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(it) Umanità Nova, n.33: Lampedusa: la vergognosa ipocrisia della sinistra. Senza frontiere , niente galere

Date Fri, 21 Oct 2005 14:04:20 +0200 (CEST)


Non che ci fosse bisogno della sensazionale inchiesta de L'Espresso per
conoscere la brutalità dei Centri di Permanenza Temporanea e le vessazioni
dal sapore nazista praticate quotidianamente da polizia, carabinieri ed
enti gestori di queste strutture.
Ma nella società dell'informazione, i mezzi di comunicazione di massa
esercitano un potere e un'influenza tali che la coraggiosa iniziativa
della redazione di un settimanale a tiratura nazionale come L'Espresso
arriva là dove non riesce ad arrivare la quotidiana controinformazione
portata avanti da migliaia di anonimi militanti e attivisti antirazzisti
che da anni denunciano questi crimini. Dopo i dossier della Rete
Antirazzista Siciliana, un agghiacciante reportage da Lampedusa a firma di
Fabrizio Gatti (che si è finto immigrato, si è fatto pescare in mare e ha
trascorso otto giorni d'inferno al CPT) ha provocato un piccolo terremoto
politico.

C'è stata una immediata levata di scudi da parte di buona parte del
Centrosinistra: in una nota congiunta, i senatori dell'Unione tra cui
Gianfranco Pagliarulo (Pdci), Tana De Zulueta (Verdi), Francesco Martone
(Prc) e Antonio Iovene (Ds) hanno chiesto la chiusura del CPT di Lampedusa
(definito senza mezzi termini un lager) e le immediate dimissioni del
prefetto di Agrigento e del ministro dell'interno Pisanu, reo di aver più
volte mentito al parlamento sulle condizioni dei migranti trattenuti
sull'isola siciliana. L'opposizione chiede l'apertura di un'inchiesta
penale e la liberalizzazione dell'accesso a tutti i CPT senza preavvisi e
a chiunque voglia farvi ingresso.

Addirittura, gli europarlamentari Claudio Fava (Ds) e Giusto Catania (Prc)
hanno espresso tutta la loro indignazione per quella che loro definiscono
una "farsa" relativa alla loro visita guidata al CPT lampedusano il 15
settembre scorso: in quell'occasione, i due brillanti parlamentari di
Strasburgo furono accompagnati in un'ispezione al CPT di Lampedusa tirato
a lucido per l'occasione e al cui interno erano carinamente trattenuti
poco più di una decina di immigrati a fronte delle centinaia di disperati
che solitamente vengono ammassati tra i liquami.

Dopo le roboanti e indecentemente tardive dichiarazioni di guerra
dell'opposizione, Pisanu ha disposto che il prefetto Pansa, direttore
centrale per l'immigrazione, si recasse immediatamente sul posto per un
accurato sopralluogo al CPT, ma - al momento in cui scriviamo (sabato 10
ottobre) - Pansa ha fatto sapere che il suo unico referente è il prefetto
agrigentino e che non si recherà a Lampedusa. Nel frattempo, la procura di
Agrigento ha effettivamente aperto un'inchiesta, ma il ministro di grazia
e giustizia Castelli ha chiaramente detto che quelle de L'Espresso sono
solo menzogne.

Le nostre considerazioni sulla potenza dei mezzi di comunicazione restano
immutate, ma vanno opportunamente integrate da una consapevole
constatazione: la cagnara politica che si è scatenata a seguito di questo
scoop non sposta di un millimetro le reali intenzioni della classe
dirigente italiana nei confronti del fenomeno migratorio. Democratici di
Sinistra, Verdi, PRC, PdCI e quant'altri, ringhiano il loro sdegno ben
sapendo di non avere alcuna volontà di modificare l'orrore legislativo che
essi stessi hanno concepito e che è all'origine dei lager e delle
deportazioni. In un documento contenente una serie di ipotesi di modifica
della Bossi-Fini quale tracciato di intervento normativo in materia di
immigrazione di un eventuale futuro governo di centrosinistra, l'ex
ministra Livia Turco (responsabile Welfare per i Ds) e Giannicola Sinisi
(responsabile immigrazione per la Margherita) hanno chiaramente scritto
che non si può neanche immaginare di fare a meno dei CPT.

