A - I n f o s
a multi-lingual news service by, for, and about anarchists **

News in all languages
Last 40 posts (Homepage) Last two weeks' posts

The last 100 posts, according to language
Castellano_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkçe_ The.Supplement
First few lines of all posts of last 24 hours || of past 30 days | of 2002 | of 2003 | of 2004 | of 2005

Syndication Of A-Infos - including RDF | How to Syndicate A-Infos
Subscribe to the a-infos newsgroups
{Info on A-Infos}

(it) Sulla marcia Susa/Venaus del 4 giugno

Date Tue, 7 Jun 2005 13:22:25 +0200 (CEST)


Migliaia di NO al TAV
C'è chi dice trenta chi dice quarantamila. In ogni caso tantissimi: una
marea umana avvolta nelle bandiere NO TAV, che è sfilata da Susa a Venaus
per manifestare per l'ennesima volta la propria opposizione ad un progetto
destinato a devastare la Valle a spaccare in due i paesi della Gronda
Ovest per far correre sempre più veloci le merci per il profitto di pochi
sulla pelle dei più. Oltre un decennio di lotta non ha fiaccato la volontà
di Resistenza della gente della Valle, cui, negli anni, si sono uniti
quelli della cintura Ovest di Torino. La consapevolezza che la
realizzazione di questa linea di treni superveloci significherà un
peggioramento della qualità della vita, rischi per la salute ed un enorme
spreco di denaro pubblico che potrebbe essere impiegato per migliorare i
servizi alle persone costantemente peggiorati negli anni, ha mantenuto
salda la determinazione ad opporsi ad un progetto di morte. Nella pur
vasta piazza della Stazione di Susa si sono incontrati in tanti da tutti i
paesi. In testa al corteo bambini e studenti delle scuole, chiuse per lo
sciopero proclamato dalla CUB scuola contro il TAV, poi i sindaci dei
paesi, i presidenti della comunità montana, i numerosissimi comitati
antiTav che in questi anni sono stati i veri motori della lotta. C'era
anche un nutrito spezzone anarchico aperto dallo striscione della
Federazione Anarchica e chiuso da quello dell'Osservatorio Ecologico
occupato dagli squatter che portavano uno striscione in ricordo di Sole e
Baleno, morti "suicidi" tra la primavera e l'estate del 1997 dopo essere
stati imprigionati con l'accusa, rivelatasi infondata, di aver commesso
attentati proprio in Val Susa. Nelle settimane che hanno preceduto la
marcia Susa/Venaus siamo stati in tanti a notare che gli organi di stampa
nei loro reportage si soffermavano sui presunti rischi di una "escalation"
violenta del movimento, che aveva cittadinanza s! olo ne
i loro corsivi. Le loro aspettative (o desideri?) sono state deluse e
quella del 4 giugno è stata una grande giornata di protesta popolare. Una
protesta che purtroppo sono stati in molti a voler cavalcare: dalla
sinistra DS a Rifondazione, dalla Margherita al PdCI, per finire ai sei
sette esponenti leghisti, le cui bandiere, pur cacciate dal palco dove si
sono tenuti i comizi finali, sono sfilate nel corteo. Si è trattato,
inutile negarlo, di un segnale di debolezza del movimento e, in
particolare, dei comitati antiTav, che da iniziali promotori
dell'iniziativa sono finiti con l'occupare il mero ruolo di aderenti di
seconda fila. L'unità del movimento è certamente un'arma importante contro
il potente blocco di interessi che, con l'appoggio di destra e di
sinistra, vuole l'Alta Velocità, tuttavia non dovrebbe divenire ostacolo
allo sviluppo di quelle pratiche di autorganizzazione dal basso che sono
state sinora il reale punto di forza di un'opposizione che ha saputo non
far sconti a nessuno. Al punto che nel movimento non sono mai mancate le
critiche anche alle aree politiche di appartenenza dei singoli esponenti
dei comitati. In una recente assemblea a Pianezza un consigliere comunale
del PRC di Alpignano ha pubblicamente dichiarato di vergognarsi per
