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(it) Per una piattaforma del sindacalismo conflittuale e di classe

Date Wed, 26 Oct 2005 11:13:57 +0200 (CEST)


PER UNA PIATTAFORMA DEL SINDACALISMO CONFLITTUALE E DI CLASSE
CONTRIBUTI ALLA DISCUSSIONE
A tutte le compagne ed i compagni,
che hanno scelto il duro lavoro sindacale per porsi come soggetti attivi
nello scontro di classe, che hanno scelto le strutture sindacali quale
luogo privilegiato per dare voce e forza agli interessi collettivi,
immediati e storici, degli sfruttati, che organizzano e conducono
l'attività sindacale secondo il metodo della democrazia diretta e secondo
gli interessi di classe.

Le dimensioni di una sconfitta...

Analizziamo gli eventi o i processi iniziati e mai finiti, il ciclo
economico ed ecco lo scenario che appare, replicando se stesso: riduzione
delle dimensioni delle unità produttive; spostamento di alcuni settori
produttivi verso paesi con un più basso costo della forza-lavoro e con
esili vincoli ambientali e assenza di norme anti-inquinamento;
modificazione
dell'organizzazione del lavoro, estensione di forme "anomale" e precarie
di rapporto di lavoro; esternalizzazione rispetto all'azienda di molte
lavorazioni; introduzione del tele-lavoro; sviluppo dell'informatica e
della telematica e loro applicazioni nel processo produttivo; varo di
politiche restrittive della base produttiva; repressione dei consumi;
forte accelerazione della flessibilità dell'uso della forza-lavoro e
propensione alla creazione di differenziazioni salariali ( vedi legge 30);
se tutti i processi hanno trovato coronamento nelle politiche del Governo
di centro destra, bisogna riconoscere che hanno avuto la loro origine nel
governo precedente ad Es la legge Biagi non è altro che un notevole
peggioramento di quanto già previsto dal pacchetto Treu, progressivo
svuotamento del CCNL; trasformazione del salario indiretto e differito in
opportunità di accesso al mercato del welfare.


Il sindacalismo concertativo

Concertazione, triangolazione, partnership. Far propri gli interessi
economici nazionali (una sorta di neo-corporativismo), sacrificando gli
interessi dei lavoratori. Il dramma del sindacalismo confederale è
duplice: da un lato tenta di "governare" le scelte macroeconomiche,
ponendosi ai tavoli quale parte sociale portatrice di un parere
obbligatorio e vincolante, ma la nuova fase economica non sembra prevedere
una presenza del sindacato come elemento costitutivo del nuovo patto
sociale, perché nei progetti del capitale non c'è spazio né per la
cogestione alla CGIL, né per il solidarismo cristiano della CISL.

Dall'altro tenta di "governare" la contrattazione imponendola ad una
controparte che la accetta volentieri purché sia una scatola vuota in cui
i contenuti sfuggono al controllo dei lavoratori, in quanto decisi dalle
compatibilità di sistema (programmi aziendali, produttività).

Nel suo percorso verso la completa istituzionalizzazione, il sindacalismo
concertativo ha quindi un destino d'agenzia di carattere consultivo,
gestore di servizi finanziari per i lavoratori. L'inganno ed il danno per
i milioni d'iscritti è doppio: si fa strada l'idea che QUESTO è l'unico
sindacalismo possibile e al tempo stesso si perde la nozione, la pratica e
la memoria di sindacato quale luogo della ricomposizione e difesa
collettiva degli interessi di classe.

E' pur vero che (r)esistono settori d'opposizione in alcune categorie o in
alcune realtà geografiche; è pur vero che in alcuni casi possiamo
assistere a dure lotte condotte a livello di singola situazione, dove
l'unità dei lavoratori impone un sindacalismo conflittuale e prevale sulle
logiche CGIL o CISL; è pur vero che alcuni coordinamenti RSU di settore o
di territorio hanno saputo imporre un altro punto di vista rispetto alle
decisioni delle segreterie locali o nazionali.

Ma queste realtà non sembrano poter più "recuperare" i sindacati
confederali (e soprattutto il ceto burocratico-dirigenziale) a forme di
rappresentanza e di lotta che li trascinino fuori delle secche del
sindacalismo concertativo verso un sindacalismo conflittuale; anche se
devono indurci a guardare ad esse come spezzoni di classe.

