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(it) Torino: Luna Park della repressione

Date Mon, 3 Oct 2005 12:27:29 +0200 (CEST)


Il sindaco ha proclamato la tregua olimpica, condendola con spettacoli e
lustrini. Ma dietro le luci del varietà c'è una città dove operai con le
facce di chi viene da posti dove la sicurezza, il salario, le libertà sono
un lusso, lavorano giorno e notte perché tutto sia pronto per la vetrina
olimpica, uno scatolone di miliardi pubblici per interessi privatissimi.
Altri operai lavorano per sigillare le case occupate e sgomberate perché
la Torino da bere del primo millennio non può tollerarle a due passi dalla
piazza delle premiazioni olimpioniche. Vogliono cambiare il volto di
Torino, trasformarla in un baraccone per i pochi che possono pagare il
biglietto di questo costoso Luna Park. Nel centro ripulito da migranti e
poveri si moltiplicano i locali "trendy", mentre ai margini si fa fatica a
campare. Non c'è posto per i bambini negli asili, la sanità è allo stremo,
il lavoro sempre più servitù malpagata, la libertà un miraggio che si
perde dietro i blindati di polizia che pattugliano giorno e notte. E
allora ci vuole un'operazione di "immagine", come direbbero quelli della
pubblicità. L'idea è semplice e folgorante: fare come i greci, proclamando
la tregua olimpica in occasione dei giochi invernali del 2006. Una trovata
che ci dice a chiare lettere che siamo in guerra. Se non lo fossimo che
bisogno ci sarebbe di proclamare una tregua?

Il nostro bravo sindaco e con lui la giunta, i partiti della maggioranza e
quelli dell'opposizione, hanno un'idea particolare di "tregua", che
consiste nell'assicurarsi che tutti gli oppositori, quelli che non amano
il razzismo, il fascismo, la devastazione ambientale, la servitù
salariata, il TAV, le galere, i cpt-lager per migranti siano messi a
tacere. Con le buone e, se necessario, con le cattive. Non è il caso di
stupirsi. Chi fa parte di un partito, i DS, che è pacifista solo con le
guerre proclamate dagli altri (vedi "missione" in Iraq) e neppure tutte
(vedi Afganistan), e che chiama le guerre che scatena "operazioni
umanitarie" c'è da aspettarsi di tutto. I morti sotto i bombardamenti in
Serbia e Kossovo tanto non vanno mica a votare. I torinesi, sia pure
sempre meno, a votare ci vanno e ci andranno anche tra qualche mese. E
allora? A Roma una volta si diceva "pane e circo". Di pane qui sotto la
Mole a dire la verità non è che ce ne sia molto e allora vai con il circo!
I giochi olimpici del 2006, un baraccone miliardario dove una montagna di
soldi pubblici sono spesi per gli interessi dei soliti pochi, una vetrina
promozionale per dare lustro ad una città che affonda peggio di New
Orleans nella melma del dopo Fiat. I padroncini nuovi si esibiscono alla
penosa kermesse della "grande" Punto, mentre fuori tutti sanno che lor
signori cercano solo di prolungare l'agoni! a succ
hiando il più possibile da una città che di sudore e sangue sull'altare
del profitto ne ha versato sin troppo. Questa vetrina non la deve sporcare
nessuno e allora, con l'ausilio di una suadente campagna di
criminalizzazione mediatica, quest'estate sono partite le grandi manovre
repressive. 19 inquisiti, di cui 9 ancora agli arresti domiciliari
accusati di devastazione e saccheggio. La loro colpa? Aver tentato di
manifestare in centro per denunciare l'aggressione fascista contro due
occupanti del Barocchio feriti da una squadraccia fascista che mirava ad
uccidere. Contro gli antifascisti e contro gli antirazzisti che un mese
prima avevano manifestato in solidarietà ai migranti in rivolta al CPT di
Torino, si è scatenata prima la polizia, poi la magistratura. Il potere
politico e la stampa hanno fatto il resto. Il sindaco si è distinto nel
chiedere lo sgombero dei posti occupati e dei centri sociali e le forze
del disordine statale hanno prontamente risposto con otto sgomberi:
Osservatorio ecologico per tre volte, LSO, Fenix e, quest'ultima
settimana, Alcova e Rrosalia. E, a sentire i!
velin
ari della questura, pare che non sia ancora finita.

La "tregua" olimpica di Chiamparino e soci ha il volto della guerra, della
guerra sociale.

Una guerra che mira a mettere la sordina sulla Val Susa, dove un'intera
valle dice NO al TAV e dove i politici di ogni colore vogliono rompere la
resistenza di gente che per difendere la propria vita e la propria salute
sta bloccando da mesi i primi cantieri. Anche contro di loro si prepara la
repressione: la questura ha annunciato che giovedì e venerdì prossimo a
Venaus la parola passerà ai manganelli della celere.

Una guerra che vede i fascisti scorazzare per la città mentre gli
antifascisti sono nel mirino di giudici e poliziotti.

