che ha portato alla
ribalta dell'opinione pubblica le reale brutalità del lager per immigrati
di Lampedusa, sono state perentorie e tragicamente improntate a una ragion
di Stato che non conosce mezzi termini.
Il ministro Pisanu ha impiegato pochissimi minuti durante il question time
per riferire in Parlamento le sue posizioni sul CPT di Lampedusa e, più in
generale, gli orientamenti del governo per ciò che riguarda le politiche
in materia di immigrazione.

Pisanu è stato chiarissimo: non solo i Centri di Permanenza Temporanea
vanno mantenuti, ma vanno senz'altro migliorati e aumentati per tre
semplici ragioni.

La prima è che senza CPT l'Italia uscirebbe dall'area di Schengen. La
seconda è che la pressione migratoria dalle regioni subsahariane e dal
Corno d'Africa aumenta in maniera esponenziale ogni giorno che passa.
Infine, i CPT servono a distinguere "i clandestini veri e propri da quelli
che chiedono asilo o hanno diritto ad altre forme di protezione
umanitaria".

Proprio quest'ultima motivazione ha in sé ? più delle altre ? i germi
della malafede: i centri d'identificazione, che dovrebbero essere i luoghi
deputati al trattenimento dei richiedenti asilo e allo stesso tempo posti
relativamente aperti dai quali entrare e uscire liberamente, sono spesso
usati come CPT: vere e proprie zone grigie che diventano alla bisogna dei
campi di internamento per qualsiasi immigrato, rifugiato e non. Per il
resto, Pisanu ha dimostrato di essere uomo di apparato che non deve
chiedere scusa a nessuno. Per quelli come lui la libertà di circolazione
per merci e capitali è una priorità assoluta e poco importa se c'è un Sud
del mondo che bussa disperatamente alla nostra porta.

Da Lussemburgo il ministro Castelli ha invece rincarato la dose con
l'arroganza che contraddistingue i leghisti: non solo ha negato i fatti
accusando pesantemente la redazione de L'Espresso di essersi inventata
tutto, ma si è poi preso una grossa soddisfazione nel ricordare a chiunque
l'esempio del governo di sinistra spagnolo che non esita a sparare sui
migranti pur di salvaguardare l'integrità delle frontiere nazionali. Come
dargli torto, d'altronde?

Mentre l'inchiesta interna e quella della magistratura di Agrigento vanno
avanti sull'affare Lampedusa, il vice-presidente e commissario europeo
alla Libertà-Giustizia-Sicurezza Franco Frattini si produce in abili
equilibrismi politici che cercano di salvare capre e cavoli: per Frattini,
le violenze contro i clandestini sono "inammissibili" e il reportage di
Fabrizio Gatti è "molto interessante e richiede un'approfondita
inchiesta".

Il Centrosinistra tuona tutta la sua collera con la solennità di chi
scopre l'acqua calda. Ancora una volta è interessante sottolineare la
trasparenza di certi personaggi quali Luciano Violante, Livia Turco e
Carlo Leoni che in una loro interrogazione parlamentare hanno chiesto al
governo come pensa di "garantire un effettivo controllo su quello che
accade là dentro". Proprio a costoro bisognerebbe chiedere che tipo di
controllo avevano previsto per i CPT visto e considerato che furono loro a
introdurli nell'ordinamento giuridico.

Mentre la politica annaspa nella sua miseria e nell'esercizio scientifico
della real politik, la vita vera scoppia senza chiedere il permesso.
Mercoledì 12 ottobre poco più di quaranta immigrati hanno scatenato una
rivolta durante il loro trasferimento in pullman dal Centro di Permanenza
Temporanea di Caltanissetta all'aeroporto di Catania. Si trattava di uno
dei tanti rimpatri preceduti da un rastrellamento come sempre avviene in
questi casi. Questa volta però, gli immigrati hanno dato battaglia
costringendo i mezzi a fermarsi in autostrada, ingaggiando un drammatico
corpo a corpo con gli agenti di polizia e tentando la fuga tra le campagne
che circondano l'autostrada A19. Nessuno è però riuscito a far perdere le
proprie tracce dopo un'intensa caccia all'uomo, ma sta di fatto che decine
di persone tra poliziotti e migranti sono rimaste ferite e gli stessi
sindacati di polizia cominciano a lamentare imbarazzo e disagio.

Tutto molto prevedibile a dire il vero, e in qualche modo inevitabile.

La repressione, lungi dall'arginare il fenomeno migratorio, ne ha esaltato
i tratti solidaristici e di condivisione di un destino comune.

Gli immigrati sono perfettamente consapevoli della natura autoritaria
delle politiche europee sull'immigrazione poiché vivono quotidianamente
sulla loro pelle leggi come la Bossi-Fini e la vocazione repressiva che le
ispira.

Tentativi di fuga dai CPT, rivolte, proteste nei quartieri abitati
massicciamente da immigrati sono ormai uno scenario di conflitto
permanente che non può non preoccupare i rappresentanti dello Stato.

Da parte loro negare tutto questo è forse un segnale di debolezza o di
comprensione del fatto che tutto ciò non potrà andare avanti per molto
tempo ancora.

Negli ultimi anni e ancor più negli ultimi mesi, gli immigrati dimostrano
di saper fare da sé: oltre ai singoli episodi drammatici quali le rivolte
o la resistenza organizzata a operazioni (sporche) di polizia, le numerose
esperienze di autorganizzazione tra i migranti in tutta Italia sono un
segnale di vitalità dal quale prendere spunto per costruire un'alternativa
reale allo stato di cose presenti.

Sostenere i migranti nella lotta antirazzista significa proprio questo:
valorizzare l'autonomia dei gruppi e/o dei singoli senza delegare l'azione
antirazzista ad alcuno.

Le vicende in Friuli Venezia Giulia legate alla costruzione del super-CPT
di Gradisca hanno rivelato un alto grado di compromissione di un
Centrosinistra che non riesce neanche minimamente a scontare la colpa
originale di aver istituito per primo i CPT.

Svelare le ambiguità e sbugiardare ogni responsabilità è un dovere
politico ineludibile per chi ha realmente a cuore la libertà di tutte e di
tutti.

L'antirazzismo è oggi un terreno di conflitto che non ammette mediazioni
perché non è possibile mediare su ciò che è umano e ciò che non lo è. Lo
Stato, le sue leggi, i suoi interessi e i suoi tutori cancellano l'umanità
togliendole il respiro vitale della libertà, dell'autodeterminazione,
della dignità.

Gli immigrati lo hanno capito bene, e possono senz'altro contare su di noi.


TAZ laboratorio di comunicazione libertaria


Da Umanità Nova, numero 34 del 23 ottobre 2005, Anno 85
http://www.ecn.org/uenne

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