Per quanto, al momento attuale, il gruppo Dirigente della CGIL, che si
avvia alla verifica congressuale, pare essersi allontanato dalle logiche
strettamente concertative, va riscontrato che la Confindustria di
Montezemolo non esprime più un progetto di scontro radicale, come quelli a
guida D'Amato, e una svolta elettorale potrebbe riproporre l'attualità
della concertazione dei quadri intermedi, nati e cresciuti con essa e che
di essa oggi sono organi silenziosi, ma non rassegnati.


Il sindacalismo conflittuale

Il vuoto che ha creato e sta creando il sindacalismo concertativo ha
permesso che si sviluppassero varie forme ed aggregazioni sindacali
alternative e di base, la cui costituzione, diffusione e crescita hanno un
andamento ancorato alle storie personali degli attivisti sindacali, al
luogo ed al settore di lavoro. Queste aggregazioni, passate dai movimenti
cobas a veri e propri sindacati (costo, ricordiamolo, non indifferente:
occorre sottoscrivere la L.146/90 e gli accordi sulle RSU), hanno
aumentato il numero degli iscritti, sono riuscite a far eleggere propri
rappresentanti nelle elezioni RSU degli ultimi anni in diverse categorie,
riescono in alcuni casi a promuovere iniziative di lotta (locali e
nazionali; giuridiche e scioperi) che riscuotono un certo seguito, ANCHE
tra i non iscritti. Con il crescere della credibilità e della
rappresentatività (quella politica se non numerica) dovrebbe crescere
anche la responsabilità di questi sindacati -sia di fronte ai propri
iscritti, sia di fronte ai lavoratori tutti- quali soggetti portatori di
un progetto alternativo.

Purtroppo la pluralità di sindacati di base non ha finora portato VALORE
aggiunto al sindacalismo conflittuale, ma si è mutata in frantumazione
dell'unità dei lavoratori con conseguente indebolimento del progetto
alternativo: quello di ricostruire un sindacalismo di classe a democrazia
diretta. Sono perciò auspicabili percorsi di coordinamento dei sindacati
di base e di federabilità delle lotte di base, sia come progetto
strategico, sia sul piano immediato nell'ipotesi di un mutamento degli
assetti
politico-istituzionali.


Ruolo degli attivisti sindacali Rivoluzionari

Ci sono moltissimi lavoratori/trici Rivoluzionari attive/i in diversi
sindacati, dalla sinistra CGIL ai vari Cobas, dall'USI all'Unicobas, alle
RdB/CUB, in vari settori e categorie, in diverse realtà geografiche e
politiche. Molti altri non fanno riferimento ad un sindacato preciso. Più
spesso la scelta è data dalla materialità dei rapporti di forza nel luogo
di lavoro più che dal sentirsi rivoluzionari, è data dalla condivisione di
un percorso o di una stagione di lotte con i compagni di lavoro più che
dal massimalismo di una sigla o di un'altra. Molto spesso solo gli
attivisti sindacali anarchici e libertari sanno essere elementi di unione
dei lavoratori e non di divisione, sanno puntare alla comunanza di
interessi e di intenti e non al settarismo. E questo perché essi stanno là
dove la coscienza di classe si organizza in un dato momento storico, nelle
forme che il conflitto sociale e la soggettività dei lavoratori delineano.

Non ci sono contenitori predefiniti, né sindacalismi da seguire: prima
ancora che ai sindacati definiti, gli anarchici attivisti sindacali sono
attenti alle forme di autoorganizzazione della classe nei luoghi di lavoro
e nel territorio, perché l'organizzazione di massa si costruisce a partire
da lì. Lì dove gli anarchici attivisti sindacali sono dentro quella
dimensione organizzata dei lavoratori e ne favoriscono la crescita.

Gli anarchici attivisti sindacali scelgono i lavoratori prima delle sigle,
scelgono l'unità dei lavoratori prima delle sigle, sostengono le lotte dei
lavoratori per la difesa dei loro interessi indipendentemente dalla forma
o sigla scelta, dal tipo di sindacalismo scelto, purché porti ad un
miglioramento delle condizioni di vita del proletariato, all'apertura di
spazi più liberi nella società!

Nei luoghi di lavoro per ricostruire l'unità di interessi tra lavoratori
con diverse forme di contratto, riprendere nelle mani la contrattazione
decentrata, tutelare il diritto alla salute, gestire l'orario per gestire
meglio la vita, svincolare il salario dalla produttività.

