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(it) Umanità Nova, n.1: Basta con la legge Procreazione Medicalmente Assistita

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Fri, 21 Jan 2005 10:23:52 +0100 (CET)


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Il 4 dicembre scorso, la Cassazione, che doveva verificare le firme
raccolte per i referendum abrogativi della Legge 40 (Procreazione
medicalmente assistita) e valutare la correttezza formale dei quesiti, ha
dato parere favorevole.
Ora la parola passa alla Corte Costituzionale che si riunirà il 20
gennaio e dovrà, entro il 10 febbraio, dichiarare se i quesiti siano
ammissibili. Se il giudizio della corte Costituzionale sarà affermativo i
referendum dovranno svolgersi tra il 15 aprile ed il 15 giugno.
Questa la situazione.

Chi ha seguito questa legge sa già quanto lesiva sia nei confronti della
salute delle donne e quanto riaffermi una loro posizione subalterna. Una
legge, lo abbiamo già detto, che non riconosce il primato femminile sulla
nascita, che riafferma la priorità della famiglia (la certezza del pater
familias come unico possibile fecondante), che sottopone le donne a cure
ormonali fortissime (limitando il numero degli embrioni che si possono
produrre e vietando la loro crioconservazione per un futuro nuovo
impianto). Soprattutto una legge che riconosce, per la prima volta,
l'embrione come soggetto a sé, indipendentemente dal corpo della madre.
Un embrione che potrebbe avere interessi contrapposti al corpo che lo
accoglie e che pertanto deve essere tutelato dalla legge contro gli
interessi della madre. Ormai è pensare comune che questa legge non sia
stata fatta, come affermano i legislatori, per delimitare il "far west"
delle cliniche in cui si praticava la fecondazione assistita ma per
costruire uno strumento per iniziare ad abbattere o modificare la 194 (la
legge sull'aborto).

Che le leggi siano fatte per "metter ordine" è risaputo: che poi questo
ordine sia desiderato da coloro cui viene imposto o sia per esse positivo
o opprimente è un fattore secondario, o meglio inesistente. Perché poi
oggi gli stia così antipatico il far west, da sempre, da loro, mitizzato
nei film di indiani e cow boy, ancora non lo capiamo…

Entrando un po' più nel merito, se analizziamo i 5 quesiti referendari si
hanno non poche sorprese.

I referendum proposti sono 5. Uno, presentato dai radicali, chiede
l'abrogazione dell'intera legge (Il timore dei radicali stessi è che non
venga dichiarato ammissibile perché chiedendo l'abrogazione dell'intera
legge si richiede l'abrogazione di materie non omogenee tra di loro, per
esempio fecondazione e ricerca).

Gli altri 4 richiedono l'abrogazione solo di alcune parti della legge.

Quello che più colpisce è che i primi tre non chiedono l'abrogazione del
riconoscimento dell'embrione come soggetto di diritto, la parte più
lesiva dei diritti della donna. Il primo chiede l'abrogazione di alcune
norme che comportano rischi per la salute delle donne, il secondo le
norme che vietano la fecondazione eterologa, il terzo le norme che
impediscono la ricerca sulle cellule staminali embrionali.

Nessuno di questi tre referendum intacca l'impianto complessivo della
legge, cioè la subalternità del desiderio di maternità di una donna al
marito /compagno, la subalternità della salute del suo corpo all'embrione
e la subalternità della donna alla legge. Questi tre referendum non
ritengono necessario che siano i singoli a poter decidere; saranno solo
le coppie "normali" a poter accedere alla p.m.a.: niente single, o
omosessuali.

Solo il quarto referendum, presentato da 12 donne (parlamentari e
sindacaliste), chiede l'abrogazione dei diritti del concepito.

Il quadro non è certo confortante.

La raccolta delle firme per i referendum è stata accompagnata da toni
apocalittici. Dal ministro Giovanardi che faceva affiggere un manifesto
in cui Hitler ed un manipolo di SS erano accompagnati dallo slogan "anche
loro avrebbero firmato", a Prodi che dichiarava il referendum uno
"scontro tra cattolici e laici che avrebbe dilaniato il paese", a Fini
che, nel caso di firme sufficienti, avrebbe valutato eventuali modifiche
legislative (non prima, naturalmente).

Del resto quasi tutti i/le parlamentari si dichiarano disponibili ad un
cambiamento della legge.

Noi crediamo che non ci sia stata nelle persone la comprensione reale
della portata di questa legge.

Da molti è stata ritenuta una legge "tecnica". Una legge che non riguarda
tutte ma solo i pochi in qualche modo "non fertili". Se la campagna per
il divorzio e l'aborto hanno visto una adesione grandissima e la
discussione si era estesa a tutti, perché ognuno sentiva il problema come
suo, non altrettanto è accaduto per la legge sulla procreazione.

Non si è capito che l'argomento procreazione era solo un pretesto per
rimettere in discussione altro: il ruolo ed i diritti acquisiti della
donna. Una legge tecnica che però tecnica non lo è affatto, ma è etica.

La tecnologia è ormai arrivata a livelli di complessità talmente alti che
molte persone pensano di non poter far nulla, di non essere all'altezza
di capire, che sia meglio lasciare agire i "tecnici". Se la scienza se ne
occupa si può star certi che il ritorno sarà positivo. Ed invece non è
così: se la sapienza materna sulla riproduzione passa dalla mani della
donna a quella della scienza avremo solo disastri.

E così ci ritroviamo con una legge che detta una morale di stato, che
vuole riaffidare agli uomini un controllo sulla sessualità femminile e
sulla procreazione che gli era sfuggito.

Se la legge sull'aborto, continuamente attaccata negli ultimi anni, fosse
stata sottoposta a modifica, ci sarebbe stata una forte opposizione.
Attraverso la legge sulla procreazione invece è stato possibile darle una
prima forte martellata. Se le donne non hanno più il primato sulla
maternità perché dovrebbero averlo sulla "non" maternità? Se l'embrione è
soggetto di diritto, perché la donna può decidere di non farlo nascere?
Se il marito/compagno ha la stessa autorevolezza in materia di nascita,
perché non potrà poi decidere lui se la donna debba abortire o meno?

Questo non significa, naturalmente, come invece qualche stupido che ha
risposto su Inymedia in occasione di un precedente articolo pensa, che si
ritenga necessaria una legge che regoli questa materia.

In nessun modo una legge deve avere la possibilità di regolare un
desiderio, o la relazione che si stabilisce tra una donna e suo figlio:
una relazione che la legge vuole trasformare in conflitto.

Ci piace terminare riportando una frase di un documento di un gruppo di
giuriste sulla legge 40: "l'esperienza degli anni in cui l'aborto era
reato dimostra che se la regola imposta dallo stato non corrisponde alla
speciale competenza femminile, quella regola sarà disattesa".

Collettivo Libertario Novatese


Da Umanità Nova, numero 1 del 16 gennaio 2005, Anno 85
http://www.ecn.org/uenne




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