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(it) Val Susa. La marcia dei 70.000

Date Thu, 17 Nov 2005 18:50:11 +0100 (CET)


Grandissima manifestazione popolare. Chi dice 70.000, chi arriva ad
azzardare centomila.
Lo sciopero ha bloccato interamente la Valle: solo i treni passavano e,
rallentando al massimo nei punti in cui la ferrovia corre parallela e
vicina alla strada, i macchinisti fischiavano a lungo mentre dai
finestrini i passeggeri salutavano a pugno chiuso e sventolando bandiere
No-Tav. Tutte le fabbriche della valle (5.000 addetti), tutti gli esercizi
commerciali, compresi bar e distributori, tutte le scuole, uffici postali,
banche, officine artigiane, allevamenti, erano chiusi. Sulle porte dei
negozi bandiere e cartelli No-Tav e la scritta: "Per una valle viva, oggi
sciopero: No Tav".

Il divieto imposto dalla Commissione di garanzia che aveva intimato alla
CUB di revocare lo sciopero è stato ignorato dai valligiani che hanno
scioperato sia nel privato dove non esistono limitazioni sia nel pubblico,
dove le leggi antisciopero vengono usate come una clava per reprimere i
movimenti sociali. La decisione della CUB di ignorare la richiesta di
revoca dello sciopero ha incontrato ampia solidarietà.

Anche nei confronti dei vigili del fuoco, la cui adesione alla giornata di
lotta è stata all'insegna del rifiuto della militarizzazione del corpo,
non sono mancate le provocazioni. La questura ha infatti richiesto il loro
intervento per liberare da chiodi la strada che conduce al Seghino, il
sito ove era stata portata nottetempo una trivella per i sondaggi. I
vigili hanno seccamente rifiutato dichiarando che la gestione dell'ordine
pubblico non rientra tra le loro competenze che sono di soccorso alla
popolazione.

Lungo le strade della Valle i cartelli, gli striscioni, le bandiere erano
dappertutto. Significativa la volontà di respingere al mittente le
provocazioni di Pisanu e di Lunardi. Numerosi i cartelli ironici in cui si
stigmatizzava la frase del ministro sui "pelandroni" della Val Susa che
perdono tempo a manifestare e quelli contro il tentativo di
criminalizzazione della lotta in Valle.

Non sono mancati i politici di professione venuti alla marcia a caccia di
consensi ma la loro presenza non era che un elemento di contorno in una
giornata i cui grandi protagonisti sono stati i valligiani e le tante
persone solidali accorse soprattutto dalla provincia e dal resto del
Piemonte.

Ferma e chiara l'opposizione ad un progetto di morte e la resistenza
contro uno Stato che non solo ignora la volontà popolare ma arriva
brandendo manganelli, esibendo scudi, caschi e fucili sparalacrimogeni.
Non si contavano gli striscioni contro l'occupazione militare della valle,
contro l'imposizione violenta della trivella a Seghino di Mompantero
entrata provocatoriamente in funzione il giorno prima dello sciopero
generale.

Andata letteralmente a ruba la lettera aperta al Presidente della Comunità
montana Bassa Val Susa, Antonio Ferrentino, da noi diffusa in migliaia di
copie alla manifestazione. Nella lettera veniva denunciata l'esplicita
criminalizzazione degli anarchici da parte di Ferrentino che, in
un'intervista al quotidiano "La Stampa", aveva insinuato che dietro al
pacco contenente esplosivo fatto rinvenire sulla statale del Moncenisio e
i proiettili inviati alla governatore Mercedes Bresso, non ci potessero
essere che gli anarchici, gli stessi che si erano permessi di criticare
pubblicamente le scelte di chi, come lui, si è prodigato nella ricerca di
improbabili scorciatoie istituzionali. Di fatto la criminalizzazione degli
anarchici è il preludio al tentativo di criminalizzare la resistenza della
popolazione al TAV. Non a caso Ferrentino ha provato a contrapporre lo
sciopero alla pratica dei blocchi dei cantieri, delle strade e della
ferrovia. In questo modo ha, nei fatti, condannato le pratiche che hanno
consentito sinora di tenere fuori dalla valle il TAV.

Il gioco di Ferrentino e di chi come lui ha tentato di gettare ombre sulla
lotta contro il Tav, è sinora fallito. Nonostante l'allarmismo dei
giornali e dei politici, allarmismo che ha giustificato l'imponente
dispiegamento di tutori del disordine statale, lo spezzone di corteo in
cui sono sfilati gli anarchici con i loro striscioni e bandiere è stato
accolto con la consueta simpatia sia alla partenza della marcia da
Bussoleno sia all'arrivo a Susa.

La giornata del 16 novembre ha sicuramente rappresentato una tappa
importante nella lotta contro il TAV, quella nella quale i valsusini hanno
detto chiaro e forte che non vogliono che la valle divenga un corridoio
per treni superveloci che collegano periferie anonime attraversando un
deserto. Ma una tappa è una tappa non è ancora l'intero viaggio.

La meta è ancora lontana. In regione i politici di ogni colore sono
nettamente schierati per il TAV e l'hanno pubblicamente ribadito in questi
giorni. Dall'incontro del 14 novembre tra la presidente della Regione
Bresso, il presidente della Provincia Saitta, il sindaco di Torino
Chiamparino e Ferrentino è emerso in modo chiaro che l'unica
preoccupazione degli amministratori piemontesi è arrivare alle Olimpiadi
di febbraio ed alle elezioni di aprile senza conflitti in corso. In questi
giorni cercheranno di inventare un compromesso che consenta di dilazionare
nel tempo la questione TAV per rendere meno aspro lo scontro con la gente
della Val Susa.

Naturalmente Lunardi e la sua cricca, come già è avvenuto nell'ultimo
mese, potrebbero decidere di scompaginare ancora una volta le carte,
tentando un'ulteriore azione di forza. Questi i giochi della politica.

Fuori, in valle come a Torino, spetta alla gente tenere saldamente in mano
quello che hanno conquistato con la loro lotta: la facoltà di decidere da
se del proprio destino, affrontando, se necessario, la repressione dello
Stato. Il prossimo banco di prova potrebbe essere molto presto. Entro fine
mese è previsto un nuovo tentativo di LTF, il general contractor che ha in
appalto questa tratta dell'Alta Velocità, di prendere possesso dei terreni
di Venaus per far partire i lavori della galleria di ispezione. In valle è
chiaro a tutti che non saranno certo le mediazioni politiche a bloccarli.
Solo l'azione diretta popolare e di massa può fermare il treno della
morte.

Resistere al Tav si può.
Sulla vita, la salute e la libertà non si tratta!

Federazione Anarchica Torinese - FAI
Corso Palermo 46 - la sede è aperta ogni giovedì dopo le 21,15
fat@inrete.it - 011 857850 - 338 6594361


Da: Federazione Anarchica Torinese <fat@inrete.it>

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