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(it) Francia: Courant Alternatif, n.145 - Saint-Nazaire: lotta esemplare, risultati da miseria... (fr)

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Date Tue, 1 Feb 2005 19:10:17 +0100 (CET)


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Per oltre 4 settimane, l'agglomerazione urbana di Saint-Nazaire, è stata
privata di trasporti pubblici. Nonostante un blocco quasi totale della
circolazione degli autobus per uno sciopero massiccio degli autisti/e con
occupazione e blocco del deposito, i risultati per gli scioperanti sono
alquanto scarsi al termine di un conflitto senza precedenti in questa
categoria nella regione.

Una città operaia ed una tradizione di lotta

Saint-Nazaire è conosciuta per le sue attività industriali,
essenzialmente le costruzioni navali nei Cantieri dell'Atlantico, ed
aeronautiche con Airbus-EADS. Città operaia, comune nell'orbita
socialista da sempre, la storia della città, da 130 anni, è segnata dalle
combattive lotte nell'industria, ma molto meno negli altri comparti
produttivi.

Ancora in questi ultimi due anni, con la costruzione della Queen Mary II,
le lotte salariali e sociali sono state numerose, con il rifiuto dello
sfruttamento delle ditte subappaltanti, ad interim o stranieri, come
quegli operai indiani, rumeni, greci o polacchi che venivano a lavorare
qui in delle condizioni qualificate di schiavitù moderna (passaporti
confiscati, salari da miseria, ostacoli agli spostamenti, vitti e alloggi
indecenti, beffa dei loro diritti sociali, ecc.).

Perciò, il 15 novembre, sono i conduttori e le conduttrici dei bus della
città che attuano un sciopero, annunciato attraverso un volantinaggio e
la stampa una settimana prima. Le loro rivendicazioni: l'apertura
immediata delle negoziazioni salariali previste per dicembre, con
l'uguaglianza dei salari per i salariati/e della STRAN-STRVN come punto
essenziale.

Dinnanzi al mutismo della direzione, degli eletti della città e della
CARENE, il deposito degli autobus era occupato 24 ore su 24 dal 17
novembre, e non circolava più nessun autobus.


Una lotta per l'uguaglianza salariale

In questa occasione, la popolazione scopriva che la STRAN, gli autobus e
minibus gialli che circolano in città e dintorni, copriva per altro una
filiale, la STRVN, di cui nessuno o quasi nessuno era conoscenza, a causa
della sua totale assenza di visibilità. Per i salariati/e però, la
differenza esisteva molto concretamente a livello della remunerazione:
250 euro mensili in meno per gli impiegati della STRVN, per una stessa
qualifica (patente D trasporti pubblici) e uno stesso mestiere: trasporto
di passeggeri nell'agglomerazione urbana e dintorni.

Ufficialmente, la creazione della filiale che si occupa del trasporto dei
passeggeri si spiega con la necessità per la STRAN d'integrare nel suo
sviluppo l'inter-municipalità, e soprattutto i trasporti scolastici della
zona, finanziati dal consiglio provinciale o regionale che contratta con
delle società di trasporto stradale di passeggeri. Detto questo, la
creazione della STRVN non implica obbligatoriamente delle differenze di
salario fra gli autisti, la questione avrebbe potuto essere risolta con
l'allineamento tra gli indici delle due contratti collettivi sin dalla
creazione.

La questione dell'uguaglianza salariale non si è posta che
progressivamente durante i 12 anni di esistenza della filiale. In
effetti, per i salariati/e della STRVN dall'inizio, il loro statuto era
soltanto provvisorio, e la direzione puntava su una promozione di
carriera per il passaggio della filiale alla società-madre. Ora, da 5
anni, la STRAN non assume più, mentre la STRVN assume e, scomparendo per
i salariati l'arrivo della promozione, la rivendicazione di una equità
remunerativa è diventata irrinunciabile, cosi come il ricorso allo
sciopero per ottenerla.

