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(it) USA/Canada: "Northeastern Anarchist" n.10 - Riprendere il controllo: razzismo, classe e diritto alla riproduzione [en]

Date Tue, 7 Jun 2005 13:20:20 +0200 (CEST)


Per le lavoratrici, il controllo del proprio corpo è solo un'altra
battaglia della guerra di classe, ma è sempre presente. In questo secondo
articolo della serie sulla riproduzione, esamineremo il controllo delle
nascite e la sterilizzazione nel contesto degli altri attacchi ai poveri.
*****
"Lo stupro, il razzismo, il sessismo e il capitalismo hanno sempre fatto
parte della lunga storia di attacchi documentati contro l'indipendenza
delle donne nere." [1] Theryn Kigvamasud' Vashti, Communities Against Rape
and Abuse
--
Come anarcofemministe, pensando al "diritto alla riproduzione", di solito
pensiamo anzitutto al diritto della donna di scegliere quando, dove e come
procreare nel senso dell'accesso all'aborto gratis e sicuro e alle
molteplici tecnologie di controllo delle nascite. Potremmo pensare ad Emma
Goldman la quale parlando in piazza rischiava l'arresto pur di poter
informare le donne sull'uso dei profilattici, oppure alle nostre compagne
di oggi che stanno in prima linea nelle azioni a difesa delle cliniche. Ma
c'è un altro lato della medaglia: il diritto di procreare e l'accesso alla
salute e ad un ambiente sicuro in cui avvalersi di questo diritto. C'è,
però, una tendenza al liberismo e al razzismo che si manifesta quando si
identifica l'aborto con "la scelta individuale, libera dall'interferenza
statale" o quando gli interessi delle donne bianche del ceto medio
diventano l'unica interpretazione della libertà riproduttiva.

Come diceva Dorothy Roberts a Ms. Magazine, troppo spesso il movimento
difende con più vigore il diritto all'aborto piuttosto che opporsi alle
limitazioni al diritto delle donne nere di procreare. "Si tratta di un
offuscarsi del principio dal quale nasce la rivendicazione del diritto
alla procreazione: ossia, il diritto di essere, il diritto di esistere al
pari di tutte le altre donne e di tutti gli altri uomini, e di creare (o
scegliere di non creare) altri come noi". Infatti, dice, l'accesso alle
nuove forme più efficaci di contraccezione non necessariamente esalta o
migliora le libertà riproduttive delle donne. [2]

Gli Stati patriarcali e razzisti e i padroni hanno collaborato
all'esercizio del controllo sui corpi delle donne con incentivi
finanziari, coercizione e, a volte, con la pura e semplice forza. I
padroni delle piantagioni di ieri trovano il loro equivalente nelle zone
marginali e nelle maquiladoras di oggi. I burocrati dell'USAID e gli
amministratori del welfare del "tetto famigliare" che offrono in modo
selettivo il Norplant o la legatura delle tube ricordano i regolatori
della morale e gli eugenetisti del passato, che sterilizzavano le donne
dei quartieri poveri, nei manicomi e nei bordelli.

Le tattiche usate vanno dagli incentivi dell' assistenza sociale - spesso
legati a metodi (sovente pericolosi) di contraccezione a lungo termine -
alla pressione quotidiana esercitata sulle lavoratrici nelle fabbriche
perché usino la pillola, e addirittura ai programmi statali di
sterilizzazione di massa. In questo articolo, esamineremo alcuni recenti
tentativi di limitare il diritto alla riproduzione nella nostra zona di
competenza nel Canada e negli USA. In particolare, tratteremo della
promozione da parte dello Stato e delle grosse aziende del Norplant, sulla
vigilanza di strada del gruppo che si chiama "Project Prevention"
[Progetto: Prevenzione], e dei progetti per la riforma assistenziale
dell'ultimo decennio. [3]

Quando guardiamo alla storia ed ai programmi eugenetici dello scorso
secolo, vediamo che il bersaglio principale erano le donne di colore, le
disabili, le malate, le donne "facili" e, in generale, le donne povere.

