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(it) Francia: "Alternativa Libertaria" , marzo 2005 - Che c’è di nuovo sotto la bandiera ne ra ? (fr ,en )
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Wed, 11 May 2005 18:46:19 +0200 (CEST)
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Che c’è di nuovo sotto la bandiera nera?
Piccole considerazioni sull’anti-sessismo in ambiente libertario.
*****
Molte cose restano da fare per una reale lotta contro il patriarcato nei
gruppi libertari. Il coll. separatista delle donne KLITO ha individuato
dei problemi e delle probabili risoluzioni.
*****
Noi, donne femministe libertarie, vogliamo tirare un segnale d’allarme.
Denunciamo la doppia giornata lavorativa delle lavoratrici che, una volta
tornate a casa, si appioppano tutti i lavori domestici, ma nell’ambito
militantista, si potrebbe parlare di una "doppia lotta". La lotta contro
il patriarcato richiede in effetti il doppio di energia che altre
battaglie, poiché ci si batte non solo sul fronte sociale, ma anche
all’interno degli stessi gruppi politici. Chi incolla le etichette sulle
buste? Chi spazza nelle sedi? Di solito le donne. Chi coordina le
manifestazioni? Chi parla più forte nelle riunioni? Spesso gli uomini.
Tra i gruppi libertari di Francia, il tema donne viene preso in
considerazione, ma in maniera poco soddisfacente. Anche se qualche gruppo
si mobilita per l’8 marzo o contro gli "anti-IVG", ci
si chiede quale sia il vero spazio dato alla lotta anti-patriarcale nella
pratica e nelle riflessioni dei gruppi libertari in Francia.
Non ci facciamo delle illusioni: i libertari riproducono le dominazioni
legate al genere e alla sessualità come tutti. Ma, quando si pretende di
combattere i dominanti, bisognerebbe concentrarsi sulle cose che lo
tengono a galla. Non prestargli attenzione significa rinforzarli.
Un po’ di storia
Il movimento anarchico non ha sempre issato la bandiera del femminismo tra
le sue istanze prioritarie; un’occhiata alla storia ce lo conferma.
Bakunin che voleva l’uguaglianza totale tra donne e uomini, ha denunciato
le contraddizioni di molti militanti maschi che nelle lotte sono per
l’uguaglianza e la libertà sul piano economico e sociale, a casa sono come
dei tiranni con le proprie compagne.
Pruodhon, un pilastro della storia anarchica, è una figura chiaramente
misogina. Autore di una frase che dice "La donna è un grazioso animale, ma
sempre un animale. Vogliosa di baci come la capra del sale", Pruodhon
rimane per molti una figura di riferimento. Stessa cosa per l’omofobia.
Per alcuni anarchici l’omosessualità rappresentava una "perversione
borghese". Emma Goldman non aveva infatti grossi problemi quando cercava
di trattare di queste problematiche? "La censura venne dalle mie stesse
file, perché tratto di cose" poco naturali "come l’omosessualità"
raccontava nel 1912. L’idea della liberazione sessuale stata spesso e
svuotata del suo senso
anti-patriarcale. Per la maggior parte dei militanti, nel 1936 così come
nel 1970, significava
soprattutto una disponibilità maggiore delle militanti e delle femministe
ai desideri maschili.
