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(it) Umanità Nova, n.4: Arrivano i "nostri"! Peacekeeping: geografia dell'imperialismo made in Italy

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Date Sun, 13 Feb 2005 09:45:48 +0100 (CET)


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LA GUERRA ESTERNA
Lo scorso 14 gennaio il governo italiano ha approvato un nuovo decreto
legge per l'ulteriore prolungamento fino al prossimo 30 giugno 2005,
delle diverse missioni "di pace e stabilizzazione" a cui partecipano
contingenti militari e "civili" italiani. Tali missioni battono bandiere
diverse (UE, UEO, NATO, OSCE, ONU), ma nella sostanza si somigliano
molto, anche se operanti in zone e contesti molto diversi. Incerto il
numero complessivo dei militari italiani impegnati all'estero: secondo
quanto dichiarato nello scorso ottobre dal generale Giulio Fraticelli
sarebbero 7.000 ma secondo il Ministero della Difesa nell'agosto
assommavano a 9.600; altre fonti riferivano di 8.600 in luglio, mentre il
ministero della Difesa al 30 marzo 2004 riferiva di 8.914 unità.

Secondo il sito ufficiale dell'esercito italiano, "la media di personale
costantemente schierato all'estero si aggira sulle settemila unità, con
punte che hanno superato i diecimila uomini impegnati oltremare", anche
se nel 2003 ha toccato quota 12.000.

Alla decisione del governo sono seguite il 20 gennaio le dichiarazioni
del ministro della Difesa che ha ribadito come le truppe italiane
resteranno in Iraq "fin quando sarà necessario" (traduzione: fintanto ci
converrà obbedire a Washington).

Ecco comunque un breve promemoria relativo all'interventismo tricolore,
con l'elenco delle principali operazioni in corso.


IRAQ

La missione "umanitaria" italiana in Iraq, denominata Antica Babilonia,
dal 2003 alla fine del 2004 è costata qualcosa come 726.452.888 euro,
senza tener conto di un altro mezzo milione di euro destinato
all'assistenza e alla ricostruzione delle forze di sicurezza irachene. È
stato calcolato che la missione ha registrato un considerevole aumento -
circa il 65% - dei costi a base mensile. Poiché il numero dei militari ha
subito poche variazioni, tale aumento è motivato dall'incremento di mezzi
blindati, carri armati ed elicotteri impiegati. Per comprendere
l'effettiva natura di tale missione può essere interessante soffermarsi
sul fatto che attualmente Italfor dispone di circa 1.100 tra carri armati
Ariete dotati di cannoni da 105 mm, blindo Centauro, veicoli corazzati da
combattimento Dardo, cingolati lanciamissili oltre ad altri vari tipi di
mezzi, ulteriormente incrementati in queste settimane.

Dall'inizio dell'occupazione Usa, lo Stato italiano partecipa con un
proprio contingente militare interforze e, alla componente terrestre, è
stato assegnato un settore (provincia di Dhi Qar, con base principale
operativa a Nassirya) nella regione meridionale dell'Iraq nell'area di
responsabilità della divisione multinazionale a guida inglese.

Attualmente quindici nazioni, tra cui l'Italia, hanno offerto al comando
Usa "pacchetti di Forze" da impiegare, per l'operazione "Iraqi Freedom"
in atto.

Il contingente italiano conta circa 3.400 militari, appartenenti a vari
reparti delle forze armate, inclusi carabinieri incorporati nella Msu
(Multinational Specialized Unit), reparti speciali e personale della
Croce Rossa. Elicotteri CH47 e AB412 dell'esercito, HH-3F
dell'aeronautica e SH 3D della marina, assicurano copertura tattica,
trasporti e collegamenti. L'ultima novità sono quattro aerei da
ricognizione senza pilota Predator. Inoltre prossimamente verranno
dispiegati sul territorio iracheno quattro elicotteri Mangusta.

Un altro piccolo gruppo di ufficiali italiani fa parte della missione Onu
Unikom, attiva dal 1991, comprendente circa 300 osservatori
internazionali dispiegati lungo il confine Iraq - Kuwait.


AFGANISTAN

Anche se apparentemente defilato, l'intervento italiano in Afganistan -
nell'ambito di Enduring Freedom - ha visto nel 2003 il contingente
"Nibbio" operare - per la prima volta nella storia delle missioni
italiane - con finalità dichiaratamente offensive e l'impiego di un
migliaio di soldati incaricati di "combattere il terrorismo".

Conclusasi tale fase, attualmente la missione internazionale denominata
ISAF (International Security Assistance Force), operativa dalla fine del
2001, ha il compito di garantire protezione e sostegno al governo afgano
e alle sue sedi istituzionali, oltre che scortare le unità di
ricostruzione in territorio ostile.

La missione che, dall'agosto 2003 è Nato, comprende circa 3.000 uomini
suddivisi fra le seguenti nazioni: Gran Bretagna, Austria, Belgio,
Bulgaria, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia,
Olanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Portogallo, Romania, Svezia, e Turchia e
Spagna che, dopo l'arrivo di Zapatero al governo, ha aumentato il numero
del proprio contingente.

Il contingente italiano, composto da circa 590 elementi, dei quali 520
dislocati a Kabul, comprende reparti dell'esercito, dei carabinieri e
reparti speciali, mentre l'aeronautica garantisce il sostegno logistico.
Rilevanti le funzioni italiane per l'addestramento e l'equipaggiamento
delle nuove forze di polizia.