Una guerra che tratta da criminali coloro che si oppongono alle leggi
razziste, alle galere per migranti, alle deportazioni ed al razzismo. Una
guerra dove in pochi mesi 4 migranti sono morti nel corso di "normali"
controlli di polizia. A Torino, mica a Baghdad! Si riempiono la bocca con
le iniziative per i ggiovani ma chiudono gli occhi e le frontiere di
fronte ad altri giovani , quelli con una "g" sola, quelli che muoiono in
mare, che vengono rinchiusi e deportati, che non hanno futuro in paesi
devastati dalla feroce guerra per il dominio. Quelli per cui la "tregua
olimpica" è solo una beffa.

Una guerra in cui gli operai Fiat che fischiano il sindaco sono trattati
come nemici mentre si sprecano sorrisi e strette di mano per i padroni
della città.

Una guerra in cui agli anarchici fanno indossare gli abiti dei cattivi da
perseguitare per mettere a tacere chi, in questi anni, si è opposto con
determinazione e tenacia alla guerra, ai bombardamenti umanitari,
all'occupazione militare dell'Iraq e dell'Afganistan?

Chiamano tregua un po' di lustrini appesi, qualche dibattito con
intellettuali new-global, un arco che già penzola un poco, qualche appello
lanciato al vento.

In questa guerra non c'è tregua. Chi pensa tuttavia che manganelli, galera
e repressione possano fermare le lotte sociali non conosce il cuore di
questa città che pretende di amministrare, non sa che se stato e padroni
non danno tregua? saranno in molti a non darne loro.

Prossimi appuntamenti.

A Venaus
Giovedì 6 e venerdì 7 ottobre LTF e CMC tenteranno di iniziare i lavori
per la TAV scortati da polizia e carabinieri: i comitati Antitav e la
popolazione della Val di Susa in resistenza saranno lì sin dalle prime ore
del mattino per fermare i devastatori. La lotta dei valsusini è la lotta
di chi crede che la salute e la libertà contino più del profitto: giovedì
e venerdì tutti a Venaus!

A Torino
nei locali di corso Palermo 46 due appuntamenti venerdì 7 e venerdì 14
ottobre dalle ore 21,15

Siamo in guerra. Una guerra che fa vittime ogni giorno ai quattro angoli
del pianeta, una guerra dove truppe tricolori ammazzano, reprimono,
devastano anche in nostro nome. Ma la guerra non è solo "altrove" la
guerra è anche qui: ogni giorno lungo le coste del nostro paese muoiono
migranti vittime delle leggi razziste, ogni giorno uno sfruttato muore
lavorando, ogni giorno un pezzo della nostra vita viene sacrificato
sull'altare del profitto per i soliti pochi. Chi si oppone a quest'ordine
ingiusto è considerato un criminale e quando le leggi esistenti non
bastano ne vengono emanate di nuove, fatte apposta per tappare la bocca ad
ogni forma di opposizione, tagliare le gambe alle lotte, impedire il
consolidarsi di un'opposizione sociale. Le leggi speciali emanate dal
governo sull'onda degli attentati di Londra sono solo l'ultimo tassello di
un meccanismo repressivo sempre più feroce, un meccanismo che si articola
nella Bossi-Fini, nella legge Biagi e infine nel pacchetto Pisanu.

Venerdì 7 ottobre assemblea
"Leggi di guerra: la sindrome securitaria".
Interverrà Simone Bisacca. Appuntamento alle ore 21,15 in corso Palermo
46. Il dibattito sarà anche occasione per fare il punto sulle vicende
repressive che hanno investito antifascisti ed antirazzisti torinesi.

Umberto Marzocchi, una vita per l'anarchia
Senza frontiere. Pensiero ed azione dell'anarchico Umberto Marzocchi
(1900-1986) di Giorgio Sacchetti, Ed. Zero in Condotta. Il libro sarà
presentato venerdì 14 ottobre nella sede della FAT, in corso Palermo 46.
Appuntamento ore 21,15.
Sarà presente l'autore.

In settant'anni di militanza libertaria Umberto Marzocchi (1900-1986) ha
attraversato il secolo "breve" in molti dei suoi punti cruciali. Guerre e
rivoluzioni tradite nella vecchia Europa, ma anche grandi speranze hanno
contribuito ad alimentare il fuoco dell'idea socialista anarchica, dal
Biennio Rosso al Sessantotto. La sua vita è contrassegnata da
straordinarie esperienze: attivista sindacale nell'USI a 17 anni, Ardito
del Popolo, fuoriuscito, combattente in Spagna e nel maquis francese,
esponente della FAI nel dopoguerra, esponente di spicco di associazioni
antifasciste e sindacali, tra i fondatori nel 1968 dell'Internazionale di
Federazioni Anarchiche.

Venerdì 21 ottobre sciopero generale dell'intera giornata proclamato da un
ampio cartello del sindacalismo di base per salario, pensioni, contro lo
scippo del TFR, la precarietà fatta legge, la guerra, le leggi razziste,
la scuola-azienda. In preparazione dello sciopero presidio in centro
sabato 15 ottobre ore 14.

Federazione Anarchica Torinese - FAI
Corso Palermo 46 - la sede è aperta ogni giovedì dalle ore 21,15
Info: fat@inrete.it; 011 857850 oppure 338 6594361


Da: Federazione Anarchica Torinese <fat@inrete.it>

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