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(it) Comidad - Francia: la guerriglia sociale simulata

Date Thu, 10 Nov 2005 18:00:34 +0100 (CET)


La guerriglia che agita in questi giorni le periferie urbane francesi ha
un interessante precedente che, sinora, nessuno ha richiamato alla
memoria. Nel 1986 vi fu in Francia un esteso movimento studentesco contro
la riforma universitaria proposta dal governo. Durante una grande
manifestazione studentesca vi furono anche furiosi scontri, soprattutto
nel Quartiere Latino di sessantottina memoria. Pochi giorni dopo, però,
ecco la sorpresa: riprese televisive mostrarono gli autori degli scontri,
individuati come poliziotti camuffati, mentre uscivano nientemeno che dal
Municipio di Parigi, dove avevano la loro base. Lo scandalo coinvolse
direttamente Chirac, che era stato sindaco di Parigi sino a poco prima e
che allora si trovava in coabitazione conflittuale, da primo ministro, con
il presidente della repubblica Mitterrand. Lo scontro istituzionale fra
Chirac e Mitterrand aveva consentito, per qualche momento, alla verità di
uscire fuori.

È possibile che anche oggi Chirac applichi agli immigrati le stesse
tecniche di provocazione poliziesca?

Non solo è possibile, ma è addirittura probabile, poiché l'emergenza
costituisce un essenziale fattore di legittimazione per il potere
politico. In questo caso risulta anche evidente che il vero obiettivo di
questa operazione di provocazione poliziesca e mediatica non è di tipo
interno, ma europeo. Non a caso Romano Prodi ha immediatamente paventato
(o auspicato?) la possibilità di rivolte analoghe anche in Italia.
Ovviamente il futuro governo di
centrosinistra si sta già candidando a gestire con "fermezza" l'emergenza
sociale, come ha già dimostrato il sindaco di Bologna, Sergio Cofferati.

Non molto tempo fa anche il primo ministro spagnolo, il socialista
Zapatero, ha fatto sparare sugli immigrati, impugnando anche lui la
bandiera dell'ordine pubblico come pretesto per liquidare lo Stato di
Diritto e la convivenza civile.

Altri piccoli dettagli completano il quadro, come, ad esempio, i finti
pacchi bomba indirizzati qualche giorno fa a Cofferati e l'anno scorso a
Prodi. Si sa che ogni pacco bomba costituisce una pubblica onorificenza
per chi lo riceve. Anche in questo caso la memoria dei mass media è corta,
infatti è già stato dimenticato l'episodio del carabiniere saltato in aria
nella sua caserma mentre confezionava una bomba.

Il modello europeo si presenta quindi parzialmente diverso da quello
americano: non è il finto il terrorismo esterno a legittimare l'abuso
istituzionalizzato, ma è una finta guerriglia sociale interna.

Da parte della sinistra di opposizione non vi è la capacità di
demistificare tutto questo, poiché si rimane vittima del consueto sofisma:
dato che il disagio delle periferie è autentico, allora saranno autentiche
anche le rivolte che si richiamano a questo disagio. Lo stesso falso
ragionamento lo si fa con il terrorismo sedicente islamico: visto che gli
islamici sono realmente scontenti del modello occidentale, allora non c'è
dubbio che siano tutti potenziali kamikaze.

Il nesso consequenziale tra disagio e rivolta è assolutamente
inconsistente, poiché tale nesso salta del tutto un passaggio essenziale
dell'equazione, cioè l'organizzazione. Anche la spontaneità e l'imitazione
necessitano di un contesto organizzativo.

Quando si ignora questo problema, allora si lascia il campo
all'organizzazione del dominio ed alle sue mistificazioni.


Comidad, Napoli 9 novembre 2005


Da http://www.comidad.org/

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