Nel territorio per costruire luoghi e situazioni in cui possa
ricostruirsi quel tessuto associativo, di dibattito, di elaborazione
politica e culturale, di solidarietà, come furono le Società di Mutuo
Soccorso e i circoli culturali che in passato fecero forte il movimento
operaio e permisero un'efficace difesa degli interessi di classe.

Oppure Camere del Lavoro Intersindacali, associazioni intercategoriali,
coordinamenti di sindacati, o di delegati RSU, che possono consentire di
ritessere una trama di relazioni e di elaborazioni sindacali a prescindere
dalle appartenenze e dalle tessere, dove la ricchezza viene dalle diverse
esperienze sindacali, da quegli organismi autogestiti, da quei sindacati,
da quei militanti sindacali e politici che individuano e perseguono
obiettivi di lotta -parziali e più generali- su cui federare i lavoratori
appartenenti a differenti organizzazioni sindacali.

A livello nazionale per la diffusione di un sindacalismo conflittuale che
diventi il progetto discriminante su cui federare segmenti di classe,
attivisti sindacali, sindacati di base diversi. Non essendo attualmente
credibile la convergenza del sindacalismo di base in una sola
organizzazione, ma essendo al tempo stesso urgente e necessario che il
sindacalismo conflittuale si sedimenti e si ponga come vera forza
alternativa ed attraente per i lavoratori, perché almeno si costruisca una
piattaforma del sindacalismo di classe.

Una piattaforma in cui si pongano degli obiettivi e dei principi
indisponibili su salario, orario, diritti, servizi, democrazia sindacale
per tutti i lavoratori/trici italiani ed extracomunitari, garantiti e
precari, del nord e del sud:

1. lotta per le libertà sindacali e politiche: libertà di sciopero;
libertà di assemblea; libertà di organizzazione sindacale e libertà di
espressione nel luogo di lavoro; piena agibilità sindacale per tutti i
soggetti sindacali;

2. lotta per l'occupazione e lotta alla precarietà dei rapporti di lavoro
e ad ogni destrutturazione del mercato del lavoro; lotta al nuovo
caporalato ed alle agenzie interinali; abolizione della legge 30/2003; a
parità di lavoro parità di salario;

3. lotta per il salario minimo intercategoriale europeo; difesa e rilancio
del salario indiretto e dei servizi sociali; difesa e rilancio del salario
differito con autodeterminazione dei lavoratori sul TFR e sua
rivalutazione in base al costo della vita corrente;

4. inserimento dei lavoratori immigrati nelle strutture contrattuali dei
rapporti di lavoro e nel mondo del lavoro dei paesi ospitanti, con pieni
diritti e a parità di salario;

5. lotta contro la discriminazione di diritti e garanzie sociali, di forme
di lavoro e di contratti di lavoro, in base alle caratteristiche
produttive e socio-culturali di un territorio; lotta al ripristino delle
gabbie salariali;

6. lotta per l'accesso ai servizi sociali da parte di chiunque ne abbia
bisogno; lotta alla privatizzazione dei servizi sociali (istruzione,
sanità, trasporti, energia, telecomunicazioni...);

7. lotta all'emarginazione dal mondo del lavoro;

8. lotta per la parità salariale tra uomini e donne;

9. sostegno internazionalista alla lotta dei lavoratori di altri paesi e
di altre aree economiche;

10. lotta per l'istruzione libera, pubblica, gratuita, laica, per tutti;

11. lotta per il diritto all'ambiente e alla salute, non monetizzabile e
non negoziabile, per una migliore qualità della vita;

12. contro la repressione delle lotte sindacali, controinformazione
continua, rilancio dell'organizzazione e potenziamento degli organismi di
difesa (casse di resistenza, osservatori contro la repressione;
coordinamenti di solidarietà coni compagni e le compagne colpiti da
provvedimenti disciplinari, reti di soccorso legale);

13. rilancio del Sindacato dei Consigli; tutti elettori, tutti eleggibili;
scheda bianca; revocabilità; rappresentanti di reparto su mandato
dell'assemblea; delegati eletti dai lavoratori ai tavoli contrattuali ad
ogni fase della trattativa.


adottato dal 4° Attivo Sindacale Nazionale

FEDERAZIONE DEI COMUNISTI ANARCHICI
23 ottobre 2005

http://www.fdca.it


Da: Federazione dei Comunisti Anarchici <fdca@fdca.it>

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