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(it) Umanità Nova, n.7: Filo spinato nel cuore dell'Europa. La xenofobia è divenuta, di fatto, legge dello Stato

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Date Thu, 3 Mar 2005 16:39:01 +0100 (CET)


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La chiusura degli stranieri in campi di concentramento, per periodi
sempre molto lunghi e a volte addirittura lunghissimi, si è ormai
generalizzata nella Fortezza Europa e ai suoi confini tanto che questa
emarginazione che colpisce i nuovi paria della società - tali oggi sono
divenuti i migranti e coloro che chiedono asilo politico - ha ormai preso
un posto decisivo nelle politiche dell'immigrazione dell'Unione europea.
Accanto ai campi l'UE sviluppa altri strumenti che ne costituiscono un
necessario corollario: la
"responsabilizzazione" dei paesi d'origine o di transito e la
razionalizzazione dei metodi di espulsione.

Il regime in vigore in questi campi non è omogeneo: esso differisce a
seconda se si tratta delle "zones d'attente" francesi o i CPT italiani,
dei "detention centers" inglesi o dei "Centros Internamento Extranjeros"
spagnoli, vere e proprie prigioni per stranieri, degli Ausreizencentrum
tedeschi, dove gli indesiderabili vengono "incitati" a partire
volontariamente, dei "centri chiusi" che il Belgio prevede di
moltiplicare per concentrarvi coloro che chiedono asilo in attesa di
allontanarli come viene fatto nei francesi "centres et locaux de
rétention". Ma la tipologia si arricchisce se si prendono in
considerazione alcuni paesi che hanno aderito recentemente o che si
trovano ai confini dell'UE (da Malta all'Ungheria, dall'Ucraina ai paesi
nord africani) visto che l'ultima trovata europea è quella di far
costruire campi nei paesi confinanti in modo da "filtrare" all'origine
gli indesiderati.

Eppure questi campi hanno una caratteristica comune: la mancanza di
legittimità di fronte ai principi "liberali" e "democratici". Lo
dimostrano le continue sentenze con le quali la stessa Corte
Costituzionale, che non può essere certamente accusata di estremismo
internazionalista, ha fortemente colpito la fetida legge denominata
"Bossi-Fini". In questi campi infatti vengono concentrate persone che non
hanno compiuto alcun delitto e la cui unica "colpa" è quella di essere
degli "stranieri" che cercano di sfuggire alla guerra o alla miseria ma,
soprattutto, in questi campi vengono calpestati i diritti fondamentali
dell'uomo: il diritto dei rifugiati ad avere asilo, il diritto alla vita
privata e familiare, il diritto a non subire trattamenti inumani o
comunque degradanti, il diritto dei bambini a vivere non segregati.
Questo vale, naturalmente, per i campi chiusi ma vale anche per quelli
più o meno mascherati da "centri di accoglienza temporanea". Per far
passare questa vergogna i "democratici e liberali" Stati europei hanno
sposato la propaganda razzista e xenofoba che fino ad una ventina di anni
addietro era il cavallo di battaglia della destra più estrema, propaganda
basata sull'associazione "migrante = delinquente" e, dopo l'11 settembre,
"migrante = terrorista", che oggi è ormai un convinzione diffusa in ampi
strati della popolazione europea. Si è così sviluppato un clima generale
di diffidenza nei confronti degli "stranieri", specie quelli di origine
musulmana o slava, che favorisce la loro criminalizzazione e quindi
l'accettazione di politiche poliziesche che trovano il loro culmine nella
costruzione dei campi.

Ma i luoghi comuni che gli apparati statali europei hanno propagandato
non si fermano qui. Basti pensare alla questione della presunta
"pressione" dei migranti ai confini dell'UE, pressione che se non fermata
avrebbe comportato una vera e propria invasione capace di minacciare la
stessa esistenza delle nostre "comunità". Una sciocchezza anch'essa oggi
largamente accettata!

Da vittima di guerre e miseria, com'era considerato fino agli anni '80,
colui che chiede asilo si è oggi trasformato in un terribile aggressore
della nostra pace e del nostro – del tutto presunto – quieto vivere. La
"nostra" sicurezza si garantisce solo con l'esclusione degli stranieri:
in Europa la xenofobia è divenuta, di fatto, legge dello Stato.

Per la verità vengono fatte delle eccezioni. Se lo straniero è un
lavoratore di settori rifiutati dagli "indigeni europei", se si fa
sfruttare e non fa troppe storie sul posto di lavoro, anche lo straniero
può essere "accettato". O meglio, può essere tollerato. Ma la condizione
di questa tolleranza è che risponda alle esigenze del mercato del lavoro,
cioè agli interessi del padronato. Insomma chi ha un lavoro o riesce a
procurarselo viene tollerato mentre gli altri vengono equiparati a
terroristi, trafficanti e delinquenti. Per loro ci vogliono i campi di
concentramento e le espulsioni di massa.

La gestione da parte dell'UE delle sue frontiere esterne è finalizzata a
costruire filtri rigidissimi concepiti con il fine di favorire la volontà
lucrativa delle classi dominanti. I discorsi sulle lotta ai trafficanti
di essere umani e sul dovere di proteggere le vittime della tratta degli
umani rimangono ipocriti ragionamenti senza effetto: spesso coloro che li
fanno sono all'origine dei mali che denunciano.

Noi difendiamo a spada tratta la libertà di circolazione e il diritto di
asilo, e pertanto il diritto alla regolarizzazione di tutti i migranti.
Siamo infatti convinti che solo una società capace di ripartire equamente
le ricchezze del pianeta, di cui la libertà di circolazione è uno dei
mezzi, sarà in grado di frenare lo spostamento delle persone. Non è
chiudendosi in una Fortezza che il nord ricco riuscirà ad evitare i
problemi creati da un sistema che sfrutta l'uomo e l'ambiente.

A. Quaglierini

Da Umanità Nova, numero 7 del 27 febbraio 2005, Anno 85
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