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(it) Ungheria: Relazione sulla situazione - "Al di là dei Carpazi comincia l'incubo" (en)

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Date Mon, 2 May 2005 10:26:30 +0200 (CEST)


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La situazione della classe lavoratrice ungherese è piuttosto brutta.
Brutta, perchè una larga parte dei lavoratori salariati ungheresi, una
larga parte della classe lavoratrice sfruttata è preda delle illusioni
democratiche; brutta, perchè vittima delle divisioni tra nazionalismo e
conflitti d'interesse manipolati. Ognuno difende la sovranità sul suo
territorio separatamente, difende la propria vita alienata e depauperata,
difende la propria esistenza quotidiana col suo carico di illusioni - in
realtà, tutto ciò porta alla accettazione dell'ideologia delle forze
politiche borghesi.

Il sistema di Kadar ha svolto un ruolo decisivo nel processo che ha
portato a questa situazione che noi consideriamo in maniera così
pessimistica. E' paradossale ma vero che sempre più gente sceglie ancora
una volta il capitalismo di Kadar, in cui la classe lavoratrice applica a
se stessa "l'ordine di autocensura". Nonostante il suo grigio ed
asfissiante totalitarismo, in cui il proletariato ha perso la sua
"autonomia" e che il partito bolscevico accusava di infantilismo, l'epoca
di Kadar ha avuto la sua logica specificità:"tenete la bocca chiusa e vi
daremo pane e burro, birra e medicine, una tessera del partito ed una
relativa sicurezza, buone opportunità per l'istruzione". Ma nel pacchetto
c'erano anche zone proibite che sono diventate dei tabù e se qualcuno le
attraversava poteva prendersi facilmente della bastonate o finire in un
ospedale psichiatrico.Hanno diffuso povertà fisica ed intellettuale ed
una visione "proletariomicida" del futuro, che sembrava essere perfetta
per far addormentare i lavoratori.

Il capitalismo kadariano ha cercato di soddisfare ogni umano desiderio,
ed ancora: ci ha dato ogni cosa che poteva darci: povertà, opportunità di
integrazione e la sferza. Bene, eccole qui le "felici caserme".

Dopo l'insurrezione operaia a Berlino Est, ci furono proteste dei
lavoratori anche in Ungheria (questo prima di Kadar). A Csepel (un
quartiere suburbano di Budapest sud) ci fu uno sciopero di 200-300
metalmeccanici contro le pessime condizioni di vita. Ci furono anche
"disturbi" a Ozd, Diosgyor ed altri parecchi luoghi nella Grande Pianura.
Nell'estate del 1954 ci furono di nuovo sporadici scioperi. Dopo il 1956,
il vero movimento della classe operaia venne sconfitto, trasformato in un
oggetto da museo ed espulso dalla storia dello stato nelle "pagine
bianche" dei libri censurati. La resistenza operaia durò ancora fino a
tutto il 1956, ma successivamente venne sconfitta ed isolata. Ma,
naturalmente, essa non cessò di esistere, sebbene dopo il 1956 la classe
operaia ormai muta e sconfitta in Ungheria non solo tornò alle "fabbriche
della morte" ed alle officine, ma si sottomise a "volontà superiori":
quella del partito che poteva tranquillamente starsene al potere finchè
una più moderna ed attiva forma di capitalismo non si fosse affacciata da
quelle parti. I conflitti degli anni '50 si spensero alla fine della
primavera del 1957. Erano iniziate le repressioni e le esecuzioni: un
rivoluzionario del gruppo di Via Tuzolto (uno dei più importanti gruppi
militanti nel 1956), Istvan Angyal, venne messo a morte dai bolscevichi
nel 1958.

