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(it) Cuba: Esplorando il "baratro". Una risposta libertaria a Celia Hart [ca,en]

Date Wed, 8 Jun 2005 11:31:07 +0200 (CEST)


A SINISTRA DI FIDEL
del Movimento Libertario Cubano
---
L?opinione degli anarchici cubani su un possibile futuro ?di sinistra?.
Senza Fidel.
---
Celia Hart Santamaria è figlia di Haydèe Santamaria, che partecipò
all?assalto alla Caserma Moncada (tappa iniziale della conquista del
potere da parte di Fidel Castro) e successivamente fondatrice della ?Casa
de las Americas?, e di Armando Hart, del Movimento 26 luglio, poi ministro
della cultura di Cuba e ex direttore del Programma Martiano.
Ai primi di aprile, Celia, ha affrontato in un?intervista la questione
delle possibili alternative di sinistra del futuro di Cuba, con
un?esplicita richiesta agli anarchici di esprimere il loro punto di vista.
Pubblichiamo alcuni stralci tratti dalla risposta che il Movimento
Libertario Cubano (in esilio) ha diffuso in rete.


(...). Nella tua lettera tu tocchi argomenti di importanza vitale,
riguardo all?"inerzia" del Partito comunista e all?esistenza di "certi
meccanismi di restaurazione del capitalismo" a Cuba; fatti più che
risaputi e di scarsa novità, il cui unico aspetto interessante è il fatto
che sia tu ad ammetterli; ma non è di questo che vogliamo discutere,
almeno in questo momento. Ciò che conta, in questo momento, è prendere
posizione nel contesto ideologico e politico, di schierarsi riguardo a
tale o talaltra situazione, questa o quella evoluzione di certe persone.

È di questo genere di cose che vorremmo minimamente e brevemente discutere
con te.

Cercheremo di essere un po? più precisi. Tu dici che sei in cerca di
un?opzione di sinistra, di un?alternativa di sinistra per Cuba (e forse la
stai elaborando).

Ti diciamo allora che la tua preoccupazione è anche la nostra e quella di
moltissime altre persone, tra le quali in prima linea (non perché siano
un?avanguardia ma perché sono coerenti) ci sono gli anarchici che tu citi
nella tua lettera.

Certo, però, noi non possiamo essere d?accordo con te quando dici che "a
sinistra di Fidel c?è il baratro". È questa frase, e solo questa, che
vogliamo discutere adesso.

La prima cosa che vogliamo rilevare è il problema logico sollevato da
quell?affermazione, un?affermazione che nega momentaneamente, escludendo
certe rettifiche da parte tua, le aspettative che avevi fatto nascere con
certi tuoi exploit.
Seguendo la logica si possono desumere solo due cose da quella frase: o
che l?alternativa di sinistra che vai cercando si trova alla destra di
Fidel oppure che l?alternativa è Fidel in persona e l?assoluta continuità
del monologo autoreferenziale che egli ha perseguito da sempre.

Puoi ben capire che, se la tua alternativa di sinistra è a destra di Fidel
(cosa che non crediamo: non sembri così sciocca) questo dibattito è del
tutto senza senso e sarebbe meglio chiuderlo qui.

Ma tu noterai anche che se l?alternativa di cui parli non è altro che lo
stesso Fidel per secula seculorum, anche nella sua assenza fisica, non è
molto chiaro tutto quel tuo arrabattarti, se la questione si riduce a
qualche lettura di Trotsky, Lukacs, Rosa Luxemburg e Gramsci, quale blando
condimento.

Poi, comunque, non dal punto di vista logico, ma da quello politico,
dovresti proprio spiegarci che razza di sinistra sarebbe quella a destra
di Fidel. È la sinistra a destra di Fidel la responsabile dell?"inerzia"
del Partito e dei "meccanismi di restaurazione capitalista"? Com?è
possibile? Fidel non se ne accorge? Per caso il Líder Maximo, il Primo
Segretario del Partito, il Presidente del Consiglio dei Ministri è
scavalcato, i suoi orientamenti sono ignorati? O magari Fidel ripete il
biblico mistero della Trinità e, come Gesù, che è uno con Iddio Padre,
siede alla destra di se stesso?