La Turco e Sinisi ritengono infatti che l'intervento sui Cpt debba
muoversi in direzione della loro "democratizzazione" perché "...non
possiamo... consentire che i diritti delle persone trattenute nei CPT
siano affidati a regolamenti, circolari, disposizioni personali, invece
che alla legge e prima ancora alla Costituzione". La signora Turco e il
signor Sinisi dovrebbero a questo punto spiegare il fondamento giuridico
ed etico che sta alla base dell'internamento per un illecito
amministrativo, cioè la reclusione in un CPT.

Se dunque la cagnara politica sfrutta il dramma di Lampedusa a fini
puramente elettoralisti, è sufficiente andare un po' più a fondo per
rendersi conto della realtà delle cose.

Al di là delle nostre coste, lo Stretto di Gibilterra si bagna del sangue
degli immigrati schiacciati dalla violenza poliziesca delle guardie
ispano-marocchine al confine di Ceuta e Melilla.

Sono sempre più numerosi i tentativi di penetrazione della frontiera da
parte di migliaia di immigrati provenienti dall'Africa subsahariana. La
risposta di Spagna e Marocco è efferata: si spara sulle persone indifese,
alcuni muoiono, molti riescono a passare, ma chi viene preso viene
deportato. Le autorità marocchine hanno intensificato le deportazioni di
massa tanto che nella notte del 5 ottobre ben 1.000 immigrati sono stati
abbandonati nel deserto del Sahara. Niente cibo, niente acqua, nessun
centro abitato. Trentasei sono i morti che fonti di informazione
indipendente sono riuscite a contare, ma il bilancio non può che essere
provvisorio se si contano anche i dispersi.

La Spagna del progressista Zapatero è perfettamente in linea con le
direttive della Fortezza Europa: così come nei CPT di casa nostra polizia
e carabinieri si divertono a picchiare, torturare e umiliare gli
immigrati, anche gli agenti spagnoli della Guardia Civil usano le maniere
forti contro i disperati. Da Madrid, Zapatero ha fatto sapere che il muro
che annienta le persone verrà alzato ulteriormente.

Questa è guerra all'umanità, al buon senso, a ogni ragionevolezza.

Ci fa piacere che molti lettori, molti cittadini, possano venire a
conoscenza delle vergogne di Lampedusa attraverso le pagine de L'Espresso.

Questo non ci scoraggia dal continuare con più convinzione la nostra
attività di controinformazione e denuncia nell'ambito della militanza
antirazzista.

L'obiettivo è quello di diffondere il più possibile la sensibilità
antirazzista per ribadire che gli attacchi rivolti dagli Stati agli
immigrati sono solo le prove generali per un attacco contro ciascuno di
noi: un attacco che in realtà sta già avvenendo.

Noi non ci rivolgiamo ai deputati e ai senatori, perché la libertà degli
immigrati e di tutti noi non è una cosa che può essere oggetto di
contrattazione con i governatori delle regioni o con altri esponenti della
fallimentare socialdemocrazia italiana o europea.

La libertà è quella che si prendono gli immigrati da soli quando lottano
per sfondare recinti, per respirare vita, per organizzare solidarietà. La
libertà è la nostra lotta contro ogni fascismo, contro ogni
discriminazione, contro lo sfruttamento che ci opprime.

Il diritto a vivere ce lo prendiamo da soli.


TAZ laboratorio di comunicazione libertaria


Da Umanità Nova, numero 33 del 16 ottobre 2005, Anno 85
http://www.ecn.org/uenne

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