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(it) Torino: primo cantiere antiolimpico il Primo Maggio

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Mon, 2 May 2005 10:25:35 +0200 (CEST)


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A - I N F O S N E W S S E R V I C E
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Torino, città olimpionica del cemento del profitto, oggi ha assistito
all'apertura del primo cantiere antiolimpico. Il cantiere si trova nella
sede dell'Adecco, multinazionale del caporalato moderno, in corso Unione
Sovietica. Foto a quest'indirizzo:
http://italy.indymedia.org/news/2005/05/783538.php
In una città blindata dalle forze del disordine statale, impegnate a
presidiare tutti i punti sensibili, ossia le sedi, economiche ed
istituzionali dei devastatori ambientali tenacemente al lavoro in città e
provincia, nel tardo pomeriggio è stato allestito il primo cantiere
veramente utile per gli interessi di chi in questa città mefitica ci vive
e ci lavora precariamente. La sede centrale dell'Adecco, la
multinazionale di lavoro interinale (il nome moderno del caporalato) che
si è aggiudicata il reclutamento e la formazione dei volontari impegnati
nei "giochi" invernali del 2006, è stato il luogo prescelto per
l'apertura del primo cantiere antiolimpico. In corso Unione Sovietica
169, l'area antistante le due saracinesche dell'Adecco, è stata isolata
con il filo bianco e rosso per segnalare la zona dei lavori, l'apposito
cartello di segnalazione di "lavori in corso" è stato piazzato in modo
visibile, mentre uno striscione con la scritta "NO Olimpiadi, NO
caporalato" è stato fissato in modo da mostrare alla cittadinanza la
necessità di urgenti opere di demolizione dei mostri ecologici e sociali
con i quali stanno disegnando il futuro di una città che, finiti i fasti
dell'auto, si affida alle grandi opere: dalle olimpiadi, alla TAV,
all'inceneritore. Mostri destinati ad assorbire risorse, bruciare la
nostra salute, fare il deserto.

La distruzione ambientale va di pari passo con quella sociale.
L'Adecco è l'emblema di un'organizzazione sociale basata sullo
sfruttamento più selvaggio, sulla speranza tutta interna alla logica del
profitto capitalista di ridurre il lavoro a merce poco prezzo ed
affittabile a tempo limitato e senza necessità di tutele.

Occorre invertire la rotta di questa città in cui la sinistra non meno
della destra sta lavorando a perpetuare un modello economico e sociale
basato sull'ingiustizia, sullo sfruttamento dei lavoratori, sulla
distruzione dell'ambiente e della salute. Proprio questa settimana la
Provincia ha approvato il piano rifiuti e, quindi, la costruzione al
Gerbido del primo inceneritore di Torino. Il prossimo mese dovrebbero
iniziare i lavori per la TAV a Venaus. Contro le mille e una nocività di
questa città olimpica si è caratterizzata la partecipazione degli
anarchici al corteo del Primo Maggio. Nello spezzone aperto dallo
striscione della FAI "Azione diretta contro lo stato e il capitalismo" è
stato distribuito un volantino in cui si mette in rilievo l'intima
connessione tra questione sociale ed emergenza ambientale in questa
città.

Riportiamo di seguito il testo del volantino:

Primo Maggio
Liberare la vita, autogestire la società, senza servi né padroni

Vivere in questa città è sempre più difficile, difficile arrivare alla
fine del mese, difficile avere servizi decenti, difficile sfuggire dalla
trappola di vivere per consumare, lavorare tanto e male per comprare
porcherie. Alla fine non resta che una montagna di immondizia… è
l'emblema di un'organizzazione sociale che bada solo al profitto ad ogni
costo e considera la qualità della vita una delle tante merci disponibili
nel bazar dei ricchi. Il lavoro, la più disprezzata delle merci, diviene
sempre più precario, parcellizzato, pericoloso. Si lavora sempre di più e
sempre peggio, per garantire il benessere di pochi.

Dai cantieri delle Olimpiadi esce amianto e uranio e si moltiplicano gli
incidenti sul lavoro. Per un gioco di pochi giorni e miliardi di sponsor
cancellano le valli, disboscano, e fanno il deserto: quando lo spettacolo
sarà finito, quando le luci si spegneranno non resteranno che le macerie.


L'alta velocità ferroviaria si prepara a sbarcare in Val Susa: un treno a
trecento chilometri l'ora renderà invivibile la valle mentre i pendolari
muoiono nelle linee a binario unico abbandonate all'incuria perché poco
redditizie.

L'inceneritore, sbandierato come soluzione alla cosiddetta "emergenza
rifiuti" non servirà che agli interessi della piccola lobby che da
quest'affare trarrà grandi profitti mentre ai cittadini non resterà che
l'inquinamento da diossina e veleni vari che bruceranno assieme ai
rifiuti anche la salute di tutti.

In nome del profitto ci rubano la vita e il futuro. I servizi pubblici
non sono che meri affari privati.

Destra e sinistra sono d'accordo: la Torino del dopo Fiat affida il suo
futuro alle grandi opere. Opere destinate a distruggere l'ambiente e la
salute di tutti, lasciandosi alle spalle solo macerie. La città dell'auto
è ormai al tramonto, ma non il clima mefitico che gli scarichi delle
automobili ci impongono. Un modello economico e sociale dissennato viene
sostituito da uno ancor più folle. A caccia di profitti facili sulla
pelle di tutti.

Raccolta differenziata, cancellazione di imballi inutili e difficili da
smaltire, riduzione dei consumi sono solo alcune delle semplici
soluzioni, immediatamente possibili che mandano in fumo tutta la retorica
degli inceneritoristi.

Potenziamento del trasporto pubblico su base locale, consumo di prodotti
del proprio territorio, adozione di sistemi di approvvigionamento
energetico puliti sono le risposte di chi pensa alla vita delle persone e
non al guadagno di padroni e amministratori.

Le soluzioni sono a portata di mano. Ma le mani occorre allungarle in
prima persona, mettendosi in gioco, perché le lotte di Scanzano e di
Acerra dimostrano chiaramente che solo l'azione diretta, il rifiuto della
delega e della mediazione istituzionale pagano.

Lottare contro le nocività vuol dire mettere in campo le alternative,
alternative non solo tecniche ma anche politiche e sociali, perché quello
che è in ballo è un modello sociale centrato sulla libertà e la
solidarietà e non sul profitto e la competizione. Un modello che mira al
benessere di tutti.

Liberare la vita è oggi una priorità cui non si può sfuggire.
Nella consapevolezza che solo l'autogestione generalizzata, l'abolizione
della proprietà privata, dello stato e della gerarchia apriranno la via
ad un mondo migliore di quello in cui siamo forzati a vivere. Hanno
fatto il deserto dove poteva esserci un giardino: riprendiamo in mano le
nostre vite, riprendiamoci il futuro!

Federazione Anarchica Torinese - FAI
Corso Palermo 46
Ogni giovedì dopo le 21,15
fat@inrete.it
011 857850
338 6594361

Da: Federazione Anarchica Torinese <fat@inrete.it>




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