Dietro questa rivendicazione faro del "a lavoro uguale, salario uguale",
gli autisti/e puntavano l'indice anche contro alcune condizioni di lavoro
inaccettabili, come le ore d'attesa in deposito non remunerate oltre i 29
minuti tra un servizio e l'altro, oppure una flessibilità oraria di una
settimana sull'altra secondo un sistema di debito o di credito di ore,
senza compensazione, a seconda che il loro servizio non abbia raggiunto o
ecceda le 35 ore. D'altronde, anche per gli autisti/e della STRAN, il
salario diventa decente solo tramite l'ottenimento di premi (servizio di
notte, pasti sfalsati...) che sicuramente non sono integrati al salario,
restando il lordo a 1250 euro in media.


Uno sciopero appoggiato a livello inter-sindacale, ma che non ha
staffette

Se i 3 sindacai dei trasporti sono rappresentati in azienda, solo l'UNSA
e la CGT dovevano appoggiare la rivendicazione partita dalla base,
essendo sparita dalla circolazione la CFDT.

Davanti al rifiuto di ogni negoziazione, gli autisti decidevano di
bloccare il deposito degli autobus dal 17 novembre. Cosi, durante 4
settimane, uno sbarramento di paletti infiammati ha ostruito l'entrata
principale del deposito, mentre gli altri accessi erano bloccati. Sui 130
autisti/e delle 2 società, un centinaio, principalmente degli autisti di
altrove, visto il tasso d'impiego femminile, si sono dati la staffetta
giorno e notte ai picchetti.

La reazione della popolazione verso gli scioperanti è stata piuttosto
bendisposta, de una petizione di sostegno è stata largamente firmata ai
mercati della città.

Durante le settimane di lotta, manifestazioni, occupazioni, interventi in
consiglio municipale si sono susseguiti, orchestrati essenzialmente dalla
CGT, fortemente appoggiata dal PCF, e che raggruppavano ad ogni
iniziativa fra le 200 e le 500 persone. Pure le collette di solidarietà
sono state abbondanti, e l'alimentazione delle casse di sciopero adeguate
(più di 30.000 euro).

Può sembrare stupefacente che una città di medie dimensioni ed la sua
agglomerazione (ossia 100.000 abitanti) possano adattarsi a 4 settimane
di blocco totale dei suoi trasporti pubblici senza entrare in crisi, né
un'irruzione dei " utenti presi in ostaggio " su tele-Bouygue o
radio-Medef. A questo, ci sono plurime spiegazioni.

La prima, ma non di poca importanza, è legata allo schema urbano di
Saint-Nazaire.

Distrutta dalla seconda guerra mondiale, la città si è riedificata sulla
base di un piano del traffico ampiamente integrante l'uso di autoveicoli.
I viali sono larghi, il parcheggio gratuito ed abbondante, le corsie per
gli autobus inesistenti, e le piste ciclabili sono un gadget da borghesi
che ricorda che ci sono dei Verdi nella maggioranza municipale. I
trasporti pubblici rappresentano cosi meno del 6% degli spostamenti
nell'agglomerazione, e non concernono alla fin fine che i senz'auto: i
giovani, i vecchi, ed i poveri. Cosi la serrata dei bus non minaccia in
nessun modo l'economia. Quindi, le noie più visibili furono per i liceali
del cantone che faticavano a raggiungere in orario l'immenso quartiere
scolastico nazariano, ma che però manifestarono la loro solidarietà
occupando gioiosamente tutta una giornata la sede amministrativa della
CARENE al termine di una manifestazione. Altro elemento esplicativo,
delle tradizioni di lotta e di solidarietà operaia fanno si che i
nazariani/e non abbiamo l'abitudine di contestare una lotta sociale,
ancor meno una con una tale legittimità, e che in caso di difficoltà
prolungate si organizzi il mutuo soccorso.

In questo modo lo sciopero può condursi senza la pressione dell'opinione
anti-scioperanti, ma senza nemmeno un movimento di solidarietà attiva.


Un sostegno alquanto passivo

Se lo sciopero beneficiò di una corrente d'opinione favorevole, ciò non
si tradusse tuttavia in un sostegno franco e massiccio della popolazione.
Il ritorno alla normalità non era un'urgenza per la popolazione attiva,
ed i vecchi e i poveri non costituiscono, a dire il vero, delle categorie
fortemente rivendicative.