L'eugenetica moderna nasce dal darwinismo sociale del tardo Ottocento. La
tattica eugenetica dell' uso della biologia per svolgere il compito di
eliminare dall'umanità gli "indesiderati" e allo stesso tempo aumentare i
"desiderabili", fu esplicitata da Francis Galton, che infatti coniò il
termine "eugenetica". La dottrina dell'eugenetica, che trovava i suoi
fautori tra i biologi, i medici e soprattutto tra gli addetti alle nuove
discipline scientifiche sociali della psicologia e della sociologia,
attribuiva la povertà e la criminalità alla biologia dell'individuo
piuttosto che ai mali del sistema sociale. Invece di guardare ai processi
politici ed economici che
caratterizzavano l'espansione capitalista industriale, i fautori
dell'eugenetica cercarono varie categorie di persone che venivano
incolpate di un'intera gamma di mali sociali e il cui riprodursi era
ritenuto una minaccia alla stabilità sociale.

Gli Stati Uniti furono il primo paese ad approvare la sterilizzazione
eugenetica per coloro che furono ritenuti "non idonei". Lo stato
dell'Indiana disponeva di una legge sulla sterilizzazione già dal 1907,
legge che veniva applicata contro le colpevoli di reati minori, le
alcolizzate, le senzatetto, le ragazze madri, le prostitute e le bambine
con cosiddetti "problemi disciplinari" una volta che queste persone
fossero state "accolte" nelle carceri, i manicomi, gli istituti e le
fattorie per i poveri, gli orfanotrofi e le scuole correzionali. Alla fine
degli anni '20, ventiquattro stati degli USA avevano introdotto leggi per
la sterilizzazione, maggiormente nelle regioni atlantiche, il Midwest e la
California.

I programmi di sterilizzazione eugenetica negli USA durante gli anni '30
vengono citati come influenza importante per la loro introduzione nella
Germani nazista. Se il darwinismo razzista era promosso solo da una
minoranza negli USA anche in quegli stati che avevano promulgato leggi
eugenetiche, il nazismo lo elevò a dottrina centrale, dichiarandolo
posizione ufficiale dal 1933 in poi. Come nota Kevles:

"Le accademie della SS, insieme ai professori universitari, cercarono di
dimostrare che le razze sviluppano delle caratteristiche fisiche che si
possono collegare direttamente a vari comportamenti. In un tentativo di
"pulire" la popolazione tedesca dagli elementi "indegni", furono
sterilizzati circa 400.000 uomini e donne (criminali, prostitute, poveri,
alcolizzati, persone di razza mista ed altri). Al medesimo scopo, alcune
donne furono costrette ad abortire e molte furono uccise nel cosiddetto
programma di eutanasia."

Ma lo sfondo razzista e classista di molti programmi per il controllo
delle nascite non era certo limitato ai razzisti statunitensi o ai nazisti
tedeschi. Anche i paesi ritenuti progressisti furono incantati dalle
teorie degli eugenetici. In Scandinavia, la sterilizzazione trovò i suoi
sostenitori tra i socialdemocratici nonché in qualche liberale, quale
Gunnar Myrdal, e fu elemento della progettazione del nascente stato
sociale. In Svezia, migliaia di donne furono sterilizzate per motivi
eugenetici fra il 1930 e gli anni '70: quasi 60.000 furono sterilizzate
senza il loro consenso per motivi vari, tra cui quello di "avere un
appetito sessuale malsano"!

La sterilizzazione ebbe largo sostegno in tutta la Scandinavia nonché in
parti del Canada e degli USA meridionali, ma il sostegno va attribuito a
motivi economici piuttosto che eugenetici, dal momento che la
sterilizzazione rappresentava un modo di ridurre l'assistenza e le cure
istituzionali ai poveri. Ad Alberta, Canada, la legge sulla
sterilizzazione del 1928 (promossa dal padre del politico di destra
Preston Manning) era principalmente mirata agli inquilini dei manicomi, ma
anche alle donne indigene, le immigrate, le disabili, le ragazze madri, le
donne accusate di avere "tendenze" lesbiche, e così via. Fu abolita solo
nel 1972, dopo la sterilizzazione di 2.000 donne di Alberta.

