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(it) Umanità Nova n.31: La voce dei lettori. Botta e risposta sulla vertenza Alitalia

Date Wed, 5 Oct 2005 10:58:28 +0200 (CEST)


Sul numero 28 di UN pubblicammo un lungo articolo di Cosimo Scarinzi sulla
vertenza Alitalia e, in particolare, sul ruolo del Sult. L'articolo in
questione, "Il volo di Icaro", ha suscitato vivaci reazioni all'interno
del Sult stesso al punto di indurre un suo esponente a chiederci spazio
per una replica.
Siamo lieti di farlo, poiché riteniamo che vadano valorizzate tutte le
esperienze di autorganizzazione dei lavoratori e che il dibattito, anche
serrato, sia stimolo per la riflessione sulle lotte in corso.
Di seguito, nello stile del "botta e risposta", pubblichiamo una breve
replica di Cosimo Scarinzi.


BOTTA...

Cari compagni, vi invio questa lettera/articolo, con preghiera di
pubblicarlo in risposta all'articolo di Cosimo Scarinzi e soprattutto per
chiarire una serie di elementi in esso contenuti.

Fabrizio Tomaselli della Segreteria Nazionale SULT e assistente di volo
Alitalia

Mi riferisco all'articolo "Il volo di Icaro" pubblicato l'11 settembre sul
numero 28 di questo giornale e ripreso in molte altre sedi del
sindacalismo di base. Conoscendo l'autore, Cosimo Scarinzi della Cub
Scuola, come persona assolutamente non avvezza al luogo comune e sempre
orientata ad un approccio analitico ai problemi, sono rimasto stupito
dell'approssimazione e della superficialità insita nell'articolo
riguardante l'attuale vertenza tra Sult e Alitalia.

È quindi per questo motivo che vorrei fare alcune precisazioni in modo
schematico e spero, esauriente.

1) Il Sult non è il sindacato del trasporto aereo, né tanto meno quello
degli assistenti di volo dell'Alitalia. Il Sult è un sindacato unitario
dei trasporti che conta circa 10.000 iscritti e nel quale sono organizzati
lavoratori delle ferrovie, del trasporto locale, di quello aereo e di
settori dell'indotto. Il Sult è il sindacato che, insieme a SinCobas e
CNL, sta portando avanti un processo di unificazione in un Sindacato
unitario intercategoriale che intende lavorare per l'unità di tutto il
sindacalismo di base insieme a tutte le altre realtà esistenti.

2) Nell'articolo menzionato si fa un uso strumentale e distorto di
articoli di giornali e di dichiarazioni, spesso estrapolando frasi o parti
di esse allo scopo di far risultare tesi del tutto diverse dalla realtà. È
evidente che questo metodo non è assolutamente obiettivo e ricalca una
logica di strumentalità e di parzialità che poco si accompagna alla
necessità di un'analisi approfondita di una fase così delicata ed
importante del sindacalismo di base.

3) Si fa riferimento a dichiarazioni secondo le quali il Sult avrebbe
firmato contratti di sacrifici per i lavoratori. È scontato che se si
intende dimostrare all'opinione pubblica (non certo favorevolmente
predisposta rispetto agli scioperi) che in una situazione di crisi "i
lavoratori hanno fatto la loro parte... e quindi non vogliono più
finanziare le disfunzioni create da altri", si devono necessariamente
fornire argomentazioni di un certo tipo, magari accentuandone il peso. Un
operatore sindacale non può non valutare una cosa del genere e non può
utilizzare strumentalmente tali affermazioni riportate sulla stampa.

4) Se poi da quelle dichiarazioni si vuole invece generalizzare il
concetto che i contratti o sono più che positivi per i lavoratori o non si
firmano mai, si entrerebbe in una vecchia polemica che attraversa da anni
il sindacalismo di base, compresa la Cub che in molti casi, soprattutto
nel pubblico impiego, ha firmato contratti non certo positivi. D'altra
parte attuali dirigenti della Cub Trasporti nel settore aereo, pochissimo
tempo fa e prima di uscire dal SULTA (oggi SULT) hanno firmato
materialmente contratti ed accordi, pur non essendo, come tutta
l'organizzazione, convinti della loro completa positività. La mia opinione
personale è che, chi fa sindacato sa bene che spesso ci si trova di fronte
a scelte che non sempre sono riconducibili a giudizi netti su questo
argomento.

5) Una cosa è certa, in quei casi in cui si ritiene che un accordo o un
contratto possa essere sottoscritto, l'Organizzazione ha il dovere di
consultare, nella forma più estesa possibile, i lavoratori interessati.
Questo è quello che ha sempre fatto il Sult nei suoi tre anni di vita e il
vecchio Sulta da quasi venti anni.