Queste domande vogliono solo mettere in luce la confusione prodotta dalla
brevità delle tue argomentazioni e il fatto è che non siamo ancora
arrivati al nocciolo della questione, cioè non siamo ancora finiti nel
"baratro" che tu dici è la sola cosa che esiste a sinistra di Fidel.


Le parole smarrite

Abbiamo cercato di affrontare l?argomento in modo rispettoso e attento,
nell?interesse di questo scambio di opinioni, mettendo da parte per il
momento gli inganni e le riserve accumulatesi da decenni. Cerchiamo anche
noi di vedere le cose nella loro ampiezza e complessità, almeno con i
nostri mezzi limitati. Ci è successo di prendere una serie di temi
normalmente presenti nel pensiero della sinistra, di collegarli a Cuba e a
Fidel per estensione e di chiederci quali elaborazioni e intuizioni
potessero servire da punti di partenza per la discussione.

A questo scopo siamo ricorsi allo strumento più potente oggi disponibile:
il motore di ricerca di Google, limitando la ricerca alla frase esatta in
lingua spagnola, in qualsiasi formato di file e in qualsiasi campo.

In questo modo chiunque può controllare l?esattezza dei nostri riscontri e
lo puoi fare tu stessa, perché siamo sicuri che tu hai accesso a Internet
senza inconvenienti. Vediamo i risultati della nostra piccola ricerca e
forse anche tu converrai con noi che sono davvero sorprendenti.

Cominciamo col dire che alle frasi "consigli operai cubani" e "consigli
operai a Cuba" la ricerca su Google ci dice "no document found"; il che
probabilmente è dovuto al semplicissimo fatto che non si riflette su
qualcosa che non esiste nemmeno nella fantasia. Si ha lo stesso risultato
con l?espressione "autogestione a Cuba", anche se in questo caso abbiano
trovato un link, uno solo, sul "self-management cubano" che si trova
all?indirizzo
es.geocities.com/anticivilizacion/antonfdr_GANDHI.htm * e che c?informa
che l?idea è praticamente ignota sull?isola.

Seguendo la stessa procedura arriviamo alla triste conclusione che, per
quanto riguarda Cuba, non si scrive e non si parla di "autonomia operaia"
o di "sindacati autonomi", il che conferma solamente che i capi di tali
organizzazioni non sono terribilmente interessati alla faccenda e che
l?orientamento predominante consiste nel tenerle nella sfera di dipendenza
dello stato. Stando così le cose, non sorprende che una cosa talmente
?estremista? come l?interruzione collettiva e volontaria del lavoro
produce appena discorsi a bassissima intensità: la ricerca di ?scioperi a
Cuba? offre cinque documenti di carattere storico, e se inseriamo
?scioperi cubani? troviamo un unico e strano risultato in
www.bibliotecagnostica.com/Poscla22.htm. Anche così abbiamo insistito
nella ricerca, ma, con sorpresa, nel caso di ?coscienza di classe a Cuba?
e ?coscienza di classe cubana? Google risponde ancora ?nessun documento
trovato?. Le cose vanno un po? meglio con ?cooperative cubane? e
?cooperative a Cuba? e qui troviamo finalmente una trentina di documenti
non necessariamente di origine ufficiale o per lo più apologetici, tra i
quali notiamo qualche perla divertente come quella di Jesus Cruz Reyes che
si dimostra molto urtato quando gli si chiede se tali organizzazioni siano
o no indipendenti. Di fronte a un risultato tanto promettente (rispetto ai
precedenti) siamo andati avanti nella nostra indagine ardimentosa, solo
per sentirci dire che non esiste niente sui ?movimenti sociali cubani? né
sulle ?università autonome cubane?, anche se, per essere onesti,
osserviamo adesso che ci sono quattro documenti che contengono la frase
?autonomia universitaria a Cuba?, per informarci che non esiste,
ovviamente, e altri cinque, soprattutto riferiti al passato, che
considerano opportuno, per una ragione o per l?altra, utilizzare la frase
?movimenti sociali a Cuba?.