Le donne "invisibili"
La problematica del genere è raramente integrata nei discorsi e nelle
lotte anti-capitaliste o anti-razziste. Partendo dal buon vecchio
principio che il maschile dei nomi è più importante del femminile, si
difendono i disoccupati senza tenere conto del fatto che la maggioranza
sono delle disoccupate, che le donne sono sfruttate il doppio che i loro
colleghi uomini nel mondo del lavoro. Per ciò che riguarda i sans papiers,
c’è lo stesso discorso: le donne diventano invisibili, mentre la loro
situazione di solito è peggiore di quella dei maschi. Si giustifica a
volte l’assenza di questi temi con il fatto che il genere come teoria
borghese è una teoria interclassista. Invece è uno strumento utile di
analisi per capire le ineguaglianze tra uomini
e donne, tra gli etero e gli altri. Il non tenere conto di questa
situazione è visibile in molte cose. Questa invisibilità dell’oppressione
femminile, in particolare, viene dal fatto che numerosi e numerose
libertari/e hanno una visione chiusa delle lotte. Come se i problemi delle
donne si possano ridurre ad un unico spazio di intervento. Quando in
realtà nelle lotte contro i padroni, la miseria e la precarietà, o per la
libertà di circolazione e i diritti degli/elle immigrati/e, le donne sono
le prime ad esserne colpite: è raro che nei volantini per esempio, sia
menzionato ciò che subiscono a causa del loro sesso. La questione del
genere è trasversale e presente in tutte le lotte! Credere, come molti,
che questo tema sia riservato alle donne (in cui nei migliori dei casi
hanno sostegno nelle "loro" lotte) permette di lavarsene le mani e di non
partecipare alla lotta contro il patriarcato. Il nome "commissione donne"
utilizzato da alcuni gruppi libertari, come dai partiti
social-democratici, rivela bene il disimpegno implicito degli uomini. Il
movimento mujeres libres durante la guerra di Spagna costituisce un
esempio unico di lotta di massa di donne anarchiche. Ma non bisogna
dimenticare che questo gruppo di femministe proletarie, formato da circa
20.000 donne, era stato molto ostacolato dai compagni anarchici stessi.
Questi pensavano che le lavoratrici volevano prendere il posto degli
uomini e non accettavano particolarmente il fatto che le mujeres libres
criticassero la glorificazione della maternità. Avete detto "non-gerarchia
delle lotte"?
Patriarcato e capitalismo
Un altro modo, più sottile, per non integrare il femminismo alle lotte in
corso, è, paradossalmente, di includere "naturalmente" il tema patriarcale
alla lotta di classe. Per alcuni/e, basta dichiararsi anarchici/che per
considerarsi automaticamente femministi/e. Considerare il patriarcato come
una conseguenza del capitalismo, è rifiutare di vedere la specificità di
questo sistema fondato sul genere. È facile dire che portando avanti la
lotta di classe, si lotta contro tutte le dominazioni! Il capitalismo non
ingloba sempre tutto l’insieme delle oppressioni (sarebbe troppo
semplice). La lotta contro il patriarcato è una lotta a tutto tondo. E se
gli effetti del patriarcato e del capitalismo si rinforzano a vicenda e si
completano, bisogna ammettere che si tratta di due sistemi autonomi
(alcuni società patriarcali si basano su un’economia per niente
capitalista). Ci sono quindi due lotte da portare avanti parallelamente.
Tra le donne militanti libertarie, si denunciano poco queste carenze,
senza dubbio perché come per tutte le donne, queste hanno interiorizzato
l’invisibilità del patriarcato. Nei gruppi anarchici di fatto ci sono più
uomini che donne. Il fatto che le donne si mettano poco a fare politica è
un fenomeno sociale, ma l’immagine violenta e guerriera che rimane
attaccata al movimento non aiuta sicuramente. Avere ancora questo
"folklore" virile ha veramente senso? D’altro canto, per molte donne è
difficile riconoscersi in un gruppo formato solo da donne. Ci si persuade
di vivere in maniera identica agli uomini e nelle realtà sociali ciò
permette di fondersi nel gruppo dei militanti in nome della coesione del
gruppo. Le capiamo: ogni volta che le donne cercano di sollevare una
perplessità sull’oppressione femminile vengono puntualmente etichettate
come "femministe", che significa per molti "rompi balle croniche". Questo
disprezzo per la questione del patriarcato si traduce nella difficoltà a
guardare in faccia i miti sui quali riposano tanti gruppi politici, come:
"la questione del potere non esiste all’interno del gruppo", "non c’è
dominazione tra i/le militanti", ecc. È ora di riconoscere che un gruppo
anarchico non è fuori dal mondo e non funziona a compartimenti stagni.
Il genere? Non so...