Oltre a questi aspetti, la gestione della lotta da parte della CGT ed il
sostegno determinato del PCF pongono altre questioni, cosi come il
margine d'autonomia dei salariati/e nella gestione degli aspetti
strategici della loro lotta.

Il rifiuto da parte della direzione della STRAN di negoziare fu
argomentato sulla base della questione del budget: senza l'indicazione
del finanziatore della società, la CARENE, la direzione pretendeva di non
potersi impegnare in termini di massa salariale. Quanto al presidente
della CARENE, Joël Batteux, sindaco di Saint-Nazaire, egli spiegava che
il budget inter-comunale si sarebbe votato in marzo, e che non poteva
dare, prima di questa data, alcuna garanzia alla STRAN per un aumento del
20% del suo bilancio, necessario per soddisfare le rivendicazioni.

La CARENE votò dunque nel corso della seconda settimana del conflitto una
promessa di armonizzazione degli statuti fra la STRAN e la STRVN, senza
fissare nessuna data. Decise, fra l'altro di nominare uno studio per una
perizia che determinasse se il lavoro dei differenti autisti/e fosse o
meno lo stesso, e se la rivendicazione di uguaglianza salariale fosse
fondata!

Gli eletti comunisti rifiutarono di associarsi a questa delibera, e
scoppiò una crisi in seno alla sinistra plurale locale, intercomunale e
municipale. Il PCF decise di ingaggiare il suo rapporto di forza sul
terreno delle alleanze elettorali, servendosi della mobilitazione della
base accuratamente inquadrata dalla CGT. Uno schema ben noto, che
credevamo di un'altra era, ma che qui funzionò ancora, al punto di vedere
un volantino CGT affermare "solo i comunisti sono coerenti tra i loro
discorsi e le loro proposte". La CGT giocò cosi da sola la sua carta nel
conflitto, appoggiata dall''UNSA contenta di piazzare la sua sigla nella
contesa senza per altro poter contare che 5 autisti/e nella ditta. Ma
l'Unione locale CGT rifiutò qualsiasi prospettiva di allargamento del
conflitto alle altre confederazioni o federazioni di Saint-Nazaire, ed
ancor meno alle strutture politiche o associative, tipe CNL, UFC o
genitori di allievi, per quanto attivi nell'Estuaire.

I comunicati di sostegno erano certamente i benvenuti, ma nessun altro
quanto la CGT aveva voce in capitolo per sviluppare un movimento di
solidarietà.

Cosi, le manifestazioni furono poco massicce rispetto alla posta in
gioco, nessuna staffetta nella mobilitazione oltre alla CGT e al PCF era
sollecitata né attiva.

L'occupazione del deposito, nella zona portuaria piuttosto decentrata non
favorirà nemmeno più i contatti diretti, e se la frequentazione dei
picchetti non fu nulla, le assemblee generali degli scioperanti erano a
porte chiuse, o le decisioni venivano prese nei locali dell'UL-CGT, ed i
sistemi per darsi il cambio tra la popolazione e gli scioperanti, le
modalità della lotta furono congruenti.

Ad ogni modo, c'è stato un "deficit comunicativo" lungo tutta la durata
di questo conflitto, il sindaco e la direzione della STRAN facevano
conoscere le loro proposte agli scioperanti tramite conferenze stampa,
rifiutando continuamente di sedersi ad une tavolo di trattative sulla
base delle rivendicazioni del movimento.


L'occupazione del Municipio, un'occasione mancata e l'inizio della fine

Mercoledì primo dicembre, gli scioperanti chiamavano la popolazione ad
una nuovo corteo di sostegno, dal deposito degli autobus al Comune.
Arrivo verso le 16h nella piazza del Municipio; 300 persone decidevano di
occupare l'ufficio del sindaco, affermando la loro volontà di non
lasciare il luogo senza prima aver ottenuto un incontro con un
funzionario municipale. Tre ore dopo dovevano accontentarsi di un vago
colloquio con la vice-sindaco. I dibattiti tra gli/le occupanti furono
molto animati, specialmente sull'opportunità di passare la notte sul
posto, e numerosi scioperanti erano pronti ad andare a prendere la paella
che li aspettava al deposito occupato per festeggiare sul posto e
piazzarcisi per la notte.