Negli USA, la fondatrice di "Planned Parenthod", Margaret Sanger, che
molti negli anni '70 considerarono una delle prime femministe, propose nel
1932 un "Programma per la pace" in cui chiese al Congresso di creare un
ufficio apposito per lo studio dei "problemi di popolazione" e di nominare
un "Parlamento della popolazione" per la direzione ed il controllo della
popolazione mediante un direttorio rappresentativo dei vari rami della
scienza. Sanger volle fortemente come obiettivo principale del
"Parlamento" la "chiusura delle porte all'immigrazione di alcuni alienati
la cui condizione si sa essere dannosa alla salute della razza, quali gli
imbecilli, gli idioti, i cretini, i pazzi, chi soffre di sifilide o
epilessia, i criminali, le prostitute professioniste ed altri di questa
classe a cui l'ingresso nel paese è già negato dalla legge
sull'immigrazione del 1924". Una volta si cominciasse "l'ingresso e la
produzione di cretini, imbecilli [ed] epilettici", secondo la Sanger, "il
secondo passo sarebbe fare un inventario del secondo gruppo composto da
analfabeti, indigenti, non occupabili, criminali, prostitute, tossicomani;
registrarli in reparti speciali sotto la protezione medica del governo e
tenerli segregati in fattorie e spazi aperti fin quando necessario perché
si rafforzi e si sviluppi la condotta morale". [5]

Dopo la seconda guerra mondiale, l'eugenetica ha perso quasi del tutto il
suo prestigio, grazie alla critica della scienza e all'opposizione dei
libertari, nonché ai suoi legami con il regime nazista. Comunque, i
programmi di sterilizzazione in Canada e Svezia continuarono fino agli
anni '70. Inoltre, si trovano echi dell'eugenetica in alcune controversie
recenti quali i tentativi di costringere le donne povere statunitensi,
soprattutto coloro che percepiscono sussidi, a sottoporsi a mezzi
rischiosi di contraccezione come il Norplant. L'eugenetica era un modo di
promuovere la regolamentazione economica e morale delle vite, dei corpi e
del lavoro delle donne.

Un elemento chiave del sostegno dato ai tentativi di giustificare le
sterilizzazioni era un esplicito "abilismo", quell'idea che vuole che ai
meno "abili", per qualsiasi motivo o in qualsiasi modo, andrebbe impedito
di procreare, con qualsiasi mezzo necessario, e infatti non sono mai
mancate le lamentele sui "pesi sulla società" o qualche battuta del tipo
"facciamo risparmiare i contribuenti". Come dice Kigvamasud' Vasti: "il
valore delle persone disabili è troppo spesso misurato in termini
capitalistici; infatti, quando si valuta se una persona rientra o no nella
definizione federale [statunitense] di disabile, uno dei dieci criteri è
se il soggetto è economicamente indipendente".

Il gruppo "Project Prevention" (una volta C.R.A.C.K., Children Requiring A
Caring Kommunity[sic]) sfrutta proprio questo tipo di mito. Dai primi anni
'90, questa organizzazione ha preso di mira le donne povere di molte
grandi città statunitensi. Fondato da una donna bianca che aveva adottato
quattro fratelli neri esposti nel periodo prenatale al crack, il suo
progetto principale è "contanti in cambio del controllo sulle nascite alle
tossicodipendenti e alle alcolizzate". Offrono $200 a qualsiasi donna che
acconsente a farsi sterilizzare o a sottoporsi ad un programma di
contraccezione a lungo termine; paga subito se si decide per la
sterilizzazione o l'impianto Norplant, ma a rate entro un anno qualora si
optasse per il Depo-Provera o il Lunelle. Sapendo che sono le donne povere
ad accettare i $200 piuttosto che le ricche, il gruppo fa volantinaggio
nei quartieri latini e neri, presso i punti d'accoglienza per i senzatetto
e nei luoghi frequentati dalle prostitute e tossicomani. Senza alcuna
preoccupazione per la salute delle donne a lungo o a breve termine, i
metodi usati per convincerle a rinunciare al controllo diretto della
fertilità includono la coercizione e l'intimidazione: si cerca insomma di
inculcare sensi di colpa. Sebbene "Project Prevention" sia ben finanziato
da eventi per la raccolta di fondi e dal capitale, non contribuisce
nemmeno con un centesimo ai programmi di riabilitazione o per la casa
nelle zone dove opera. Non pensa al fatto che sono proprio le donne
tossicodipendenti e poverissime a correre di più il rischio di trovarsi
senza casa o vittime di stupro. Raccontando a queste donne che sono "fuori
controllo" e che i loro bambini sono un "peso sulla società", C.R.A.C.K.
dissemina vergogna e scoraggiamento proprio al momento in cui la donna ha
più bisogno ed è forse più disposta a cercare una cura o assistenza,
rafforzando in lei la falsa convinzione che la sua vita è priva di valore
e rendendola disponibile ad accettare i $200.

