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(it) Torino: migliaia di anarchici contro il Tav

Date Mon, 19 Dec 2005 11:14:01 +0100 (CET)


Decine di migliaia di persone sono scese in piazza ieri a Torino per dire
No al Tav, no alle grandi opere, no alla devastazione ambientale.
Ma non solo.
Uomini e donne della Val Susa, di Torino e di ogni dove in Italia hanno
manifestato contro un potere vorace ed arrogante che vuole imporre le
ragioni del profitto e del comando a quelle della vita, della libertà e
della dignità di tutti.
Ma non solo.
Il popolo No Tav ha detto a voce alta che su vita, libertà, dignità non si
tratta. Ha detto a chiare lettere che né il bastone di Pisanu né la
carotina di Letta potranno fermare la marcia della Val Susa.
Ma non solo.
A chi ha tentato di cancellare il corteo di ieri dopo l'apertura del
tavolo di trattative/truffa del governo i Valsusini a migliaia e migliaia
hanno gridato che il solo tavolo di trattativa è la piazza. Non si tratta
con chi manganella, atterrisce, occupa militarmente la tua terra e la tua
vita. Non si tratta con chi vuole negare il futuro ai tuoi figli.

Ma non solo.
A chi desiderava che il corteo di ieri fosse teatro di scontri e violenze
la risposta è stata che il solo terrorista è lo Stato, il solo devastatore
è il Tav voluto da destra e sinistra unite dal comune interesse a
spartirsi la torta. Una torta che sottrae risorse alla salute, alla
scuola, ai trasporti locali. Oggi la lotta dei valsusini è la lotta di
tutti noi.

Ma non solo.
Il corteo di ieri ha dimostrato che il movimento contro la predazione del
territorio e la devastazione dell'ambiente è ormai un movimento che
attraversa la penisola e passa le Alpi, coinvolgendo la gente della
Maurienne accanto a quella di Sicilia e Calabria che si oppone al Ponte
sullo stretto.

Migliaia di anarchici e anarchiche hanno risposto da tutt'Italia e dalla
Francia all'appello per uno spezzone libertario per una lotta senza se e
senza ma al treno della morte. Indicati dai media per giorni e giorni come
violenti a caccia di scontri la nostra presenza al corteo è stata
cancellata da quegli stessi media delusi che gli anarchici non avessero
voluto recitare la parte loro assegnata nel teatrino della disinformazione
mediatica.

Come sempre insuscettibili di ravvedimento. Come sempre inadatti ai giochi
dei media e a quelli della politica istituzionale. Come sempre
indisponibili a fare, come certi antagonisti new global, gli uomini di
piazza e quelli di governo. C'è chi nega l'evidenza: noi non ci stiamo.
Ieri a Torino hanno manifestato due anime di uno stesso movimento, due
anime che si sono fisicamente incontrate ma certo non fuse. Da una parte
la kermesse alla Pellerina, voluta da Ferrentino & C. in opposizione e
negazione del corteo del 17, dall'altra il movimento, coloro che non sono
disponibili a barattare la lotta con un tavolo romano. La questione è
semplice o il Tav si fa o il Tav non si fa.
Noi, come le decine di migliaia di valsusini che hanno scioperato,
bloccato ferrovie, strade ed autostrada per giorni e giorni sappiamo che
solo la lotta popolare, in prima persona senza mediazioni, potrà fermare
il Tav. Come l'8 dicembre, dopo le violenze della polizia, quando 50.000
uomini, donne, bambini, anziani hanno riconquistato i terreni presi con la
forza dalle forze del disordine statale. Siamo orgogliosi di esserci
stati, perché la lotta della gente della Val Susa conferma quel che
pensiamo e pratichiamo da sempre: fermare i potenti è possibile, l'azione
diretta paga.

Eravamo in tanti ieri a Torino perché anche noi come i comitati e i
cittadini della Val Susa abbiamo scelto di scendere in piazza nonostante i
politicanti - anche locali - che volevano che si restasse a casa per
consentire ai giochi della politica di palazzo di decidere al posto
nostro. Eravamo in piazza ieri come lo siamo sempre stati in questi anni,
quando la lotta della Val Susa era taciuta dai giornali e gli anarchici
nominati solo come criminali. Due di noi non erano al corteo di sabato
perché morti in carcere, dopo il processo sommario e la condanna senza
appello loro inflitti dai media. Ma i loro nomi sono echeggiati spesso
negli slogan di tanti e nella memoria di tutti. Eravamo in piazza ieri
convinti che la lotta della gente della Val Susa è la nostra lotta, una
lotta contro il treno della morte, contro i terroristi di Stato che
reprimono e criminalizzano chiunque si opponga ai loro affari ed al loro
potere.

Ieri la storia di chi vuole riprendere nelle proprie mani il proprio
destino senza deleghe e senza tutele ha fatto un passo in avanti. Domani
ci attendono nuove sfide: la prima, la più importante, consisterà
nell'evitare che quel che si è conquistato sui sentieri di Venaus venga
cancellato da una tregua olimpica - ed elettorale - che servirebbe solo ai
signori del Tav a preparare indisturbati il cantiere per lo scavo.

La strada che abbiamo di fronte è ancora in salita, ma i montanari della
Val Susa hanno mostrato a tutti che non c'è strada abbastanza impervia che
possa fermare i partigiani di oggi come quelli di ieri, non c'è gioco
istituzionale che non possa essere sventato da chi ha imparato a decidere
senza mediazioni, senza padri e padrini.

Sarà Dura!

I compagni e le compagne della Federazione Anarchica Torinese - FAI Corso
Palermo 46 - ogni giovedì dopo le 21,15
011 857850
338 6594361
fat@inrete.it


Da: Federazione Anarchica Torinese <fat@inrete.it>

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