A - I n f o s
a multi-lingual news service by, for, and about anarchists **

News in all languages
Last 40 posts (Homepage) Last two weeks' posts

The last 100 posts, according to language
Castellano_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkçe_ The.Supplement
First few lines of all posts of last 24 hours || of past 30 days | of 2002 | of 2003 | of 2004 | of 2005

Syndication Of A-Infos - including RDF | How to Syndicate A-Infos
Subscribe to the a-infos newsgroups
{Info on A-Infos}

(it) Umanità Nova, n.34: I morti non sono tutti eguali. Pak istan e Guatemala: tragedie senza riflettori

Date Wed, 2 Nov 2005 14:26:06 +0100 (CET)


Sì, ce ne rendiamo conto che è scontato denunciare la sproporzione fra le
pagine dedicate, ad esempio, alle bizzarre avventure notturne del rampollo
di una nota famiglia torinese, e quelle nelle quali si racconta il dramma
di milioni di asiatici colpiti dall'ultimo terremoto. E che è altrettanto
scontato stigmatizzare l'insensibilità con la quale i mezzi d'informazione
hanno presto messo la sordina alla tragedia pakistana, preferendo
informarci doviziosamente, dalle loro prime pagine, dei patemi d'animo di
Follini, delle malinconie di Mastella e delle inclinazioni di Calderoli.
Per non parlare delle viscerali vicende di un folcloristico cantante
pugliese. Quindi, per non essere accusati di demagogia o di facile
moralismo, non faremo inutili paragoni o commenti. Del resto, il Kashmir
dista parecchie migliaia di chilometri dalle nostre città, fra le vittime
non ci sono turisti italiani alloggiati nei resort di lusso, e i morti
sono tutti mussulmani, in gran parte giovani e giovanissimi, quindi, con
ogni probabilità, futuri mujhaiddin pronti a farsi saltare, domani, in
qualche affollata stazione occidentale.

E invece le cifre sono impressionanti. Si calcolano almeno in 40.000 i
morti (ma il numero sarà sicuramente superiore), migliaia i villaggi
distrutti e ancora irraggiungibili a una settimana dal sisma, milioni e
milioni i senzatetto, popolazioni che già avevano pochissimo e che ora
hanno perso anche quel poco che ne garantiva la sopravvivenza. E
l'avvicinarsi della stagione invernale renderà ancora più precarie le
condizioni di vita di quegli sventurati. Il peggio, forse, non è ancora
avvenuto. Come sempre, infatti, piove sul bagnato. E non solo perchè al
terremoto si stanno aggiungendo piogge torrenziali, frane e alluvioni, ma
perché, sul bagnato, come sempre, si trovano i poveri, gli ultimi, i
dimenticati della terra, quanti, di fronte alle imparziali avversità della
natura, non possono nè potranno mai disporre dei mezzi necessari per
potervi far fronte decentemente e con altrettanta imparzialità.

E più bagnati degli abitanti del poverissimo Kashmir pare ce ne siano
pochi, a meno che non si vada a cercarli in Guatemala o nel Chiapas, dove
Stan, un altro devastante uragano (vi dice niente l'effetto serra?) ha
distrutto intere comunità di indios, uccidendo altre migliaia di persone,
scelte, non a caso, fra le comunità più povere di quei poveri paesi.
Dobbiamo comunque riconoscere che i disgraziati rinchiusi come bestie
nello stadio di New Orleans, gli esclusi della civilissima e opulenta
America, non è che se la siano passata meglio. La differenza, fra Kathrina
e il Guatemala e il Kashmir, semmai, è stata nel fatto che l'attenzione
dei media si era morbosamente rivolta al dramma statunitense, non perché
gli emarginati nordamericani destassero particolare interesse o
commozione, ma perché si è rimasti attoniti di fronte al disastroso
intervento pubblico, a favore degli alluvionati, del paese più potente del
mondo. Allibiti per quello che l'esasperato "liberismo", che ormai
imperversa per ogni dove in nome della funzionalità (e si è visto) e del
profitto (e si è visto pure questo), è stato capace di fare nell'aggravare
i danni naturali.

