A - I n f o s
a multi-lingual news service by, for, and about anarchists **

News in all languages
Last 40 posts (Homepage) Last two weeks' posts

The last 100 posts, according to language
Castellano_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkçe_ The.Supplement
First few lines of all posts of last 24 hours || of past 30 days | of 2002 | of 2003 | of 2004 | of 2005

Syndication Of A-Infos - including RDF | How to Syndicate A-Infos
Subscribe to the a-infos newsgroups
{Info on A-Infos}

(it) Umanità Nova, n.35: XXV congresso della FAI. L'urgenza dell'anarchia contro il disordine statale

Date Thu, 3 Nov 2005 14:25:47 +0100 (CET)


Dal 29 ottobre al 1 novembre gli anarchici federati si riuniranno a
congresso a Carrara. Sarà il 25° congresso di un'organizzazione che
proprio a Carrara venne fondata 60 orsono.
Un congresso in cui ancora una volta anarchici e anarchiche da tutt'Italia
si confronteranno per fare il punto sulla lotta che vede le ragioni della
libertà e dell'eguaglianza opporsi ad un ordine del mondo fondato
sull'oppressione, lo sfruttamento, la guerra.
Il testo che segue è stato presentato al convegno sui 60 anni della FAI
tenutosi il 18 settembre a Reggio Emilia.
* * * * * * * * * *
L'iniziativa odierna incentrata sulla trasmissione di memoria della
Federazione Anarchica nei suoi 60 anni di vita si colloca, e forse non a
caso, in una situazione in cui forte si presenta la domanda del "che
fare". Da parte dei lavoratori schiacciati tra le famigerate
"compatibilità" di sistema ed un'opposizione strumentale, di facciata; di
chi si vuole opporsi alla guerra, ma è cosciente dei limiti delle azioni
fin qui condotte; dei migranti alle prese con l'infamità di un sistema di
ricatti e di esclusioni e le carità pelose delle moderne Dame di S.
Vincenzo; della gioventù sacrificata sull'altare della flessibilità e
della precarietà per un futuro sempre più incerto; di quanti vedono
attaccate le loro possibilità di cultura e di cura della salute nel
degrado dei servizi pubblici; degli espulsi dalle città conquistate dalla
speculazione edilizia; di quanti hanno lottato per un mondo più giusto ed
ora si sentono abbandonati e traditi da una sinistra imbelle,
guerrafondaia e sostanzialmente collaborazionista; di quanti e soprattutto
quante sono alle prese con un revanscismo culturale che sulla retorica
della famiglia vuole tornare ad imporre modelli patriarcali; di quanti
vivono nelle galere la giustizia di un sistema ingiusto; di quanti non
sopportano il revisionismo parafascista e l'oscurantismo culturale; di
quanti ci fanno giungere la loro voce dai paesi più poveri, violentati
dalla rapacità del neocolonialismo e dal suo sistema di guerre che sul
sangue di milioni morti garantisce i livelli di vita dei ceti abbienti del
"primo" mondo; di quanti non hanno più voce per farsi sentire, chiusi
nelle stamberghe, nelle baracche delle periferie metropolitane, invisibili
per la ricchezza opulenta e sfacciata dei nuovi speculatori; di quanti
soffrono delle devastazioni ambientali frutto dell'ingordigia capitalista
e del produttivismo statalista.

Troppe domande, forse, per una piccola organizzazione militante come la
nostra, con molti percorsi localistici e molte scelte soggettive. Ma, come
sempre, non è tanto il numero che conta e neppure la pura e semplice
crescita quantitativa della FAI, ma quanto questa crescita è conseguenza e
riflesso della qualità di una nostra proposta in grado di misurarsi e
coinvolgere altri soggetti, altre situazioni. Una proposta che, pur
mantenendo viva la capacità critica in grado di graffiare a fondo
l'oscenità del sistema di potere, sappia attrarre gli elementi vitali, i
militanti generosi, le coscienze ribelli, gli oppositori coerenti, dando
risposte concrete, possibilità di percorsi attualizzando e rivitalizzando
la proposta anarchica.

Certo nei confronti di uno scenario quotidiano di guerra, di una
repressione (e di una provocazione) montante, di un conflitto di classe
vivo per quanto carsico, di un disgregarsi del tradizionale tessuto del
lavoro salariato, di un attacco alle libertà individuali e collettive, di
una ripresa dell'attività razzista e fascista, molti sono i problemi da
affrontare e da risolvere, ma la loro risoluzione può essere facilitata in
un dibattito che tenga anche conto dell'esperienza del movimento nel suo
complesso, sia su scala "nazionale" che su scala internazionale. Un
movimento in crescendo che ha ormai conquistato la sua visibilità e con
cui "altri" ormai devono fare i conti, magari mistificandolo o tentando
manipolazioni nei suoi confronti, oppure ricorrendo a strategie di pura e
semplice provocazione come si è già verificato nei momenti di storia
recente, da Piazza Fontana in poi, quando le bombe di Stato hanno spezzato
l'ondata crescente del movimento costringendolo sulla difensiva.