Così, dopo molti tentativi falliti, abbiamo deciso una svolta nella nostra
ricerca verso un concetto che certamente non gode della nostra simpatia,
quello di stato operaio. Sai quanti documenti contengono la formula ?stato
operaio cubano?? Solo trenta, in stragrande maggioranza trotzkisti e non
tutti favorevoli. Di questi uno solo viene da ambienti ufficiali di Cuba,
www.lajiribilla.cu/2002/n57_junio/1413_57.html e in realtà si trattava di
un contributo di John Hillson inviato dalla città di Los Angeles. Pensiamo
che questa mancanza sia dovuta al fatto che quella formula s?identifica
con la tradizione trotzkista: pensiamo che il tuo ripescaggio del
fondatore dell?armata rossa incontri ovvie difficoltà e per questo abbiamo
fatto un tentativo per vedere se un?espressione analoga avrebbe prodotto
risultati migliori: stato proletario.

Nemmeno in questo caso un successo ha coronato i nostri sforzi: la frase
?stato proletario a Cuba? dava un solo e orfano risultato. Si tratta di un
articolo di Luis Ramirez Caraballo e Antonio R. Barreiros Vazquez,
intitolato ?Posto e ruolo delle FAR (Forze Armate Rivoluzionarie) quali
componente di particolare rilievo dello stato proletario cubano?, che si
può trovare sulla Revista Cubana de Ciencias Sociales (anno 4, n. 12,
settembre ? dicembre 1986). Forse, Celia, tu sei delusa come noi e anche
tu ti irriti quando qualcuno a Cuba parla di stato proletario e in realtà
non i proletari ha in mente, ma le forze armate. È qualcosa che ha a che
vedere con la militarizzazione della società cubana?


Ma quale baratro?

Una battuta: abbiamo usato una serie di indicatori che sono tutt?altro che
perfetti e possono avere solo un carattere approssimativo, ma comunque
abbiamo la ferma impressione che ci permettano di sostenere ipotesi
plausibili. Per esempio, che le riflessioni sulla costruzione di
un?alternativa di sinistra a Cuba si trovano davanti a un territorio quasi
vergine e inesplorato. Per questo ti chiediamo per favore (nell?ipotesi
che tu voglia risponderci) di fare un piccolo sforzo di fantasia e di non
consigliarci di continuare la ricerca con espressioni come ?sanità a
Cuba?, ?istruzione a Cuba?, ?sport a Cuba? eccetera, perché quello che
proponiamo non è inevitabilmente contro cose del genere, anzi le riempie
di nuovi contenuti, le ridefinisce e le arricchisce indefinitamente.

Come probabilmente hai visto, dunque, c?è un insieme di idee che in forma
embrionale rappresentano le corrispondenti conquiste rivoluzionarie della
società (che in genere fanno parte dell?immaginario della sinistra) e che
a Cuba sono utilizzate poco e male.

Noi siamo profondamente convinti di tre cose che sono intimamente legate
al nostro tema, come è stato posto fin dall?inizio: in primo luogo, Fidel
non ha dimostrato di avere sulle spalle la testa più adatta a elaborare un
pensiero e a definire le azioni necessarie: ha avuto più di mezzo secolo
per farlo e? niente! In secondo luogo questo spazio di idee e di
realizzazioni non sta alla sua destra ma alla sua sinistra. Infine,
nessuna di queste rappresenta il ?baratro? così temuto e il cui solo nome
provoca tanto spavento. Ci basterà mostrarti tre esempi particolarmente
significativi e con possibilità di attuazione immediata.