Possiamo trarre degli esempi dalla storia dei movimenti di protesta del
proletariato, i quali mostrano che non era possibile mettere a tacere del
tutto le voci del dissenso. Ci fu un'amnistia nel 1960, e questo "perdono
limitato" venne concesso anche a coloro che erano stati imprigionati per
i fatti del '56, ma non a tutti. Nel carcere di Vac, i prigionieri
politici iniziarono uno sciopero della fame a cui misero fine vista la
sua inutilità. Nel 1966, il Comitato di Solidarietà col VietNam (che era
sottto l'egida del KISZ, l'organizzazione ufficiale della gioventù
bolscevica) fece una manifestazione non autorizzata il giorno del 1°
Maggio. Alla fine dello stesso anno, l'organizzazione venne sciolta. Nel
1967, giovani attivisti della "nuova sinistra" organizzarono ancora
manifestazioni davanti le ambasciate dei paesi occidentali. Dei maoisti
vennero arrestati nel 1968 con l'accusa di voler costituire un partito
illegale, Nel 1970 -durante una commemorazione del centenario di Lenin-
gli studenti che avevano organizzato il programma diedero voce a
"citazioni improprie" tratte dai testi di Lenin. Il 21 marzo 1971
(anniversario della proclamazione della repubblica sovietica ungherese
del 1919), gli "studenti della nuova sinistra universitaria" volevano
organizzare una manifestazione con coccarde rosse ed a causa di ciò
dovettero abbandonare gli studi. (Un eccellente film rivoluzionario sul
1919, intitolato "Agitatori", venne chiuso in un cassetto dalle autorità
per 30 anni). Nel 1971, il 6 ottobre, parecchi studenti si riunirono nel
Garden Museo (il luogo di Budapest dove iniziò la rivoluzione del 1848) e
discussero di "coloro che vivono in miseria nei bassi della città".
Fermiamoci qui un attimo! E' importante ricordare che durante il regime
di Kadar, il 15 marzo ed il 23 ottobre ci sono state sempre state
manifestazioni di protesta più o meno piccole e più o meno grandi "nel
nome della libertà e dell'indipendenza", al cui interno vi era un
desiderio nascosto di rompere la sfiducia e l'impoverimento che
affliggevano la classe lavoratrice. Queste manifestazioni sono continuate
anche dopo il cambio di potere, prendendo i simboli e gli slogan del
nazionalismo.

Nel 1973, gli esponenti della nuova sinistra ispirata a Lukacs -il quale
aveva strette relazioni con il Circolo Praxis in Yugoslavia- venne
buttata fuori dai posti di lavoro e dal partito con l'accusa di attività
critica. Il partito ha combattuto costantemente contro gli intellettuali
di sinistra; basti citare il polverone sui lavori di Miklos Haraszti o di
Konrad e Szeleny sulle nuove classi dominanti. Nell'estate del 1979 ci fu
un'impennata dei prezzi dei beni alimentari. I lavoratori delle ferriere
e delle acciaierie di Csepel misero una fetta di pane burro e sugo
(tipico cibo proletario di quei tempi) nella mano della statua di Lenin
di fronte alla fabbrica. Dopo lo sciopero del 1980 a Danzica, circolò a
Budapest una voce che diceva che "c'era stato qualcosa del genere anche a
Csepel". Altre voci girarono su uno sciopero che era durato 3 giorni
finchè lo stesso "Kadar andò lì a ristabilire l'ordine". Dopo un mese,
venne ritirato il piano per l'aumento programmato dei prezzi (di nuovo i
beni alimentari) ed il provvedimento venne commentato così: "avevano
paura che potesse succedere qualcosa" Nell'ottobre 1980 ci fu uno
sciopero per il salario nella fabbrica cinese di Hodmezovasarshely, dove
i capi distribuirono subito 1000 fiorini tra gli operai, Il 3 ottobre del
1980 esplose un fusto di olio infiammabile in uno stabile di Kispest,
dove i lavoratori avevano già fortemente dimostrato le loro lamentele
riguardo la loro triste condizione. Su 190 lavoratori, solo 34
scioperarono. Su quel periodo girano ancora delle barzellette: "Cosa pesa
40 kg e mangia erba?" "Noi, l'anno prossimo". E ancora: "Due scheletri si
incontrano nel 1980. Uno dice all'altro: Sei morto prima o dopo l'aumento
dei prezzi? -Io? Sono ancora vivo!". Ed infine: "Hanno alzato il prezzo
del pane, della carne e del latte. Cosa si alzerà ancora? -Le barricate!"

Nel 1981, 52 operaie di una fabbrica di lavorazione del pollame di
Szabolcs si rifiutarono di fare dello straordinario che non fosse stato
programmato. Nella primavera di quell'anno si tennero dei meeting in
parecchie università ungheresi e si arrivò a parlare di costruire
organismi studenteschi indipendenti - memori delle esperienze del 1956 e
del 1968. Nel settembre 1982, quando entrarono in vigore le nuove tariffe
dei trasporti pubblici, i lavoratori della Taurus Tyre di Szeged si
astennero dal lavoro. Intervennero ancora una volta i pezzi grossi a
promettere aumenti salariali.