l'ignobile sceneggiata di cui erano stati protagonisti i sei
rappresentanti del suo partito in consiglio regionale, che, dopo aver
minacciato la fuoriuscita dalla giunta della neogovernatore Bresso per il
suo appoggio al TAV, erano rapidamente rientrati nei ranghi. Vale la pena
di ricostruire una vicenda che minaccia di essere foriera di sviluppi,
specie dopo il grande successo della manifestazione. La partita sulla TAV
si è in parte spostata a Torino, dove l'amministrazione regionale ha
aperto un tavolo di "trattativa". All'inizio di maggio, quando lo scontro
tra la popolazione, Lyon Turin Ferroviaire (il General Contractor
incaricato della parte centrale dell'opera), e le amministrazioni
regionale e provinciale stava per imboccare una strada senza ritorno, la
neo presidente della Regione Piemonte, la "sinistra" Mercedes Bresso, ha
convocato i sindaci valsusini e i presidenti delle due comunità montane
per reperire un po' di soldi con cui pagare la pace sociale. In questa
partita si sono inseriti i consiglieri regionali di Rifondazione, PRC e
Verdi che hanno minacciato di opporsi, "minaccia" presto rientrata di
fronte alla promessa di tenere aperto il tavolo di trattativa. È stata una
vergognosa pantomima in cui si è pesata la malafede e le promesse da
mercanti elettorali di certa sinistra, pronta a svendere la salute della
gente per mantenere le "cadreghe" appena conquistate. È possibile, lo
sapremo dopo l'incontro fissato per il 9 giugno, che Bresso e suoi
vogliano tener buoni i valsusini e gli abitanti della Gronda Ovest con
qualche rinvio tattico in cambio della pace "olimpica" necessaria alla
grande kermesse del prossimo anno. È un gioco sporco che occorrerebbe
sventare in modo netto. Nel volantino distribuito al corteo dalla FAI
torinese era scritto a chiare lettere che "non si tratta sulla vita della
gente!" Non basterà certo la promessa di qualche galleria in più, di un
po' di soldi per iniziative culturali, di una variante di percorso per
trasformare un'opera devastante in un progetto ecocompatibile. E delle
compatibilità della "politica" i valsusini, gli abitanti della Gronda
Ovest e i torinesi schiacciati dalle olimpiadi hanno sinora dimostrato di
infischiarsene. Sarebbe stato però opportuno che la denuncia dei tentativi
di chiudere la partita con un tavolo di trattative istituzionale fosse
fatta in modo più netto, prendendo chiaramente le distanze da chi, come
Verdi, PdCI e Rifondazione ha dimostrato di tenere i piedi in due scarpe:
un piede nell'Anti Tav e un altro, ben piantato, nelle istituzioni. Alla
manifestazione del 4 giugno gli striscioni contro Bresso e la sua giunta
non si contavano. La gente sa bene che non serve una proroga all'inizio
dei lavori, non serve un Tav "dolce", serve rispetto per una popolazione
che ha detto in modo chiaro che il Tav non lo vuole, che le loro vite non
sono in vendita, che quello che chiamano sviluppo è solo morte. Sarebbe
stato necessario che quanto veniva dichiarato in modo netto su tanti
cartelli e striscioni trovasse un modo, anche simbolico, di esprimersi. Il
progetto iniziale dei comitati Anti Tav prevedeva che la manifestazione
terminasse all'interno dell'area in cui dovrebbe essere allestito il
cantiere della CMC (la Coop. Rossa, specialista in devastazioni ambientali
che ha vinto l'appalto). In quest'area vi sono ancora dei capannoni,
serviti per i lavori dell'autostrada, i cui piloni incombono sulla strada
che porta a Venaus. In quest'area si giocherà la partita vera. Quella
della resistenza alle ruspe. In quest'area sarebbe stato opportuno marcare
la volontà di un'altra non meno importante resistenza: quella contro i
tentativi dei politici di imbalsamare la lotta, di anestetizzare l'impatto
