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(it) A4 newsbot #13: Non ci sono più le mezze stagioni!

Date Mon, 10 Oct 2005 17:49:34 +0200 (CEST)


A4 newsbot #13
**************
Non ci sono più le mezze stagioni!
Tempo previsto per domani: caldo torrido o glaciazione?
Sebbene frasi come: "Le stagioni non sono più quelle" risalgono almeno a
circa 2000 anni fa, al poeta latino Virgilio, la situazione del clima del
pianeta, ma anche dell'Italia in particolare, non può non destare
preoccupazione.
L'uragano Katrina e la successiva catastrofe che si è abbattuta sugli
Stati Uniti meridionali, e in maniera terribile sulla città di New
Orleans, ha riportato in primo piano le problematiche del riscaldamento
globale e del cambiamento climatico.

A New Orleans, alla catastrofe naturale si è sommata poi l'inefficienza
statale. Le autorità hanno abbandonato per cinque giorni senza soccorsi la
popolazione disastrata della Louisiana senza contare che in precedenza,
le stesse autorità, avevano tagliato i fondi destinati al consolidamento
e rafforzamento delle dighe poste a difesa della città.

A questo si è aggiunto il disastro sociale degli omicidi gratuiti tra i
sopravvissuti, degli stupri e della legge del più armato. Tutto ciò tra i
poveri della città, perlopiù afro-americani, quelli che non avevano
neanche i mezzi per muoversi, quelli che alla domanda "perché non ve ne
siete andati?" hanno risposto univocamente: "Per andare dove?".

E' saltato subito agli occhi che gli Stati Uniti flagellati dagli uragani
di questo settembre 2005 sono gli stessi ai quali George W. Bush ha
imposto di non ratificare gli accordi di Kyoto per la riduzione delle
emissioni di gas serra in atmosfera. Nel 2001, Bush difese la sua
decisione dichiarando: "Non intendo accettare un piano che danneggerà la
nostra economia e i lavoratori americani. La cosa in assoluto più
importante sono le persone che vivono negli Stati Uniti; è questa la mia
priorità" a vedere poi cosa è successo si capisce che le priorità di Bush
coincidono con quelle dei petrolieri e dei costruttori di automobili,
altro che con quelle della popolazione.


Cosa sono gli accordi di Kyoto?

Il Protocollo di Kyoto è un accordo internazionale che fissa gli obiettivi
per i tagli nelle emissioni dei gas serra nei paesi industrializzati.
Questi gas sono considerati almeno in parte responsabili dell'innalzamento
a livello mondiale della temperatura della Terra.

Il protocollo è stato istituito nel 1997, basato sui principi stabiliti in
una struttura d'accordo firmata nel 1992.


Quali sono gli obiettivi di Kyoto?

I paesi industrializzati sono impegnati a tagliare le loro emissioni
combinate del 5% sotto i livelli del 1990 entro il 2008 - 2012. Ciascun
paese che ha firmato il protocollo accetta il suo specifico obiettivo. Per
i paesi dell'Unione Europea è previsto un taglio nelle emissioni dell'8%
e per il Giappone del 5%, mentre la Russia ha accettato di mantenere i
livelli del 1990. Ad alcuni paesi con poche emissioni è stato permesso di
aumentarle.

Considerando il fatto che gli USA rifiutano di attenersi a questa
regolamentazione/riduzione delle emissioni sommato al fatto che con il 4
per cento della popolazione del pianeta, emettono un quarto di tutti i gas
serra, soprattutto per generare elettricità, riscaldare, refrigerare e
per far funzionare il sistema dei trasporti, la già blanda riduzione di
emissioni prevista dagli accordi di Kyoto (secondo l'IPCC dell'ONU la
riduzione per essere efficace nell'evitare un clima catastrofico dovrebbe
essere del 60/70 %) andrebbe (va) definitivamente a farsi friggere.

Che cosa è il riscaldamento globale, da cosa viene causato, cosa provoca e
cosa bisogna fare per fermarlo.


Tempi duri per i pinguini

Fino a qualche anno fa alcuni scienziati, specialmente quelli che
lavoravano - per dirla in breve - finanziati dalle varie Shell, Esso, Bp,
General Motors, Ford ecc. negavano che fosse in atto un riscaldamento
globale, ma oggi, che tutti noi abbiamo potuto vedere con i nostri occhi i
ghiacciai che si stanno ritirando e le condizioni meteorologiche sempre
più tormentate essi non lo negano più, la loro battaglia si è ora
spostata sul capire cosa è che lo sta determinando e negare che con
questo l'industria dell'auto o quella del petrolio abbiano qualcosa a che
fare.