Peccato che le analisi di certi libertari si limitino allo statuto delle
donne senza prendere in considerazione la costruzione sociale dei generi
femminile e maschile. La maggioranza dei libertari non riescono sorpassare
le teorie essenzialiste per cui, nostri comportamenti sono frutto di
differenze biologiche, differenze che sembrano spiegare (senza
giustificare) la dominazione maschile. O, che la natura da sola non possa
fabbricare le categorie uomini/donne che tali esistono. Non si nasce ne
uomo ne donna; si diventa o l’uno o l’altra. Dalla nostra infanzia, la
famiglia, la scuola e la società in generale ci inculcano dei ruoli
diversi secondo il nostro sesso biologico. Alle ragazze, vengono insegnati
i valori della dolcezza, comprensione, sottomissione e passività. Ai
ragazzi sono trasmessi quelli della violenza, del coraggio,
dell’affermazione di se. Il tenere conto di questo condizionamento che
forgia ciascuno di noi permette di sorpassare la tesi del determinismo
biologico e delle qualità "naturalmente" femminili e maschili. L’ambienta
femminista così come quello riformista si sono appropriati del concetto di
costruzione del genere, ma stenta a farsi strada fra gli anarchici. Di
fatti, è più facile unirsi sulla base di un nemico comune esterno (le
religioni, i fasci che se ne fregano dei diritti delle donne e i padroni
che le sfruttano) che di mettersi in causa individualmente per tentare di
vedere i rapporti di potere che esistono in seno alle organizzazioni
libertarie. È così che la maggioranza dei gruppi libertari non solo non
rimette in questione i fondamenti del patriarcato ma li mantiene.
La sessualità è politica
Questa lacuna di riflessione dei libertari in materia di femminismo
comporta nei fatti, una discriminazione nei confronti delle donne, delle
lesbiche, gay, bi e trans (LGBT). Queste categorie di persone stanno
dentro i gruppi libertari? Certo, come dappertutto nella società. Ma ci
dobbiamo comunque porre la domanda tanto sono "invisibili". Con l’alibi
del rispetto delle libertà individuali, si dichiara che il privato non è
politico e si impone un tabù sulle discussioni intorno alla sessualità,
qualunque essa sia. Ci si rifiuta di considerare che la sessualità è
costruita culturalmente, concetto essenziale portato avanti dalle lotte
degli anni settanta. Rifiutarsi di parlare delle implicazioni di certi
comportamenti sessuali, rivela un pudore che sfiora a volte il
puritanesimo. Alcuni dicono che ognuno fa ciò che si vuole nel suo letto,
ma è meglio non parlarne, perché non ha niente a vedere con la politica.
Però non manca sicuramente in certi compagni l’euforia per canzoni sconce,
barzellette sessiste o battute gay-lesbo-transfobe, che rinforza
l’eterocentrismo. Si negano certi comportamenti sessuali e si porta avanti
come solo modello l’eterosessualità. Oggi, dichiararsi lesbica, trans, bi
o gay, in un’organizzazione libertaria è un atto di coraggio (così come
sul lavoro o in famiglia) che molti non osano fare. Ciò che si osserva
oggi non è nuovo nella storia delle lotte libertarie. I movimenti
femministi, le lotte lesbiche, omo e queer hanno fatto cambiare molte
cose, ma bisogna persister. Niente evolverà senza mettere in campo degli
strumenti efficaci come la creazione di gruppi separatisti di donne e di
uomini come spazi di riflessione politica sui rapporti di dominazione, in
particolare uomo/donna e etero/LGBT.
Non basta voler abbattere il capitalismo e il patriarcato attraverso i
padroni e l’ordine morale, bisogna tentare ancora di cambiare i
comportamenti qui e ora. Nel movimento libertario, come altrove, non
cambierà niente senza la mobilitazione dei/lle principali interessati/e:
le donne, le lesbiche, i gay, i bisessuali, i trans, l’impegno degli
uomini e degli eterosessuali è imperativo se voglio essere coerenti con il
pensiero libertario.
Klito
* Donne libertarie di Ile-de-France, mail : klito@no-log.org
Articolo pubblicato in "Alternative Libertaire", marzo 2005
Traduzione a cura di FdCA
Da: Federazione dei Comunisti Anarchici <fdca@fdca.it>
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