Ma l'inquadramento politico e sindacale stavano all'erta. I delegati del
personale, tirati per la giacchetta da una parte verso velleità di
radicalizzazione della base, e dall'altra verso i quadri comunisti e
cigitisti dovettero mettere in scena la ritirata mantenendo l'ordine.

Un comunicato stampa che fissa un appuntamento l'indomani sera per il
consiglio d'amministrazione della CARENE, il silenzio concessa per le
riprese della telecamera, poi un'ovazione a richiesta, e qualche gentile
animatore dell'UL-CGT che si divertiva a gridare lo slogan " tous
ensemble, tous ensemble " incitando la folla a incamminarsi verso
l'uscita. L'occupazione fu cosi piegata verso le 20h, senza poter
svolgere nessun dibattito collettivo sull'opportunità dell'azione nello
sviluppo del rapporto di forza. Gli eletti comunisti, numerosi quella
sera là, non potevano permettersi d'ingaggiare un tale braccio di ferro
con i loro alleati del consiglio comunale, né rischiare di farsi superare
da una base esasperata. La ritirata fu brillantemente orchestrata, e la
Municipalità poté riprendere l'offensiva dall'indomani, con delle misere
ricette, comunque sempre cosi efficaci:

* La criminalizzazione del movimento: il comune sporgeva denuncia
per danneggiamenti nell'ufficio del sindaco (qualche adesivo) ed per
il furto di due medaglie assegnate alla Città;
* Il rinvio delle scadenze prefissate e quel che è peggio:
l'annullamento senz'altro preavviso del consiglio d'amministrazione
della STRAN;
* La divisione del fronte sindacale, intavolando una trattativa con
il sindacato UNSA, per quanto esso sia ultra-minoritario nella lotta.

Non si tratta d'affermare che la CGT e il PCF abbiano spezzato lo slancio
del movimento orchestrandone la ritirata. La critica sulle modalità del
tradimento è facile e semplicistica, e le cose son sempre più complesse.
L'occupazione del Municipio forse non era gestibile. Tuttavia, discuterne
collettivamente sarebbe stata il minimo, ascoltando gli argomenti pro o
contro l'occupazione, e lasciando la scelta finale agli scioperanti,
piuttosto di lasciare prendere la decisione a qualche quadro politico e
sindacale. E se il movimento ebbe una debolezza, è proprio in questa
difficoltà di imporre la sua autonomia di scelta e la sua libertà
d'azione, delegando continuamente la direzione della lotta ai
professionisti della militanza.

Il venerdì 3 dicembre, l'UNSA firmava un protocollo di fine sciopero,
negoziato sulla base di qualche aumento salariale ben lontano dalle
rivendicazioni: aumento del 3% alla STRAN (recupero inflazione), del 7,3%
alla STRVN (sul 25% rivendicato), pagamento delle ore d'attesa di notte e
ottenimento di un premio di 800 euro a metà anno alla STRAN.

Il sabato 4 dicembre una manifestazione all'appello della sola CGT (molto
modestamente appoggiata dalla FSU) riuniva penosamente 400 persone in
centro città, gli eletti comunisti della Carène diffondevano una lettera
aperta che faceva conoscere le loro proposte di finanziamento delle
rivendicazioni, e la CGT decideva di continuare lo sciopero, seguita in
questo dalla maggioranza degli autisti/e.

Lunedì 6 dicembre, la direzione della STRAN riprendeva l'offensiva e
constatava il blocco del deposito, e un usciere rilevava le identità de
13 persone che picchettavano, al fine di avviare una procedura
giudiziaria in relazione all'"impedimento della libertà del lavoro e del
funzionamento di un servizio pubblico".

Allo stesso tempo, il P.S. Lanciava un appello per la fine del conflitto
senza un ricorso alla forza pubblica, e Claude Evin intavolava delle
trattative con la CGT (che saranno rese note soltanto in seguito). Il
mercoledì 8 nuova manifestazione senza prospettive chiare. E la quarta
settimana di conflitto si chiude con un appello alla mobilitazione
davanti al tribunale, dove 13 scioperanti sono chiamati a comparire il
lunedì 13 dicembre.

