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(it) Umanità Nova, n.33: Sciopero generale! Venerdì 21 ot tobre

Date Fri, 21 Oct 2005 14:03:53 +0200 (CEST)


"A prima vista le loro armi potevano sembrare primitive, ma Pyrgus stava
imparando in fretta a non sottovalutare quella gente... E anche se una
freccia non era l'arma tecnologicamente più avanzata del Regno."
(H. Brennan, La guerra degli Elfi)
Da troppe parti non si perde occasione per insinuare che lo sciopero ormai
è uno strumento superato, un'arma spuntata, e che scioperare non serve.
L'insistenza con cui però vengono sostenute tali tesi non può non apparire
sospetta, tanto più che da decenni i governi, d'intesa con i poteri
imprenditoriali, stanno progressivamente criminalizzando e annullando la
libertà di sciopero, anche attraverso la cosiddetta autoregolamentazione
sindacale.

Lo sciopero invece, aldilà degli obiettivi più o meno massimalisti e di
chi lo organizza, conserva tutta la sua importanza in quanto, così come
agli albori del movimento operaio, rimane quell'azione che determina la
differenza tra lavoratore e schiavo, tra dignità umana e sottomissione.

Certo, le schiavitù moderne nelle società a capitalismo avanzato sono
diverse da quelle classiche, eppure milioni di lavoratori dipendenti, sia
pubblici che privati, vivono quotidianamente condizioni di precarietà,
insicurezza e coercizione, percependo redditi ai limiti della sussistenza
e dell'umiliazione, tanto che l'Istat segnala che nel 2004 l'11,7% delle
famiglie italiane era sotto la soglia della povertà.

Ogni sciopero quindi, nel suo essere una scelta individuale che entra in
rapporto con la dimensione collettiva del conflitto capitale-lavoro, resta
la prima concreta prova della consapevolezza dello sfruttamento e
dell'ingiustizia sociale, in altre parole il primo indice tangibile della
coscienza di classe.

Senza scioperi, senza lotte, c'è quella pace sociale che lascia mano
libera ad ogni manovra a spese della classe lavoratrice, come dimostra la
storia di questi ultimi anni, in cui il padronato pubblico e privato ha
potuto fare il bello e il cattivo tempo, grazie anche all'atteggiamento
oltremodo remissivo e attendista dei vertici dei sindacati ufficiali che,
anzi, in più occasioni hanno fatto proprie le preoccupazioni
confindustriali sul costo del lavoro e le mistificazioni governative sugli
aumenti salariali quali causa d'inflazione.

Basta vedere le disperate agitazioni in atto dei lavoratori contro i
licenziamenti in innumerevoli piccole e medie aziende per rendersi conto
delle responsabilità che gravano sulle burocrazie sindacali, protese
soltanto verso un possibile cambio di governo per poter nuovamente
svolgere il loro ruolo entro il nefasto quadro della concertazione.

Questi lavoratori e queste lavoratrici, magari iscritti ai sindacati
confederali o senza tessera, dimostrano in molti casi di avere invece idee
chiare e buona memoria e così stiamo assistendo al ritorno di forme di
lotta mandate in soffitta troppo presto: presidi delle fabbriche,
assemblee permanenti, picchetti ai cancelli, blocchi della merce,
occupazioni.

E, magari, la pirateria di classe, come suggeriscono i marittimi corsi.
Puntualmente, il governo italiano dimostra la sua predisposizione
poliziesca, non solo precettando e vietando scioperi ma anche, come è
successo più volte in queste settimane, affidando la sua rappresentanza ai
manganelli della polizia.

Per questo lo sciopero generale del 21 ottobre, indetto dalla maggioranza
- purtroppo solo dalla maggioranza - del sindacalismo di base e
dall'anarcosindacalismo (Cub, Sincobas, Sult, Unicobas, Usi-Ait...), ha il
merito di riaprire adesso, mentre il governo sta varando l'ennesima
Finanziaria sacrificale, delle prospettive di organizzazione, unità e
lotta su punti senz'altro chiari quali: denuncia dello scippo legalizzato
del TFR, aumenti salariali di 250 euro, reddito sociale contro la
precarietà, libertà di organizzazione sindacale, ma anche - grazie
all'impegno in tal senso dei compagni dell'Usi - opposizione alla legge
Bossi-Fini e solidarietà con i lavoratori migranti.

In un momento in cui l'attuale governo di centrodestra sta mostrando tutte
le sue contraddizioni e gli aspiranti governanti di centrosinistra cercano
di conquistarsi la benemerenza e l'appoggio dei poteri forti, è urgente
che i lavoratori e l'opposizione anticapitalista tornino con forza sulla
scena sociale.

KAS

Da Umanità Nova, numero 33 del 16 ottobre 2005, Anno 85
http://www.ecn.org/uenne

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