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(it) Comunicato FdCA: Massa Critica

Date Fri, 01 Jul 2005 18:31:23 +0300


Nelle cosiddetta "democrazia matura" italiana, l’antifascismo è diventato una
nobilissima attività storiografica (e di questo bisogna pur ringraziare gli
Istituti Storici di Ricerca sulla Resistenza e le associazioni dei partigiani)
e di commemorazione, pur attraversata da letture revisioniste. Oppure una
manifestazione girotondina di fastidio del centro-sinistra contro certe
tendenze o derive autoritarie del governo di centro-destra, pur dimentico
dell’esistenza in Italia di un sistema elettorale maggioritario che legittima
intrinsecamente quelle tendenze o derive.

Il fascismo, invece, non è mai stato seppellito nei libri di storia e negli
ultimi 60 anni non ha mancato di mostrare ricorsivamente il suo ruolo -appunto
storico e spesso di Stato- fatto di stragi, di aggressioni, di razzismo, di
maschilismo, di violenza gratuita contro qualsiasi attività umana, sociale,
politica, sindacale, culturale che si richiami alla lotta per maggiore
uguaglianza e maggiore libertà possibile. La sua metamorfosi in partito di
governo non ha normalizzato le "frange violente" ma le ha solo legittimate
concedendo da un lato copertura istituzionale e dall’altro il paradosso della
"critica democratica" da destra alla rammollita Alleanza Nazionale.

Così le attività fasciste sono oggi rinvenibili in innocui pubblici atti di
"critica democratica" (lapidi, toponomastica, convegni di Forza Nuova, raduni
nostalgici) oppure in problemi di "ordine pubblico" (aggressioni, violenze) in
cui lo Stato derubrica il connotato fascista e lo trasforma con indulgenza in
"ragazzate" e "violenze personali" tra estremisti.

Peggiore trattamento subiscono oggi le manifestazioni dichiaratamente
antifasciste, viste come un fastidioso problema di ordine pubblico da qualsiasi
ministro dell’interno e quindi reprimibile con violenza al pari di un corteo di
irriducibili tifosi un po’ agitati.

Dagli opposti estremismi alle opposte bande di estremisti. Noi non possiamo
accettare questo riduzionismo cavalcato dai media e dai commissariati di tutta
Italia e dobbiamo evitare che l’antifascismo quale valore della coscienza di
massa storicamente sedimentata in questo paese, venga strumentalmente capovolto
e reso perseguibile nei fatti in quanto crimine frutto di una sorta di
inesistente irriducibilismo estremista.

Ma se l’irriducibilismo è una montatura mediatico-poliziesca, è altresì vero
che l’antifascismo è irriducibile in sé: esso infatti non contiene spazi per
mediazioni o attenuazioni, non prevede ponti e neppure punti di incontro -né
istituzionali, né religiosi, né terapeutici o comunitaristi, né
pseudo-antiimperialistici- con i nemici di sempre delle aspirazioni di libertà
e di uguaglianza delle classi sfruttate. Oggi il nostro compito e di tutti
coloro che vedono con preoccupazione il riemergere ed il ripresentarsi della
violenza fascista -che sia mascherata di urgenze sulla sicurezza del paese o
che scorra sulla lama di un coltello- non è solo quello di stigmatizzare la
statalizzazione del 25 aprile, ma soprattutto di riportare l’antifascismo
all’interno di tutte le espressioni collettive e di massa quale valore aggiunto
alle lotte sindacali, alle lotte sociali, alle lotte antirazziste, alle lotte
antisessiste, e viceversa i contenuti di queste lotte all’interno delle
espressioni collettive e di massa necessariamente e specificatamente
antifasciste quando è necessario come nel caso della manifestazione del 2
luglio a Torino. Perchè fascismo è anche sgomberare i campo nomadi, colpire i
cortei operai, imprigionare e deportare i migranti.

Un antifascismo slegato da questa dimensione quotidiana e collettiva rischia di
sbiadire in storiografia, memorialistica, commemorazione, oppure di essere
capovolto nel suo opposto quale violento problema di ordine pubblico -proprio
come 70 anni fa!- ed i soggetti vittime della facile montatura accusati di
"violenza e -sic!- di... resistenza"!

Non abbiamo mai creduto all’antifascismo dello Stato italiano, né al mettere il
fascismo fuori-legge come spesso chiedevano i "fascisti rossi", e neppure a
quell’antifascismo "militante" come soluzione finale tipo "primavalle"; la
nostra posizione come comunisti anarchici è quella dell’antifascismo proletario
e di massa, della costruzione di un malatestiano fronte antifascista di
resistenza ampio e radicato alla base (gli Arditi del Popolo insegnano) nei
posti di lavoro, nelle scuole, nei quartieri, nelle coscienze di tutt* in
Italia ed in tutta Europa, dove il rigurgito nazi-fascista è altrettanto
preoccupante e le aggressioni sono rivolte soprattutto e non a caso verso gli
stranieri e le organizzazioni anarchiche ed anarcosindacaliste che si battono
da sempre per l’internazionalismo proletario.

Federazione dei Comunisti Anarchici

1 luglio 2005


http://www.fdca.it


Da: Federazione dei Comunisti Anarchici <fdca@fdca.it>






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