In primo luogo un?alternativa di sinistra a Cuba dovrebbe prendere in
considerazione con urgenza una smilitarizzazione, nel senso più ampio del
termine. Essa non consisterebbe soltanto nel ridimensionamento delle forze
armate, con i concomitanti risparmi e i corrispondenti trasferimenti di
risorse in altri settori dell?economia che ne hanno infinitamente più
bisogno. Comporterebbe anche l?annullamento degli storici privilegi delle
forze armate, farebbe sì che i diversi problemi della società cubana non
siano più visti come questioni di ?sicurezza nazionale?. Soprattutto, la
questione sarebbe di pensare il socialismo come dovrebbe davvero essere,
ovvero, nuove e vive relazioni di solidarietà tra esseri liberi e uguali,
evitando di appiccicarci sopra un?articolazione non proprio socialista tra
?comandanti? e subordinati. Sono cose che si possono realizzare subito,
Celia, e non c?è ragione per contrastarle.

Certo, tu ci dirai che la rivoluzione non può sopravvivere senza le ?sue?
forze armate, ma questo non è altro che un inganno al quale ti hanno
abituato il ?Líder Maximo? e i suoi lacchè. Il fatto è che le forze armate
cubane sono costituite per reagire a un?ipotesi di conflitto (una teorica
invasione degli USA): un?ipotesi avanzata per errore e che non si
verificherà. In primo luogo le forze armate cubane non avrebbero la forza
(e siamo d?accordo con te che questa è una disgrazia per l?umanità intera)
per contrastare i bombardamenti aerei e gli attacchi devastanti che gli
USA utilizzano nelle prime fasi di un conflitto.

Come si è visto in Iraq, per la resistenza la guerriglia è molto più
efficace di un esercito convenzionale, che semplicemente non è all?altezza
del compito. In secondo luogo, ci sono abbondanti indicazioni per
presumere che un conflitto del genere non sia assimilabile a quel modello:
Cuba non offre le stesse motivazioni addotte per l?Afghanistan o per
l?Iraq (e nemmeno quelle esposte poi per l?Iran e la Corea del Nord) e non
rappresenta una minaccia strategicamente rilevante o che meriti una
considerazione da parte dei militari americani.

Se fai bene i tuoi conti, Celia, vedrai che i finanziamenti erogati dagli
USA per il ?lavoro sporco? a Cuba negli ultimi cinque anni, raggiungono
una cifra inferiore al bombardamento di una sola notte su Baghdad, e non
importa se la megalomania del Líder Maximo ci resta un po? male per questo
calcolo. Di conseguenza, la smilitarizzazione è fattibile subito e non ha
niente a che vedere con il ?baratro?.


Contro la pianificazione centralizzata

Un?alternativa di sinistra a Cuba, poi, dovrebbe intraprendere
immediatamente il cammino verso l?autodeterminazione. Non credi che ci
sarebbe una forte identificazione con la costruzione del socialismo (una
condizione
irrinunciabile, diremmo), con l?autogestione dell?economia da parte dei
lavoratori? Purtroppo, per molti anni a Cuba l?autogestione è stata
assimilata all?esperienza jugoslava e implicitamente collegata alla
minaccia incombente del mercato e del conseguente ?caos?.

Così tutte le speranze si sono riversate sul mito della pianificazione
centralizzata che nel mondo reale è stato erroneamente identificato con la
sapienza dei tecnocrati, con l?onnipresenza dei militari o con le
ineffabili sortite del ?Líder Maximo?, che hanno avuto sempre la meglio
sulle idee degli organi collettivi.

Basta poi guardare ai risultati: tu diresti, Celia, che la strada percorsa
dai primi impulsi per affermare il comunismo sull?Isola della Gioventù
all?attuale presenza di multinazionali è una strada che porta verso il
socialismo? No, Celia, il piano centralizzato non solo non ci ha portato
il socialismo, ma si può anzi definire come una sequela di fiaschi prima e
dopo il fallito obiettivo di dieci milioni di tonnellate di zucchero.