Fin dagli anni '60, la lotta di classe, la lotta contro l'alienazione è
stata presente senza ambiguità nel cinema e nella letteratura, sempre di
più coraggiosamente negli scritti politici e di sociologia. Sono tanti i
film, le poesie ed i saggi che si possono citare, ma citeremo solo un
brano degli anni '70 da Zoltan Zsille:"Lo Stato operaio monopolizza il
diritto per se stesso, per imporre i costi del mantenimento dello
sviluppo della società sulle spalle della classe lavoratrice".

In un numero del 1982 del giornale clandestino Beszelo, un proletario si
chiede se fosse possibile che in Ungheria accadesse quello che stava
succedendo in Polonia. E si rispondeva:"Se la situazione economica
peggiora, allora sì, può succedere". Ed infatti la situazione peggiorò
(ma invece dell'insurrezione, venne il cambio di potere e l'era della
modernizzazione del capitale), e questo processo venne accompagnato dalla
legge sulla "riservatezza sul lavoro": se qualcuno veniva sorpreso in
atto di "ozio", poteva finire dietro le sbarre. Le ceneri del "compagno
Trotsky" se la spassavano mentre vedevano i tardi bolscevichi realizzare
quella "militarizzazione del lavoro" su cui egli aveva scritto così
poeticamente.

La vera letteratura sulla lotta di classe veniva perseguita dalle
autorità. Non era possibile leggere analisi fino al 1956: non se ne
trovava traccia nè nelle librerie e neppure nelle biblioteche. Ma
emergeva un'opposizione di sinistra sotterranea, che -sebbene fosse
democratica- scriveva della storia delle lotte proletarie nei paesi
dell'Europa dell'Est. In questo modo, alcune persone potevano leggere
scritti non censurati su queste lotte. Alcuni esempi degli scritti
pubblicati all'interno di quella realtà: un libro di Bill Lomax sul 1956,
il "Diario su Kronstadt" di Alexander Berkman, documenti sulle rivolte
operaie in Polonia ed una pubblicazione su un'azione proletaria a Berlino
nel 1953. Nel 1988 ci fu una manifestazione di 10.000 persone il 15 marzo
in cui si parlò di Solidarnosc in Polonia e della "amicizia tra i popoli
intorno al Danubio".

Poi iniziò l'epoca del cambio di potere. L'economia dell'URSS era in
bancarotta, non era più competitiva ed era in decomposizione. La
circolazione del capitale regolata dallo Stato non reggeva la lotta per
la concorrenza, così ci fu l'avvento di un capitalismo classico ma
modernizzato. Le aziende vennero messe in vendita, operai compresi. E il
"capitalismo di Stato, casa bolscevica di sicurezza e protezione" cedette
il passo a compulsioni economiche ancor più violente.

Gli squali del capitale hanno licenziato i lavoratori salariati più
anziani e socialistizzati nel "periodo di pace", modernizzato il
capitalismo, cambiato la struttura della produzione rendendola più
veloce, mentre il movimento operaio istituzionalizzato, perso il suo
ruolo, si lamentava dei suoi tiranni. In una serie enorme di documentari,
la cosiddetta serie Ozd (il cui picco corrisponde all'epoca del cambio di
potere), si poteva sentire la moglie di Istvan Andra chiedersi:"Come è
potuto succedere? Ma perchè è successo? Non c'è più il lavoro, non ci
sono idee, più niente...Abbiamo solo 40 anni, ma siamo lo specchio della
miseria. Ci hanno rubato la vita".Invece dei pulcinella decorati con la
stella rossa, invece delle mummie del partito di stato, sulla scena della
nostra vita ci sono ora le compagnie capitalistiche. Al posto del gelido
cabaret delle "democrazie popolari e del COMECON" ecco la performance del
più classico (ma più razionale per le classi dominanti) modello di
produzione capitalistica. Tra il 1989 ed il 1992 è crollato l'impero del
Patto di Varsavia. Ma non si tratta affatto di un processo di
restaurazione capitalistica, come sostengono i marxisti-leninisti, bensì
della capacità e della razionalità del capitale nell'aprirsi la strada.
L'economia nelle mani dei partiti bolscevichi non poteva reggere la
competizione con i più avanzati competitori dell'Occidente. Basti
ricordare il violento mantenimento di compagnie e segmenti in perdita o
di quei servizi che -per ragioni ideologiche- rimanevano gratuiti o a
buon mercato. La storia della corsa del debito è lunga e sarebbe
interessante scriverla.