In ogni modo, sia come sia, c'è chi fa notizia e chi no, e anche in un
caso come questo, nel quale alla tragedia del terremoto e dell'inondazione
si aggiunge quella della povertà, l'informazione si ferma al minimo
indispensabile, tanto perché non salti fuori un palloso "moralista",
pronto a far notare, come se ce ne fosse bisogno, che la povertà non fa
notizia.

Nel Kashmir devastato dal terremoto, l'esercito (che pure ha gli
indispensabili elicotteri) non si è praticamente mosso, e anche gli aiuti
internazionali, tra l'altro concessi con l'avaro bilancino del farmacista,
hanno incontrato enormi difficoltà ad arrivare, a causa delle infinite
restrizioni presenti in un territorio sede, da trent'anni, del conflitto
sotterraneo, ma non per questo meno crudele, fra India e Pakistan. Ecco,
così, che alla endemica povertà di terre povere, si aggiunge la povertà
derivata dai mancati investimenti dirottati sulle spese militari, e la
difficoltà di far circolare gli aiuti in zone da sempre dimenticate al
mondo, perchè sottoposte al ferreo controllo dell'esercito e alle
deliranti paranoie delle varie intelligence presenti. Basti pensare che
l'arrivo, in un aeroporto pakistano, di un aereo indiano carico di aiuti,
è stato salutato, anziché come un normalissimo fatto, come un mirabolante
ed eccezionale evento.

Del resto, perchè occuparsene? Questi sono i dati comunicati, oggi, dalla
Fao nella giornata mondiale di lotta alla povertà: ogni minuto muoiono 69
persone, in gran parte bambini, per denutrizione; la forbice fra paesi
poveri e ricchi si allarga invece di restringersi; i programmi Onu per
ridurre la povertà non solo non hanno fatto passi avanti, ma lasciano
prevedere un netto peggioramento nei risultati; gli unici investimenti che
continuano a prosperare, tanto nei paesi ricchi, quanto, soprattutto e
tragicamente, in quelli poveri, sono quelli per le spese militari: dove
non arrivano tsunami, terremoti e inondazioni, che arrivi l'esercito!

Uno schifo! Uno schifo, e tanto più grave quanto più viene banalizzato da
una realtà che lo accetta e lo metabolizza come un dato di fatto
incontrovertibile. E che invita tutti noi a voltarci dall'altra parte, a
girare la schiena e a occuparci di cose più frivole, perché "comunque il
mondo va così", e noi non possiamo fare niente: se vogliamo che la nostra
ricchezza, o più semplicemente il nostro benessere, si mantengano
costanti, dobbiamo accettare le dure leggi dell'economia. Leggi dure,
certamente, ma indispensabili, e soprattutto tali da non poter essere
messe in discussione. Perché se cominciassimo davvero a farlo, se sul
serio si iniziasse, non solo noi poveri utopisti e sognatori, ma tutti a
rimettere in discussione il criminale postulato che la grande ricchezza
dei pochi è necessaria per la debole sopravvivenza dei tanti, allora
comincerebbero ad incrinarsi le basi stesse di questa "ordinata società".
E, di conseguenza, le ingiustizie che ci paiono così naturali e
"necessarie", diventerebbero un mostro disumano da abbattere. Con tutte le
sue storture, con tutti i suoi delitti.

Massimo Ortalli


Da Umanità Nova, numero 34 del 23 ottobre 2005, Anno 85
http://www.ecn.org/uenne

_______________________________________________
A-infos-it mailing list
A-infos-it@ainfos.ca
http://ainfos.ca/cgi-bin/mailman/listinfo/a-infos-it


A-Infos Information Center