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(it) Rimini 19 marzo: contro tutti gli eserciti - Foto

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Tue, 22 Mar 2005 10:08:31 +0100 (CET)


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A - I N F O S N E W S S E R V I C E
http://www.ainfos.ca/
http://ainfos.ca/index24.html
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Il 19 marzo, giornata antimilitarista internazionale e secondo
anniversario della guerra in Iraq, la Federazione Anarchica Italiana si è
data appuntamento a Rimini per dire no a tutte le guerre, no a tutti gli
eserciti. Per dire no agli assassini in divisa che dal nostro territorio
partono per le loro "missioni" di morte. La lotta antimilitarista,
l'opposizione alla guerra, potrà essere vincente solo se saprà estirpare
le radici del militarismo là dove sono saldamente piantate: tra le nostre
case, nelle nostre città, coste, montagne.
Foto a questi indirizzi:
http://italy.indymedia.org/news/2005/03/756514.php
http://italy.indymedia.org/news/2005/03/756538.php
http://italy.indymedia.org/news/2005/03/756563.php

Abbiamo scommesso sulle ragioni dell'internazionalismo e della
solidarietà contro la retorica tricolore che, a destra come a sinistra,
ammorba le strade e le coscienze. Una scommessa vinta. Una giornata
antimilitarista in una città, come Rimini, dove il militarismo incide
profondamente il territorio. A Rimini c'è, accanto a quello civile, il
Fellini, un aeroporto militare in cui ha sede la Brigata Vega, gli
elicotteristi di stanza a Nassirija, dove nella battaglia dei "ponti" i
militari italiani si sono distinti per l'assassinio di uomini, donne e
bambini inermi. Da Rimini per quella stessa "missione di pace" sono
partiti i Mangusta diretti in Iraq, dove sono morte di guerra oltre
centomila persone. Lì il governo italiano con i soldi sottratti alle
scuole per i nostri bambini, agli ospedali per la nostra salute, agli
investimenti per i trasporti dei lavoratori mantiene un corpo di
occupazione. Gli iracheni vivono, in condizioni spesso miserabili, sotto
il tallone delle truppe dei paesi della coalizione guidata dagli USA. I
massacri di Falluja e Ramadi, il feroce accanimento contro la popolazione
civile, sono il risultato della guerra. Di questa guerra, come di tutte
le guerre.
Di quelle di destra (Iraq), di quelle di sinistra (Kosovo), di quelle di
destra e di sinistra (Afganistan). Il nostro pacifismo, quello degli
anarchici, non si disgiunge mai dalla critica feroce di ogni forma di
militarismo: la pace non può essere intesa come una tregua armata tra una
guerra e l'altra, come un "civile" accordo tra assassini in divisa. La
pace, quella vera, diviene prospettiva realistica solo in assenza di
eserciti che possano far cessare la tregua, riprendendo i massacri. Il
belletto di cui i guerrafondai ricoprono gli orrori della guerra, non
possono cancellarne l'orrendo lezzo. La consapevolezza antimilitarista è
quindi critica della gerarchia, dell'oppressione, dello stato che in nome
della "libertà" ci opprime ogni giorno.

Siamo sfilati per le strade di Rimini, dove manifestammo già nel '99
contro la guerra in Kosovo, perché sappiamo che la guerra umanitaria non
è che un orrendo ossimoro, perché non ci sono poteri buoni, guerre giuste
e guerre sbagliate.

Il giorno precedente uno striscione (VIA GLI ESERCITI DALL'IRAQ,
DALL'ITALIA, DA RIMINI!) è stato affisso sulla recinzione dell'aeroporto
militare, accanto all'ingresso chiuso da guardie armate e dal filo
spinato. Si è in tal modo voluto sottolineare che la battaglia contro il
transito dei marines da Rimini non può che essere che una tappa di una
più vasta lotta per la smilitarizzazione totale della città: la guerra
vede le truppe italiane in prima fila, la guerra va inceppata sui nostri
territori.

Il corteo, partito intorno alle 16 dall'Arco di Augusto, si è snodato per
le vie della città con slogan e musica con la modenese A-band. Secondo
il ministero dell'Interno che certo non è sospettabile di generosità nei
nostri confronti, eravamo un migliaio. Lungo il percorso sono stati
affissi manifesti raffiguranti bombardieri e la scritta "Distribuiamo
democrazia". Sul ponte dei Mille è stato messo uno striscione con la
scritta "Fuori gli eserciti da Rimini, dall'Italia, dalla Storia!
Numerosi i compagni affluiti da tutta Italia. C'erano anarchici da quasi
tutte le regioni italiane, dal Piemonte alla Calabria. Numerosissimi gli
striscioni, le bandiere, i cartelli. I bancomat lungo il percorso sono
stati "tappati" con cartelloni con la scritta "Fermiamo la guerra e chi
la finanzia. No alle banche armate". Numerose le scritte murali. La
manifestazione si è conclusa nel piazzale antistante il ponte di Tiberio,
che i compagni riminesi lo scorso anno intitolarono al compagno Pedrizzi,
disertore della prima e della seconda guerra mondiale. Sull'albero del
disertore, piantato in quell'occasione, è stata ripristinata la targa
commemorativa, mentre all'ingresso del parco è stata piazzata una "stele"
in ricordo dei disertori dei tutte le guerre. Buona l'accoglienza della
città, dove, nonostante gli avvertimenti scritti e verbali contro la
manifestazione anarchica, i negozi sono rimasti aperti e la gente si è
affacciata curiosa sulla strada, da qualche bancone qualcuno ha salutato
a pugno chiuso. In piazzale Pedrizzi è intervenuto un compagno del Gruppo
Libertad, Settimio, che ha ricordato le ragioni della manifestazione e le
lotte territoriali degli anarchici riminesi. È poi intervenuto Giordano
della FAI di Jesi che in un lungo intervento ha ripercorso questi anni di
lotte antimilitariste. Una dedica particolare è stata fatta al ministro
dell'Interno Pisanu, che nelle ultime settimana ha più volte esternato il
proprio livore antianarchico. La giornata si è conclusa con le canzoni
del compagno Alessio Lega, che come sempre ci ha emozionati con storie e
sensazioni (la guerra, il razzismo, la repressione, la solidarietà) che
sono quelle di noi tutti.

Fermare la guerra è possibile, pratichiamo la diserzione quotidiana!


Da: Federazione Anarchica Torinese <fat@inrete.it>




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