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(it) Israele-Palestina: Una giornata nella vita di un visitatore a Tel Rumeida, Palestina [en]

Date Wed, 1 Jun 2005 16:15:41 +0200 (CEST)


27 May 2005
Sembrava una cosa semplice: fare un salto a trovare gli abitanti
palestinesi di Tel Rumeida, portando la nostra solidarietà. Così, con
spirito allegro siamo partiti, diretti a Gerusalemme e al solito punto di
incontro al parco con i cappelli contro il sole, le bottiglie di acqua e
le scarpe adatte. Ed eccoci là, 40 cittadini ben intenzionati che si sono
infilati in 4 furgoncini che ci avrebbero portato alla nostra
destinazione.
Tel Rumeida è un quartiere alla periferia di Hebron, la città dei
patriarchi, e si trova su una piccola collina che da sulla città. Con zelo
innato atto a riconquistare la terra, gli infaticabili coloni hanno creato
un accampamento di roulette in cima a questa collina, in bel mezzo ad un
quartiere esclusivamente arabo. I coloni vanno in giro pregando e sono
fortemente armati e le strade che circondano la colonia sono state
dichiarate chiuse ai palestinesi. Tenete ben presente questo fatto: i
risultati per i vicini palestinesi sono catastrofici.

Come forse sapete, questi escursioni da parte dei pacifisti sono
pubblicizzati liberamente in internet e tra i nostri lettori più avidi ci
sono quelli della polizia e dei servizi segreti. Quindi, non deve stupire
che ancor prima di uscire da Gerusalemme, eravamo in compagnia di 2 jeep
della polizia e una macchina con 4 gorille.

Benché sia perfettamente legittimo fare un'escursione nei pressi di
Gerusalemme con 4 furgoncini, Hebron è tutta un'altra cosa: Hebron è
situata nella Zona A, cioè sotto il controllo dell'Autorità palestinese ed
è quindi severamente vietato ai cittadini israeliani. Quindi, la polizia
ci segue fino al punto che diventi chiaro che sta per compiersi un reato,
e poi...

Gli organizzatori tra di noi, che sanno bene come vanno le cose, hanno
deciso di lasciare la strada principale a Halhul (sulla strada di Hebron).
In tutta fretta, abbiamo abbandonato i furgoncini, scavalcato un muro e,
voilà, eravamo già nella Zona A. Furbi, no? Lì, abbiamo ingaggiato alcuni
taxi palestinesi e dopo aver accolto alcuni membri dell'organizzazione di
mediazione, Christian Peacemakers Team, siamo entrati a Hebron di buon
umore.

Non avrete pensato, però, che i servizi segreti israeliani sono del tutto
cretini, vero? Infatti, appena arrivati a Hebron abbiamo trovato un
comitato di accoglienza che ha arrestato 24 di noi (subito trasportati
indietro in Israele, interrogati, identificati anche con impronti
digitali, perquisiti dentro e fuori, accusati e fermati fino a sera,
rilasciati non senza l'intervento di un avvocato).

Il nostro taxi, e un altro ancora, miracolosamente mancati dai militari,
ci ha lasciato in mezzo al Suq in modo che potevamo fare gli ultimi 500
fino a Tel Rumeida a piedi. Non si poteva proseguire con il taxi dal
momento che il blocco stradale permanente rimane chiuso il giorno dello
Shabat, su richiesta dei coloni (che non portano le macchine comunque quel
giorno!), un fatto che assicura un giorno di riposo anche agli abitanti
mussulmani e cristiani di Tel Rumeida - tanto, non contano loro...

Ora, potete immaginare che un gruppo di israeliani nel Suq di Hebron sia
più che facilmente individuabile, e infatti quasi subito 2 compagni sono
stati arrestati da una pattuglia militare israeliana. Ormai era chiaro che
dovevamo sparire. I rimasugli del gruppo hanno corso su per le stradine in
direzione di Tel Rumeida e dopo qualche parola di spiegazione in arabo, ci
hanno fatto subito entrare nei cortili delle case dei palestinesi, in modo
che non ci potessero beccare le pattuglie.