All'ora prestabilita, 300 persone apprendono davanti al Tribunale che
l'udienza è annullata, avendo la STRAN ritirato la sua denuncia, un
accordo con la CGT si sarebbe raggiunto la domenica, nonostante gli
scioperanti abbiano
maggioritariamente votato le mattina stessa per la ripresa della lotta!

Per una settimana di conflitto supplementare, la CGT ottenne un
cambiamento d'indicizzazione, ossia 175 € d'aumento per i 4 autisti/e "
PMR " della STRVN alla più basso livello della tabella di remunerazione,
il pagamento per 9 giorni di sciopero su 29 con estensione delle
trattenute, e l'assunzione di un controllore aggiuntivo!

Ossia una miseria, specie se si considera che parecchi degli autisti/e
avevano il dente particolarmente avvelenato contro i controllori, grandi
assenti nella mobilitazione, come lo era l'essenziale del personale
non-viaggiante della compagnia... Per salvare la faccia la CGT invoca un
documento che dovrebbe essere firmato dal presidente della CARENE, e che
conterrebbe una parziale parificazione degli statuti delle 2 compagnie.
Il testo non è dato conoscerlo, ma ricorda stranamente le proposte della
CARENE dell'inizio del conflitto, che dichiarava l'auspicio di
un'armonizzazione degli statuti preceduta da un rapporto di perizia...


Une lotta indebolita da giochi politici ed economici complessi

La lotta degli autisti/e è stata un esempio di determinazione, di
legittimità nelle rivendicazioni, e di solidarietà tra le categorie:
senza gli autisti/e della STRAN, i salariati/e della STRVN non avevano
nessuna chance di vedere emergere le loro rivendicazioni, ed è abbastanza
raro vedere dei salariati/e lottare prioritariamente per l'aumento dei
salari bassi dei loro colleghi; è da sottolineare questo bell'esempio di
solidarietà di classe. Il movimento non ha, tuttavia, saputo trovare la
dinamica di allargamento del fronte, quando l'attualità sociale lo
permetteva (accordi salariali dei funzionari pubblici, manifestazioni dei
disoccupati/e e precari, mobilitazioni degli/delle insegnanti o
degli/delle intermittenti).

La chiusura della direzione della STRAN è stata confortata dal fatto che
lo sciopero nuoceva solo molto secondariamente all'economia locale. Il
conflitto poteva durare senza minacciare realmente nulla. Questa
indifferenza del padronato e dei politici che tende a generalizzarsi dopo
la lotta sulle pensioni deve far riflettere i militanti politici e
sindacali.

Gli scioperi tendono a ridiventare sempre più lunghi, senza risultati
effettivi a causa dell'insufficiente rapporto di forza e per la mancanza
di
radicalizzazione. Questo fatto conduce ai discorsi sulla necessità
"d'inventare delle nuove forme d'azione", e sull'inefficacia dei metodi
tradizionali di lotta del movimento operaio.

E' cosi che si rafforzano le restrizioni del diritto di sciopero
attraverso il "servizio minimo" ad esempio, o che ci si scoraggia per la
mancanza di avanzamenti significativi rispetto all'investimento nelle
lotte. E' indispensabile che le direzioni sindacali comprendano ed
ammettano che le lotte isolate stanno tutte perdendo, una dopo l'altra,
cosa che riducendo ogni velleità combattiva, rafforzando un'idea di
impotenza e di fatalismo fra i salariati/e. Senza cadere nel misticismo
dello sciopero generale, conviene lavorare alla base sulla necessità di
convergenze tra le lotte per controbattere il dilagare e l'intensificarsi
del rapporto di sfruttamento del lavoro da parte del capitale. In assenza
di un'alternativa politica riformista o rivoluzionaria, i fattori
frenanti sono numerosi per una strategia simile. E pero' sembra che
questa sia la sola prospettiva che possa darsi il movimento sociale,
ponendosi continuamente la questione di sapere se le "organizzazioni
operaie" siano uno strumento oppure un ostacolo in materia.