Nella consapevolezza che le valutazioni capitalistiche della vita siano
del tutto sbagliate, le attiviste femministe di Seattle e di altre città
si sono organizzate per togliere dai muri i manifesti di "Project
Prevention". Ma questi tornano sempre, accompagnati da tentativi di
introdurre delle leggi per criminalizzare i "reati prenatali" con pene
quali il carcere e la
sterilizzazione coatta.

Negli Stati Uniti, c'è stato un proliferare di leggi contro le madri
povere, soprattutto nell'area della riforma del welfare. Nell'agosto del
1993, il New Jersey è stato il primo stato ad imporre un tetto famigliare
per il welfare; già nel 1998 erano 21 gli stati con qualche forma di tetto
famigliare: alle madri che ricevono sussidi (e che spesso non sono
sposate) non viene più aumentato il sussidio se fanno ancora figli. Nel
1998 erano 20.000 i bambini a cui è stato negato il sussidio nel solo New
Jersey; non si è notato alcun effetto sul tasso delle nascite ma, al
contrario, molte famiglie (spesso gestite esclusivamente da donne) si sono
trovate in condizioni di maggior povertà.

Dagli anni '90, i politici ed i legislatori hanno iniziatoo a privilegiare
il Norplant come mezzo di controllo della popolazione. Ma dietro la
distribuzione e l'amministrazione del Norplant c'è una politica razzista e
classista che ha lo scopo di controllare le donne povere e specialmente le
donne povere nere.

I progetti per imporre la contraccezione alle assitite non sono certo una
novità. Esistono da molto tempo come elemento della politica capitalistica
conservatrice per il controllo della classe operaia. Ad esempio, nel
"Progetto per la pace" di Margaret Sanger, si legge "assicurare il paese
contro il futuro peso del dover provvedere al mantenimento della prole di
genitori imbecilli, corrispondendo una pensione alle persone con malattie
geneticamente trasmissibili che danno il loro libero consenso alla
sterilizzazione".

Nel 1973, nel suo libro angelicamente intitolato "Chi dovrebbe avere
figli?", lo psicologo Dwight Ingle, dell'University of Chicago, proponeva
il controllo della popolazione come alternativa allo stato sociale.

Per Ingle, gli individui che non fossero in grado di dare ai propri figli
un ambiente salutare o un patrimonio genetico sano - comprese le persone
con difetti genetici o bassa intelligenza, gli assititi dal welfare, i
criminali, i tossicodipendenti e gli alcolisti - dovrebbero essere
incoraggiati, e se necessario costretti, ad astenersi dal procreare. [6]

Incredibilmente, Ingle ipotizzava un futuro dove la tecnologia avrebbe
consentito di impiantare pasticche contenenti un "agente antifertilità"
sotto la cute di ogni donna in età feconda: per poter togliere le
pasticche , la donna avrebbe dovuto chiedere licenza e lo Stato avrebbe
deciso chi fosse idoneo ad avere figli in base ai criteri stabiliti da
Ingle. Con l'invenzione e la diffusione del Norplant negli anni '90,
l'incubo preconizzato da Ingle sembrava realizzarsi.

Migliaia di povere donne nere negli USA sono state prese di mira dalla
campagna per l'uso del Norplant per il controllo sulla riproduzione allo
scopo di diminuire il tasso delle nascite tra queste. A sviluppare il
Norplant è stato il "Population Council", un'organizzazione senza scopo di
lucro che promuove il cosiddetto "family planning" nei paesi più poveri.
Il prodotto è distribuito negli USA dalla Wyeth-Ayerst Laboratories. Il
Norplant è composto da sei capsule di silicone riempite di levonorgestral,
un ormone sintetico, queste vengono impiantate sotto la cute della parte
superiore del braccio della donna. Una volta inserito, il Norplant
impedisce la gravidanza sino a cinque anni. Solo la sterilizzazione ha
un'efficacia maggiore nel prevenire le gravidanze.

Appena approvato il suo uso da parte della US Food & Drug Administration
(FDA), i politici ed altri hanno plaudito al Norplant per la sua comodità
nel controllo del tasso di nascite tra le donne nere povere. Se secondo
suoi promotori il suo carattere efficace, comodo e duraturo lo rendeva il
mezzo perfetto per la contraccezione, allora sarebbe stato lo strumento
ideale per permettere ai governi di controllare le nascite tra le donne
povere.

