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(it) Umanità Nova, n.7: La "riforma" del reato di diffamazione. Attacco alla libertà di stampa

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Fri, 4 Mar 2005 14:20:37 +0100 (CET)


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In questi giorni è in discussione alla commissione giustizia del senato
il disegno di legge di riforma dei reati di diffamazione e di
diffamazione a mezzo stampa, nel testo approvato ad ottobre alla camera.
L'impianto normativo uscito dalla camera presenta notevoli miglioramenti
rispetto alla situazione attuale: per esempio scompare la detenzione tra
le pene per il giornalista condannato per diffamazione e viene fissato un
tetto massimo del risarcimento a 30.000 euro.
La cosa interessante è che durante la discussione al senato si è levata
più di una voce a richiedere un inasprimento, invece, della normativa di
riforma. Lo strumentario va dal ritorno della detenzione,
all'interdizione dalla professione per il reo se recidivo (cosa che
comporterebbe il licenziamento), al raddoppio e oltre delle pene
pecuniarie, al consentire il sequestro del patrimonio del giornalista. E
via così.

Ora, un giro di vite sulla stampa era già contenuto nel disegno di
riforma del codice penale militare di guerra, di cui abbiamo già parlato
su questo giornale: al momento la riforma in questione è stata silurata
da un voto parlamentare in commissione ed è bloccata, ma ciò non toglie
che i suoi profili liberticidi restino intatti, prevedendo pene detentive
altissime per chi diffonda notizie sulla situazione delle forze armate e
sui teatri di guerra dove opererebbero truppe italiane. Per la stampa non
allineata sarebbe rischiosissimo non solo, come è già, raccogliere sul
terreno notizie; ma ci si esporrebbe pure al rischio di arresto da parte
della polizia militare e processi con anni di galera da scontare.

Se a questa futura normativa sull'informazione di guerra si affiancasse
una più generale normativa sull'informazione fortemente deterrente e
punitiva nei confronti dei giornalisti, il cerchio si chiuderebbe.

Da un lato abbiamo la legge Gasparri sull'informazione che consacra il
monopolio berlusconiano sulle televisioni e mette a forte rischio la
possibilità per la carta stampata, sul lungo periodo, di attingere alle
risorse pubblicitarie, avendo di fatto abrogato tetti di raccolta per le
televisioni.

Abbiamo poi la riforma del codice penale di guerra, di cui abbiamo detto.

Infine, abbiamo l'appesantimento, anche solo potenziale, della situazione
di tutti i giornalisti e la costruzione di un sistema sanzionatorio
fortemente deterrente (rischio di sequestro del patrimonio, rischio di
pesanti pene detentive e pecuniarie, rischio di interdizione dalla
professione).

Evidentemente un altro dei pilastri delle moderne democrazie liberali,
cioè la libera informazione, è oggi, nel nostro paese, in grave
sofferenza. Il sistema si sta connotando sempre più in senso autoritario
e tollera sempre meno, tra le altre, la libertà di stampa. L'obiettivo
non è tanto la stampa di opposizione, ma la stampa tout court: questo dà
la misura del disegno in atto, della gravità della situazione e
dell'urgenza di mobilitare tutte le energie di coloro cui sta davvero a
cuore la libertà.

Simone Bisacca

Da Umanità Nova, numero 7 del 27 febbraio 2005, Anno 85
http://www.ecn.org/uenne




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