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(it) Francia: Una settimana di rivolta contro l?ingiustizia sociale [fr,en]

Date Wed, 9 Nov 2005 10:51:31 +0100 (CET)


In una settimana, i moti iniziati a Clichy-sous-Bois per la morte di Ziad
e Banou si sono propagati alle altre città della banlieu parigina e poi a
tutta la città. È il risultato inevitabile degli ultimi 5 annio di
Sarko-show, otto anni di rafforzamento sicuritario e più di trent?anni di
degrado sociale. Ziad e Banou sono morti fulminati da un trasformatore EDF
[la nostra ENEL, ndt] e un terzo minorenne è grave. Pensavano di essere
inseguiti dalla polizia. Si saprà un giorno se lo erano effettivamente, e
se i poliziotti sono colpevoli di mancata assistenza a persone in
pericolo?
Quali che siano le circostanze esatte della morte di questi due
adolescenti, è stata la scintilla. I ragazzi della banlieu sono saturi di
rancore contro uno Stato che, da anni, non appare loro che nella sua
essenza poliziesca, giudiziarie e, sempre di più, carceraria.

Nei quartieri popolari, gli abitanti vivono costantemente nella paura, per
se stessi o per i loro figli, dei controlli umilianti, basati sulle
fattezze somatiche, nella paura degli arresti arbitrari, dei pestaggi,
delle imputazioni per oltraggio e resistenza affibbiati solo per
permettere ai poliziotti di raggiungere le cifre-obiettivo. Persino i
rapporti ufficiali recenti insistono sull?aumento del mancato rispetto
della legge da parte dei suoi principali interpreti.

E che dire delle provocazioni del ministro dell?interno, ma soprattutto
dell?arroganza di una politica che, considerate le periferie come
territori da rioccupare, si assesta sempre di più a una pratica coloniale
e militare a difesa dell?ordine pubblico?

Allora sì, dispiace che questa violenza -che risponde a quella
illeggittima del potere- si esprima il più delle volte e paradossalmente
contro coloro che, nei quartieri ghetto, subiscono già la violenza statale
e padronale. Bruiciare delle macchine, delle scuole o degli autobus nuoce
alla legittimità di questa rivolta spontanea il cui senso è perciò
difficilmente compreso da ampi strati della popolazione. Allo stesso tempo
bisogna ricordare la risposta dello Stato quando questi giovani e le loro
famiglie hanno scelto altre strade, quelle delle denuncie contro la
polizia che non hanno prodotto che eccezionalmente delle condanne,
(ricordiamoci la marcia dell?associazione "Bouge qui buoge" a
Dammarie-le-Lys*), o quella, basata sul comportamento collettivo e
solidale della marchia dei beurs degli anni '80, distrutta scientemente
dal governo socialista dell?epoca attraverso il recupero di SOS Racisme.

La rivolta contro l?ingiustizia, il senso di una certa solidarietà di
massa, e gli elementi di riflessione politica della maggioranza dei
giovani sono valori che noi difendiamo. Comprendiamo bene lo stato di
necessità e le motivazione dell?azione diretta che anima in questo momento
i quartieri popolari.

Questa settimana di sommosse esprime la disperazione della frangia più
marginalizzata di una generazione priva di prospettive.

Va collegata con la strategia della tensione e l?attuale repressione dei
movimenti sociali (trasporti, poste, movimento studentesco, opposizione
agli OGM). Queste lotte testimoniano la stessa insicurezza sociale.

Noi non reclamiamo un ritorno alla politica della "polizia vicina al
cittadino" o la costruzione di licei in cui i giovani si emancipino in
silenzio. Qualcuno crede seriamente di risolvere così la disperazione
sociale dovuta alla violenza politica e sociale del potere?

Ugualmente non chiediamo le dimissioni del ministro dell?interno,
richiesta da una parte della sinistra. È una questione secondaria, piccole
miserie politiche, scandalose se si ricorda che il centrosinistra ha
ugualmente istituite politiche sicuritarie e ancora oggi non devia dal
modello liberal-sicuritario dominante.

Senza redistribuzione del lavoro e delle ricchezze, e se la regressione
sociale, le disuguaglianze, il razzismo e l?esclusione continueranno a
durare, queste crisi di rabbia sono destinate a scoppiare.

Non c?è prevenzione, non c?è ripresa religiosa, non c?è repressione che
potrà farne qualcosa.

Solo la giustizia e l?uguaglianza economica e sociale potrà essere una
risposta.


Segreteria federale di Alternative Libertarie,
5 novembre 2005

Traduzione a cura di FdCA-Ufficio relazioni internazionali


(*) Alternative libertaire n°110, settembre 2002 : « Dammarie-les-Lys,
Cité en deuil, cité en résistance » (per accedere all'articolo in
francese, cliccare qui
http://alternativelibertaire.org/index.php?dir=journal/al110&page=110_09.htm&n=1
)

(**) Seduta del 16 luglio 2002 all?Assemblée nationale, discorso del
deputato Julien Dray al ministro dell?Interno, che presentava allora un
arsenale di leggi repressive: « La società [?] non può trovare altra
soluzione che la repressione [?]. Per il benessere del nostro paese, io
non posso che augurarmi del suo successo. [...] Il suo testo presenta una
certa continuità con il progetto strategico preparato dal precedente
governo. »

Alternative libertaire BP 295 75921 Paris Cedex 19 Tél. 08-70-23-19-36

http://www.alternativelibertaire.org


Da: Federazione dei Comunisti Anarchici <fdca@fdca.it>

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