6) Nell'articolo, Scarinzi esprime anche un giudizio sul perché,
nonostante fosse chiaro il fatto di avere contro il Governo, la
Commissione di Garanzia e la precettazione, il Sult ha deciso comunque di
andare avanti. La risposta non mi sembra chiara e si concretizza in una
teorizzazione parziale ed inesatta, cioè la ricerca di un "accreditamento"
nei confronti dell'Unione e di alcune forze della sinistra, Rifondazione
in testa.
A questo punto è bene chiarirsi su che cosa vuol dire porre con forza
determinati problemi, non soltanto in termini di analisi o di teorica
prassi sindacale e politica.
Da una situazione di estrema gravità come quella determinata dal
disconoscimento del Sult da parte di Alitalia, abbiamo "semplicemente"
deciso che quella battaglia non avrebbe potuto essere finalizzata soltanto
alla riacquisizione dei diritti sindacali per quella realtà lavorativa, ma
potesse essere invece un'occasione per ribaltare la logica di intervento.
Generalizzare il problema in termini politici, di schieramenti trasversali
all'interno delle forze politiche di maggioranza e di opposizione, far
emergere posizioni in modo chiaro, stanare chi invece ritiene di dover
tacere per continuare a dare copertura al sindacalismo concertativo, far
scoppiare contraddizioni anche all'interno della Cgil.
Quindi, se interesse di alcune forze politiche c'è stato, questo non era e
non è l'obiettivo della battaglia del Sult, ma è uno dei risultati di
esso. È altresì uno degli strumenti attraverso i quali far emergere i
problemi e cercare di acquisire una visibilità delle lotte a livello
nazionale. Ebbene, nel nostro piccolo, stiamo tentando questa carta sia
perché ci rendiamo conto che il problema sindacale specifico è diventato
politico e come tale deve essere affrontato per trovare una soluzione
accettabile, sia perché ci sembra che questa iniziativa abbia fatto
parlare della necessità di una legge sulla rappresentanza sindacale sui
posti di lavoro, molto più di tante raccolte di firme, di tanti dibattiti,
di conferenze e dotti articoli dell'esperto di turno.

7) Ma la frase più infelice di Scarinzi è quella secondo la quale:
"Un'ipotesi, che si è verificata infondata è quella che il SULT sia un
sindacato disposto alla scontro frontale.".
Ora, premesso che lo scontro frontale non è un gioco e la predisposizione
a praticarlo non si può neanche richiedere come carta di identità di un
sindacato, ci sembra molto offensivo e singolare che si dica che l'unico
sindacato di base che, direttamente e senza nascondersi dietro ad altre
fantasiose sigle nate magari appositamente o più semplicemente dietro
"all'iniziativa spontanea dei lavoratori", il 6 e 7 settembre abbia
scioperato per 48 ore nonostante l'Ordinanza Ministeriale (la cosiddetta
"precettazione") e le delibere negative della Commissione di Garanzia, sia
un sindacato che fa tattica.
A questo punto credo che si debba far pace con il cervello prima che con
la penna.
Quando mai un sindacato di base è giunto a questo livello di scontro.
Quando mai il conflitto è arrivato al punto del non rispetto delle
"intimidazioni" che abbiamo subito da istituzioni, mondo politico e
stampa? Siamo andati avanti, ad uno scontro frontale senza precedenti che
non si è certo concluso, consci delle conseguenze, sicuri della giustezza
delle nostre posizioni, sconcertati, è bene sottolinearlo, molto più
dall'indifferenza e dai distinguo di alcuni sindacati di base (primo fra
tutti la Cub), che non dall'aperta contrapposizione di Cgil, Cisl e Uil
che davamo per scontata. Noi il sindacato cerchiamo di praticarlo, tutti i
giorni, con tutti i limiti che abbiamo e che conosciamo, sbagliando,
cadendo e rialzandoci sempre.

Questo per noi vuol dire fare sindacato e non rinchiudersi nelle proprie
stanze e sedi sindacali, magari tinte di rosso, ma i cui muri sono troppo
spesso pregni di inutili discussioni, palestre di dialettica al punto da
non poterne più di teorizzare e di non fare nulla per paura di sbagliare
o di non essere "in linea" con dogmi che da tempo abbiamo lasciato ad
altri, o ad altri momenti.

Fabrizio Tomaselli


... E RISPOSTA

Ringrazio naturalmente Fabrizio Tomaselli per i cortesi apprezzamenti che
mi rivolge per quanto riguarda la mia attitudine generale anche se ritengo
di essere stato meno approssimativo e superficiale di quanto pensa in
occasione dell'articolo che ha determinato la sua risposta.