Dovevamo raggrupparci con l'uso dei telefonini, difficile per l'assenza di
segnale in queste zone. Ma alla fine, si siamo tutti raggruppati e alcuni
abitanti disponibili ci hanno guidato per un labirinto di vicoletti e
cortili, immodizia e muri, fino ad una "casa sicura". Questa casa, che
resta appena sotto la zona di giurisdizione israeliana, apparteneva ad un
medico palestinese che ci ha cordialmente accolto con té e limonata. Egli
ha sfruttato l'occasione per potersi scaricare di dosso il dolore vissuto
da lui e la sua famiglia. La sua casa si trova sulla "strada degli ebrei"
che porta alla piccola colonia in cima alla collina. La strada spesso
viene dichiarata chiusa ai palestinesi, in modo che i coloni si possono
muovere in sicurezza, con la consequenza che gli abitanti si trovano
spesso agli arresti domiciliari, che i bambini non possono andare a
scuola, che non si può fare la spesa. Più volte hanno buttato giù a calci
il portone di casa e rompono i vetri delle finestre a sassate. Se gli si
rompe un elettrodomestico, è impossibile far pervenire un tecnico per
aggiustarlo. Lui stesso è stato picchiato o lapidato diverse volte e le
denunce alla polizia vanno a vuoto. L'esercito è completamente remissivo
nei confronti dei coloni.

Dopo aver ascoltato tutte queste "buone notizie", abbiamo deciso di
proseguire con il nostro viaggetto. In gruppi di tre abbiamo attraversato
la strada che è frequentemente pattugliata, e facendo un'altra serie di
vicoli e cortili abbiamo raggiunto la persona palestinese che ci doveva
accogliere a Tel Rumeida. Abita direttamente di fronte alle roulette dei
coloni. Il portone di casa è sotto il livello della strada ed è sempre
bloccato dai rifiuti della colonia, e se lui o qualcuno della sua famiglia
osasse farsi vedere sulla strada, sarebbe sparato o minimo vittima di una
sassata. Quindi, l'ingresso "normale" a casa sua è quel percorso contorto
che abbiamo fatto noi per arrivarci. I coloni gli entrano tranquillamente
in giardino e hanno già tagliato tutti gli alberi. La casa del vicino è
stato quasi del tutto distrutto con le finstre in frantumi e i buchi dai
proiettili che perforano i muri. La vita di questo vicino era diventato
talmente intollerabile che se n'è andato. Ed è proprio questo lo scopo
delle vessazioni da parte dei coloni.

Anche qui abbiamo sentito una lunga lista dei crimini dei coloni, aiutati
apertamente dai militari. Gli hanno tagliato il corrente tante volte,
sparano contro il serbatoio dell'acqua sul tetto, i suoi figli vengono
aggrediti mentre vanno a scuola dai figli dei coloni e sotto l'occhio
compiaciuto di quest'ultimi e delle autorità. La polizia non vuole niente
a che fare con queste piccole questioni da vicini!

Quando era raggiunta l'ora di andar via, abbiamo scoperto che due coloni
armati stavano prendendo il sole nel giardino abbandonato del vicino,
chissà se fosse una combinazione... Comunque il nostro amico palestinese
si è innervosito visibilmente, dicendoci che era meglio non uscire dal
giardino e che questi signori erano capaci di spararci per la minima
provocazione. Così, simao andati via con il percorso alternativo di prima,
in gruppetti scavalcando muri, passando per i vicoli in mezzo
all'immondizia, nei cortili delle case fino a Suq, dove ci aspettava un
minibus con i vetri scuri, che ci avrebbe portato fuori Hebron, senza
esere avvistati.

Abbiamo visto uno Stato dentro uno Stato. Ed era pure lo Shabat... un
giorno quando i coloni se ne stanno a casa. Ma durante la settimana,
circolano liberamente e fanno quello che vogliono. E quello che vogliono
fare è infastidire gli abitanti palestinesi fino al punto che si
decideranno di andarsene.

Non credo che farò altre visite a Hebron nel prossimo futuro.


Eldad Kisch


Traduzione ainfos

Vedere anche:
(it) Israele-Palestina: La reputazione internazionalista degli Anarchici
israeliani arriva anche a Hebron
http://www.ainfos.ca/05/may/ainfos00322.html

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