I tempi in cui ci troviamo ad operare non ci consentono viaggi eterei né
autoreferenziali. La concretezza dello scontro sociale e della guerra
internazionale ci chiamano, una volta di più, ad un'azione ferma e
coerente. Dopo aver dimostrato con le iniziative di questi ultimi anni,
con le manifestazioni "nazionali" contro la guerra, con la promozione e la
partecipazione ai principali momenti di opposizione di piazza alle moderne
forme internazionali dello sfruttamento capitalista, con le mobilitazioni
a sostegno degli scioperi generali indetti dal sindacalismo di base, con
le numerosissime iniziative locali, di essere "in piedi" e di essere in
grado di dare un nostro contributo alla lotta per la liberazione umana,
oggi dobbiamo essere in grado di dimostrare di essere capaci di formulare
proposte per tutta l'opposizione sociale, per impedire un suo definitivo
scivolamento su derive prettamente socialdemocratiche, cogestive e di
rappresentanza. L'opera di demonizzazione degli anarchici, che passa con
le accuse di terrorismo, scatenata dai media su chiara indicazione degli
organi repressivi dello Stato, vuole proprio impedire che i movimenti di
opposizione siano influenzati dalle metodologie e dalle proposte
anarchiche. Opera senz'altro vana in quanto le idee di libertà vanno ben
oltre le nostre modeste persone, ma opera comunque capace di ritardare
processi di maturazione in chiave chiaramente libertaria. E sarà
soprattutto su questo terreno che la nostra iniziativa potrà dare un suo
importante, anche se non definitivo, contributo.

Nemici dichiarati del sistema democratico rappresentativo, forma politica
odierna della dittatura della borghesia, gli anarchici della FAI sono
impegnati per conferire una maggiore concretezza alle proposte di lotta e
di organizzazione, evitando scorciatoie apparentemente efficientiste che
porterebbero su tutt'altre strade.

Se i fondamenti stessi dell'essere e dell'agire anarchico (la piena
autonomia e quindi la piena responsabilità dei singoli come del gruppo;
l'accordo libero; il dovere morale di rispettare gli impegni presi come
pure il programma sottoscritto) mantengono inalterato il loro valore ai
fini della costruzione di una società a carattere autogestionario, ne
consegue che il nostro operare individuale e collettivo, rifuggendo
funzioni direttive e poteri censori, deve conservare e potenziare questa
caratteristica pienamente antiautoritaria.

Non crediamo di avere la verità in tasca, crediamo però che solo un
processo rivoluzionario potrà modificare lo stato di cose presenti. E se
siamo immuni dal riformismo, riteniamo che le conquiste sociali, frutto
dell'azione diretta delle masse, siano fondamentali per la modificazione
dei rapporti di forza di questo paese.

La poetica dell'insurrezionalismo e l'estetica del soggettivismo
violentista, amplificate ad arte dai media, con la mistificazione del
nostro operare, la provocazione insita nel saccheggio della nostra sigla,
la confusione indotta ad arte, se vuole affermare un'egemonia
organizzativa, concetto eticamente riprovevole da un punto di vista
libertario, in realtà lavora non per la radicalizzazione ma per
l'isolamento delle istanze libertarie dal corpo sociale.

L'anarchismo come forza rivoluzionaria organizzata: è questo quello che si
teme, e non tanto alcuni aspetti culturali che possono rappresentare, se
separati dall'insieme della cultura libertaria, fiori all'occhiello di una
sinistra che non sa e non vuole riformare.

L'anarchismo come forza rivoluzionaria organizzata tesa
all'autorganizzazione dei lavoratori, degli sfruttati di ogni paese.
L'anarchismo come unica pratica realmente internazionalista, che ha nello
sviluppo integrale e libero dell'individuo l'obiettivo unificante di tutte
le sue tendenze.

A chi sostiene la fine delle possibilità di trasformazione sociale da
parte dell'anarchismo, a chi sostiene la fine della stessa concezione di
rivoluzione sociale, la risposta migliore viene dalla capacità
dell'anarchismo di rivitalizzarsi, di essere nel presente, di coniugare le
sue radici storiche ed etiche con la necessità della lotta contemporanea
contro l'oppressione di ogni colore.

Per questo l'anarchismo federato continua a lavorare, a confrontarsi, a
costruire. Per questo la FAI nel suo prossimo Congresso di fine ottobre
porterà un ulteriore contributo alla causa della liberazione umana e della
rivoluzione sociale nella convinzione che proprio quando sembra che non ci
sia più nulla da fare, c'è tanto da fare.

Massimo Varengo


Da Umanità Nova, numero 35 del 30 ottobre 2005, Anno 85
http://www.ecn.org/uenne

_______________________________________________
A-infos-it mailing list
A-infos-it@ainfos.ca
http://ainfos.ca/cgi-bin/mailman/listinfo/a-infos-it


A-Infos Information Center