Le risposte della classe operaia allo sbando per modernizzare il
capitalismo sono state soprattutto di carattere riformista. Sono state
riprese le ormai deformate "tradizioni dei consigli operai". Che ora non
sono per niente rivoluzionari, nè in opposizione al capitalismo.
Accettando la struttura dell'ordine capitalistico, ad ogni occasione
fanno accordi con la borghesia. Non possiamo parlare di
auto-organizzazione reale, perchè queste misere esibizioni sono emerse
con la supervisione delle autorità. L'ulteriore commercializzazione
dell'autogestione operaia fatta dal nazionalismo e dalla "autocoscienza
addomesticata", ha indebolito ancor di più la classe lavoratrice, già in
uno stato patologico. Ma si sentiva che c'era qualcosa di sbagliato. La
caduta delle condizioni di vita: il graduale decremento del salario
medio, la gigantesca crescita dei prezzi - questi processi dovevano
allertare il proletariato e tirarlo fuori dal suo stato di vitalità
sospesa.

La tattica divisoria del capitalismo in genere funziona, l'individualimo
può aver successo per un certo tempo, ma la crescente povertà viene
avvertita persino da una classe operaia atomizzata e divisa, e sebbene un
gran numero di grosse fabbriche e fonderie sono state chiuse, sebbene la
disoccupazione aumenti sempre di più, il ghetto della miseria obbliga il
proletariato in un comune spazio di vita: come sardine in scatola si vive
in miseri bassi, nelle strade, nei vicoli, nelle piazze. Così è!

Nel novembre 1990, come protesta contro gli aumenti del prezzo del
petrolio, esplose il blocco dei tassisti, che andò ben oltre le loro
intenzioni, e migliaia di proletari si unirono all'onda di proteste. E
stavano sulla strada non perchè insoddisfatti del prezzo della benzina,
bensì scontenti della loro vita quotidiana, della loro misera vita di
proletari sfruttati senza speranza, della loro vita di ogni giorno
alienata e distrutta. L'euforia del cambio di potere e la mistica
promessa di una "vita nuova e migliore" si infrangevano contro la realtà
necrofila del capitalismo.

I proletari che volevano protestare e manifestare si sono uniti al blocco
che si estese a tutto il paese: niente fanali rossi, niente auto, niente
miseria di massa e controllori sui trasporti pubblici, nessun ritardo al
lavoro - invece solo la solidarietà della gente sulle strade: lavoratori
e lavoratrici decisi a manifestare e a discutere, piccoli e grandi, con
gli occhiali e con la barba, l'esercito di coloro che cucinano, gli
sguardi ancora coscienti dei condomini, dai suburbi e dal cuore della
città, felici e vogliosi di vivere- proprio come un dipinto stile
1956...Le strade ci appartenevano ma non interamente...La protesta non
era divenuta generale e non divenne una rivolta rivoluzionaria.
Ricordiamo che il ministro degli interni non sapeva cosa fare, e tremava
alla finestra del parlamento, considerando l'ipotesi di usare la forza
contro i manifestanti. Iniziarono delle trattative per "la coordinazione
degli interessi", e con questo anche il ritiro della classe lavoratrice,
la quale -per mancanza di organizzazione e di ulteriore sviluppo di
coscienza- se ne tornò a casa e ai banchi di lavoro...Paralizzando le
strade, il movimento di protesta aveva intonato la nota-chiave ma non era
andato oltre, e l'ondata di protesta soffocata iniziò a rifluire.

Governi di sinistra e di destra vanno e vengono, il crescente
nazionalismo ha riportato il fascismo e la borghesia si riprende sul
corpo del proletariato. No, non siamo nel 1933, o nel 1921 in Russia
quando pensavano che saremmo stati battuti ed avremmo capitolato. Nella
prima parte di questo report abbiamo fatto menzione degli attributi del
regime di Kadar che sono tutti in piedi. Le manifestazioni e gli scioperi
ci sono ancora, ma essi sono accompagnati dalla "solidarietà" capitalista
(integrazione) della sinistra e della destra in parlamento. Le reali
manifestazioni del proletariato sono deboli e si sviluppano in accordo
con gli interessi dei capitalisti. Il "movimento civile" sta crescendo
sempre più forte, ma pure le lobbies della forze della sinistra o della
destra.

