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(it) Umanità Nova n.31: Internet. Dalla libertà al controll o ?

Date Tue, 4 Oct 2005 18:25:56 +0200 (CEST)


Sono passati dieci anni da quando due avvenimenti segnarono l'inizia
dell'era di Internet. Nel 1995 apparvero le prime pagine web che fornivano
un modo più facile per accedere alle informazioni già esistenti sulla Rete
e
contemporaneamente i primi fornitori privati davano modo, anche alle
persone esterne all'ambito scientifico e universitario, di utilizzare gli
strumenti della comunicazione elettronica.
Già in quegli anni i più avveduti segnalavano che lo sviluppo,
esponenziale ed inarrestabile, delle nuove tecnologie di trasmissione
delle informazioni avrebbe portato sicuramente ad una maggiore libertà di
comunicazione ma, allo stesso tempo, al rischio parallelo di un aumento
del controllo sociale. E questo per ovvi motivi squisitamente tecnici
prima che politici.

Queste cassandre ebbero partita persa contro il massiccio bombardamento
mediatico che veicolava - a proposito di Internet - principalmente due
messaggi molto semplici e quindi facilmente comprensibili, anche se
contraddittori fra loro:

1. Internet è uno strumento di comunicazione libero, addirittura
"anarchico"; 2. la Rete va regolamentata (in quanto "anarchica") per
evitarne gli abusi.

I cialtroneschi e servili media ufficiali hanno lavorato, per anni, in
modo alquanto evidente: da una parte dando ampio spazio ai servizi
giornalistici che esaltavano le meraviglie esistenti in Rete con l'accento
sempre sul fatto che si trattava di contenuti liberi, gratuiti e
accessibili per tutti. Dall'altra, il più delle volte, le segnalazioni
riguardavano argomenti "piccanti" come i siti pornografici, quelli dove
era possibile trovare programmi piratati e, in tempi più recenti, quelli
dai quali scaricare, senza pagare, musica e film.

Due lustri dopo, numerosi segnali fanno ritenere che i timori dei
pessimisti critici fossero assolutamente fondati e, negli ultimi tempi, la
stretta del potere su Internet si è fatta sempre più pressante: denunce,
sequestro di siti di informazione indipendente, intercettazione di
migliaia di caselle di posta elettronica, processi per la musica piratata
e, per finire, il recente decreto sul terrorismo.

Partiamo proprio dagli ultimi mesi che mostrano, in modo
inequivocabilmente chiaro, il triste futuro che attende gli utilizzatori
di Internet. Per quanto riguarda l'Italia tre sono stati gli episodi
principali che hanno segnato pesantemente l'ambito delle cosiddette
libertà digitali:

Nel novembre 2004 sono stati oscurati alcuni siti di Indymedia (vedi UN
n.32, 33 e 34, 2004), il provvedimento, come sospettato da molti, è stato
originato da una delle troppe inchieste sul "pericolo anarchico" e,
sembra, sia andato ben oltre le intenzioni iniziali. Vale a dire che il
magistrato aveva chiesto alla società che ospitava il computer server
esclusivamente una copia del "file di log", cioè la lista dei collegamenti
col sito di indymedia-italia, file che serve a risalire alle persone che
si sono collegate a determinate pagine web, richiesta per altro inutile in
quanto il file non esisteva. Il provider si è dimostrato più servo dei
servi ed ha pensato bene, forse per dimostrare la sua piena
collaborazione, di chiudere anche altri siti che nulla c'entravano con
l'inchiesta in questione.

Nello scorso mese di giugno si è scoperto - per caso - che la polizia
spiava da un anno il sito di Autistici/Inventati (vedi UN n.24, 2005), uno
dei tanti servizi che su Internet ospitano materiali informativi non
conformisti. In questo caso lo spunto è stato dato da una inchiesta che ha
coinvolto le pagine web e gli indirizzi di posta elettronica della
Crocenera. Anche stavolta il fornitore di servizi è stato più servile di
quanto richiesto e il suo comportamento vergognoso ha permesso che
venissero spiate circa trentamila persone, oltre a quella che aveva a che
fare con la "giustizia".

Quelli sopra sono solo i due episodi più eclatanti ma ce ne sono anche
altri, meno noti ma altrettanto indicativi, e servono per ricordare che
già da tempo la comunicazione elettronica "scomoda" è nel mirino
repressivo e che il decreto Pisanu approvato lo scorso agosto (vedi UN
n.27, 2005) ed oggi pienamente in vigore, fornisce ulteriori motivi di
preoccupazione.

Le nuove norme a proposito del funzionamento degli Internet Point
prevedono infatti che venga tenuta nota delle generalità di chiunque si
connetta alla Rete e che parimenti resti traccia di quello che le persone
fanno: i siti web ai quali si collegano, gli indirizzi di posta
elettronica ai quali spediscono e dai quali ricevono messaggi, e via
dicendo. E qui non si tratta più di indagini mirate a qualche persona,
gruppo o sito sospetto, ma di una vera e propria intercettazione di massa,
benedetta da una legge dello Stato.

In tal modo il cerchio si chiude: da una parte vengono tenuti sotto
controllo ed eventualmente chiusi i siti non-conformisti e dall'altra
sparisce, anche per i singoli, l'ultima possibilità di usare in modo
riservato la comunicazione elettronica, come ancora avviene in tutti i
paesi formalmente democratici, attraverso gli Internet Point.

Il futuro di Internet sembra che debba diventare quello disegnato dal
recente caso, arrivato anche sui mass media nostrani, di un giornalista
dissidente cinese arrestato per reati di opinione grazie alla piena
collaborazione di Yahoo, uno dei giganti dei servizi Internet, che ha
giustificato la sua infamia sostenendo che si trattava di ottemperare
(sic!) alle leggi vigenti in Cina.

Le possibilità di resistenza all'avanzata del controllo globale nel campo
della comunicazione elettronica passano necessariamente sia attraverso la
protesta che per l'appropriazione delle abilità necessarie ad un uso
pienamente consapevole dei - pochi - strumenti che ancora restano a
disposizione. E proprio questo sarà l'argomento di un prossimo articolo.

Pepsy


Da Umanità Nova, numero 31 del 2 ottobre 2005, Anno 85
http://www.ecn.org/uenne

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