Allora, che cosa è l'effetto serra?

Alcuni dei gas presenti nell'aria, detti "gas serra", hanno la capacità di
assorbire il calore di quella quota di radiazioni solari che una volta
"rimbalzate" sulla superficie terrestre sfuggirebbero poi verso lo spazio:
più cresce la loro concentrazione, e più aumenta la quantità di calore
intrappolata nell'atmosfera e dunque, tendenzialmente, la temperatura sul
nostro pianeta (senza questo processo naturale la temperatura della terra
sarebbe di -18°C).

Sono "gas serra" l'anidride carbonica (CO2), i clorofluorocarburi (CFC),
il metano (CH4), l'ossido di azoto (N20), l'ozono troposferico (03). La
concentrazione dei "gas serra" nell'atmosfera cresce sia per l'aumento
delle emissioni sia, nel caso dell'anidride carbonica, per la sistematica
distruzione di milioni di ettari di foresta: gli alberi, infatti, agiscono
da veri e propri "accumulatori" di carbonio, e per ogni ettaro di foresta
bruciato cresce quindi di un po' la quantità di anidride carbonica
liberata nell'aria, e con essa l'effetto serra.

A partire dalla rivoluzione industriale, la concentrazione dei "gas serra"
nell'atmosfera è andata progressivamente aumentando.

Nel 1896 lo svedese Svante Arrhenius comprende che immettendo più CO2
nell'aria tramite l'utilizzo su larga scala dei combustibili fossili si
stanno sovraccaricando le proprietà isolanti naturali dell'atmosfera
...oggi, nel 2005 sembra che nessuno gli abbia dato retta! La
concentrazione di anidride-carbonica si è innalzata del 30%.

Le previsioni basate sull'attuale tendenza climatica dicono che vi sarà un
innalzamento della temperatura di 2,7°c (forse di 1°C, forse anche di
4°C) entro il 2080. Anche se potrebbe sembrare un numero poco
significativo in realtà non è così, anche se la temperatura globale si
innalza di 1°C significa un incredibile aumento di energia che circola
nel sistema meteo.

Ma quello che vedremo non è soltanto un aumento della temperatura,
piuttosto un caos climatico con un continuo aumento di vento, pioggia,
siccità e diminuzione ghiaccio.

Funziona così: il ghiaccio sciogliendosi, scioglie più ghiaccio. Ghiaccio
e neve sono di colore bianco e riflettono il calore del sole. Il terreno
e gli alberi d'altro canto sono scuri e assorbono il calore del sole,
Così sì riscalda la terra e ciò fa sciogliere ancor di più i ghiacciai.
I ghiacciai inoltre sono una risorsa fondamentale per l'acqua dolce: basta
pensare ai ghiacciai di montagna che continuano ad alimentare i fiumi, e
indirettamente i laghi e gli altri bacini idrici del pianeta.
I fiumi come il Gange e Bramaputra, che irrigano i campi che sono il
paniere dell'india sfamando 1 miliardo di persone sono alimentati dai
ghiacciai. Nel 2040 quei ghiacciai si esauriranno e i fiumi esisteranno
solo nel periodo delle piogge (sempre che ci saranno) cosa succederà a
tutte quelle persone?


Amsterdam e Venezia? Addio

Quando i ghiacciai si sciolgono ovviamente contribuiscono all'innalzamento
del livello dei mari. I livelli del mare si sono finora innalzati tra i
10 cm. e i 25 cm. a causa del riscaldamento terrestre. Circa 6cm di
questa misura provengono da ciò che è chiamato "espansione termica",
(mentre il mare diventa più caldo diventa anche più grande), il resto
viene dallo scioglimento del ghiaccio.

Finché sono i ghiacciai marittimi che si sciolgono non succede niente:
quando i cubetti di ghiaccio si sciolgono in una bevanda questa non
straripa. Ma è quando si sciolgono i ghiacciai terrestri che il volume del
mare aumenta. Più il mare si innalzerà e più estesi saranno i territori
che saranno sommersi (grandi pianure etc.).


E in Italia... come va?

Anche il clima del Mediterraneo ha subito profondi mutamenti nel corso
degli ultimi 10/20 anni in sintonia con quanto avvenuto sul resto del
pianeta. I cambiamenti più evidenti si sono verificati, come era lecito
attendersi, nella temperatura, ma è mutata anche la piovosità e per di
più sono aumentati i fenomeni estremi (trombe d'aria, nubifragi, fulmini,
alluvioni, ondate di calde, episodi di siccità).