Per ritornare a questa lotta di Saint-Nazaire, gli ostacoli ad uno
sviluppo furono numerosi:

* Une peso storico della CGT, che continua a pensarsi come l'elemento
unico della lotta e della mobilitazione. Ora, se l'UL-CGT 20 fà poteva
far sfilare 4000 metalmeccanici in piazza premendo il tasto delle
rivendicazioni o della solidarietà operaia, le cose non vanno più allo
stesso modo, per le modificazioni profonde delle pratiche militanti e la
stessa strutturazione del salariato. Detto ciò, nessun'altra struttura
sindacale è stata in grado di pesare in questa lotta proponendo delle
prospettive di allargamento, inghiottite dal riformismo negoziatore e
gestionario per gli uni, assenza di realtà militanti adeguate per gli
altri. C'è, dunque, ancora parecchio da fare su questa questione dei
mezzi della mobilitazione, e delle convergenze unitarie.

* Un contesto politico particolare, in cui gli scioperanti della STRAN e
della STRVN si sono trovati ad essere strumentalizzati per una
ricomposizione politica della maggioranza municipale ed inter-comunale,
in cui i Verdi tentano di prendere il secondo posto doppiando i
comunisti, mentre il P.S. si lacera all'interno di questa ricomposizione.
E ciò in un momento in cui i pomi della discordia in seno alla sinistra
sono tanti nell'intercomunale (estensione del porto di Donges-Est,
creazione di un centro di affossamento per rifiuti speciali...). Cosi, è
la fine del regno di Batteux, e della gestione dell'eredità che stavano
sotto questo conflitto, che non ha cessato di causare danni. Tanto più
che il recente cambiamento delle maggioranze in consiglio provinciale e
regionale, con l'arrivo della " sinistra " agli affari territoriali,
modifica sensibilmente la situazione della politica di palazzo nella
regione.

* Una crisi economica rampante a Saint-nazaire, dopo la consegna del
Quenn-Mary II: la cassa-integrazione e le ristrutturazioni aziendali si
moltiplicano nei sub-appalti; Alstom è in crisi e riduce i suoi effettivi
a livello internazionale rendendo incerto l'avvenire del settore nautico;
la politica di sviluppo economico fondata sul turismo industriale è senza
fiato, e l'amministrazione comunale licenzia degli impiegati dell'Ufficio
del turismo, diminuzione dell'attrazione di investimenti in seguito alla
partenza del "gigante dei mari"...

* L'assenza di prospettive politiche globali sulla questione trasporti e
sullo sviluppo economico nella provincia. La nascita di un'area
metropolitana Nantes/Saint-Nazaire polo dell'Arc Atlantique voluta
dall'Europa, il progetto di un nuovo ponte sulla Loira per il
proseguimento dell'autostrada degli Estuaires, la creazione
dell'aeroporto internazionale di Notre-Dame des Landes, sono altrettanti
punti che ipotecano l'avvenire della regione, e per i quali non si trova
di meglio che mantenere l'incertezza con degli annunci contraddittori…

Alle volte, alla popolazione non gli prenda la voglia di porre la
questione dell'utilità sociale di questo genere di sviluppo, cosa che
comunque può accadere soltanto con l'emergere di lotte sociali, data la
scarsità di strutture politiche e sindacali. I temi del malessere sociale
sono parecchi nell'Estuaire in questi ultimi tempi, come nel resto del
paese d'altronde. Quel che è certo è che nessuna forza istituzionale ha
interesse che emergano delle lotte radicali e globali che pongano le
questioni della situazione e del futuro della popolazione. E' per questo
che noi dobbiamo lavorare senza sosta, senza lasciarci vincere dalla
rassegnazione e dal disfattismo regnante.

Philippe - Saint-Nazaire 19 dicembre 2004.


Da Courant alternatif No.145, gennaio 2005
Giornale dell'Organisation Communiste Libertaire
http://oclibertaire.free.fr/

Traduzione a cura di FdCA - Ufficio relazioni internazionali
http://www.fdca.it

Da: Federazione dei Comunisti Anarchici <fdca@fdca.it>




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