della manifestazione. Invece la marcia si è conclusa al campo sportivo con
gli interventi dei sindaci, dei presidenti delle Comunità montane alta e
bassa Valsusa, con quello di un'esponente dei comitati anti Tav. Davanti
al cantiere si sono fermati solo gli anarchici che hanno preferito
terminare lì il corteo, volantinando e spiegando al microfono le ragioni
di questo presidio di fronte al cancello ben sprangato del cantiere. Solo
più tardi, a comizi finiti, parte dei comitati si dirigeva al cantiere
mentre il cancello finalmente si apriva e con gli anarchici in prima fila
si occupava simbolicamente l'area. Peccato che a quel punto gran parte dei
manifestanti fosse tornato alla partenza con i pullman messi a
disposizione dalle amministrazioni. Il presidio permanente al cantiere,
annunciato da mesi, partiva comunque. Purtroppo in questo modo la
maggioranza della gente non ha neppure assistito all'atto di nascita
dell'iniziativa, che, non a caso, alcuni quotidiani il giorno dopo
attribuivano ai soliti "centri sociali". La mancata pubblicizzazione
durante il corteo del presidio, la decisione di rimandare al dopo
manifestazione l'entrata e l'occupazione simbolica dell'area destinata a
cantiere TAV, ha di fatto creato una separazione tra gente ed attivisti
politici, che sembra demandare a questi ultimi, "specialisti" della
politica, la pratica dell'autogestione delle lotte. Un errore che
occorrerà in futuro evitare, pena una pericolosa divisione "funzionale"
preludio ad un ancor più pericolosa divisione politica, tra chi delega
alle istituzioni locali e chi agisce in prima persona. Quello che serve
ora è rovesciare i tavoli di concertazione tra Bresso e presidenti delle
Comunità Montane praticando l'azione diretta popolare! Un'azione che non
può essere "delegata" ai "professionisti" ma necessita dell'impegno di
tutti, perché anche in Val di Susa quella che è in ballo non è solo
l'opposizione ad un progetto devastante ma la capacità di autonomia della
gente. La popolazione di Scanzano Jonico, che si è ribellata alla
discarica nucleare occupando per settimane e settimane strade e ferrovie,
ci ha dimostrato che il solo tavolo di trattativa efficace è la lotta.
Solo agendo in prima persona è possibile fermare il treno della morte.
Quella che si gioca in Valle di Susa, nella Gronda Ovest e a Torino non è
solo una partita sull'ambiente ma è anche una battaglia politica,
economica e culturale in cui è in ballo il destino delle trentacinquemila
persone che l'abitano, che, di fronte alla "fretta" della globalizzazione,
non sono che piccoli ostacoli lungo il "corridoio" destinato a collegare
sempre più celermente Torino all'Europa. Il 4 giugno eravamo tanti,
tantissimi ad opporci e nonostante l'Alta Velocità veda il consenso sia
del Polo che dell'Ulivo, nonostante gli enormi interessi in ballo siamo
scesi in piazza a batterci per le nostre case, per la nostra salute, per
il diritto dei nostri figli a crescere in un ambiente sano. Di fronte alla
devastazione del TAV, di fronte alla folle corsa verso il profitto per i
soliti pochi potenti la parola e l'iniziativa tornano alla gente, alla
gente della Valle ed a quella della città, a quelli che in quest'angolo
del Piemonte vogliono vivere e non correre, a quelli che della Val Susa
amano i sentieri ed i boschi, a chi desidera un futuro per se e per i
propri figli. Di fronte ai giganti è giusto ribellarsi.
Ma. Ma.

Da Umanità Nova n. 21 del 12 giugno 2005

Foto e resoconti:
http://italy.indymedia.org/news/2005/06/803717.php
http://italy.indymedia.org/news/2005/06/805328.php
http://italy.indymedia.org/news/2005/06/805346.php

Da: fat@inrete.it

_______________________________________________
A-infos-it mailing list
A-infos-it@ainfos.ca
http://ainfos.ca/cgi-bin/mailman/listinfo/a-infos-it


A-Infos Information Center