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(it) Umanità Nova n.31: Nelle mani dei preti. I fischi a Ruin i , le genuflessioni dei politici, Veltroni alla messa d ell'Opus Dei

Date Thu, 6 Oct 2005 10:44:28 +0200 (CEST)


Capita, talvolta, che chi usa il bastone si ritrovi ad essere bastonato.
Proprio come è successo, ma solo in senso figurato, a Ruini, alto papavero
della Chiesa e presidente della conferenza episcopale. Costui, infatti,
avvezzo ad usare la clava quando si tratti di intervenire nelle faccende
legislative dello stato, è incorso in un gustoso incidente di percorso in
quel di Siena, quando un gruppo di studenti si è preso la briga di
sbeffeggiarlo e fischiarlo, nel mentre l'ex marxista puro e duro e attuale
liberal puro e duro prof. Adornato lo stava insignendo di non so quale, ma
sicuramente meritatissima, onorificenza.
Dopo l'uscita di scena di Wojtila, alla fine più propenso ad accompagnare
l'ola di quegli intronati dei papa boys che non a governare con risultati
accettabili una piovra vaticana che rischiava di perdere alcuni dei suoi
tentacoli, non era difficile prevedere che, con l'avvento al soglio
pontificio di Ratzinger, l'offensiva clericale avrebbe ripreso forza e
coerenza, andando ad interessare tutti i segmenti e settori della società.
Da Ratzinger potremo aspettarci di tutto, ma non che si dimentichi, anche
per un solo momento, dell'aureo principio per il quale quel potere
spirituale a cui tanto tiene, è tale solo e soltanto se accompagnato da
una robusta dose di quel potere temporale a cui tiene ancora di più. E i
risultati si vedono.

È innegabile, infatti, che la Chiesa stia rioccupando, con una
determinazione che mette i brividi, la scena politica e sociale del nostro
paese. E con toni e modi, davvero "maleducati", quali non si vedevano da
tempo. Dopo l'entrata in campo a gamba tesa sulla questione della
fecondazione assistita (una delle pagine più vergognose e maleodoranti
nella lunga storia delle ingerenze pretesche nella vita pubblica), eccoci
di fronte ad un nuovo attacco non tanto ideologico, il che sarebbe
"legittimo" e in un certo senso accettabile, quanto pienamente politico e
temporale - vedi i richiami alla "costituzionalità" - portato ad alcune
timide proposte di legge tendenti a normare una situazione sociale diffusa
quale quella delle cosiddette coppie di fatto. Vale a dire quelle coppie
che, richiamandosi a una "libertà anarchica" - pertinentemente evocata dal
papa - che svuota di contenuti normativi la loro libera unione, vivono in
naturale armonia il loro rapporto, sia esso etero oppure omosessuale.


Gia "Umanità Nova" si è felicemente occupata, anche nel numero scorso,
delle numerose problematiche innescate da questa "rivoluzione" dei
costumi, per cui non saremo noi, ora, a trattarne. Ci interessa,
piuttosto, cercare di capire come mai questa offensiva clericale non si
trasformi in un pericoloso boomerang per la Chiesa, come sarebbe potuto
succedere anche solo quindici anni orsono, ma, al contrario, riesca ad
influenzare, condizionare e dirigere le "libere" scelte del corpo sociale
e della classe politica che lo rappresenta. Insomma, come sia possibile
che quel residuo di laicismo che ancora sopravvive debba soccombere di
fronte all'arroganza della curia.

Fintanto che in Italia c'era il partito dei cattolici, la Democrazia
Cristiana buonanima, i giochi erano chiari. Se infatti all'interno di
quasi tutti gli altri partiti c'erano componenti cattoliche, queste
comunque delegavano pienamente la cura degli interessi ecclesiali al
partito di riferimento e si limitavano a fare da timida sponda quando
fosse realmente necessario. Lo scontro, pertanto, tra laicismo e
confessionalismo, si giocava su un terreno specifico che prevedeva regole
chiare e unanimemente accettate. Insomma, una partita sostanzialmente ad
armi pari e giocata, per quanto possibile, con una certa lealtà.

Oggi, evidentemente, non è più così. Il partito dei cattolici si è
frantumato ma, paradossalmente, anziché logorarsi, si è rafforzato. Non vi
è infatti forza politica che non abbia al suo interno una corrente che si
richiama, espressamente ed esplicitamente, al magistero della Chiesa e che
afferma di volercisi adeguare. Se si pensa che perfino un partito
razzista, autoritario e intollerante come la Lega Nord, annovera al suo
interno una Consulta cattolica, a suo tempo guidata dalla signora Pivetti
Irene, non si fatica a capire come l'influenza della Chiesa, invece di
soffrire per questa frammentazione e apparente mancanza di
rappresentatività, si sia, al contrario, moltiplicata per quanti sono i
partiti odierni. Dalla Margherita ad Alleanza nazionale, da Forza Italia
ai Democratici di Sinistra, tutti devono fare i conti con lo "spirito
santo" che allegramente volteggia dentro le Direzioni, e che dall'alto
della sua immaterialità, ne condiziona le scelte. E non vi è esponente
politico di spicco che non senta la necessità di accreditarsi oltretevere
e farsene dei meriti, accentuando, così, lo spazio di manovra per il papa
e i suoi amici.

E gli effetti sono sotto gli occhi. Fatte le poche eccezioni che vanno a
confermare la regola, non vi è stata reazione ufficiale, di fronte ai
sacrosanti (questi sì) fischi a Ruini, che non si sia uniformata al più
devoto rispetto per l'inaudita offesa, con i vari dirigenti che si sono
differenziati solo per il grado di livore con il quale hanno infamato i
ragazzi senesi. In un gioco di ricatti, accuse e controaccuse su chi si
sia mostrato più devoto, abbiamo ancora dovuto assistere all'inverecondo
balletto di prosseneti eternamente in ginocchio e con la schiena curva.

Come meravigliarsi, dunque, se a fronte di una situazione così favorevole,
la Chiesa alzi sempre più la voce, ostentando la ritrovata autorevolezza?

Celebrando in pompa magna, ad esempio, e di fronte a uno stuolo di potenti
con ormai i calli alle ginocchia, tra cui il sindaco Veltroni, la messa
per i sessant'anni dal sacerdozio del fondatore dell'Opus Dei. Proprio
quando tutti si aspettano le dimissioni di uno dei suoi uomini di punta,
il governatore Fazio, il quale, godendo di tanto appoggio, si guarda bene
dal presentarle. O evocando, con macabro cattivo gusto, il solito
complotto anticristiano delle immancabili logge ebraiche internazionali.
Oppure rivendicando, anche con le parole dell'eterno Andreotti, il
rarissimo diritto di ospitare nella cripta di una delle chiese più
prestigiose della capitale, il cadavere di quel De Pediis, capo della
Banda della Magliana, che fu uno dei più spietati assassini della Roma
violenta, ma anche uomo di fiducia dei vari Sindona e Marcinkus.

Insomma, stando così le cose, non saremo certo noi a unirci al coro di
quelli che "libera Chiesa in libero Stato". Più coerentemente, e non solo
perché siamo anarchici, ci sembra che si verrebbe a stare molto meglio, e
ben più liberi, in una società nella quale chiesa e stato fossero "solo il
ricordo di infame passato".

Massimo Ortalli


Da Umanità Nova, numero 31 del 2 ottobre 2005, Anno 85
http://www.ecn.org/uenne

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