Entro subito in medias res e mi sforzo di sgomberare il campo da alcuni
possibile equivoci.

In primo luogo, sono, come tutti i compagni impegnati in campo sindacale,
informato del percorso federativo che coinvolge SULT, Sin Cobas e CNL.
Dirò anche che vedo con favore questo come ogni altro processo di
unificazione del sindacalismo alternativo. Non ne avevo parlato per una
ragione banale, Umanità Nova non è una rivista ma un giornale e il mio non
era un saggio ma un articolo. Di conseguenza, avevo tralasciato la
questione.

In secondo luogo, nel mio giudizio generale sulla firma di contratti che
comportano peggioramenti retributivi, normativi, occupazionali non ha
alcun rilievo il soggetto sindacale che fa questa scelta. Per dirla con
maggiore chiarezza, ho dissentito, pubblicamente e nelle sedi
istituzionali del sindacato nel quale milito, dalla scelta di firmare
contratti inadeguati alle esigenze dei lavoratori al fine di mantenere i
diritti sindacali da parte di organizzazioni di categoria del mio stesso
sindacato. Mi rendo conto che la mia militanza sindacale può aver dato
adito al sospetto che io attaccassi in qualche maniera un sindacato
concorrente. Vi può essere stata, a questo proposito, una certa ingenuità
da parte mia ma più che garantire che non intendevo suscitare una polemica
fra sindacati e che mi interessava il merito delle questioni delle quali
ragionavo non posso fare.

Vengo ora alle questioni, a mio avviso, più rilevanti e rispetto alle
quali vi sono, sempre a mio avviso, reali divergenze.

È antica consuetudine, nel movimento dei lavoratori, l'opporre i
"pratici", coloro che svolgono il duro, oscuro e faticoso lavoro di
organizzazione, ai "dogmatici" che, mi si consenta il tagliare corto,
parlano sovente per dare aria ai denti.

Nel confronto con Fabrizio egli sarebbe il pratico che si misura con il
quotidiano lavoro sindacale ed io il dogmatico che da lezioni di
sindacalismo agli altri. Il paradosso sta nel fatto che anch'io sono un
pratico, magari un pratico di modeste capacità ma certo non mi sono
specializzato nel fare filosofia del sindacalismo.

Che l'intervista a Marras da me citata avesse un fine strumentale e
difensivo era chiarissimo persino ad un baggiano quale posso essere ma non
è questo il punto o, almeno, non è questo il punto che ritengo rilevante.
Anche i sindacati concertativi, infatti, non sono nati tali, anch'essi
fanno molte cose per realismo, anch'essi, o almeno i settori radicali che
ne coprono la sinistra, pensano di fregare i padroni ed il governo con
argute mosse tattiche. E, di passaggio tattico in passaggio tattico, di
astuzia in astuzia, sono diventati quello che sono.

Se noi non stiamo nella sinistra CGIL, ad esempio, i cui esponenti non
sono certo tutti dei venduti un motivo ci sarà e credo che il primo motivo
è la critica chiara, radicale, senza ambiguità del corporativismo
democratico, della collusione fra sindacati, aziende, governo.

Se questa opera dura e difficile ma necessaria di autoeducazione e di
educazione dei lavoratori viene abbandonata in nome della tattica non si
comprende, lo dico con chiarezza, perché facciamo sindacato. Che sovente
si sia in contraddizione è evidente, ma preoccupa vedere la rimozione di
questa contraddizioni in dichiarazioni pubbliche di un dirigente del SULT
e solo questo volevo segnalare.

Sullo sciopero, tutto l'articolo era volto, mi pare evidente, a
sostenerlo. Fabrizio, però, non spiega lo spostamento dello sciopero
stesso che, lo ripeto rischiando nuove rampogne, si potrebbe spiegare bene
con il citato documento del PdCI, PRC, Verdi ed Italia dei Valori. Ancora
una volta, vi erano altre ragioni e sbaglio? Nel caso sarebbe interessante
sapere quali.

Sulle questioni sollevare da Fabrizio vi sarà, ovviamente, modo e tempo di
tornare in maniera più distesa. Per parte mia, ritengo che più la
discussione fra le compagne ed i compagni è aperta, approfondita e, magari
aspra, più sarà possibile operare allo sviluppo di un movimento
indipendente dei lavoratori.

Cosimo Scarinzi


Da Umanità Nova, numero 31 del 2 ottobre 2005, Anno 85
http://www.ecn.org/uenne

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