Solo due giorni dopo la sua approvazione, il Philadelphia Inquirer
riportava un editoriale agghiacciante dal titolo "Povertà e Norplant: la
contraccezione può ridurre i numeri della classe subalterna?".
L'editoriale esplicitava una posizione razzista ed eugenetista,
propugnando una connessione tra contraccezione e razza. Lanciava il
Norplant quale soluzione alla povertà nei quartieri poveri e riteneva che
"il motivo principale del più alto tasso di povertà tra i bambini neri
[già una menzogna] è che coloro che fanno più bambini sono proprio quelli
meno in grado di mantenerli". [7] L'editoriale terminava con un appello
all'uso di incentivi finanziari per "incoraggiare" le riceventi sussidi ad
usare il Norplant.

Come ci si poteva immaginare, giornalisti di ogni versante, da Newsweek a
New Republic, hanno preso le difese dell'Inquirer, unendosi all'appello
per tali incentivi. David Frankel, direttore per le scienze della
popolazione alla Rockefeller Foundation, ha preso una posizione ancora più
aggressiva: "Nonostante la reazione infantile di alcuni membri neri del
personale [che si opponevano all'editoriale del loro capo]? gli incentivi
per la contraccezione non equivalgono al genocidio. Tali incentivi
rappresenterebbero una promozione dal volto umano della responsabilità
sociale". [8] Ecco di nuovo il mito razzista della povertà come
conseguenza dell'irresponsabilità personale alla quale l'unica soluzione è
responsabilizzare i negligenti. Data la natura classista delle battaglie
sulla riproduzione, non sorprende il fatto che non tutti i sostenitori
degli incentivi per il Norplant siano bianchi. Il sindaco di Washington
DC, Marion Barry, affermava che "quando si comincia a chiedere aiuti al
governo per il mantenimento [dei propri figli], è giusto che il governo
abbia una voce sul controllo delle nascite". [9]

La pressione esercitata nei media ha posto il Norplant al centro di un
nuovo programma di politiche demografiche e dei programmi governativi per
le donne povere. Mentre i vari governi statali neoliberisti degli USA si
impegnavano a tagliare i programmi sociali, i fondi pubblici per la
promozione del Norplant aumentavano. L'intervento per impiantare il
Norplant costa sino a 500 dollari, $365 per le capsule e altri $500 per la
rimozione.

Già nel 1994, i vari governi, mentre tagliavano le spese in altre aree,
avevano speso la bellezza di 34 milioni di dollari per la campagna
Norplant. La metà delle donne che hanno fatto uso del Norplant era
composta di assistite da Medicaid. Gli stati hanno inoltre reso
disponibili milioni di dollari per fornire il Norplant alle donne dal
basso reddito che non erano coperte da Medicaid. La Wyeth-Ayerst ha
costituito la Norplant Foundation, contribuendo quasi 3 milioni di dollari
all'anno perché le donne povere potessero avere accesso al Norplant.
L'azienda guadagna in parte destinando il prodotto a quelle donne che non
sono in grado di "controllare l'interruzione dell'uso del prodotto". [10]

Il Norplant diventava velocemente l'unica forma accettabile di spesa
assistenziale, come se le donne povere fossero tali solo perché hanno
figli. Farsi impiantare il Norplant non aiuta minimamente a pagare
l'affitto o a comprare il cibo. Ma in realtà si trattava di una forma di
controllo morale e di controllo sociale dei corpi delle donne, povere dal
momento che era indirizzato anche alle donne povere che non avevano ancora
figli, nonostante i tagli nel welfare.

Per alcuni governi, non erano nemmeno sufficienti gli incentivi. Entro due
anni dalla comparsa del Norplant, alcune legislature avevano proposto
delle misure che offrivano dei premi per l'uso del Norplant o addirittura
che rendevano il suo uso obbligatorio prima di poter accedere ai sussidi.
Nel 1993, il Tennessee ha promulgato una legge con la quale è diventato
obbligatorio informare tutti i richiedenti di assistenza del programma
statale sugli impianti gratis del Norplant. Una proposta di legge del
North Carolina voleva costringere tutte le donne che si avvalevano di un
aborto a spese dello stato di farsi impiantare il Norplant. Ed altre
proposte di legge del Maryland, Mississippi e South Carolina cercavano di
fare uso obbligatorio del Norplant per tutte le riceventi sussidi.