L?autogestione, intanto, si è guadagnata tutta la credibilità ed è la
strada intrapresa da decine di movimenti in America Latina, quale
strategia di resistenza e metodo per soddisfare nella pratica (sia pure
con esiti contrastanti, sia pur sempre in contesti di neoliberalismo) i
bisogni più urgenti: cibo, salute, casa eccetera. Ripetiamolo:
l?autogestione è possibile subito e non c?entra niente con il ?baratro?
che tu presumi esista a sinistra di Fidel.

Infine, un?alternativa di sinistra a Cuba deve affrontare con forza e
determinazione il problema delle libertà essenziali. Basterebbe solo
smilitarizzare le teste e smetterla di sospettare che dietro a ogni cubano
si nasconda un ?agente dell?imperialismo? e subito la questione ci
apparirebbe in tutta la sua chiarezza.

Dimmi che male ci sarebbe per un progetto di costruzione del socialismo,
se dodici milioni di cubani godessero (tra mille altre prerogative) del
diritto di parlare, di viaggiare, di organizzarsi in qualsiasi forma
ritengano adatta. Ripeto una delle tue affermazioni: ?Oggi tutti i giovani
che si pongono interrogativi politici, quelli che vale la pena di
ascoltare, saranno sempre di sinistra, anarchici, trotzkisti? Ma sono
TUTTI rivoluzionari.?.

Benissimo, smettila di giocare a rimpiattino e sii sincera con te stessa e
con i lettori: lo sai o no che a quei rivoluzionari non è permesso avere
l?organizzazione politica che vorrebbero, perché questo è un diritto
riservato al Partito comunista? Lo sai o no che a quei rivoluzionari non è
consentito aprire al pubblico una propria biblioteca, fare trasmissioni
alla radio, riunirsi senza chiedere l?autorizzazione, avere un proprio
quotidiano, e neppure sostenere liberamente la propria posizione nei
movimenti sindacali, giovanili, di quartiere, di genere o ambientalisti?

Queste cose necessitano di un contesto di libertà che attualmente non
esiste e impongono non interventi dello stato, ma autonomia, pretendono
niente di meno di una possibilità socialmente garantita per ogni
collettivo (quale che ne sia la natura) di fissare le proprie regole,
purché non danneggi la libertà altrui.

Tu godi di una situazione di privilegio, Celia, e non puoi non esserti
resa conto che l?ossessione della sorveglianza, del controllo, della
repressione è una cosa e la libertà è tutt?altra. Da che parte pensi che
stiano il socialismo e la sinistra?
Sappiamo della tua attenzione alle cause della caduta del blocco
sovietico: allora, non credi che il fatale disprezzo per la libertà
dimostrato dai sovietici possa avere almeno qualche cosa a che fare con
quel disastro?

Quell?esperienza è una miniera d?oro di insegnamenti e tutti
inequivocabilmente portano a dire che, in questo inizio di XXI secolo, non
si può più concepire il socialismo come frutto spontaneo di una fumosa
necessità storica, di una raffinata operazione di ingegneria sociale o del
genio di una volontà messianica. Il socialismo del XXI secolo potrà solo
nascere dalla coscienza collettiva e questa può solo fiorire da una radice
di libertà.
Niente a che vedere, Celia, con il ?baratro?.


Alternativa di sinistra

Smilitarizzazione, autogestione, libertà fondamentali: tre elementi minimi
e tre strade da percorrere per dare un?alternativa di sinistra a Cuba e
per mobilitare non solo l?élite attualmente dominante ma il popolo cubano
nel suo insieme.

Queste proposte non sono il ?programma massimo? degli anarchici, e forse
le si potrebbero definire ?riformiste? nell?odierno contesto cubano.