Non vi è dubbio che in Italia negli ultimi 20 anni la temperatura abbia
subito un brusco balzo all'insù (di quasi 1 °C) e che, nello stesso tempo,
siano aumentate le estati eccezionalmente calde con temperature
"tropicali": 6 casi dal 1980 ad oggi -'83, '88, '94, '95, '98, 2003 ­ di
cui però 4 casi negli ultimi 10 anni.

Per di più è cambiato anche il modo in cui piove perché le precipitazioni
giornaliere tendono a manifestarsi, più che nel passato, con rovesci più
intensi e localizzati nello spazio. Ecco perché sulle grandi città della
penisola, complice anche l'aumentata intensità delle isole urbane di
calore, i nubifragi negli ultimi 20 anni hanno subito un incremento tra il
200 e il 400%.

Negli ultimi 50 anni l'Italia è stata colpita da 6 grandi alluvioni
autunnali: '51 (Polesine), '66 (Firenze), '93 (Liguria), '94 (Piemonte),
2000 (Piemonte e Val d'Aosta), 2002 (Lombardia), ma ben quattro di tali
eventi sono accaduti negli ultimi 10 anni.

L'irregolarità annuale delle piogge ha ovviante incrementato anche gli
episodi di siccità come dimostra il fatto che negli ultimi 40 anni vi sono
stati 6 casi di grave siccità (meno di 360 mm) con durata di 9 mesi
almeno: '61, '83, '93, 2000, 2001, 2003. Ma la metà di tali eventi è
avvenuto negli ultimi 5 anni. Per di più l'aumentata frequenza degli
episodi di siccità ha aggravato la prospettiva di desertificazione per
alcune regioni del Meridione.


Stiamo facendo qualcosa per far fronte a questo problema?

A quanto pare il cambiamento climatico sembra non importare quanto
dovrebbe, da una parte non si vuole rinunciare ad un millimetro dello
"stile di vita occidentale" basato su grandi consumi e sprechi energetici,
dall'altra ci sono le pressioni delle grandi multinazionali del petrolio,
dell'automobile e simili che devono continuare a realizzare sempre
maggiori profitti e continuano a vendere sempre maggiori percentuali di
prodotto anche se ormai il ponte è visibilmente inclinato e la nave sta
affondando.

Tutto ciò pare però non portare ad un processo che dovrebbe vedere
invertire la tendenza all'ecocidio oggi in atto. Sebbene non siano più gli
anni dove ovunque era permesso avvelenare persone e territori senza
problemi, oggi in gran parte dei paesi del "nord" del mondo le attività e
le produzioni più nocive sono maggiormente sotto controllo e così queste
produzioni, invece di venire soppresse, vengono trasferite verso l'Europa
dell'Est o Cina. E malgrado il duro controllo repressivo anche in Cina ci
sono state ribellioni ed insorgenze contro le produzioni nocive e
l'inquinamento.

Purtroppo niente di buono anche sul fronte della tutela dei territori
incontaminati. Quest'anno il Senato USA, con un voto di 51 a 49, ha
approvato le trivellazioni petrolifere nella Arctic National Wildlife
Refuge (Riserva Naturale Nazionale Artica) dell'Alaska. Due anni fa, le
Accademie Nazionali della Scienza affermarono che anche con tecnologie
perfezionate, le trivellazioni nella parte settentrionale dell'Alaska
hanno rovinato la tundra, alterato i meccanismi della vita naturale e
hanno prodotto problemi sociali gravi. Un ecosistema delicato che era già
stato devastato dall'incidente della petroliera Exxon-Valdez che nel 1989
perse 41 milioni di litri di petrolio nel mare e sulla costa dello
stretto di Prince William.


Catastrofici?

In A4 newsbot #3, cinque anni fa, avevamo già affrontato la questione del
riscaldamento globale. I problemi erano sostanzialmente gli stessi, anche
se la situazione sembra addirittura peggiorata, quello che abbiamo avuto
in più in questi anni sono una serie impressionante di riscontri alle
fosche previsioni degli anni scorsi.

Abbiamo visto tutti video, foto e testimonianze di quello che sta
succedendo, a partire dagli uragani che si abbattono sul Golfo del
Messico.

I media hanno mostrato le popolazioni colpite da eventi climatici in tutti
i continenti. Anche nella peggiore delle ipotesi non avremmo immaginato
tanto.

Che avevamo ragione non ci consola, ma rimane la convinzione che fin da
subito è necessario agire con ogni mezzo per fermare la devastazione del
pianeta. Ma anche iniziare fin da subito un cambiamento degli stili di
vita senza aspettare che agiscano per noi governi o simili. E di questo
tratterà il prossimo numero di A4 newsbot

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