Ogni giorno è possibile vedere i lavoratori salariati negli ospedali che
vogliono scioperare, gli autisti dei trasporti di Budapest (BKV) che
hanno già avuto il loro aumento salariale dopo aver solo minacciato uno
sciopero. La frazioni della borghesia si accusano l'un l'altra e sparano
stronzate sulla corruzione, sugli affari d'oro, la collusione tra le
sfere del potere e la mafia...Le manifestazioni dei lavoratori sono
organizzate sotto l'egida dei sindacati, usando parole d'ordine sul
nazionalismo e la democrazia, sulla sicurezza, per un'immagine logora del
futuro - e la pigra borghesia se la ride.

Ma citiamo alcuni esempi di manifestazioni sindacali di oggi. Il 1 luglio
1994 la fabbrica Cyclon-Berstal a Berettyòùjfalus viene occupata dai
lavoratori, ma l'esperimento di autogestione fallisce perchè si decise
per la democrazia del capitale. Ci sono state anche manifestazioni nelle
miniere del Vasas vicino Pecs e a Biharkeresztes i lavoratori delle
acciaierie Steel Production LtD. volevano occupare la fabbrica per
fermarne la privatizzazione, ma invano. Ancora nell'agosto del 1994 i
proletari sotto i minimi livelli di vita a Miskolc fecero una
manifestazione pacifica. Nel maggio 1994, i lavoratori della fabbrica
Berva a Eger manifestarono a Budapest. Nel 1995 ci sono stati scioperi
nelle compagnie elettriche a Tiszalok e Paks. Nello stesso anno, altri
60.000 lavoratori della sanità pubblica hanno manifestato fuori del
parlamento; il 15 novembre 70.000 persone hanno manifestato contro la
legge sull'istruzione ed il 15 dicembre venne seguita da una
manifestazione degli educatori in termini di tolleranza.

Nell'autunno del 1996, i lavoratori dei ricambi di auto della
"Hammerstein" volevano costituirsi in sindacato, ma il padrone non lo
permise e licenziò i promotori dell'iniziativa. Anche nel 1996 delle
organizzazioni giovanili organizzarono una manifestazione contro le tasse
scolastiche, ma presto la cruda verità portò alla fine delle trattative.
Nel 1997, i lavoratori di un'industria di carni a Szeksàrd fecero una
manifestazione. Nello stesso anno a Tolnanemedi, si fece un blocco contro
la diminuzione di posti letto nell'ospedale locale, ma l'ira venne presto
placata. All'inizio del 1998 le proteste e le manifestazioni si tennero
sotto l'influenza dei sindacati (sanità, poste, energia, industria, ecc).
Nell'aprile 1998 a Salgotarjan i proletari in attesa di ricevere il loro
sussidio, attaccarono l'ufficio postale che si rifiutava di pagare. Fin
qui le nostre informazioni.

Una protesta di contadini si è appena conclusa, ed i trattori della
borghesia agraria decorati di tricolore al vento stanno di nuovo battendo
la strada. Generalmente nei resoconti proletari dall'Ungheria ci sono
poche informazioni sulla vita dei lavoratori della provincia.
Naturalmente, la transizione si è compiuta anche qui, proprio come nelle
città, ma la povertà e la triste realtà unghere rimangono.