BALCANI

La presenza militare italiana nei Balcani è ormai di lunga data e, dopo
la guerra Nato contro la Serbia nel '99, tale ruolo si è andato
accrescendo. Numerose le missioni, queste le principali.

- KFOR (Kosovo). L'operazione Joint Guardian, a guida Nato, ha
l'obiettivo di assicurare l'applicazione dell'accordo di "pace" nella
provincia serba a maggioranza albanese. L'Italia ha un ruolo guida con
l'impegno, attualmente, di circa 3.500 militari, appartenenti a numerosi
corpi e specialità, nel contingente multinazionale Kfor.

- UNMIK (Kosovo). È la missione delle Nazioni Unite con sede a Pristina.
L'Italia concorre, insieme ad altri 50 paesi, con un osservatore militare
e 70 operatori delle forze dell'ordine.

- SFOR (Bosnia). L'operazione Nato Joint Forge ha lo scopo di vigilare
sulla
normalizzazione in Bosnia Erzegovina dopo la guerra. L'apporto di Italfor
Bosnia, attivo dal 1995, è di circa 1.500 uomini (circa 1.250
dell'esercito e 250 carabinieri). Sedi del contingente: Sarajevo e Ploce
(reparto logistico).

- EUMM (Balcani). Per l'Italia partecipano attualmente una ventina di
uomini, che sono dislocati presso il quartier generale di Sarajevo e gli
uffici di Sarajevo, Skopje, Tirana e Belgrado.

- ALBANIA, ALBANIA 2 e DIE (Albania). L'operazione Albania, con comando
militare italiano, ha rilevato dal 2002 la KFOR Communication Zone West,
nell'ambito di una missione Nato per riconfigurare la presenza atlantica
nei Balcani; tale operazione ha visto il coinvolgimento di circa 460
soldati italiani di altri 70-80 di altre nazioni aderenti alla Nato.
"Albania 2" è finalizzata invece al contrasto dell'emigrazione
clandestina e impegna forze navali con circa 250 uomini. La Delegazione
Italiana di Esperti, ovviamente militari, coopera con i militari albanesi
per la riorganizzazione delle forze armate secondo lo standard Nato. La
DIE, che dipende direttamente dallo stato maggiore della difesa, ha sede
nella città di Tirana nelle vicinanze del ministero della difesa
albanese. In supporto all'attività organizzativa e addestrativa sono
stati ceduti alle forze armate albanesi numerosi materiali e mezzi.
L'Italia partecipa anche alla missione UEO-MAPE (Multinational Advisory
Police Element) con un contingente misto CC-GdF-PS per la ricostruzione
della polizia albanese e, con l'operazione ALBITA, l'aeronautica militare
italiana fornisce cooperazione tecnico-logistica con le forze aeree
albanesi.


ALTRE MISSIONI MINORI

- UNMOGIP (India-Pakistan). Osservatori militari italiani nell'area del
Kashmir contesa tra i due Stati.

- MFO (Sinai). La Multinational Force and Observers è una organizzazione
internazionale indipendente per il mantenimento della pace tra Egitto e
Israele, sancita dal trattato di pace del '79. Il contingente militare
italiano, che opera nel Sinai, è formato da 70 militari della marina.

- UNIFIL (Libano). Altra missione costituita in base a una risoluzione
dell'Onu (425 dal 19 marzo 1978) per mantenere la pace in Libano.
L'Italia contribuisce con un reparto dell'aviazione e dell'esercito con
circa 50 uomini e 4 elicotteri AB 205.

- UNTSO (Israele). È la più antica missione di peacekeeping dell'Onu, sul
conflitto in Medio Oriente dal 1958. Vi partecipano 8 ufficiali italiani
come osservatori.

- TIPH 2 (Hebron) - Missione voluta dall'Anp dopo l'accordo sulla
striscia di Gaza del 1995. Partecipano una quindicina di addetti militari
italiani.

- UNMEEE (Etiopia e Eritrea). Prevista nell'accordo di Algeri del 18
giugno
2000 tra i due paesi. Attualmente vi prendono parte due osservatori
militari, una compagnia di circa 40 carabinieri e alcuni operatori del
corpo militare della Croce Rossa Italiana.

- MINURSO (Sahara Occidentale). Cinque osservatori militari italiani
partecipano alla missione Onu, iniziata nel '91 dopo l'intesa tra il
Marocco e il Fronte Polisario per la fine della guerra.

- MINUGUA (Guatemala). Missione Onu che vede un piccolo gruppo di
carabinieri in veste di osservatori riguardo gli accordi tra governo e
guerriglia.

Inoltre va menzionata la partecipazione italiana alle misure operative
della Nato, fuori dai confini nazionali. Infatti dal 16 marzo 2004 la
Nato ha esteso a tutto il Mediterraneo l'attività delle sue forza navali
permanenti in cui operano stabilmente due unità navali italiane; da
segnalare infine la partecipazione di personale italiano alle operazioni
"antiterrorismo" esplicate dagli aerei radar AWACS.

Ricordiamo un vecchio e profetico slogan propagandistico: "Vieni in
Marina, girerai il mondo".

Un'altra promessa mantenuta.

Z. F.

Da Umanità Nova, numero 4 del 6 febbraio 2005, Anno 85
http://www.ecn.org/uenne




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