E semmai ci fossero ancora dubbi sullo sfondo eugenetico della
distribuzione di Norplant, David Duke (nazista, ex Grand Wizard del KKK,
ora deputato al parlamento della Louisiana) ha proposto una legge con la
quale si sarebbe corrisposta la somma di $100 all'anno alle riceventi
sussidi perché usassero il Norplant. Il piano faceva parte delle sue
"proposte concrete atte alla riduzione del tasso delle nascite illegittime
ed a spezzare il ciclo della povertà che in verità schiavizza e danneggia
la razza nera, promuovendo i migliori esemplari, i migliori individui".
[11]

Altre misure sperimentali (quali il "vaccino contraccettivo") per ridurre
la fertilità delle donne nere negli USA seguiranno, con tutta probabilità
le orme del Norplant. Il vaccino contraccettivo, ad esempio, è
somministrato per iniezione anche senza la piena consapevolezza o il
consenso da parte della donna. Inoltre, l'effetto contraccettivo non può
essere invertito una volta iniettato il "vaccino". Chiaramente, tali
tecnologie rappresentano una minaccia all'autonomia (ri)produttiva della
donna.

La donna non ha la possibilità di interrompere l'uso di Norplant,
Depo-Provera e IUD quando vuole ed è proprio questa "comodità" a
contribuire alla sua applicazione coercitiva. È controllato dal fornitore
e non dalla donna. Una volta iniziato l'uso, non c'è più bisogno del
consenso della donna ed è facilmente monitorato: o le capsule sono al loro
posto o non lo sono. Gli addetti alla sanità possono imporre le loro
decisioni morali sulle donne povere, rifiutandosi di togliere l'impianto.
E sarà facile controllare la presenza dell'impianto qualora i governi
decidano di renderne obbligatorio l'uso. La gestione quotidiana della
procreazione viene tolta alla donna e trasferita alla tecnologia e ad un
sistema sanitario che non tutela le donne povere. Non è una questione
solamente di libertà di riproduzione; piuttosto si tratta di usare la
tecnologia contro alcuni gruppi particolari per ottenere un effetto
sociale che favorisce le élite.

La politica odierna del welfare è chiaramente dettata dall'economia
capitalista e da una politica di classe fondamentalista, come ampiamente
dimostrato dall'uso di Norplant. È interessante notare che la campagna
promozionale per il Norplant da parte dei governi coincide con una
crescente preoccupazione per i suoi effetti negativi sulla salute, e
infatti tra le donne bianche più ricche che godono di più ampia
indipendenza riproduttiva, l'uso di Norplant è quasi del tutto scomparso.
In un lampante esempio di complicità tra industria e governo, quest'ultimo
è arrivato a salvare il primo, trovando un mercato per una tecnologia
sempre più improponibile. I politici e i direttori di giornali si sono
uniti di nuovo per "vendere" il Norplant alle donne nere povere. I miti
venduti dalla stampa e dalla politica ai neri raramente trovano
controparti per quanto riguarda i bianchi. Sono miti che sfruttano al
massimo certe paure radicate tra i bianchi sulla riproduzione dei neri. Il
Norplant è stato distribuito soprattutto nei centri con tassi più alti di
assistiti neri dal welfare, sebbene la maggior parte degli assititi
fossero bianchi. Ma dal momento che le donne nere hanno una probabilità di
vivere in condizioni di indigenza cinque volte più alta delle donne
bianche e che il numero di donne nere disoccupate è superiore tre volte a
quello delle donne bianche, le politiche che influiscono sulle riceventi
sussidi e sulle povere non sono altro che un attacco piuttosto evidente
alle donne nere, atto a controllare le loro vite.