I lavoratori salariati dei villaggi ungheresi hanno perso il loro punto
di appoggio con l'abolizione delle cooperative di stato, dal momento che
l'agricoltura collettivizzata non sembrava incontrare le richieste della
nuova era. Secondo uno studio sull'economia agraria, non ci sono capitali
sufficienti per una riprogrammazione, la struttura è sbagliata, il
sistema tecnico e la tecnologia obsoleti. E' ricominciata la
redistribuzione di proprietà privata, sono stati reinforzati i giochi
sulla scacchiera della politica nazionalista, ed a causa delle nuove
leggi sulle compensazioni e le privatizzazioni, sono ricomparsi nelle
foreste i ben noti cartelli che dicono: " Proprietà privata! Vietato
l'accesso". Nell'era Kadar i lord del partito organizzavano grandi
battute di caccia nelle foreste e chiudevano grandi porzioni di foreste
con squadre speciali di sorveglianti. Questo hobby continua oggi nella
nuova era, con l'uso dei cartelli di divieto. Il temporaneo potere della
borghesia ha tagliato i sussidi all'agrcicoltura, il sistema di sussidi
all'import-export è stato trasformato e la classe dominante, a dispetto
del suo nazionalismo, ha in molti casi preferito "prodotti esterni" ai
"prodotti ungheresi". Il capitalismo va spesso dove lo portano i suoi
interessi ed il fascismo ungherese ancora non capisce questa logica così
chiara - mentre come scelta di autodifesa è nata la "rete dei prodotti
ungheresi". Questa "grande" ed "eccitante" teoria della razza è stata
estesa a quasi tutto, creando il fenomeno delle foreste ungheresi, del
legno ungherese, del latte ungherese - e questa mitologia ha prodotto
qualcosa di utile anche per noi: l'autentico cretino ungherese, il
cosciente burino Trianon, un mastodonte sciocco e stupico, un'operetta di
archetipo artificialmente prodotto, un'autentica caricatura dell'era in
corso.

Nel 1988 c'erano 1335 cooperative agricole in Ungheria. Nonostante la
transizione, il loro numero è diminuito, ma questo fatto è ingannevole:
nel 1988 occupavano 1.088.000 lavoratori (di cui molti proletari), di cui
una grande parte ha perso il lavoro nel periodo intorno alla metà del
1993. La disoccupazione è cresciuta in modo enorme. La vecchia e nuova
borghesia ha iniziato a ri-comprarsi la terra e meno terra acquistabile
restava, più cresceva il suo valore. Secondo una fonte sicura, il valore
delle cooperative era di 260 miliardi di fiorini, cioè il 15% del valore
delle proprietà della borghesia nazionale. Nel 1993, è cessato l'obbligo
all'impiego in agricoltura e di colpo 300.000 persone si sono ritrovate
senza lavoro. Sono stati vietati gli orti domestici (sebbene si tratti di
una norma alquanto non rispettata). Infatti, a parte lo spettacolo del
"ricco suol ungherese", per i lavoratori agricoli è rimasto solo l'eterna
miseria proletaria del lavoro bracciantile.Le dinastie dei piccoli e
grandi proprietari - che conosciamo dai lavori degli "scrittori
contadini" i quali scrivevano della campagna ungherese durante il periodo
fascista- sono ritornate, e l'esercito dei lavoratori salariati, che
elemosinano lavoro per poter sopravvivere, da schiavi dello Stato sono
diventati schiavi della "piccola nobiltà borghese". In questa situazione,
quei produttori individuali che lavorano senza impiegare lavoro esterno,
sono delle vere eccezioni. Si trovano anche a manifestare con i
contadini, ma per diverse ragioni: essi vogliono evitare i morsi della
fame, la miseria e la morte. La situazione sta peggiorando sensibilmente.
Gira una storia su un mendicante che si mostrava con una sola gamba
mentre aveva l'altra legata e che credeva che in questo modo la gente si
sarebbe mostrata più caritatevole. E' questa l'assurdità del mondo
capitalista? No, questa è la realtà del capitalismo. Anche la situazione
della borghesia agraria sta peggiorando, e dopo l'ingresso dell'Ungheria
nell'Unione Europea, dovranno vedersela duramente con la lotta per la
competizione sui mercati e già protestano per la perdita del loro status.
Ecco perchè i trattori percorrono rumorosamente le vie di Budapest. Le
manifestazioni dei proprietari agricoli sono cosa ormai quotidiana; sono
finiti i tempi quando negli anni passati in primavera se ne andavano a
caccia tranquillamente. Il loro "partito dei piccoli proprietari
terrieri" è fallito dissolvendosi in vari piccoli partiti di estrema
destra, il "re dei contadini" Jozsef Torgyan (ex capo di quel partito)
"ha sacrificato la sua carriera politica" ed ora fa di nuovo l'avvocato,
lasciando la classe dominante delle campagne senza un leader. Le
manifestazioni del 2004 sono continuate nel febbraio di quest'anno, i
carnefici della classe lavoratrice dei villaggi sono in affanno; essi
hanno iniziato a sentire la paura di essere proletarizzati, così sono
saliti -o hanno fatto salire i loro dipendenti- sui trattori.

