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(it) Alternativa Libertaria, nov. 2005: Il vento delle Alpi

Date Mon, 14 Nov 2005 19:56:37 +0100 (CET)


Un vento di rivolta soffia.
Soffia dall?Esagono e passa le Alpi.
Molto divide la rivolta delle banlieu parigine dalla rivolta in Val di
Susa. Da una parte giovani disperati, senza futuro, armati della propria
rabbia e privi di un?identità chiara. Francesi, di nascita e di documenti,
ma non riconosciuti come tali dai flic che ogni giorno chiedono i
documenti, dagli uffici del personale che non ti assumono perché, con
quella faccia da arabo, non è sicuro farti fare neanche da fattorino.
Dall?altra, famiglie, amministratori pubblici, militanti riconosciuti nel
loro intervento che cercano di difendere la propria valle dall?invasione
delle ruspe e dell?acciaio. Che si accorgono che, nonostante la retorica
della partecipazione, delle autonomie locali, il loro parere è
assolutamente ininfluente quando si tratta di mercato, di priorità decise
a Strasburgo da chi si vende in patria, come nel gioco delle tre carte,
come il campione in grado di difendere democrazia e legalità.

La violenza istintiva di chi si sente braccato e la determinazione di chi
pensa di poter combattere ad armi pari l?arroganza del potere hanno pure
qualcosa in comune.

La determinazione a non lasciarsi sottomettere allo status quo, il non
poter finalmente accettare sulla propria pelle l?abito cucito su misura da
chi, ormai da decenni, pretende per sé profitti lasciando per gli altri i
costi. Umani, economici ed ambientali.

Non abbiamo dimenticato i roghi, gli alloggi fatiscenti, non dimentichiamo
la disoccupazione e la sopraffazione che vige tutt?intorno alle luci di
Parigi.

Come comprendiamo la rabbia di chi ha percorso inutilmente tutti i gradini
proposti dalla burocrazia per accreditarsi come soggetto decisore e si
vede esautorato, suddito di poteri forti che decidono altrove priorità (le
proprie) e accettabilità dei rischi (altrui).

Il diritto a gestire il proprio territorio, a rivendicare diritti e
soggettività, a immaginare un mondo e una vita diversa, declinata sui
principi di solidarietà e giustizia, è la molla comune che oggi si esprime
di qua e di là delle Alpi.

E, in controluce ma non tanto, quello che emerge forte è il contenuto di
classe di queste rivolte. Forse ancora in cerca di sbocchi politici nelle
banlieu parigine, dove occorrerà essere capaci di uscire dal modello della
banda creato da anni di malgoverni, di destra con il pugno di ferro e di
sinistra con logiche istituzionali, per far emergere l?autorganizzazone e
l?autonomia necessaria a conquistarsi una cittadinanza costruita dal basso
che ricostruisca tessuto sociale e riesca a imporre la redistribuzione
delle ricchezze sociali e pienezza di diritti.

Più chiara nella consapevolezza di avere nemici sia i governi centrali,
con la mania delle grandi opere, sia quelli regionali, e soprattutto un
modello di sviluppo che per privilegiare il passaggio veloce di pochi
mette in pericolo la vita, il lavoro e il territorio di tanti, nelle valli
del Piemonte.

Più ampia nella composizione del fronte di lotta, più sedimentata nel
tempo, è stata capace, grazie anche all?opera di tanti militanti anarchici
e libertari, di acquisire una dimensione di massa.

Perché non sono le frontiere, né le montagne, a porre confini.

E? il potere, per conto degli interessi economici, a tentare di contenere
ed impedire una viscerale rivolta contro dominio e sopraffazione.

Sarà, speriamo, la partecipazione popolare, non quella istituzionale, e la
solidarietà diffusa che accompagna queste lotte che saprà sedimentare
forme di contropotere in grado di opporsi ai disegni del capitale.

* * *

da Alternativa Libertaria - novembre 2005
foglio telematica della FdCA

Scaricalo dal sito della federazione
http://www.fdca.it


Da: Federazione dei Comunisti Anarchici <fdca@fdca.it>

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