Però sono un buon punto di partenza per articolare una politica
autenticamente di sinistra sull?isola. Sai meglio di noi che livello di
partecipazione e d?impegno dovranno avere i comunisti cubani (soprattutto
i più giovani) con questa politica e che peso potrebbero avere all?interno
del partito quelli che farebbero proprio un orientamento del genere.

Ciò nondimeno, non c?è dubbio che una scelta tale finisce per scavalcare
l?organizzazione del partito e lascia spazio, fra l?altro, alle correnti
che tu stessa hai definito rivoluzionarie.

Per la stessa ragione, è certo che finisce per confliggere con una
costellazione di interessi, privilegi e aspettative che sono chiaramente
collocati alla sua destra, dentro e fuori del Partito comunista: una
situazione e un?evoluzione che, se la memoria non c?inganna, fino a pochi
anni fa era considerata insita nella lotta di classe.

Sia come sia, Celia, dobbiamo andare avanti ad approfondire l?analisi e a
rafforzare la volontà. Se siamo stati un po? ironici nei tuoi confronti in
molti punti di questa lettera, è per il fatto che, per quanto capiamo, non
sei ancora entrata bene nel problema e non sei ancora pronta a esprimerti
pubblicamente con le tue radici autentiche.

Le tue intenzioni sembrano sincere e forse anche compatibili, ma parli
ancora a mezza voce, ti lasci trascinare da metafore che non portano da
nessuna parte e non hai avuto il coraggio di mettere in tavola quel
contesto di conflitti concreti che stanno al fondo del processo di
costruzione di un?alternativa di sinistra per Cuba.

Pane al pane e vino al vino, Celia: ecco il vero inizio di un?alternativa
che sappia reggere alle eventuali avversità, che non parta da intrighi di
palazzo ma dalla coscienza collettiva del popolo cubano.

Tu hai evitato con cura di parlare di scontro tra fazioni, ma converrai
con noi che è appunto questo che chiunque può leggere tra le tue righe.

E sai anche che la battaglia va combattuta a qualunque costo, perché è in
gioco niente di meno che il futuro del nostro amato popolo cubano. È una
battaglia, Celia, che va combattuta con idee chiare, precise, idee forti e
non con le solite odi in onore dell?intoccabile figura di Fidel.

La si può combattere solo con il popolo organizzato intorno alle proprie
convinzioni più profonde, non con vaghi avvertimenti e insinuazioni sulle
faccende dell?élite dominante. Devi pagare un prezzo ideologico e subire
di persona le pressioni del sistema, è comprensibile e questo ti espone
alle difficoltà e molestie.

Ma tu almeno puoi parlare, Celia, e questa è una possibilità che la
maggioranza di noi cubani non ha.

Noi abbiamo ogni giorno tanti svantaggi, rispetto a te, e un solo ma
gigantesco vantaggio: sappiamo che non tornerà il Cid Campeador in sella a
Babieca, che a sinistra di Fidel non c?è un baratro, non c?è un burrone e
nemmeno un buco. Quello che si spalanca non a destra ma a sinistra di
Fidel, Celia, altro non è che l?ampio spazio della libertà.



Movimento Libertario Cubano
movimientolibertariocubano@yahoo.com.mx

traduzione dal castigliano di Guido Lagomarsino


* Il collegamento segnalato dagli anarchici cubani porta a una generica
pagina Yahoo!, abbiamo però trovato riferimenti al ?self-management? a
Cuba alla pagina:
http://www.geocities.com/nestor_mcnab/guerin/Conclusion.html.

Questo articolo è stato pubblicato su A-Rivista Anarchica, n.309 giugno
2005 L'originale in castigliano è stato pubblicato in "Cuba Libertaria"
n.4, maggio 2005, Bollettino dei "Grupos de Apoyo a los Libertarios y
Sindicalistas Independientes en Cuba", GALSIC - Francia:
<cesamepop@noos.fr>

L'articolo in castigliano:
http://www.ainfos.ca/05/apr/ainfos00437.html
L'articolo in inglese:
http://www.ainfos.ca/05/apr/ainfos00429.html



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