E combacia perfettamente con il mito che vuole incolpare le ragazze madri
nere per tutta una gamma di mali, dagli "stili di vita aberranti" alla
"dipendenza" dall'assistenza, alla "morale degenerata" e altri ancora oi
quali si cerca di nascondere il fallimento socioeconomico del capitalismo.
Invece di condannare l'economia capitalista, si cerca di incolpare le
donne per la spietatezza dei meccanismi capitalistici che le assalgono.
Così la politica razzista e la politica classista collaborano a produrre
delle politiche di controllo coercitivo della nascite. [12]

Infatti, come illustrato dal caso Norplant, queste politiche sono in atto
in tutto il mondo. Gran parte dei test clinici sul Norplant si è svolta in
Brasile, Indonesia ed Egitto. Si sono verificate numerose violazioni delle
norme etiche durante i test sulle donne che erano in gran parte
poverissime e spesso analfabete. Inoltre, i ricercatori hanno perso le
tracce di molti utenti - anche fino al 30% del totale. In Bangladesh,
quasi 600 donne delle baraccopoli sono state oggetto di test clinici,
senza essere adeguatamente informate e senza che gli operatori dei test
ottenessero l'anamnesi delle donne. A queste donne sono stati corrisposti
degli incentivi finanziari per incoraggiarle a partecipare ai test, e sono
state dissuase, invece, dal denunciare eventuali effetti negativi. A
svolgere i test era un'organizzazione statale per la contraccezione e la
ricerca biomedica, il Bangladesh Fertility Research Program.

La povertà e il razzismo si uniscono allo scopo di giustificare il
sacrificio della salute delle donne per il cosiddetto bene della società e
per curare i mali sociali che non sono causati dalle donne.

A livello internazionale, le femministe ritengono che la causa delle
carenze nelle risorse e della distruzione dell'ambiente non è la
sovrappopolazione ma l'eccesso dei consumi di quel 20% della popolazione
mondiale più ricco. La socializzazione dei costi per la sanità è di vitale
importanza per la nostra sopravvivenza. Attualmente il tasso di mortalità
tra le nascite a Grand Rapids, nel Michigan, è del 2,24% tra i neri ma
solo lo 0,75% tra i bianchi. Si tratta della perpetuazione di un sistema
di "caste" atta a mantenere lo status quo razzista.

Le lotte per una vera libertà riproduttiva devono essere - e possono solo
essere - una parte delle lotte contro il razzismo e contro lo sfruttamento
economico. Oltre alle nostre battaglie per la difesa delle cliniche e
delle donne che vogliono abortire, dobbiamo affrontare i razzisti
nell'industria, coloro che gestiscono le politiche del welfare e che
organizzano i gruppi come "Project Prevention" [13] , e dobbiamo farlo con
la stessa tenacia con cui ci battiamo contro i nazisti. Come ha detto
un'attivista femminista: "È l'oppressione che va eliminata - non la
capacità riproduttiva delle donne". [14]


PJ Lilley e Jeff Shantz


Note:

1. Nota informativa su "Positive Prevention/C.R.A.C.K.", preparata da
Theryn Kigvamasud'Vashti, Communities Against Rape and Abuse, 2002.
2. Moira Brennan, Intervista a Dorothy Roberts, in Ms Magazine, aprile
2001. http://www.msmagazine.com/apr01/roberts.html
3. Un prossimo articolo della serie sulla riproduzione in NEA tratterà la
questione dei lavoratori e delle lavoratrici migranti e della donna nei
paesi nuovamente industrializzati.
4. Daniel J. Kevles, Eugenics and Human Rights - Statistical Data
Included, in British Medical Journal, 14 agosto 1999.
5. Margaret Sanger, Plan for Peace, in Birth Control Review, 1932, pp.
107-8. 6. Dorothy Roberts, Killing the Black Body: Race, Reproduction and
the Meaning of Liberty, Pantheon Books, 1997, p. 110.
7. ibidem, p. 106.
8. ibidem, p. 107.
9. ibidem, p. 108.
10. ibidem, p. 128.
11. ibidem, p. 109.
12. ibidem, p. 112.
13. Per una lista delle città dove recluta, si veda il sito web del
gruppo: www.projectprevention.org .
14. Betsy Hartman, Cracking Open CRACK, nel giornale telematico zmag.org,
2000.



PJ Lilley e Jeff Shantz sono genitori anarchici orgogliosi e militanti del
Punching Out Collective (NEFAC-Toronto) e della Ontario Coalition Against
Poverty - OCAP.


L'articolo è stato pubblicato in inglese nella rivista The Northeastern
Anarchist, n°10, primavera/estate 2005, giornale della NEFAC.
http://www.nefac.net

Traduzione a cura di FdCA - Ufficio Relazioni Internazionali


Da: Federazione dei Comunisti Anarchici <fdca@fdca.it>

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