L'esercito di proprietari terrieri milionari (quelli che possiedono più
di 30-35 ettari di terra) biasima il governo di sinistra per il
peggioramento delle loro condizioni di vita, per il restringimento dei
loro mercati. Naturalmente loro devono appellarsi a tutta la loro classe
per raggiungere i loro obiettivi (ma si tratta di un tipico caso di pesce
grosso-pesce piccolo), ma in che modo riiuscirci? Ed anche se ci
riescono, cosa abbiamo a che spartire con loro? Noi non siamo disturbati
dal fatto che le iene del capitale si mangino l'un l'altra. Ma prima di
tutto, abbiamo da pagare il prezzo del pane, della carne e del latte che
noi, i proletari, siamo obbligati a pagare a causa delle liti interne
alla borghesia. Così la classe lavoratrice deve svegliarsi e non deve
chiedere, ma deve distruggere l'impero del capitale. Nella lotta per la
competizione per l'accumulazione e la distribuzione dei profitti, si
restringe notevolmente ancora una volta lo spazio di vita della classe
lavoratrice.La classe dei poveri, del proletariato agricolo senza terra,
crede di essere legato ai "suoi padroni" e si aspetta da loro un aiuto.
Ma è tempo che la nostra classe si svegli: dai capitalisti non possiamo
attenderci altro che umiliazioni, patate e verdure surgelate, vino
cattivo e pessimo tabacco, l'aumento dei prezzi e lo stupro delle donne
proletarie, alte tasse, esorbitanti bollette della luce, relazioni umane
rovinate, vite buttate al vento, alcoolismo, suicidi, disoccupazione,
sfratti, alienazione ed altri bei sogni....

Abbiamo già detto degli "scrittori contadini": nel realismo delle loro
descrizioni possiano anche incontrare la realtà del nostro presente. I
partiti dell'opposizione di destra in parlamento e le loro squadre
fasciste, istigano i piccoli proprietari contro il governo. I piccoli
proprietari terrieri sono i loro pupazzi e gli slogan della propaganda
per le elezioni del 2006 già si profilano all'orizzonte. La sinistra al
governo ha derubato tutto quello che poteva prendere, e si è
"dimenticata" di spartire i bocconcini succulenti con l'opposizione.
Molte persone credono che i contadini siano "vittime delle politiche
agrarie della UE". Questo non è vero, essi sono vittime del sistema
capitalistico - essi stanno perdendo la battaglia per la competizione e
si stanno impoverendo, sono i medicanti di domani. Ma ancora una volta va
ribadito: noi non abbiamo niente a che fare con i problemi che possono
affliggere questa o quella frazione della borghesia. Una recente analisi
ha dimostrato che "la loro produzione costa di più perchè hanno meno
capitali, meno immobili, meno attrezzature e meno esperti. La loro
caratteristica è una grande richiesta di capitali a fronte di alti costi
di produzione e scarsa efficienza, non sono in grado di produrre in
grande quantità merci di alta qualità." Rastrellano il denaro dei
contribuenti come se venisse da un barile senza fondo. Ecco perchè
chiedono i sussidi dell'UE che il governo di sinistra sta ora mettendo in
distribuzione. Riceveranno (o almeno così pare) 75 miliardi di fiorini
dall'UE e 92 miliardi di fiorini dal budget governativo ungherese. Ne
hanno bisogno subito, ma il governo è alle prese col debito e sta
erogando i fondi gradualmente - e in questo modo colma il buco che è
stato creato dalle loro malversazioni...

Nella nostra produzione, definiamo di solito il capitalismo di Kadar come
"capitalismo di Stato". In realtà, sebbene questo non sia un concetto
errato, da quando nella Formula 1 del capitalismo le aziende sono al di
sopra del potere dello Stato, lo Stato può solo cercare di cavalcarle e
governare i movimenti dei capitali.

Questa è la ragione principale del collasso dell'area economica
bolscevica. Si applica così il "principio dell'effetto domino": se
l'economia non prospera, noi ne saremo le vittime. A dispetto di ciò, noi
non siamo interessati -a differenza dei socialdemocratici-
nell'istituzione di un sistema di welfare.

Come diceva il vecchio comunista:"Il proletariato non ha da perdere che
le sue catene!"


Collettivo Barricade
marzo 2005

http://www.anarcom.lapja.hu/

Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali





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